Thursday, December 27, 2007 , 18.33
dio e il signor everett
i fisici non mi crocifiggano, non c’è pretesa di esattezza qua dentro. ma le critiche sono benvenute, ché imparo pure io. 
un giorno il signor everett spense una sigaretta, ne accese un’altra, e così concluse la sua tesi di dottorato in fisica. era tutto sommato soddisfatto, il signor everett, poichè aveva trovato una simpatica idea del mondo. un’idea strana eppure coerente. da fisico il signor everett era molto soddisfatto: finalmente era riuscito a togliere quell’assioma del tutto arbitrario e noioso del collasso della funzione d’onda dalla teoria quantistica. aveva tolto una macchia, spremuto un brufolo. quello che ne veniva fuori era assai più semplice ed elegante, ed Occam ne sarebbe stato assai lieto. c’era un unico problema. cioè, problema. non proprio un problema, però ecco, era sicuramente strano. ciò che il signor everett aveva trovato è, semplicemente, che ogni mondo possibile, esiste.
anche il suo relatore, il professor wheeler, era soddisfatto. "una cosa carina" pensava il professor wheeler "non so quanto poi crederci, anche se… anche se…" e lì si fermava, interdetto, ponderando. poi si scrollava quei pensieri, pensieri troppo grandi anche per il professor wheeler, se li scrollava come ci si scrolla una paura grande, e si assopiva.
si assopiva anche il signor everett. ancora una sigaretta e ci assopiamo, signor everett! spense la cicca, e buonanotte.
nella notte, una notte degli anni ’50 a Princeton, dio apparve al signor everett. la presenza di dio non era spaventevole o inquietante. era un uomo di circa cinquanta-cinquantacinque anni, il viso un po’ alla tognazzi. teneva un sigaro dal profumo indefinibile tra i denti, e sotto era parcheggiata una vecchia macchina blu. che fosse venuto con quella?
"signor everett?"
"mmm."
"signor everett, buonasera."
dio sorrideva, il sigaro acceso. ostentava calma. torceva le mani un po’ nervosamente, però.
"oh, buonasera." everett capì subito con chi aveva a che fare, e non ne ebbe paura. cercò gli occhiali e lo vide. si stupiva di riuscire a vederlo. non è che dio brillasse nel buio della notte o simili effettacci. sembrava piuttosto illuminato soffusamente da qualche faretto. un effetto così naturale che ci volle un po’ per comprenderlo.
"ho saputo della sua tesi di dottorato. bel lavoro, decisamente bel lavoro."
"umm. immagino che lei non sia qui per farmi i complimenti."
"non solo, signor everett."
per un attimo everett ebbe un umanissimo smarrimento. "oddio, non è che…"
"no, si rassicuri signor everett. non mi occupo personalmente di queste cose. lei ha ancora, credo, tempo davanti a sè."
il signor everett sospirò. dio tirò una lunga boccata dal suo sigaro, everett sentì un inesplicabile profumo, zuccherino e tropicale, e si tranquillizzò. dio parlò di nuovo. "è che, ecco, vorrei un po’ capire bene di che parla la sua tesi."
"capire… lei?"
"chiariamoci, signor everett. su di me circolano un sacco di storie, e non mi stupisco. però, vede, io sono di formazione una persona pragmatica. io faccio. metto ordine, separo elementi, plasmo argilla e guido popoli. dò regole concrete: fate questo, fate quello. ho da fare. non posso occuparmi di tutte le nuances del mio lavoro. io do’ delle direttive, poi ci pensano altri a mettere a posto. tutti questi miliardi di angeli, serviranno bene a qualcosa."
"uh."
"ecco, però stavolta c’è qualcosa che non mi convince. non vorrei, ecco, aver commesso qualche leggerezza."
"oh."
"ecco."
"e io, come posso aiutarla?"
"mi parli della sua tesi."
"dunque, il problema parte dal quello del collasso della funzione d’onda a seguito di una misurazione. lei saprà che le sottoalgebre abeliane…"
dio lo interruppe scuotendo la testa.
"no, calma. calma. io le ho detto prima che sono una persona pratica. pratica e un po’ all’antica. mi spieghi come spiegherebbe a sua nonna."
"uhm." il signor everett raccolse i pensieri. "ha presente quando cade una matita? lei metta una matita in piedi sulla punta. questa poi cadrà da qualche parte. da che parte cade la matita?"
dio finse cortesemente ignoranza. "non lo so."
"ecco, non lo sa. non c’è una regola che mi dice dove cadrà la matita. cadrà un po’ di qua, un po’ di là. a seconda. certo, uno può andare a vedere microscopicamente gli atomi come sono messi, quale molecola d’aria spinge più di qua che di là, come vibra il dito che la tiene. ma alla fin fine, sotto, c’è il caso."
"il caso." dio sorrise.
"e da cosa salta fuori il caso?"
"che significa?"
"cioè…" everett si sentiva ingarbugliato. "…quello che succede alla matita, secondo la fisica quantistica, è che essa in qualche senso vuole cadere in tutte le direzioni in cui può cadere. noi non abbiamo alcun modo per prevedere dove va a finire, sappiamo prevedere al limite la distribuzione delle probabilità delle direzioni in cui cade. sappiamo dov’è più probabile che cada e dov’è meno probabile. ma non sappiamo dove cadrà davvero."
