Friday, August 31, 2007 , 11.17

motivi per cui vale la pena vivere parte MMMCMLXXVI e MMMCMLXXVII

numero uno: le galassie non sono disposte a caso nel cielo.

numero due: genomi dentro genomi.



Tuesday, August 28, 2007 , 01.30

il bavero via cavo

come sempre, ogni volta che salto sopra la latitudine di Monaco di Baviera, mi sento a casa.

l’ho sempre sospettato, e ora lo so ancora meglio. devo andare a nord, sempre più a nord. ciò che stoccolma aveva di deludente o correggibile era quanto essa a volte mancava di completamente boreale (quand’anche la sconvolgente abbondanza di sushi bar non era per nulla disdicevole).

dove invece non mi sento affatto a casa è hic et nunc. una volta detestare la compagnia della gente era quasi una mise, uno snobistico pavoneggiamento. ora è reale, è un tetano assoluto e neutro che con metodi più o meno bruschi si erge tra me e il mondo.

rileggo delle mail di anni fa con vari figuri e figure del tempo che fu, e mi commuovo.

sintomo chiave di questo gorgo nero dell’autismo è l’attuale picco parossistico della mia intolleranza verso lo strumento di Bafometto, il telefono.

mi fa specie pensare che nel 2007 ci sia ancora gente che usa il telefono. il telefono, diostracciato. una volta mi rendo conto che comunicare fosse difficoltoso, e quindi il telefono era un’innegabile comodità. si digita un numero e vualà, la voce della Fidanzata Balenga o dell’Amicone Pacioccone ci raggiunge rassicurante a un bel po’ di lire al minuto. bello, bellissimo: sì, nel 1987.

il problema è che telefonare a qualcuno è l’equivalente tecnologico del prendere un tizio per il bavero e dirgli QUALSIASI COSA TU STIA FACENDO, ORA DAI RETTA A ME E SOLO A ME. se ci pensate bene, è un atto di una maleducazione e arroganza sconcertante. telefonare a qualcuno (a meno di motivi non gravi e/o urgenti) implica necessariamente pensare che il tempo dell’interlocutore è meglio speso a parlare con te che a fare quello che sta facendo in quel momento. è indubbio che persone per cui quest’affermazione è vera esistono, ma sono meno di quanti molti pensino (a parte persone dalla vita squallida per cui parlare con chiunque è comunque meglio del resto).

purtroppo, nata e cresciuta in un’epoca in cui il telefono era l’unico mezzo di lesta comunicazione a distanza, la gente mia coetanea continua imperterrita a telefonare a cazzo. con l’aggravante dei cellulari, che fanno sì che il momento interrotto possa essere la guida di un’automobile / il pranzo al ristorante / la pisciata all’uscita dal locale etc. la cosa è tanto più sorprendente se si pensa che i cellulari consentono invece il santo, santo, santo protocollo SMS grazie al quale è possibile comunicare in modo discreto, pratico e senza tenere l’interlocutore contro un muro.

perchè l’SMS (o l’email, o addirittura l’IM) non ti obbligano a dare attenzione. tu ricevi l’sms, finisci di masticare il boccone e di grattarti i testicoli, e poi, quando sei in comodo con calma rispondi.

la tragedia è giunta con skype e in generale il voip. questo strumento, il cui destino dovrebbe essere il Cocito, ha l’atroce aggravante di permettere alla gente di telefonare senza spendere praticamente denaro (ultima remora che poteva intimidire lo stracciacoglioni). ora, perchè? pensate ai vantaggi che ha l’IM sul telefono:
- permette di mantenere un log in comodo formato testo
- non occupa la tua attenzione in modo costante
- puoi comunicare con più persone contemporaneamente
- permette di inviare files, copincollare testo etc.
- non occupa l’udito
- non occupa l’udito degli altri

e invece no: la gente installa skype e lo usa per telefonare. occupa molta più banda internet e si compra delle scomode cuffiette con microfono per la inesplicabile soddisfazione di usare un mezzo antiquato, scomodo e grezzo quando ha un mezzo molto migliore davanti, sullo stesso identico software, a portata di tastiera. e poi si lamenta perchè non ce l’ho.

morale della favola: telefonate se e solo se siete tra le poche persone alle quali mi fa sicuramente piacere parlare (esistono, anche se può sembrare strano). oppure se vi sta succedendo qualcosa che richiede assolutamente la mia attenzione (tipo il bisogno urgente di donarmi il vostro corpo e il vostro patrimonio immobiliare).

potreste essere tra queste persone se dling-dlong sgomitate come fichette sixty al concerto dei beatles per aggiudicarvi lo splendido merchandising di brullonulla! non solo la meravigliosa maglietta di brullonulla itself, ma anche altri maggggici design di raro (nel senso di scarso) stile. scucite i soldi, infamacci perdigiorno succiacapre.



Tuesday, August 7, 2007 , 10.11

there is but one good throw upon the dice, which is, to throw them away

di norma spregiavo i giochi di fortuna, poichè non può esservi reale soddisfazione in vincere per caso. eppure recentemente sono stato assorbito dalla scoperta del backgammon. questo gioco ha la lucida proprietà di avere la fortuna del dado comportarsi come input che come determinante. per cui alla fine la bravura dei giocatori emerge pressoché inevitabile, ed è tutta indice del loro saper convogliare a proprio vantaggio un input impredicibile.

da qui si deduce l’inevitabile, ovvero che il backgammon ha dalla sua parte una capacità metaforica (della vita umana, dell’evoluzione biologica, delle conseguenze dell’amore) che la persiana lucidità degli scacchi non può permettersi. gli scacchi sono un gioco razionale che parte dall’inverosimile presupposto che la storia sia pura mano degli uomini. nel backgammon il Fato è il materiale, la tua mano deve plasmarlo.

ah, se tutto va bene dal 9 al 16 agosto sono a stoccolma.



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