ovvero, come l’estremismo tradizionalista ci insegna qualcosa sull’essere umano.
parte I.
l’editoriale di oggi rivolge lo sguardo (com’è ovvio, ardito ed indomito) alla filosofia e alla figura di Corneliu Zelea Codreanu, detto "il Capitano", il visionario condottiero ultratradizionalista e arci-antisemita fondatore della Guardia di Ferro e della Legione Arcangelo Michele nella Romania pre-WW II. si avvisa che l’editoriale di oggi è insopportabilmente noioso e intellettuale, quindi se volete i soliti negri rivolgetevi altrove.

ricordiamo innanzitutto il Codreanu come maestro di stile. si noti nell’immagine qui sopra la sua inconfondibile cravatta corta, simbolo (supponiamo) di austerità legionaria. portare un rombo al collo non è da tutti, ma il Capitano ci riesce con inarrivabile classe.
non mi dilungherò su chi sia Codreanu o cosa fosse la Guardia di Ferro. a questo sopperisce wikipedia. voglio invece qui soffermarmi su di lui in quanto summa del tradizionalismo. Codreanu ha portato all’estremo una serie di aspetti della destra tradizionalista che rivelano lati -alcuni, ma trascurati e non trascurabili- dell’essere dell’uomo. in questa prima parte commenteremo ordunque alcuni passi delle due principali opere del Capitano: l’autobiografica Guardia di Ferro e Il Capo di Cuib, in cui invece descrive i dettami della vita legionaria. entrambi i testi sono citati nella traduzione italiana delle celebri Edizioni di Ar di Franco Giorgio Freda, il quale di per sè richiederebbe un post a parte.
perchè scegliere Codreanu e non Evola, Guenon, Freda o chi per loro? il problema è che un filosofo come Evola è, appunto, filosofo. egli pensa, prima di tutto, ed è il pensare innanzitutto uno dei pilastri del marciume che il puro tradizionalismo anela estirpare nel mondo moderno. non a caso i testi di Codreanu non hanno -esplicitamente!- alcuna impostazione teorica. l’uno è un libretto autobiografico e propagandistico sulla Legione, l’altro è un insieme di precetti pratici e spirituali. azione, intuizione e non pensiero. nell’ingenuità, nella ritrosia di Codreanu al pensiero sta il suo potenziale di lente di ingrandimento:
Noi non abbiamo avuto nessun programma. Questo fatto farà sorgere certamente un grande punto interrogativo: com’è possibile una organizzazione politica senza alcun programma dettato dalla ragione, dalla mente d’un uomo o di più uomini?
Ma noi non c’eravamo uniti insieme perché pensavamo allo stesso modo, bensì perché sentivamo allo stesso modo; noi non avevamo lo stesso modo di pensare, ma la stessa struttura spirituale. (grassetto mio)
Ciò significa che la statua di un’altra dea -La Ragione- sarebbe stata frantumata. Quella che il mondo aveva elevata contro Dio, noi -senza respingerla e disprezzarla- l’avremmo rimessa al suo vero posto, al servizio di Dio e del senso della vita.
Se non avevamo dunque né denari né programmi, avevamo in cambio Dio nelle anime ed Egli ci ispirava con la forza invincibile della fede. (C.Z.Codreanu, Guardia di Ferro)
…[proposi] alcune misure politiche che consideravo più urgenti. Esse non erano il frutto d’una prolungata riflessione, di una profonda disamina ideologica, ma il risultato di pensieri immediati su ciò di cui aveva attualmente e urgentemente bisogno la stirpe romena. (C.Z.Codreanu, Guardia di Ferro)
questo è il primo tratto chiave del codreanesimo. la ragione per Codreanu è uno strumento di secondaria importanza, il cui senso -se c’è- è nel mettere in pratica, nel generare algoritmi atti a servire una struttura spirituale. Codreanu disprezza la "profonda disamina ideologica" come generatrice di dubbio e di divisioni capziose. Codreanu è esplicitamente superficiale e individua in questo un vanto, una linea d’azione, non una debolezza.
sebbene tale ideologia sia comune a buona parte (ma non solo) della Destra, è interessante vedere un uomo che esplicitamente fonda un movimento irreggimentato sull’irrazionalismo tout court. i legionari di Codreanu non hanno indicazioni su cosa fare, ma si muoveranno nella corretta direzione in quanto inevitabili agenti della propria "struttura spirituale", simili a cellule di un automa cellulare.
Codreanu esplicita e mette a fondamento dunque il tratto comune a tutti i popoli di essere, inevitabilmente, figli di un substrato. l’affermazione può apparire -trattando di un nazionalista- banale, quindi mi spiego. per Codreanu il substrato non è un punto di partenza, un dato fondamentale su cui costruire. per Codreanu è direttamente il punto di arrivo. l’aderire a una struttura non questionabile, dato dalla Tradizione è ciò che per Codreanu rappresenta ipso facto il senso dell’essere umano. ognuno di noi quando discute con l’altro da sè cerca di dare per scontati dei punti immateriali di "buon senso" che sono condivisi da una cultura, e il discutere con una cultura del tutto altra è sconcertante perchè tali punti non sono più condivisi. ma per Codreanu "discutere con l’altro" è affermazione priva di senso. il rapporto con l’altro per Codreanu può solo essere un combaciare delle proprie coordinate intime, mistiche ed insondabili. questo combaciare può essere o non essere, terzo non si dà (si può fare della maieutica sulle proprie coordinate spirituali, ma non si possono incastrare coordinate dissimili). il sistema di Codreanu è un sistema di assiomi che non ammettono teoremi. ragionare di politica per Codreanu è una contraddizione in termini: come si evince da altri passi della sua opera, per Codreanu, la politica è semplicemente l’espressione in Terra dello spirito dei suoi abitanti. Codreanu non deve riflettere sui bisogni della stirpe romena: esse soluzioni sgorgano inevitabili dal suo petto, così come il buon grano sgorga dalla buona terra.
si è fatto tardi. vi lascio dunque riflettere su queste semplici osservazioni, vedendo quali indizi possiamo tirarne fuori sulla struttura dell’essere umano. ci saranno una II e probaiblmente una III parte, la disamina è solo appena iniziata