Saturday, October 11, 2008 , 15.50

una nuova speranza

uno dei generi artistici più diffusi e meno sviluppati è la pornografia. la pornografia, che ha avuto origini potenzialmente assai interessanti, è oggi diventata -banalità delle banalità ricordarlo- una roba ultrameccanica e noiosa. trovare un porno fatto bene è una caccia all’ago nel pagliaio. ma anche trovare un libro decente lo è, quindi forse non è messa così male rispetto al resto come sembra.

non è di questo che voglio parlare quanto di un genere di pornografia che saltuariamente riscuote il mio interesse: il porno coi vecchi. o per la precisione, il porno con giovane fanciulla e uomo vecchio e brutto.

il porno coi vecchi non riscuote tanto il mio interesse masturbatorio, quanto quello umano ed emotivo. il porno coi vecchi è una cosa solare, che rischiara l’avvenire e l’umore. vedere una fanciulla appena maggiorenne che si dedica con gusto e malizia a un corpo sfinito, canuto e ormai marchiato dalla morte è la cosa più bella del mondo.

perchè è il sì alla vita. perchè ci comunica una (improbabile) speranza, che quando saremo vecchi e stanchi, quando saremo ancora più brutti e meno desiderabili di adesso, quando ormai la vita sarà un trascinarsi di dolori e ricordi, qualcuno vorrà darci il piacere più semplice e intenso concesso all’umanità, vorrà ancora farci sentire vivi. i porno coi vecchi ci fanno sognare un motivo per sopravvivere anche quando non sembreranno essercene più, e io di questo li ringrazio.

note a margine: fra poco brullonulla compie cinque anni. come festeggiare l’evento? (sempre che ci sia da festeggiare)



Thursday, October 2, 2008 , 01.42

romanticismo politico

conoscere gente come raffaele ventura è uno dei motivi che rende bello internet (e il mondo). per questo mi sento in dovere di proseguire il dialogo a distanza instauratosi col mio post precedente e con la risposta di r.v. qui. articolo, per mia chiarezza, in vari punti.

un chiarimento. io so bene che A e B, a livello oggettivo, sono differenti (e non ho eccessive difficoltà a scegliere, messo alle strette). in USA, so benissimo che Sarah Palin e Barack Obama rappresentano due americhe differenti. in Italia, so altrettanto bene che la gente che vota Veltroni è spesso antropologicamente e ideologicamente differente da quella che vota Berlusconi.

sono altrettanto consapevole del fatto che le differenze nelle loro scelte, anche se non flamboyant, sono comunque scelte politiche fondamentali a livello pragmatico. e il pragma ovviamente è importante -è tanto ovvio quanto fondamentale che scelte economiche e bioetiche, per dirne un paio, condizionano fondamentalmente la vita e la storia dei popoli.

mi rendo conto che il post precedente (e altri ancora precedenti) possono dare l’impressione di un qualunquismo assoluto e sopratutto di un qualunquismo quotidiano. non è così, quello che voglio dire è a un altro livello, che analizzo di seguito.

la prateria indoeuropea. nei commenti scrivi: “per cui senz’altro c’è una scala alla quale tutti i discorsi sono demagogici e identici. Ma questa scala è quella superficiale, del discorso promozionale, non per forza del discorso politico che si manifesta secondo altri canali.” dissento da questa interpretazione. la scala a cui i discorsi sono identici è la scala profonda. riprendendo la tua analogia linguistica, lo spagnolo e l’italiano sono lingue diverse, sicuramente. ma spagnolo e italiano sono entrambe lingue romanze. sono diverse, ma hanno un substrato, una grammatica, un’origine così comuni che anche la loro capacità semantica, di espressione del mondo, sebbene non identica è assai simile.

quello che voglio dire è che mancano gli altri ceppi. dove sono le lingue slave, le lingue germaniche? dove sono poi le lingue non-indoeuropee: ugro-finniche, na-dene, eccetera. dov’è il basco?

