Friday, December 31, 2004 , 19.39

buon anno ragazzi



Sunday, December 26, 2004 , 20.52

tokyo decadence

ora ne avete da leggere

benchè il vostro amico brullonulla viva da anni in questa città di merda, egli è ancora
il rustico e ingenuo ragazzo di un tempo. nato e cresciuto nell’arida, industriale e depressa
la spezia, condotti i suoi studi superiori nella triviale e campagnola sarzana ,
brullonulla è migrato nella metropoli privo di un vero bagaglio di conoscenze nei confronti delle nequizie
della vita moderna.

senza mezzi termini: brullonulla ha sempre ascoltato indie rock.
anche quando ebbe la sua parentesi punk in cui
faceva girare vinili di teengenerate e screeching weasel, anche quando
per un paio d’anni andò in ritiro spirituale e ascoltò soltanto musica classica e avanguardia,
egli non cessò mai di essere legato a doppio filo a ciò che la plebaglia chiama indie rock. i primi dischi
con cui crebbe brullonulla erano di sonic youth, pavement, slint.

ora, cosa significava ascoltare indie rock a la spezia? a la spezia, negli anni dell’adolescenza,
c’erano varie categorie di
disadattati. c’era una discreta e balzana scena punk/hc, che brullonulla si pregiava di frequentare. notevole
del periodo era che nella scena punk tutti chiavavano con tutti, tranne me, che facevo da perno immobile
intorno a tutto ciò (tuttora non mi sono mai scopato nessuna nella ex-scena punk di spezia. neanche
limonato,temo). attorno a questa ronzavano alcuni supposti dark. inoltre c’era il rigoglioso giro dei punk
rockers, tenuti in piedi da persone più o meno rispettabili.

in tutto questo giro, colmo di orgogli e scazzi, non c’era posto per l’indie rock. quando facevo sentire
alla gente gli allora notevoli trumans water la risposta base che mi sentivo dare era “ma
chi sono ‘sti cretini”. quando parlavo dei guided by voices l’unico che capiva era l’edicolante
dei jumping cherries e ONQ, il quale è sempre stato il punto di riferimento spezzino per tutto ciò.
perchè a la spezia non c’era una scena intorno all’indie rock. a la spezia se ascoltavi indie rock non
eri un indie rocker: non eri nessuno, perchè il termine indie rock era sconosciuto al
vocabolario degli umani.

cosa significava dunque ascoltare i palace o i june of 44 a spezia? essenzialmente significava che eri
disadattato tra i disadattati, paria tra i paria.
ai tempi della mia adolescenza ero pessimista e triste
(non che adesso sia una caramella d’allegria), e quindi ascoltavo musica pessimista e triste. il punk non era certo
pessimista e triste, con tutta ‘sta voglia di cambiare il sistema e di fare cose. il dark era troppo romantico e pacchiano,
e adatto solo a quelli che giocano a esser tristi ma che in realtà si fanno succhiare il cazzo da diecimila sedicenni
tanto gotiche.
sicchè ai tempi giravo
con una tascapane color verde militare con scritto gigantesco “PALACE” e sotto i can’t offer you anything better
than dying, so take it
(la citazione ve la cercate da voi). più avanti una tascapane analoga recò la scritta
“solo ciò che è TRISTE può essere bello”, dove la parola ‘triste’ era a lettere cubitali. gli altri indie rockers di
spezia non erano messi meglio. c’è uno che ora ha un’etichetta in giappone che ai tempi era perfino
più nerd di me, e mi parlava dei red red meat e dello scopo nell’evoluzione biologica. ora purtroppo costui è diventato
baggiano e felice -e filogiapponese- , e quindi tendo a ignorarlo. ci sono anche gloriosi autistici
che tuttora non emergono dall’abisso, e che quindi stimo, o ci sono i pazzi con cui andavo a leggere trattati sulle
malformazioni in biblioteca e che ora mi fanno vedere le foto del sangue d’imene delle loro tipe mentre in macchina
pompa (se così si può dire) gli autechre. in fin della fiera, chi ascoltava indie rock (1)non sapeva di essere
un “indie rocker”
e (2)era isolato e triste e ignorato da tutti (dai punk perchè non punk,dai dark perchè
non dark,dal resto del mondo perchè,beh,ci siamo capiti). il punk era una scena, tanto più che ad
alessandria c’è gente che si ricorda di italo
. gli indie rockers,no.

