LA CONFUSIONE DEGLI UOMINI E LA PROVVIDENZA DIVINA GOVERNANO LA SVIZZERA
Care cittadine e cari cittadini della Svizzera
Il primo anniversario dell’attacco terroristico a New York è alle nostre spalle, così come altri attacchi, follie omicide, disastrosi incidenti e catastrofi naturali, accaduti in parte anche nel nostro Paese.
Il mondo è veramente cambiato dopo l’ 11 settembre 2001? Oppure continua tutto come al solito?
Credo che il senso d’insicurezza sia aumentato e aumenterà ancora. Siamo la nazione con il maggior numero di assicurazioni; come svizzeri siamo assicurati contro ogni sorta di eventi. Ma siamo sempre più consapevoli e percepiamo sempre più chiaramente che la protezione assicurativa non ci offre una vera sicurezza, non ci dà più speranza o prospettiva per il futuro, non offre neanche un significato all’esistenza – e infine non può nemmeno darci la vita né tantomeno preservarla! Il nostro progresso tecnologico non ha contribuito ad avvicinarci gli uni agli altri, anzi, ci ha allontanati sempre di più. Lo dimostra chiaramente l’aumento dei divorzi, il numero crescente di persone che vivono nelle dipendenze e il tasso di suicidi, soprattutto fra i giovani.
Eppure esiste una sicurezza che non dipende dalle circostanze. C’è speranza, prospettiva e senso per la nostra vita. Ci sono risposte alle nostre domande. Sono sempre esistite – dobbiamo soltanto volerle sentire. Il Dio del cielo e della terra, il Dio d’Israele e delle nazioni, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ci dice tramite la Bibbia: «Fermatevi e riconoscete che io sono Dio!»
Tramite questo scritto vorremmo ancora una volta, con insistenza e di cuore, rivolgere un appello alle cittadine e ai cittadini svizzeri: «Ravvedetevi dalle vostre vie sbagliate e rivolgetevi a Dio!» Ravvedersi significa: fare dietrofront, cambiare direzione, rivolgersi a Dio e poi iniziare a vivere con Lui.
Già 109 anni fa venne lanciato un appello simile al popolo svizzero. Fu redatto dal municipio di Berna ed è riportato alla fine di questo opuscolo. Il nostro scopo è di proclamare nuovamente questo appello prima del Digiuno Federale – la giornata nazionale di preghiera e digiuno – ed esortare più insistentemente che mai: «Ravvedetevi e siate riconciliati con Dio!» Perché: «Chi ha il Figlio di Dio ha la vita. Chi non ha il Figlio di Dio – Gesù Cristo – non ha la vita.»

GESU’ CRISTO E LO SPORT
Gesù Cristo dice: «Chi vorrà salvare la sua vita, la perderà. Ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà. Che giova infatti all’uomo, se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima?» Con queste parole Egli valuta i nostri sforzi umani per conservare la vita. Di questi sforzi fa parte anche lo sport, che serve a conservare le salute. Con il motto «Mens sana in corpore sano» («Mente sano un in corpo sano») lo sport è diventato uno dei fattori più importanti della nostra vita sociale.
Per Gesù Cristo il senso dell’esistenza non consiste nel conservare la propria vita, ma nella dedizione, nel servizio e nel sacrificio per il Regno di Dio. Gli esercizi fisici oggi consentono di conquistare interi regni – il mondo intero. Ma a che giova se l’anima ne subisce un danno? Non è il corpo, ma l’anima che rende l’uomo umano. La Grecia con il suo entusiasmo per lo sport è tramontata, l’Impero Romano con la sua alta stima dello sport è tramontato, mentre la comunità cristiana continua a esistere anche dopo 2000 anni. Oggi Gesù Cristo parla ai nostri atleti, per i quali i primati e le vittorie sono diventati la meta, il senso e il contenuto della vita, e chiede: «Che vantaggio ne traete per il vostro essere umano? Lo sport moderno si pone effettivamente al servizio della salute del singolo e del popolo?» Alcuni riusciranno a rafforzare il proprio corpo tramite l’attività fisiche, altri riusciranno a conseguire traguardi e ottenere allori – ma non esiste forse il pericolo che la loro anima ne subisca un danno che si manifesterà nel matrimonio o nella famiglia? Chi desidera conservare la propria vita con lo sport, corre il pericolo di perderla.
GESU’ CRISTO SALVA LA SVIZZERA DOPO LE GUERRE DI BORGOGNA
Le guerre di Borgogna non portarono solo la gloria delle armi ai Confederati, ma anche ricchezze inimmaginabili, mai viste prima dagli abitanti del Paese. La ripartizione di tali tesori a Grandson e Morat, e i nuovi rapporti di potere tra Cantoni rurali e urbani minacciarono di far saltare il vecchio patto.
