Friday, July 31, 2009 , 03.10
breaking the spell

mi tocca ripostare a distanza brevissima perchè oggi ci occupiamo dell’ennesimo caso internettiano di attualità, sul quale sono caduto per puro colpo di fortuna grazie ai commenti del post precedente
il succo della storia si trova qua. commissionano un fumetto su una saga fantasy. per la precisione vogliono fare un fumetto “tipo manga”. per motivi a me ignoti commissionano questo fumetto non a un autore di manga, ma a un disegnatore che non ha mai disegnato manga in vita sua. costui diciamo che accetta la sfida, e fa il fumetto. dopo di che viene sgamato da questa tipa, che dimostra senza ombra di dubbio che alcune vignette sono letteralmente ricalcate da Miyazaki. altri fan dei manga rapidamente scoprono che il grosso del fumetto è un pastiche di vignette riadattate da altri fumetti giapponesi. su internet si scatena il più classico dei Grandi Cerchi della Vergogna, con mille ipotetici fan del fumetto a puntare il ditino contro il disegnatore, mentre la casa editrice ha ritirato il fumetto in fretta e furia.
ora: che lui abbia copiato le vignette è incontrovertibile (e lo ha ammesso egli stesso). io non sono un gran fan del manga e il fantasy è un genere che mi disgusta. i miei unici rapporti col fumetto (a parte leggerli) si limitano all’essere protagonista delle saghe di questo Genio e a sporadicissime idiozie per far lollare i miei amici. il disegnatore in questione, che ho scoperto solo grazie a questa storia, è sì molto buono per fare Paperino, ma ha un tratto che trovo personalmente insopportabilmente cheesy e disneyano e non credo di averlo mai incrociato. se non avessi dato un’occhiata ai blog dei commentatori precedenti, mai e poi mai avrei saputo di questa storia.
detto questo, ritengo che il disegnatore in questione sia un genio.
no kidding, no boutade. partiamo da una domanda. quanti dei censori del Cerchio della Vergogna ascoltano musica pubblicata dopo il 1980? perchè se lo fanno (e qualcosa mi dice che lo fanno) dovrebbero essere familiari con i seguenti concetti. se lo sono (e lo sono) mi devono rispondere a una domanda: perchè se DJ Shadow può mettersi a fare cut-and-paste di campioni musicali per fare un pezzo, senza che nessuno alzi il sopracciglio, il signor Ferrario non può fare cut-and-paste per riottenere un fumetto senza suscitare scandalo e orrore?
perchè Ferrario ha fatto questo. ha ricalcato, copiato, rifatto, copincollato vignette e personaggi da vari fumetti, e ha usato quelle come materiale-base. ha assemblato il tutto sulla sceneggiatura, ha reso il tutto intellegibile e coerente, e ha ottenuto la sua opera. sua, insisto (nel senso di paternità, non di proprietà intellettuale eh). non è meno “sua” di quanto un racconto non sia “mio” perchè non ho inventato le parole con cui è scritto. ha usato materiale altrui, ma solo come componenti di partenza: la scelta di tali materiali, il loro remixaggio, la loro riscrittura è interamente opera sua.
trovo folle che tutti i coinvolti, compreso l’autore stesso dei disegni, abbiano sentito il bisogno di “scusarsi”, come se remixando avesse commesso qualche misterioso Peccato. ancora più folle il fatto che debba scusarsi con i lettori, e che questi si sentano truffati. truffati perchè? in che modo? “perchè il fumetto non è di Ferrario ma è un plagio di Miyazaki e altri”, mi risponderanno. falso. il fumetto è interamente suo: il materiale con cui è costruito non lo è.
il punto è che siamo tuttora ancorati al fatto che esista l’Artista con la A maiuscola, che dal cilindro del suo Genio tira fuori l’opera Originale. questo è uno dei delitti culturali di cui personalmente incolpo il fottuto e maledetto Romanticismo ottocentesco e la sua odiosa influenza culturale, ma transeat. fatto è che il concetto di “plagio” non è scolpito in aere perennius, ed è invece abbastanza moderno. all’epoca di Shakespeare, per dire, era ovvio scrivere e riscrivere gli stessi canovacci, variando sul tema e anche copincollando direttamente qua e là. Dante riprende interi scenari da Virgilio, ma mi pare che nessuno lo ritenga uno squallido plagiatore. fatto è che una volta l’arte era una forma di artigianato, e viceversa, e copiare quanto serviva dai migliori era uno dei naturali e legittimi modi di fare le cose per bene.
oggi viviamo in un mondo che ci permette di tagliare, incollare, remiscelare l’intera produzione artistica umana con facilità. dovremmo essere contenti di ciò, e approfittarne. dovremmo rompere l’incantesimo ottuso che ci impone di reinventare a ogni passo la ruota, e vedere se cosa si può costruire di nuovo con i mattoni che ci sono, qualora sia il caso. dovremmo incoraggiare ogni tentativo in tal senso, invece di estirparlo. la cosa meravigliosa è che tale cosa futuribile tornerebbe a un’arte dal sapore antico, in cui memi-base vengono rielaborati, permutati e reinventati costantemente, formando strati di costante e superore simbologia e complessità.
Ferrario è del tutto inconsapevole di ciò, ovviamente. egli probabilmente voleva solo tirare corto e al limite approfittarne per omaggiare qualche suo modello. ma proprio questa sua inconsapevolezza me lo rende più simpatico e nobile: Ferrario in questo è nel suo minuscolo l’erede dello scultore polinesiano che ripeteva ancora lo stesso volto squadrato dei moai sull’isola di Pasqua o dell’ennesimo narratore della storia del Dottor Faust. costruendo il proprio lavoro usando come mattone quello altrui, lo si eternifica e lo rende immortale: sia quello altrui, che diventa lentamente icona, sia il proprio, che diventa automaticamente liturgia di tale icona. ogni liturgia dell’icona arricchisce l’icona: l’icona è un fondale su cui si accumulano e dialogano i suoi interlocutori. rompendo l’incantesimo dell’arte come creazione ex nihilo, evochiamo l’ incantesimo -molto più profondo e complesso- della persistenza della memoria, delle permutazioni dei simboli e dell’addensarsi su di essi degli infiniti significati e rimandi. solo chi è povero e cieco di spirito può trovare lo “scandalo” in tutto ciò.