sicchè un bel giorno il vostro brullonulla, forte del suo background, va a bologna. a bologna sa che c’è tanta gente
che ascolta indie rock, e così si aspetta quello che si aspetta dal suo vissuto. ovvero tanta gente isolata e triste
che casualmente si ritrova, ed è felice di giocare a scacchi, parlare di astrofisica o di avere crisi isteriche isolate
in un angolo buio, mentre gli Hood spalmano un vento glaciale.

inutile dire che brullonulla rimane parecchio stupito quando si ritrova ad andare ai concerti a bologna. si trova immerso
in luoghi colmi di bravi ragazzi ben vestiti e dotati di macchina digitale, accompagnati da una marea di fichette
sorridenti e spocchiose. i bravi ragazzi con sorriso bianco a 64 denti dicono ad amici e fichette:
“hey,martedì vengono i Black Heart Procession!” – essi, i bravi ragazzi,
sorridono parlando di black heart procession. essi sono tutti amici, tutti allegri, tutti assolutamente a loro
agio. non v’è traccia di un passato cupo e di perversioni logiche nei loro occhi. v’è traccia solo di una sana carriera
universitaria, di serate passate tra un daiquiri e una performance teatrale scadente, di playlist a radio
città del capo e via dicendo. essi sono felici, essi stanno bene, essi non sono niente.

la cosa raggiunge il colmo quando, qualche anno fa, brullonulla si dirige al concerto che sognava da una vita:
will oldham, ex Palace, ora Bonnie Prince Billy, il cantautore più cupo, straziante e disperato partorito dagli
stati uniti se non dall’emisfero occidentale. l’uomo che ha composto Arise,Therefore e I See A Darkness.
l’uomo dalla testa bombata che nel suo primo disco con totale semplicità e disperazione ha dichiarato
di volersi scopare la sorella.
l’uomo che ha disossato il country e ne ha fatto lo scheletro con cui mettere in ridicolo se stesso. l’uomo,ecco.
allora, che succede al concerto di will oldham? succede che ci sono le ragazzine che strillano,come a TRL.
non vi è chiaro? c’erano le ragazzine che strillano, come a total request live in piazza duomo a milano
,quello di mtv col maccarini di merda
. ci
stiamo solo vagamente rendendo conto? ci stiamo rendendo conto che queste ragazzine scalpitavano di gioia e sorrisoni
davanti a canzoni come You will miss me when I burn ? e che i piccoli massimo coppola che li accompagnano, invece
di stordirle a ceffoni come si converrebbe, riducendole ad un imposto silenzio di rispetto,
annuiscono fieri delle loro piccole alunne? vi è chiaro il concetto? vi è chiaro che sarebbe stato meno insensato e
fuori posto mettersi a ridere davanti ai forni di dachau?

brullonulla non capisce, e rimane stordito e perplesso di fronte a tutto ciò. per un certo periodo pensa che sia una
ignobile ma locale devianza bolognese, anche se il tenore degli articoli su blow up e l’esistenza di
sodapop
dovrebbe farlo riflettere seriamente. nel frattempo brullonulla mette su il blog che state leggendo, e
inizia a venire a contatto col resto del mondo. egli scopre così un mondo che felicemente
finora ignorava.

l’orrore cresce nel 2004, anno di merda sotto quasi tutti i punti di vista. cresce vedendo che l’abominevole
blasi
(sulla quale attendiamo un daw-fumetto -ma non subito,o mi si intasa la banda di altervista)
si ritiene orgogliosamente indie. cresce leggendo su blow up il grottesco articolo riservato agli
uochi toki. cresce ascoltando radio città 103 a bologna e sentendosi in imbarazzo. cresce quando scarica
i dischi di questo qui e si accorge che -oltre ad avere il una imbarazzante
faccia di cazzo, e a dire stronzate artistoidi nelle interviste- fa cagare.

fino a quando si arriva a questo post di delio, il quale riassume mirabilmente il concetto che
per il resto del mondo l’indie rock non è quello che pensavo io. per delio l’indie rock è fatto di grafiche
pastello, affetto, positività, “senso di far parte di una scena ampia”. ma di che cazzo sta parlando? dov’è la grafica pastello nei dischi degli
slint? dov’è la positività nei dischi di smog? quale scena ampia si ritrova ascoltando gli hood? la musica
dei red house painters è priva di cupio dissolvi? di quale farneticazione stanno parlando? cos’è,ascoltano solo i jimmy eat world, i franz
ferdinand e i figurine? ma neanche il banhart mi sembra questo pagliaccio. è forse l’ennesimo scherzo per farmi
uscire fuori di testa?

