Wednesday, November 22, 2006 , 01.03
det som engang var

adoro la tassonomia. la adoro. fin da bambino, leggevo i libri sugli animali e mi appassionava la classificazione, le morfologie, le differenze. questo perchè la tassonomia biologica è lungi dall’essere un inscatolamento astratto. la tassonomia altro non è che la mappa della biologia. la tassonomia è quadro delle relazioni tra gli esseri viventi, delle loro affinità profonde e differenze altrettanto profonde, della loro storia: la classificazione di un essere è il diagramma del suo rapporto con la totalità degli esseri. non c’è biologia senza tassonomia.
abbastanza ovvia è l’attenzione amatoriale, in tale disciplina, ai dimenticati, ai piccoli taxa, alle cose a sè, agli sconosciuti. tra i millanta, avevo una particolare passione, fanciullo, per il phylum dei pogonofori. paradossalmente l’avevo perchè i pogonofori mi apparivano deliziosamente oscuri e insignificanti. lunghissimi vermi delle profondità oceaniche, eppure classificati in un phylum distante da tutti gli altri organismi. mentre altri gruppi di animali hanno una morfologia peculiare o inesplicabile, mi piaceva questo loro essere apparentemente insignificanti ma intrinsecamente differenti. mi immaginavo quei pochi oscuri scienziati, occuparsi della tassonomia e della biologia di questi esseri insignificanti, essere depositari della conoscenza di quest’angolo bislacco del mondo animale.
immaginate l’annientamento quando, seguendo questa memoria di giovinezza, ho scoperto che implacabile la tassonomia ha annientato i pogonofori. l’oscuro phylum della mia giovinezza è ora diventato una famiglia di anellidi. anellidi! una famiglia (neanche una classe) di banalissimi anellidi policheti! spazzati via i pogonofori, le due classi dei tecanefri e degli atecanefri, puff, lacrime nella pioggia.
come abbiano fatto a non accorgersi per 80 anni che sono policheti -una delle classi più note e comuni del regno animale- mi è incomprensibile, ma transeat. per fortuna ci sono ancora sorprese, da qualche parte.


