Sunday, February 26, 2006 , 19.20

tre meraviglie della natura

I: romero vive nel mondo degli insetti

da qui. in parole povere, sapete già dell’esistenza di muffe malvagissime attaccamosche, no? ecco, qui siamo di fronte a qualcosa di simile, ma a suo modo più tremendo. è noto un pò a tutti quelli che guardano "quark" che esistono delle vespe che paralizzano degli altri insetti, ragni o bruchi e depongono le uova nel bruco vivo ma paralizzato, acciocchè le larve se ne nutrano. questa vespa fa un passo oltre. lo scarafaggio di cui si nutriranno le larve è infatti troppo grande perchè la vespa riesca a trasportarne il corpo paralizzato nel nido. che fare dunque?

easy. la piccola vespa punge il cervello dello scarafaggio. a questo punto lo scarafaggio è vivo e capace di muoversi, ma privo di una sua volontà. uno zombie. non fugge nè si muove da solo, ma la vespa gli prende tra le mandibole un’antenna e lo guida docile docile per l’antennina fino al nido, come un domatore che guida un elefante.

II: i figli dell’uomo

inutile leggere fantascienza. esiste una specie non (più) umana che deriva da noi, e la cosa è passata quasi sotto silenzio.

quelle nella foto sono cellule HeLa. le cellule HeLa derivano da un tumore della cervice che negli anni ’50 ha ucciso la signorina Henrietta Lacks. il tumore della signorina Lacks era di origine virale: i geni virali hanno -come si dice in gergo- immortalizzato le cellule, rendendole tra l’altro in grado di replicarsi in eterno senza invecchiare (le normali cellule umane smettono di replicarsi dopo 15-20 cicli al massimo). in questo senso le cellule HeLa non sono diverse da un qualsiasi organismo monocellulare, come un’ameba, o un lievito. come i lieviti, e come i topi e i moscerini, le HeLa sono "animali da laboratorio" comunissimi.

inevitabile quindi prendere atto della situazione. col passare degli anni le cellule HeLa non hanno più nulla di veramente umano (benchè ne conservino buona parte del DNA e l’organizzazione cellulare generale). e qualche anno fa un articolo (Van Valen, Leigh M. and Maiorana, Virginia C. (1991): HeLa, a new microbial species. Evolutionary Theory 10:71-74.) assegna la dignità di specie alle cellule HeLa, sotto il nome Helacyton gartleri (a proposito, qualcuno può farmi avere l’articolo originale?). il problema tassonomico che ne deriva è sorprendente. H.gartleri è genotipicamente estremamente vicina all’uomo, ed è quindi teoricamente un mammifero. fenotipicamente però non ha nulla a che vedere con un mammifero. quale il corretto criterio, quindi? tenderei a dar retta a quello genetico, ma qualcosa inevitabilmente ripugna nel dare dignità di primate a delle cellule che vivono in un brodo di coltura a 37 celsius.

super-duper-uber-update: daw ha come al solito magistralmente riassunto ogni cosa. porgetegli numerosissime fellatio. fumetto qui.

III: spegni il computer che voglio vedere la posta

gente che ne sa troppe ha inventato un computer quantistico che funziona anche da spento, ma i dettagli mi sfuggono un pò. chiedo ai simpatici amici del regolo calcolatore il loro aiuto.



Thursday, February 16, 2006 , 23.17

de mystheriis dom sathanas

la sofferenza, come ogni altro sentire, è puramente individuale. pertanto non può esservi differenza tra un sofferente e infiniti sofferenti, perchè ogni sofferenza è una, e non risente minimamente delle altrui. perciò l’unica differenza possibile è tra nessun sofferente e più di un sofferente, il resto è dettaglio.