e ora cosa devo fare? non posso certo fare come il coinquilino, il quale si rende ridicolo ai miei occhi ascoltando ogni
radio gotiche e scaricando immondizia pseudo-dark. nè posso sostenere di ascoltare
crust ed harsh noise da mane a sera, visto che di mostri nella mia testa ce ne sono abbastanza,
ed è roba di cui non mi frega un cazzo se non per interesse entomologico. sicchè che mi rimane? mi rimane che rimango
ad ascoltare indie rock. mi rimane che in questo, ancora una volta, ridivento disadattato fra i disadattati,
paria tra i paria
. mi rimane quindi che non mi smuovo dalla mia condizione di polo isolato e isolazionista. resta
solo un problema. cosa dico alla gente quando mi chiede “che cosa ascolti”? di solito le mie risposte erano due:
(1)ascolto musica lenta e tristissima e (2)ho buttato via tutti i miei dischi di luciano berio e ora ascolto solo
fargetta
. in entrambi i casi mi vengono chieste delucidazioni che mi vergogno a dare (tipo: perchè prima ascoltavo
luciano berio?). io non lo so,e lo chiedo umilmente a voi.

post scriptum: se volete divertirvi, rubate l’ultimo numero di blow up e leggete la figura di merda che fa
l’anima indie rock di stefano isidoro bianchi di fronte all’imponenza atemporale di Yamatsuka Eye. giusto un passaggio:

SIB: “Sei mai stato interessato alla politica? Ti senti coinvolto dai fatti dell’Irak?”
EYE: “Non ho alcun interesse nella politica. Fare musica è già dare messaggi a chi ti ascolta.”
SIB: “E il tuo messaggio qual è?”
EYE: “Dovresti capirlo dalla musica. Per esempio che non mi sono mai interessato nè dell’Imperatore del Giappone nè del
governo del Giappone. Loro non significano nulla per me. E le guerre che fanno non significano nulla per me. Quindi non
so cosa dire dell’Irak perchè non significa nulla per me, non esiste nella mia esistenza.



Saturday, December 25, 2004 , 01.08

the night before christmas

è una tepida notte di natale. nel discorrere amabilmente con onq sul messenger, ecco palesarsi una mail di daw.

godetevi il fumetto natalizio. (è linkato acciocchè non mi sugga banda ad ogni reload della pagina)

io amo quest’uomo. è natale,ed amatelo anche voi. ed amate anche me inviandomi un cellulare. buon natale.



Tuesday, December 21, 2004 , 22.53

cratere al posto di splinder

tira brutta aria di questo periodo. come fa notare dhalgren tutti i migliori se ne stanno andando oppure si rifugiano nell’autismo più profondo. certo reggono brillantemente antichissime glorie e altre si rinnovano come fenici. per non parlare delle nuove leve assai promettenti, ma sicuramente ancora ingenue. insomma, si respira l’aria della fine di un’epoca. all’interno di questo sfacelo io mi sforzo ordunque di resistere e di portarmi avanti, accompagnando gli antichi nell’inverno della nostra solitudine e facendo da mentore ai giovani, raccogliendo le risorse sperdute, aggrappandomi alle fila ormai fragili di un’arte perduta. e quando dal medioevo rinascerà l’uomo, il mio sforzo non sarà stato vano.



Monday, December 20, 2004 , 18.25

se ci fosse giustizia

questo mio paragrafo che forse un dì verrà pubblicato getterebbe nel gorgo nero il mio ambito di ricerca. ma giustizia non c’è, e tutti rideranno, e ignoreranno giulivi di perpetrare il falso.

Since natural modules are thought, by definition, to be independent f0lding units, this should not introduce artifacts and allow to study with precision the mechan1cal behaviour of a given f0ld. Nevertheless there are hints that spacer sequences and neighbour modules can somehow affect the mechan1cal stab1lity of a fold. This problem has only been marginally cited, but it can have serious implication for both unf0lding and ref0lding studies, and it can be of biological importance.



