Thursday, June 28, 2007 , 00.40

una sconfitta pari al venire corroso

tale è la mia vecchiezza, che mi commuovo davanti ai film.. che mi intenerisco dinanzi ai cartoni di arturo e kiwi. che il mio stomaco non regge un aperitivo con birra. che desidero la compagnia dei semplici uccelli. la mia senilità ammanta la terra.



Tuesday, June 19, 2007 , 00.48

rosa e olindo

rosa e olindo. avete commesso un crimine, uno dei più esecrabili (sebbene non sia che farsi strumento del già decretato, e quindi è di tutti il più insignificante). per questo siete puniti. ed è giusta la vostra punizione, nel senso algido che ha e deve avere la giustizia degli uomini.

rosa e olindo. ogni mattina la vostra alzata era prima dell’alba. l’una donna delle pulizie, l’altro netturbino. il vostro compito, la cui nobiltà è troppo spesso dimenticata, era pulire. la parte migliore della vostra fatica e della vostra giornata era dedicata a rendere vivibile il mondo che noi, gli altri, viviamo. con umiltà voi rendevate il mio pavimento libero dal sozzo delle mie scarpe. con umiltà voi rendevate la mia strada sgombra dall’accumulo impressionante dei nostri rifiuti.

rosa e olindo. voi siete persone semplici. questa non è una virtù, negli uomini. ma a persone semplici, corrispondono bisogni semplici. la vostra vita non chiedeva quasi nulla. il lavoro onesto, la televisione alla sera, una cena, il sonno. voi pulivate il nostro mondo, facevate l’alba e non vedevate quasi il tramonto per permettercelo, in cambio di poche ore di nulla, in cambio di un letto circondato dal buio e dalla quiete, su cui dormire sereni per ritornare al nostro servizio, l’indomani.

rosa e olindo. il mondo, come ricompensa per la vostra fatica, tanto più nobile quanto più era umile, cosa vi consegnava? vi consegnava il disprezzo per il vostro riposo. vi consegnava gentaglia che non solo vi impediva di dormire, ma che con arroganza si risentiva se glielo si faceva notare. vi consegnava un piccolo criminale che la società liberava prima del tempo massimo. vi consegnava una famiglia incapace (ché questa società richiede la patente per le automobili, ma non per allevare figli) che cresceva un altro piccolo arrogante maleducato. non che fosse colpa sua. ma il risultato, inevitabilmente, quello era.

rosa e olindo. i vostri desideri erano semplici e giusti. il vostro lavoro era umile e giusto. voi non desideravate il chiasso, gli amici, la futilità delle notti. ciò che volevate era la quiete, lo scomparire, la solitudine, volervi bene silenziosamente. in questo mondo che fa del ciarlare col prossimo un valore, che fa del chiassare insulso una virtù, che premia chi fa “vita sociale” e punisce subdolamente chi tale insulsaggine rifiuta, voi eravate l’anonima eccezione. ma invece di essere rispettati, di essere perlomeno assecondati, venivate schiacciati dall’arroganza e dal disprezzo di chi non capisce e non vuole capire.

rosa e olindo. erano piccolezze, si dirà. beghe di condominio. ma sono le piccolezze che rendono la vita degna di essere vissuta. che fanno la ricchezza. l’odore del caffè che ti sveglia. le coperte pulite. il dolce torpore prima del sonno. e voi, che non avevate nulla, siete stati privati anche di queste piccolezze, del loro piacere. e quando, nel caso dei semplici, queste piccolezze sono la vita, è la vita che veniva loro tolta.

rosa e olindo. il vostro era ed è amore sincero. nient’altro ha chiesto olindo se non di vedere rosa, e quando siete stati messi all’angolo, vi siete coperti l’un l’altro con comica tenerezza. qual è invece l’amore di azouz, che picchiava sua moglie? che dopo il suo omicidio, approfitta di quella tragedia con tracotanza e ottuso disprezzo? che scava quale jena nella fama immeritata e immeritabile a lui giunta?

rosa e olindo. il vostro mondo è un mondo di onestà, quiete, giustizia. il vostro è il mondo dei semplici, dei mille semplici che rendono questo mondo un luogo vivibile, accettabile. dei mille semplici che neppure si domandano il perchè il mondo li costringa a buttare la propria vita alzandosi all’alba circondati dal niente per pulire lo sporco di altri: lo fanno e basta, santa insignificanza. voi, rosa e olindo, avete versato il sangue, e questo è esecrabile al giudizio della società (che tale dev’essere). ma il giudizio degli uomini giusti, di chi cerca la quiete, di chi non si assorda per vivere, di chi chiede solo il suo guscio e il rispetto (nemmeno un grazie, ma il rispetto più minimo) per la propria umiltà: questo giudizio vi perdona e vi stringe la mano candida.



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