del resto, finchè resta il problema delle menti altrui, non potremo sapere se gli altrui soffrono o meno. chi può dire se l’orgasmo della mia donna è orgasmo o atroce sofferenza a me parodiata dal suo corpo come orgasmo? chi può dire se le persone sorridenti attorno a me non sono che automi che nascondono un feto squassato da un dolore buio e infinito? viceversa, si può pensare che non esistono persone sofferenti, che lo strazio e le grida dei moribondi non sono altro che un’espressione di letizia sublime che interpreto falsamente come dolore.

il solipsismo non ha senso perchè se c’è qualcosa che interpreto come altro, e che non è da me controllabile, questo è altro da me comunque (non importa se esterno o interno, nè se queste due parole abbiano un significato: conta la distinzione tra io e non-io). ma pur vero è che l’ipotesi di un mondo fatto di automi desolati non solo è possibile, ma è una delle più eleganti.



Wednesday, February 15, 2006 , 22.58

se ti levi dai coglioni ti regalo dei milioni

avete presente quando la gente…? quando proprio,eh. quando gli esseri umani appaiono un ossimoro. ecco, quando tutti. si, tutti. si, via lontano. ecco. tutti quanti. eh, avete presente quando volete gli anni luce attorno. quando il volume dei coglioni tende a infinito. vi è chiaro, si? ecco.

non vi fosse chiaro. ecco, quando queste parole suonano come rugiada alle vostre orecchie: nagasaki. treblinka. yersinia pestis. vlad tepes. sarin. quando la distanza tra voi e il vostro prossimo vuole essere questa, e vi parrebbe ancora di sentirne il fiato sul collo.

quando proprio basta, ecco. è adesso.



Saturday, February 11, 2006 , 12.34

gli avanzi infiniti

quando è stato inventato l’ultimo piatto di larga diffusione? non mi riferisco a cose come il crispy mc bacon o il tegolino. mi riferisco ai piatti che la gente si fa in casa, cose come la pizza, gli spaghetti al tonno o la bistecca coi funghi.

noi mangiamo cose molto diverse da quelle di 50 anni fa. ma le cose diverse che mangiamo sono cose che compriamo da altri già fatte,o sono rifacimenti di cucina tradizionale di terzi. che io sappia non esiste qualche nuovo tipo di salsa per la pasta che si stia diffondendo come un meme per l’Italia o per una sua regione.

le ragioni di tale fossilizzarsi sono almeno apparentemente chiare. da un lato c’è il cibo industriale, con le sue meraviglie e le sue miserie. comodo, economico, buono, non sono certo io a dirgli di no. dall’altro che il cibo "tradizionale", che come tale è immobile e anzi vive un costante processo di restaurazione-alle-origini.

terzo recente incomodo è il cibo di diversa provenienza etnica (detto altresì cibo da negri, ma se c’è una cose che sanno fare dannatamente bene è la pappa). esso vive a metà tra i due. da un lato è la versione (semplificata, mutilata, putrefatta) di cibo tradizionale locale. dall’altro raramente la sua fabbricazione casalinga è alla portata del comune mortale, e quindi è qualcosa di imposto dall’esterno come il cibo industriale. benchè in effetti qui vi siano le promesse maggiori di fermento: quanti di noi si fanno il cus-cus invece del riso o della pasta, ogni tanto?

resta il fatto che, mi sbaglierò, non vedo all’orizzonte mutamenti del nostro panorama gastronomico quotidiano. continueremo a farci pennette al pomodoro, spaghetti alla carbonara, tagliolini al salmone, cotoletta alla milanese, crostata all’albicocca. mangiamo più facilmente cose di differente provenienza geografica, ma stop.

eppure viviamo su internet. possibile che a nessuno venga in mente una ricetta peculiare e non la posti da qualche parte, e che questa rapidamente non si diffonda? forse nessuno le posta: in effetti la mia pasta di riso alla soia,insalata e gamberetti è ancora un segreto ben custodito. eppure questi tempi dovranno finire, perchè anche la Tradizione, da qualche parte, è cominciata.

o forse dovrei farmi una sega, via.