Monday, December 20, 2004 , 00.46

non c’è tempo per il sontuoso

i report e le capziose omissioni seguiranno,seguiranno. ciò che servono, ora, è una serie di doverosi ringraziamenti. deferenza giustificata. perchè non capita ogni qual dì di sentirsi vivi come non mai da anni e di trovare amici che neanche l’amaro montenegro.

bando al nazismo per una volta e grazie dunque ad agent pazz, gran controparte e affine inaspettato. grazie al napo, al suo pandoro alla albert speer, alla sua rustica invenzione culinaria e alla sua interpretazione di chef tony. e grazie a lei, soprattutto.



Friday, December 17, 2004 , 00.34

sul gesto del sodomita

BLANGIS: “Il gesto sodomitico è il più assoluto per quanto contiene di mortale per la specie umana, il più ambiguo, per questo accetta, allo scopo di trasgredirle, le norme sociali, è infine il più scandaloso, perché pur essendo il simulacro dell’atto generativo, ne è la totale derisione”.

BLANGIS: “Il gesto sodomita ha il grande vantaggio di poter essere ripetuto centinaia di volte. Come lei ben sa, Monsignore, la reiterazione, è indispensabile perché il morto rinasce a livello della mostruosità”.

BLANGIS: “… noi tutti siamo d’accordo che il giorno del giudizio, Dio, rimprovererà i virtuosi in questi termini: ‘Allorché avete visto che sulla terra tutto era vizioso e criminale, perché vi siete persi sulla strada della virtù? Le perpetue sciagure che io, Dio, seminavo sull’universo, dovevano convincervi che io amavo unicamente il disordine e che per piacermi, non era necessario farmi irritare, dato che ogni giorno io, Dio, vi davo esempio della distruzione; perché allora voi non distruggevate? Imbecilli, perché voi non distruggevate?’.”.

CURVAL: “Dunque noi non riusciamo mai a liberarci del modello di Dio? La cosa comincia a preoccuparmi, dopotutto, quando ognuno di noi fa dei corpi delle sue vittime ciò che vuole, egli non è che Dio in terra!”

BLANGIS: “Si tranquillizzi, Eccellenza, è vero che noi tendiamo a identificarci fatalmente in modo parossistico e un poco fasullo col presunto rappresentante dell’ordine, cioè con Dio, e ciò è seccante, ma dopo aver meditato a lungo sono giunto ad una conclusione liberatrice: basta sostituire la parola DIO con la parola POTERE, così tutto rientra perfettamente nel programma che ci siamo prefissi”.

CURVAL: “Ma Dio non equivale forse a potere?”.

BLANGIS: “Sì, ma per coloro che credono che il potere sia appunto ordine”.

CURVAL: “Ma scusi, noi, non siamo forse la dimostrazione vivente di che è realmente il Potere? L’unica vera, grande, assoluta Anarchia, è quella del potere. Infatti noi, qualsiasi cosa ci venga in mente, la più folle ed inaudita, la più priva di senso, possiamo scriverla in questo quadernetto, ed essa diviene immediatamente legale; se poi saltasse in mente di cancellarla, essa diverrebbe immediatamente illegale. Le leggi del Potere, non fanno altro che sancire questo potere anarchico,… e ciò vale per qualsiasi potere”.

CURVAL: “La vostra idea è quella che si dice ‘un uovo di Colombo’ e mi trova del tutto consenziente, quanto poi alle altre forme di potere, quelle così dette democratiche o tolleranti, non esiterei a rincarare la dose: infatti là dove tutto è proibito, in realtà si può fare tutto, mentre là dove si può fare qualche cosa, si può fare solo quel qualcosa”.



Monday, December 13, 2004 , 01.38

sotto forze soverchianti

qualcuno ha pensato bene di distruggere il mio account hotmail. benchè da un pò non usassi come un tempo l’account hotmail, esso non solo era comunque attivo, ma era il mio contatto messenger. sospetto che i miei appelli a farvi un account jabber o ICQ cadranno nel vuoto (icq è una merda, ma penso che jabber per esempio supporti comunque il file transfer). ergo se volete di nuovo il privilegio di farvi confutare da me in diretta, redirezionate il mio contatto a brullonulla@hotmail.it.

sono tempi duri, e la speranza è nei prolet.