Gesù Cristo si servì dell’eremita del Ranft, Nicolao della Flüe, per richiamare alla memoria dei litigiosi signori rappresentanti dei Cantoni l’importanza del Patto stipulato al cospetto del Dio vivente. L’eremita di Obwaldo, più tardi santificato, spesso e volentieri viene chiamato salvatore della Patria. Lui stesso avrebbe rifiutato tale titolo, poiché aveva riconosciuto il personale Salvatore della sua vita in Gesù Cristo, e quindi sapeva che anche l’aiuto ai Confederati poteva venire soltanto dal Redentore.
Ed ecco come, malgrado le diversità d’opinione e i problemi materiali e politici, il Patto dei Confederati continuava a sussistere, anzi, veniva rafforzato e accoglieva nuovi Cantoni.
GESU’ CRISTO CI PRESERVA DAL NAZIONALSOCIALISMO E DAL COMUNISMO
In Germania, paese di filosofi e pensatori, la divinizzazione dell’uomo generò il nazismo. Soltanto Gesù Cristo permise di smascherare quest’ultimo come immenso e fatale errore. Sotto la guida di Karl Barth, che a quell’epoca operava in Germania, venne fondata la «Chiesa professante». Nella «Dichiarazione di Barmen» Gesù Cristo fu nuovamente riconosciuto come unica Luce e Autorità per Chiesa e Stato, in opposizione alla cosiddetta «Chiesa del Reich».
Dopo un periodo iniziale di insicurezza e disorientamento anche le chiese svizzere tornarono a riconoscere il significato di Gesù Cristo come unico Signore e Guida della vita umana, sia nella famiglia che nello Stato. Durante l’assenza di Karl Barth, Eduard Thurneysen a Basilea, e il professor Emil Brunner a Zurigo, erano divenuti gli autorevoli ispiratori della vita ecclesiastica e spirituale in Svizzera.
Rientrato a Basilea da Bonn, con numerose conferenze (che in quei giorni vennero purtroppo in parte vietate) e con le sue letture all’Università di Basilea, Karl Barth contribuì a una nuova comprensione della Bibbia, e quindi anche del significato della nostra Patria elvetica. Non per nulla la croce bianca su sfondo rosso ricorda Gesù Cristo nella Sua qualità di Re degli svizzeri. 
GESU’ CRISTO DA’ LIBERTA’ DI PENSIERO E PROGRESSO
Gesù Cristo fu l’unico uomo veramente libero. È Lui che dona all’uomo una libertà sensata e apportatrice di benedizioni. Agli occhi dei loro contemporanei i riformatori apparivano come gli unici uomini veramente liberi. Per le autorità politiche di quei tempi tale libertà rappresentava un pericolo poiché molti oppressi li approvavano con entusiasmo. La libertà portò però ad alcuni tragici malintesi. La libertà contemplata esclusivamente nell’ottica dell’uomo e delle sue relazioni, senza obbedienza a Gesù Cristo doveva per forza portare al disfacimento di qualsiasi ordinamento umano, diventando così il pericolo più grande per lo Stato. In Svizzera ciò condusse a sommosse e guerre contadine – di per sé giustificate – ma che attiravano nuova repressione e mettevano in pericolo il progresso sociale di cui era sentita l’urgente necessità.
Ma il pensiero biblico influenzato da Gesù Cristo aprì la via a un autentico progresso sociale. Tale pensiero impone all’uomo comprensione e giustizia nei confronti dei poveri, dei deboli, degli oppressi e dei perseguitati.
Separata da Gesù Cristo, la libertà di pensiero, particolarmente grazie ai grandi filosofi del 18° e 19° secolo, aprì la strada a un’evoluzione che condusse al moderno ateismo. Il motto del filosofo francese Cartesio, «Cogito ergo sum» («Penso, dunque sono») conduceva direttamente alla divinizzazione della ragione umana, la quale raggiunse il suo apice nella Rivoluzione Francese e in seguito, con Nietzsche, Feuerbach e Marx è degenerata nel comunismo materialista – e di conseguenza in un nuovo atteggiamento disumano.
GESU’ CRISTO PROTEGGE IL NOSTRO POPOLO DAL RAZIONALISMO
L’Illuminismo diffuso e sviluppato da filosofi francesi, inglesi e tedeschi, esercitò anche in Svizzera un ruolo importante. Furono soprattutto gli scritti di Jean-Jacques Rousseau ad essere divorati dalla giovane generazione della fine del 18° secolo. In ogni parte del paese venivano piantati «alberi della libertà», e lo slogan della Rivoluzione Francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità» veniva accolto con entusiasmo. Tuttavia la Ragione non venne mai innalzata a divinità, come era successo a Parigi.
Dopo la Riforma tutte le chiese riformate insegnavano l’ortodossia (lo sforzo per la vera fede in Gesù Cristo) per mezzo di diversi catechismi. In questo modo il significato di Gesù Cristo nel nostro Paese non venne del tutto oscurato. Dei movimenti di risveglio spuntarono in diversi luoghi (Alexandre Vinet e il risveglio nella Svizzera Romanda, la Confraternita del Conte di Zinzendorf in Germania, il Metodismo in Inghilterra) e portarono a una nuova conoscenza di Gesù Cristo nella convivenza degli uomini. I sanguinosi eventi della Rivoluzione Francese e la dittatura di Napoleone avevano disincantato molti patiti del razionalismo. Il successivo contraccolpo reazionario al Congresso di Vienna non fu in grado di smorzare la sete di maggior libertà e giustizia sociale in Svizzera; questo fatto trovò la sua palese espressione nella prima Costituzione Federale.