Friday, February 3, 2006 , 17.51

rivolta contro l’altro mondo moderno

innanzitutto grazie per i 300-e-rotti commenti, che fanno tanto forum di amiconzoli. e soprattutto mi hanno evitato di scrivere post per un pò, concentrandomi quindi sulla presentazione che dovrò portare al Congresso Di Questa Minchia in Austria, organizzato per il weekend, e sulla rottura immane di verga che i miei capi mi stanno facendo perchè, sai com’è, bisogna fare Bella e Pomposa Figura.

sono quindi esausto e inabile al lavoro. vi invito quindi a riflettere, mentre io passo il sabato e la domenica a sentire Pompose e Belle Figure di bionerd variegati, su un altrettanto nerd argomento.

che fine ha fatto la fantascienza?

fin da bambino mio padre mi portava alla bancarella del libro usato, e sono cresciuto ingolfandomi di URANIA (non ho letto nessun altro tipo di romanzi fino all’età di 10-12 anni, credo). URANIA usati, ovviamente, che costavano poco e rendevano molto. e cristiddio, nei sani anni ’40-’50-’60, si facevano dei libri che brillano come gemme. Incontro con Rama di Arthur C. Clarke, per dirne uno. erano libri salubri e affascinanti, in cui si parlava in modo plausibile e sensato di pianeti desolati e lontani, di inquietanti specie aliene, di sfide tecnologiche.

poi verso la fine degli anni ’70 è iniziato l’inarrestabile declino. vuoi la fantascienza politico-psicologica (e qui levo alto al cielo: dio maledica philip k. dick, il cui cosiddetto miglior romanzo, La svastica sul Sole, è un polpettone inutile in cui non accade assolutamente niente), vuoi certa fantascienza umoristico-satirica di cui si salvano giusto Ghiaccio nove di Vonnegut e il primo Guida galattica… di Adams, hanno portato la gente a pensare che non si dovesse o potesse più scrivere fantascienza con i controcoglioni.

per cui cosa succede oggi? oggi se vuoi un sano romanzo che descriva atmosfere di metano in cui galleggiano creature dalla fascinosa biochimica, te lo pigli in culo. oggi no, devi essere figo e fashion e quindi costruire noiose distopie, oppure trame piene di gente che scopa, oppure mischioni infami con la fantasy (il peggior genere della fiction umana) oppure il cyberpunk.

ecco, il cyberpunk fu veramente il MALE. non esiste un libro cyberpunk che valga la pena di non gettare nel fuoco. è roba scritta male da gente che conosce i computer peggio e che ricicla trame trite, risibili e tediosissime ambientandole in qualcosa di cui non capiscono un cazzo.

la verità è che al vero, sano lettore di fantascienza frega un cazzo se Cippo succhia la cappella a Cippa, o se sull’astronave c’è un assassino, o se la yakuza ha dei loschi piani nel cyberspazio. il sano, vero lettore di fantascienza vuole sode paginate di descrizione scientifica del pianeta Mesklin e dei suoi oceani di metano liquido. la trama spesso può essere giusto una delicata cornice che tenga incollate affascinanti e sorprendenti descrizioni di mondi, specie, futuri possibili, tecnologie di là da venire. vuole della saggistica. il lettore di fantascienza vuole in pratica un documentario su mondi che non esistono. se voglio vedere gente che scopa mi guardo i porno, e se voglio vedere computer non mi serve un romanzo.

ma ahinoi, questo oggi non esiste più. del programma spaziale non frega più un cazzo a nessuno se non forse a Bush, e una volta tanto che ha avuto una buona idea (perchè per quanto mi riguarda potete morire tutti, se la vostra morte implica la colonizzazione di Marte) la gente è capace di rompergli i coglioni per questo. io rivoglio gli anni ’60. rivoglio le Zond che girano intorno alla Luna. rivoglio progetti di colonie lunari. rivoglio questi sogni porcodio



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