Thursday, December 9, 2004 , 23.57

marooned

alla lunga, chi vincerà il duello letale tra gould e dawkins sulla
corretta interpretazione della teoria dell’evoluzione di darwin? io supporto dawkins
senza ritegno alcuno: mentre gould scriveva, ahilui,
“il pollice del panda” e “bravo brontosauro”
dawkins propugnava titoli immortali come “il gene egoista” o “il fenotipo esteso”.
per non parlare di un testo come “l’orologiaio cieco” che dovrebbero insegnare nelle
scuole fin dalle elementari a mò di corano nella madrassa. nonostante la manifesta
superiorità dell’oxoniense, però, il buon gould, oltre ad aver scritto un testo
essenziale (“la vita meravigliosa: i fossili di burgess e la natura della storia”)
senza il quale non si può dire di aver vissuto (no,neanche se vi siete fatti sborrare
in faccia da peter north), ci fa anche riflettere. non tutto inutile, e lo sconfitto
quindi non perde dignità.

il buon gould infatti ci parla tra l’altro di quanto conti il caso nella storia della
vita sulla terra. stocasticità. perchè Wiwaxia non è più tra noi
ma i muscoli di spezia si? perchè i nostri figli non potranno mangiare
pasta e Opabinia ma pasta e cicale si? queste sono
domande oziose, è vero. ma ciò che rimane è la tristezza infinita del novero dei viventi
che abbiamo perso, e senza un perchè, e che non rivedremo mai più.

perchè le estinzioni di massa sono un fenomeno che mi ha sempre lasciato parecchio
perplesso. il giorno prima c’è una gigantesca fauna e altrettanto gigantesca flora
che vive e bruca e suda sul pianeta. il giorno dopo il pianeta è ricoperto
di funghi.
. ora, un cataclisma che faccia ricoprire il pianeta di funghi non è
cosa da scherzarci sopra. un cataclisma che riempia un intero strato fossile di
funghi che divorarono i cadaveri dell’universo che c’era prima è qualcosa che mi
riempie di meraviglia e terrore.

simbolo di quegli eventi sono le righe tracciate sulle tabelle delle ere geologiche.
il mondo fu un impero di funghi tra permiano e triassico (l’estinzione del permiano
fu la peggiore,altro che dinosauri). di qua dalla riga del permiano,
c’erano i trilobiti. di là, nessuno. questa cosa mi fa impazzire. mi fa impazzire
davvero. cazzo, i trilobiti erano tanti. tanti davvero. alla fine del permiano non
erano così diffusi come nell’ordoviciano, ma cazzo, erano tanti. possibile che uno,
uno solo non sia rimasto vivo dopo l’evento? statisticamente è implausibile. ho fatto
ricerche per “triassic trilobite” ma nulla accade. un pò più confusa è la situazione
dei dinosauri dopo il permiano. almeno un tizio afferma di aver trovato
ossa di dinosauri post-estinzione di massa, risalenti al Paleocene, ma è stato in
seguito insultato. una volta esisteva un sito mozzafiato in cui si fingeva
che i dinosauri non si siano mai estinti, e si creava una paleontologia fittizia dell’era
terziaria. era incredibile, e sto piangendo vedendo che non esiste più. ma benchè splendida, era finzione. ma ora, dove sono gli ultimi dinosauri che sopravvissero ignari e soli per migliaia di anni al 99% dei loro compagni? dove sono
le ossa di quei sopravvissuti? quando gli occhi dei nuovi mammiferi e degli antichi
rettili si incontravano, che succedeva?

sono un inguaribile romantico,si. darei la vita per poter essere lì, in mezzo
alla morte, ai funghi che divorano i tronchi bruciati degli alberi, e vedere i trilobiti
che muoiono, inconsapevoli.

ah: venerdì sera sarò al concerto dei delgados al covo a bologna. chi c’è c’è.
sieg heil.

update: non ci vado dai delgados. li ho risentiti e non mi hanno più detto quanto mi dicevano un tempo. inoltre il mondo indie rock è ormai puro abominio. vi scriverò, un giorno, al proposito.



Saturday, December 4, 2004 , 11.14

poichè detengo il dottorato

com’è ovvio, dal nostro grafico di fiducia Daw il genio sta nel fatto che, benchè egli non mi abbia mai visto, quello sono veramente io.

update: il suo ancor più geniale fumetto sulla storia d’amore tra me e sociopatica si trova qui.



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