Friday, September 1, 2006 , 01.11
ci riposeremo

l’altro giorno tornando a bologna in treno rovisto nello zaino, trovo zio vanja di cechov e mi dico, massì, và. mai letto cechov.
zio vanja assomiglia nella struttura ai libri che ho sempre voluto scrivere. ovvero un testo in cui non accade oggettivamente nulla, in cui non c’è nessuno sviluppo in avanti nè indietro. sono quattro fotogrammi, quattro fari sparati nel tempo sulla vita di questa famiglia. un ritratto. persisterà nei secoli ancora questa maledetta malattia dell’occidente, ereditata da omero, per cui la prosa deve forzosamente narrare una storia, iniziare da un punto e finire in un altro, essere un fiume e non un lago. cechov è uno dei tentativi di tirarsene fuori, un ottimo tentativo, formalmente impeccabile.
zio vanja è meraviglioso in secondo luogo perchè i suoi personaggi sono soli. soli nel senso più profondo del termine. si sente che non c’è niente al di fuori. i discorsi che fanno sembrano riguardare un’apparenza vana che può sbriciolarsi al primo tocco di mignolo. non vi sono altri esseri umani e in specie non c’è nessun dio. il cielo di zio vanja è deserto, e deserta è la terra che descrive. e la follia di vanja è la confusa percezione disperata -perchè la speranza è impossibile, in zio vanja- di tutto ciò.
bentornato dalle vacanze.
Bellissimo post. Come sempre.
HKD
[Macché Cechov a Yalta, quello della foto è Don Van Vliet nel deserto del Mojave! Pochi sanno che Maksim "Mascara Goggles" Gorkij suonava la pianola nella Magic Band.]
Io non credo che sia stata la letteratura a raccontare storie, piuttosto è la storia a essere nata con le lettere, che per millenni non sono servite a quasi nient’altro che a registrare transazioni contabili e amministrative.
Poi, di quale occidente vai cianciando? dí la verità, tu Omero non l’hai mica letto; l’Odissea strutturalmente si biforca di continuo come un romanzo cinese, assomiglia molto di piú a un libro come Il Sogno della Camera Rossa di Ts’ao Hsüeh-ch’in che non all’Eneide. Suvvia, le “storie” di cui parli sono un invenzione romantica dell’ottocento, trascinatasi attraverso generazioni di Liale e Guidi da Verona; “Tristram Shandy” ci mostra chiaramente che in precedenza le cose stavano in ben altro modo.
P.S. dimenticavo, Teodosio si sta rotolando nella tomba… da quando in qua la Russia fa parte dell’occidente? (non è che stavi trollando, per caso?)
proprio come me, che sono così sbroccata da fare un viaggio in cui non ho fatto nulla ma ho capito tutto.
la russia a casa mia è occidente. un occidente di confine, filoasiatico, particolare, ma è occidente. cechov è occidente, non è oriente. vaffanculo teodosio, la russia è culturalmente in gran parte occidente. stop. game over. altrimenti si va sull’eterno flame “ma l’italia/turchia/grecia/spagna/sailcazzo”.
l’odissea l’ho letta eccome e, si, quello che dici è parzialmente vero. ma sempre di alfa e omega si tratta. “tristram shandy” è una deliziosa eccezione, ma santoddio, ogni poema epico, o canto di cavalieri era ciò che erano i romanzi prima dei romanzi.
fb, tu sei molto colto e intelligente, ma troppo spesso metti il formale davanti al reale.
avendo letto sia l’odissea che il sogno della camera rossa, posso attestare che fb mente senza scorno.
evviva è tornato!
Anche io non mi faccio vedere da parecchio su questi lidi.
Come va la vita?
Squallido master
evviva è tornato!
eh, si. zitto zitto. sono qui, per togliere i peccati dal mondo.
squallo, la vita è il solito merdajo, ma tu rifatti vivo dove sai tu.
>ogni poema epico, o canto di cavalieri era
>ciò che erano i romanzi prima dei romanzi.
Godfrey of Monmouth, Wace, Layamon, Robert de Boron e Chretien de Troyes?
(…)
Il club dei mangiatori di hashish di Gautier, le memorie di un mangiatore d’oppio di De Quincey, il Voyage autour de ma Chambre di Xavier De Maistre?
> metti il formale davanti al reale
Confondi l’uomo col personaggio; urge citazione:
Fra l’una e l’altra gamba di Fiammetta,
che supina giacea, diritto venne;
e quando le fu a par, l’abbracciò stretta,
e sopra lei sin presso al dì si tenne.
Cavalcò forte, e non andò a staffetta;
che mai bestia mutar non gli convenne:
che questa pare a lui che sì ben trotte,
che scender non ne vuol per tutta notte.
sono perfettamente d’accordo con te. cechov, il lago..
tutto.
un saluto
D.
sembri anche intelligente a volte
:-)
“la vita: istruzioni per l’uso” deve trattarsi del tuo libro perfetto, allora.
io l’unico libro che ho letto dove non succede un cazzo è le citta invisibili, e mi è piaciuto.
è perché Cechov era medico. Come narratore non poteva che trasudare mancanza di speranza, o disperazione che dir si voglia
cechov come dr.house?
suka!
l’hai letto solo perché “zio vania” ti ricorda inconsciamente una bestemmia
I love Dr. House and i always watch this TV series after my day job.-:;