Sunday, February 8, 2009 , 15.53

il caso eluana in un mondo razionale

- dottore, vogliono togliere l’idratazione a eluana.
- ok.
- eh ma c’è anche gente che no.
- senta, infermiere, tutto ‘sto casino per annaffiare o meno la pianta?



Tuesday, February 3, 2009 , 01.27

casa di legno

[la base non è in bolla,
il soffitto gronda pioggia,

le assi non combaciano,

le finestre non si chiudono,
non si aprono,

le pareti marciscono,
i giunti non tengono,
gli appoggi falliscono: misure sbagliate.]

un po’ di cazzi miei stavolta. ordunque, ho finalmente trovato un’abitazione abitabile in quel di Ponte sul Camma. è giusto che abbiate un’idea dell’abitazione inglese dai principali appartamenti che ho visto prima di trovare quello giusto:

la casetta di stephen king. sobborgo straperiferico, lontano da tutto, sbuca a lato di una anonima strada statale questa fila di casette apparentemente carine, che si raggiungono dopo aver superato la periferia e una inquietante chiesa medievale semiabbandonata. giardino incolto davanti potenzialmente ricco di mostri ben più che rotiferi ma per il resto abitabile. nota importante: unico edificio non moquettato mai visto in UK. relativamente soddisfatto la metto in cima ai miei pensieri, quando poi scopro leggendo un po’ di forum che il quartiere è il posto più criminoso e antisociale di Ponte sul Camma ed è abitato esclusivamente da grassi ritardati endogami e chavs che si lanciano le bottiglie.

the bathroom without a room. il secondo appartamento era quello che sulla carta mi lumavo di più e mi dicevo “sei tu sei tu sì sì sì sei tu”. non so, un po’ come quando vedi gli annunci delle puttane e ti sembrano (relativamente) fighe, e poi scopri che la loro foto è della loro cugina figa di 20 anni fa. ecco, una cosa così. arrivo, bel quartiere, bel posto, un po’ lontano dai negozi ma vicino al centro. stringo i denti e dico “dai dai ci siamo dai”. casettina carina da fuori. evviva evviva. il proprietario (un sessantenne sguaiato) mi fa entrare e trovo:
- un otaku giapponese spaventato
- intorno all’otaku, una stanzetta verde
- in fondo alla stanzetta, un pozzo di pochi centimetri di lato, illuminato al neon, con degli aggeggi da cucina ammucchiati in atteggiamento cubista, chiaramente inutilizzabili.
chiedo dov’è il bagno. il proprietario urla confusamente lemmi del tipo OH YEA OH YEA BATHROOM e mi mostra:
- un cubicolo a destra contenente a malapena un cesso male illuminato.
- un cubicolo a sinistra, dall’altra parte della stanzetta, contenente una doccia color giallo trippa
- un lavandino all’interno della stanzetta.
saluto spaventato mentre mi spiegano che per lavare i panni dovrò attraversare il salotto del padrone di casa e l’otaku farfuglia che mi lascerà in dono propiziatorio la stampante inkjet costatagli credo ben 20 sterline.

enel, las vegas. il terzo luogo di pene è stato un appartamento in uno dei rarissimi condomini della città. talmente rari che i condomini non hanno un indirizzo, ma direttamente un nome. comunque edificio carino, zona bellina, vicino al centro. il proprietario mi fa salire e mi fa:
“hai un pound per accendere la luce?”
“eh?”
gli dò questa moneta, lui la infila nel contatore della luce, tira una leva tipo slot machine e la luce si accende.

sì, c’era la corrente a monetine. metti i pound, quando finiscono i soldi finisce la luce finchè non ci rimetti le monetine.

dopo altri gironi consimili, alla fin fine trovo per miracolo un appartamentino semidecente, su due piani, in zona tranquilla, con giardinettino ordinato tenuto dalla padrona di casa. avrà sicuramente delle magagne orribili di cui sono ancora all’oscuro ma intanto ha negozi limitrofi e riscaldamento a gas, quindi non ho potuto dirgli di no. dal primo aprile sarà in mio possesso. la proprietaria poi è un’adorabile signora stereotipicamente inglese senza nè cellulare nè computer, che mi scrive le ricevute con la macchina da scrivere.

[
attrezzi, dentro e fuori dal cancello,
fuori e dentro,

il rumore del motore acceso,
il rumore del motore spento,
il martello, non puoi starci penso:
i travi non reggono,
le assi si piegano,
i tarli la rodono,
i topi la invadono
e negli spigoli nidi di ragni,
colonie di cimici: errori e squilibri.]

ho iniziato anche a impattare contro alcune inevitabilità anglosassoni, come la stomachevole ossessione britannica per l’agrodolce. tra l’altro: va bene tutto, ma il sushi agrodolce no, no, grida vendetta a un discreto pantheon. non potete vendere del sushi al supermercato e poi stuprarlo così. vabbè. poi c’è ovviamente l’assurdo amore per le moquette, ubique tanto in casa quanto in dipartimento, che richiederà l’acquisto di aspirapolveri a prova di polvere lunare. infine non oso immaginare il campionario di artropodi che si infilerà giocondo attraverso le luminose finestre basculanti della camera da letto e del bagno, visto che quella città è tutta un delizioso, fottuto giardino.

[scendi all’automatico col bancomat,
dieci litri di benzina in una tanica,
saluti un conoscente sali in macchina,
sorridi alla tua soluzione drastica.
questa casa di legno che osservi bruciare
apre altre strade.]

comunque, sono di nuovo a bologna. ultimi due mesi in italia, a fine marzo sbaracco e mollo questa valle di lacrime. mi manca addirittura un po’, bologna, devo dire. per la prima volta. anche se l’impiegata della banca, accidenti ai suoi occhioni, sembra promettere che c’è un futuro oltre la manica.

[...] : Bachi da Pietra, “Casa di legno”



This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported License.
(c) 2020 brullonulla | powered by WordPress with Barecity