è la scala delle differenze, il problema. tu dici che le posizioni politiche non possono prescindere dal sostrato storico e socioeconomico. questo è ovvio. quello meno ovvio è che tali posizioni debbano essere così omogenee. come se un tipo di terreno, invece di sostentare una molteplice varietà di piante, sostenesse un’unica infinita distesa di una sola specie di erba.

ford modello T. tempo fa paragonai la situazione attuale a quella del famoso aneddoto del signor ford, per cui “potete comprare una ford T del colore che volete: purchè sia nero”. il problema è che l’attuale povertà ideologica porta anche a una implicita limitazione della libertà politica. strisciando, si fa strada il concetto per cui tutto ciò che non accetta in blocco l’attuale ordinamento è peggio che sovversione o scandalo: è sciocchezza, robaccia per estremisti del ciclostile, ufologia politica. non che spesso non lo sia: ma nel momento in cui le ultime roccaforti alternative vengono estromesse dal dibattito parlamentare, lo stigma si allarga a praticamente tutto ciò che non sia organizzato nel debole dibattito bipolare. di nuovo: la libertà ideologica permane (e ne sono felice, eh, sia chiaro): ma è ininfluente.

desiderare il destino. qui mi addentro in un mio “pet problem” particolare, e quindi se vogliamo già ideologizzato: in generale, la fine della guerra fredda e delle ideologie ha spento ogni residua speranza di introdurre il termine “destino” nella politica. le ideologie hanno un fine, o sono dei metodi per portare l’umanità verso un fine. sono ipotesi di futuro. la non-ideologia delle democrazie liberali occidentali è invece votata al puro mantenimento dello stato attuale -il cosiddetto “sviluppo” non è che una necessità dello status quo. in questo senso, i due poli sono semplicemente due modi di correggere una rotta già prefissata. lo spazio di manovra è così ristretto (in fondo non ci sono molti modi di mantenere le cose così come stanno, salvo dettagli) che si giunge alla sovrapposizione dei ruoli: e così abbiamo un Tremonti che denuncia la globalizzazione, o repubblicani e democratici che si spaccano trasversalmente sulla riforma economica (ignoro il motivo per cui una spaccatura trasversale è invece, secondo r.v., una conferma della differenza intrinseca tra i due).

non c’è quindi spazio per chi consideri l’umanità votata a qualcosa di più della sopravvivenza e dello sviluppo economico. ad esempio, tutto l’agone politico considera la conoscenza qualcosa di subordinato allo sviluppo economico: non esistono, che io sappia, movimenti che portano avanti l’ipotesi inversa (una società votata alla conoscenza, e il cui sviluppo economico è subordinato a ciò).

tra parentesi è la scomparsa di questa dimensione se vogliamo messianica della politica che può contribuire all’attuale recrudescenza religiosa. scomparsa la prospettiva di futuro sociale, unica istituzione costruttrice di scopo resta la religione.

necessita quindi forse la definizione di una meta-ideologia in cui si rifiuti il celebre “produci-consuma-crepa” e in cui si proponga la necessità della politica di proporre un destino alternativo: che ponga il sostrato per il riprendersi di una dignità umana non solo materiale, nè solo spirituale, ma ad esempio costruttiva e fattuale.

il bello e il bene. infine, dichiaro il mio romanticismo politico, che in effetti r.v. azzecca. è vero, non è detto che la politica debba essere divertente: ma potrebbe perlomeno essere elegante. è luogo comune come l’occidente abbia relegato o minimizzato gli spazi dell’estetica e allargato lo spazio del funzionalismo (e anche il design tende a lavorare per sottrazione, per essenzialità). ora, non so quanto possa essere saggio o realistico, ma non posso non udire una voce che chiede interesse e bellezza nel dibattito politico, che possa, nel realizzare la soluzione di problemi concreti, farsi contemporaneamente, inestricabilmente, costruzione di mondi e di sogni



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