GESU’ CRISTO E LA PSICOLOGIA E LA PSICHIATRIA
Gesù Cristo era e rimane il miglior psicologo che sia mai esistito. Per psicologia oggi intendiamo la scienza dell’anima, per psichiatria la sua terapia. La psicologia come scienza studia la vita dell’anima di singole persone, e con la psichiatria si cerca di aiutare la persona sofferente ricorrendo alle conoscenze acquisite. Il professor Freud ha analizzato i processi dell’anima e ne ha esposto le correlazioni. L’ambiente, l’educazione, le caratteristiche fisiche, l’impulso sessuale, e il complesso di Edipo svolgono un ruolo importante. Da queste cognizioni sarebbe dovuta nascere la giusta comprensione e in seguito anche l’aiuto per il singolo paziente. L’aiuto proviene allora dalla persona stessa oppure dallo psichiatra al quale il paziente è legato. Per Gesù Cristo il fattore più importante non è la conoscenza dell’uomo, ma la percezione di Dio. Dalla percezione di Dio scaturisce la vera conoscenza dell’uomo. Essa consiste nel sapere che ogni uomo è peccatore e subisce gli effetti del suo peccato, commesso consciamente o inconsciamente. Il primo soccorso sta nell’eliminare il peccato – dunque nel perdono. Ecco perché Gesù dice al paralitico: «I tuoi peccati ti sono perdonati.» Questo aiuto però non proviene dall’interiore dell’uomo stesso, ma da fuori, dall’incontro con Gesù Cristo. Fu un tale incontro che salvò Martin Lutero dalla disperazione. Da quel momento egli fu consapevole del perdono del suo peccato e di avere un Dio misericordioso. Dopo una simile esperienza e con questa certezza, rimane una sola risposta per dar senso alla vita: la gratitudine. L’uomo riconoscente a Dio per la Sua bontà e misericordia è un uomo sano. 
La nostra generazione deve porsi la domanda se in avvenire desidera costruire il proprio futuro sulla scienza, estremamente discutibile, della psicologia che si contraddice e muta in continuazione, oppure sulla fede in Gesù Cristo, tramite il quale possiamo sempre e nuovamente ricevere la certezza del perdono.
GESU CRISTO E L’ARTE
Nessun altro nome sotto il sole ha influenzato in misura più decisiva, direttamente o indirettamente, i grandi artisti come il nome di Gesù Cristo. Non esiste praticamente museo d’arte in Europa che non ci ricordi Gesù Cristo.
Gesù Cristo ha conferito all’arte un nuovo senso, per così dire un compito: ora l’artista è chiamato a contribuire alla proclamazione del Vangelo. Così l’arte si mette al servizio della verità. Tramite Gesù Cristo, la verità della nostra vita comprende il bello, ma anche il dolore, la sofferenza, l’uomo in tutte le età e tutte le situazioni, la natura intera, i fiori nei campi e gli uccelli sotto il cielo. Dappertutto incontriamo la mano del Dio vivente che possiamo conoscere come nostro Padre tramite Gesù Cristo.
L’arte che si mette al servizio di Dio ebbe inizio nelle catacombe con i primi simboli cristiani, poi nella costruzione delle chiese e cattedrali, a cominciare dai fondamenti (la croce) fino alla decorazione con immagini, sculture e vetrate. Tutto ciò serviva a istruire il popolo illetterato. Durante il Rinascimento (circa 15° e 16° secolo) l’arte raggiunse il suo apice con i grandi artisti Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Dürer, Holbein, Grünewald, Rembrandt, accanto a molti altri le cui opere possono essere ammirate nei nostri musei d’arte.
In linea di massima in ogni campo l’arte si mette al servizio di Gesù Cristo aprendo all’uomo gli occhi sulla Verità. Anche alla Svizzera furono donati simili artisti, si pensi ad Anker, Schütz, Segantini, Koller, Stückelberg, Böcklin e molti altri.
In opposizione a questo genere d’arte si trova l’arte moderna che non vuole più fare da serva, ma esistere soltanto per se stessa. L’arte moderna, alla pari di qualsiasi oggetto che non serve più, è divenuta inutile e priva di senso. Per la vita quotidiana è diventata vuota e senza importanza. Essa non dà niente all’uomo, non gli è di alcuna utilità.
Anche in musica l’arte si fa serva nelle opere dei grandi compositori Bach, Mozart, Beethoven, Haydn, Händel che annunciano la gloria di Dio in oratori, sinfonie e anche in semplici canti. Essa può tuttavia anche degradare a semplice divertimento musicale che illude l’uomo sulla realtà al solo scopo di far soldi.