Monday, October 29, 2007 , 23.40

queer as neofolk

è un periodo che in laboratorio sto acquisendo il potere. per ora è il tipo di potere che ti porta solo più responsabilità (soprattutto seguire un paio di laureandi) e ben pochi vantaggi. il che significa che dalla settimana scorsa tendo a fare le 21 al laboratorio. sorprendentemente questo è coinciso con un del tutto irragionevole burst di entusiasmo per il mio lavoro. ma passerà molto presto.

ma ora l’annuncio del giorno: sono ufficialmente gay. ho infatti acquistato (salassandomi per euri 2400, mai speso tanti soldi in vita mia, sto ancora male) un macbook pro, e si sa che esiste un principio d’esclusione per cui avere il mac ed essere maschio eterosessuale sono condizioni incompatibili. a mia discolpa posso dire che per ora mac os x leopard fa cagare. o meglio, è una cosa rifinita benissimo, graficamente elegantissima e curatissima. però è proprio il paradigma di fondo "tu utente stupido, io oggetto fico che ti prende per la manina mentre gestisci il complesso rapporto con la tua sessualità tramite gadget color ospedale" che mi mette angoscia.

senza contare quella cosa orribile che è il finder. ora, io capisco tutto, anche se magari non approvo, ma il finder è proprio una cosa sbagliata. non so, forse all’inizio renda tutto più semplice per la laureanda DAMS incapace di distinguere un’applicazione da una gruccia. ma a me dover aprire un fottuto terminale per capire qual è la vera gerarchia delle cartelle sembra una cosa spaventosa. ok, ho capito che tu vuoi che le mie immagini stiano in "immagini", i miei documenti in "documenti" e così via. e se invece ti facessi i cazzi tuoi e lasciassi che io mi gestissi le mie cartelle come pare a me?

non ho dubbi che sia questione di abitudine, ma per ora va così. comunque entro pochi giorni quell’aggeggino checchévole subirà l’invasione severa, irrevocabile e metastorica di una virilissima e cupa installazione di gentoo. alla carica col martello, questo ci vuole.



Tuesday, October 16, 2007 , 21.35

he is neither here nor good

il vostro amico* brullonulla da oggi ha la simpatica abitudine di sputare sangue dopo pasto, cosa che gli fa saltare una agognata gita a roma sostituita da una gita nel reparto gastroscopia la prossima settimana.

tutto questo probabilmente a causa degli stravizi** veneziani di questo weekend. ebbene sì, perchè il vostro amico brullonulla è andato a imparare la cultura presentandosi alla Biennale di Venezia 2007.

bella visita. ciò che se ne ricava è (con alcune eccezioni) purtroppo uno stato di generale desolazione e infantilismo dell’arte contemporanea. il problema come spesso accade è la consapevolezza di sè, ed è tutto un cascame che viene dal romanticismo in giù. ovvero l’artista che diventa cosciente di essere Artista con la A majuscola. come tale l’Artista, non più abile e umile artigiano del bello ma essere dotato di una apparente missione superiore (missione della quale egli stesso si investe senza che nessuno glielo chieda, beninteso), sente il bisogno di inviare un Messaggio, di lasciare la sua scalfittura sul Mondo, di Smuovere Le Coscienze, di Stupire l’Ottuso Serraglio delle Genti, di Portare Oltre le Potenzialità della Tecnica.

da qui l’inevitabile pochezza di buona parte dell’esposizione. un buon 30% degli artisti della Biennale sembra vivacchiare di modeste gag sulla quotidianità da telegiornale (padrona, ovviamente, la guerra in Iraq). cacciabombardieri che diventano crocifissi, stanchi collages anticlericali, video di bambini che prendono a calci un finto cranio umano in uno scenario fintobellico. una percentuale altrettanto significativa è fatta di videoinstallazioni più o meno tediose. viene immediato comprendere che le videoinstallazioni, più spesso che no, non sono altro che cortometraggi noiosi fatti da gente che non sa fare un cortometraggio decente. non dico che debbano essere avvicenti e spassose come una puntata di Futurama, non appendetemi addosso quest’estetica da fabrizio corona. solo, si vede proprio come sono tecnicamente e concettualmente poveri.

il problema è che l’arte, per sua (mia) primaria definizione, dovrebbe dedicarsi alla costruzione dell’estetico. l’artista dovrebbe essere colui che crea oggetti interessanti. non è richiesto -non deve essere mai richiesto!- che tali oggetti rechino un messaggio, convoglino un’interpretazione più o meno imprecisa e verbale. dovrebbero stare lì, indurre piacevoli e/o nuovi pattern intellettuali e sensori nell’osservatore. e quand’anche il loro messaggio sia prettamente concettuale, tragico è subordinare l’opera ad un concetto ad essa esterno: dev’essere l’opera, da sè, ad essere il concetto.

per fortuna ci sono le eccezioni. personalmente scelgo i già celebri scheletri-cartoon di Hyungkoo Lee, il disorientante Connection Lost di Andrei Bartenev ma soprattutto il video dread di Joshua Mosley, qualcuno di cui spero sentiremo ancora parlare.

*si fa ovviamente per dire

**due bicchieri di vino, un paio di aperitivi a base di polpette e frittini di pesce, una red bull, una torta con l’uvetta, distribuite in giorni tre. no, per dire a quali “sardanapalici banchetti” si è ribellata la mia mucosa gastrica.



Friday, October 5, 2007 , 16.01

a letto con funari

leggevo l’introduzione sulla rappresentazione vettoriale di coppie ligando-target nel pregiato articolo Kernel methods for in silico chemogenomics. mi è quindi venuto spontaneo rendervi edotti del fatto che stanotte ho sognato un’orrida e fetida vecchia pisciona che scopava con gianfranco funari. a un certo punto (proprio mentre la vecchia sgocciolava urina rantolando) mi rendo conto che al posto di funari ci sono io, col risultato che mi sveglio (per fortuna) non certo del migliore dei modi.

nel frattempo mi pregio anche di segnalare un blog di rara caratura morale e intellettuale., certo che i suoi autori spiccano in vetta alla adamantina Gerarchia dell’Aristocrazia dello Spirito.



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