"credo di seguirla."
"bene. quello che finora si pensava era che, in qualche modo, a ‘decidere’ dove cade la matita è l’osservatore. chi guarda la matita."
"aspetti, vuol dire che io…vabbè, lei, può decidere con la mente dove far cadere la matita?"
everett sorrise. "certamente no. la matita cade dove le pare, ma in un certo senso ‘non cade’, finchè non la guarda."
"credo di non capire."
"se nessuno guarda la matita (e questo ‘nessuno’ è in senso molto forte, ovvero anche le molecole d’aria che circondano la matita sono ‘qualcuno’ in questo senso), la matita si trova sovrapposta in tutti gli stati in cui può cadere. è come se cadesse in tutte le direzioni. quando vado a guardarla però, solo uno di questi stati diventa reale, e gli altri scompaiono. noi diciamo che ‘collassa la funzione d’onda’."
"molto strano."
"strano ma vero, e lei dovrebbe saperlo."
dio rammentò alcuni discorsi che facevano gli angeli, e credette di vederci più chiaro ora. "capisco. e questo è il contenuto della sua tesi?"
"no. io ho fatto un passo oltre. il fatto che debba esserci qualcuno a guardare la matita è molto imbarazzante ontologicamente. presuppone che non si può scindere lo sperimentatore dall’oggetto sotto sperimentazione. ma questo sarebbe il meno. il fatto è che matematicamente quest’assunzione del collasso della funzione d’onda è, come dire, molto campata in aria. sembra messa lì per caso, per far tornare i conti artificialmente."
"però la funzione d’onda collassa…"
"ecco, è questo il punto. io dico che la funzione d’onda non collassa mai."
dio finì il sigaro. lo lasciò cadere nel vuoto e dal vuoto ne ricavò un altro. lo soppesò, lo tagliò e lo accese. il profumo era diverso, più boscoso.
"ma le matite cadono da una parte sola."
everett si permise un sorrisetto. era un dottorando, fresco di tesi, molto fiero. "ne è sicuro?"
dio stette in silenzio. quegli angeli, con quei discorsoni tecnici, le loro formule. avrebbe avuto di che lamentarsi, sicuramente. riunioni. briefing. e farsi una cultura, sì. everett proseguì. "quello che dico io è: ogni volta che la matita cade, non deve arbitrariamente scegliere dove cadere. essa cade veramente ovunque essa possa cadere."
dio non capiva esattamente. "e come fa una matita a cadere dappertutto?"
"non esiste una sola matita."
dio si guardò intorno. guardò la stanza, fuori dalla finestra. poi con gli occhi fissi nel vuoto, chiese: "in che senso?"
"se noi rimuoviamo quell’assioma arbitrario del collasso, ne deriva che ogni volta che nell’Universo qualcosa deve ‘scegliere’, ogni volta che c’è una scelta casuale possibile, tutto quello che può accadere accade, e l’Universo si ‘scinde’ in tutte le versioni possibili. quando cade la matita, l’Universo si divide in innumerevoli mondi, in ciascuno dei quali la matita cade in una direzione leggermente diversa."
dio stava per scoppiare a ridere. "e di grazia, signor everett, dove va a finire questo brulicare di mondi?"
"sono qui e ora."
"io non li vedo."
"non li vede perchè decoerizzano."
"si spieghi meglio."
"questa è una cosa che devo ancora approfondire. ma in parole povere si può dimostrare che, normalmente, l’interazione del sistema microscopico col suo ambiente esterno fa sì che esso non possa più interagire con gli altri sistemi, gli altri ‘mondi’, diciamo, che lo accompagnavano prima. se si potesse evitare con gran cura l’interazione con l’esterno, allora effettivamente lei vedrebbe tutte le matite contemporaneamente, assieme."
dio si prese una pausa. everett era parecchio frastornato a questo punto. non si aspettava certo di difendere la propria tesi di dottorato davanti a costui. non era convinto di cavarsela granchè bene. però ormai era fatta, e la discussione era interessante.
"e, signor everett, questo vale solo per le matite?"
"direi di no. vale per tutto."
"cioè?"
"in parole povere, la conseguenza naturale della mia tesi è che tutto quanto può accadere, accade."
"tutto?"
"tutto. purchè non violi le leggi della fisica. tutto quanto può accadere è successo, succede e succederà. non c’è un unico universo, ma ce ne sono innumerevoli, ciascuno dei quali è una possibilità. c’è un universo (anzi, un insieme immenso di universi) in cui le mie ciabatte sono blu e non marroni. in cui io ho foglie al posto dei capelli, in cui mi chiamo Donald Duck e non Hugh Everett. c’è un numero immane di universi in cui io non sono mai esistito, e ancora altri in cui nessuno è mai esistito."
"e questo non viola il rasoio di occam? voglio dire, questa barocca mostruosità di mondi sovrapposti…"
"beh, no. la teoria fisicamente è più semplice. e anche il contenuto di informazione. descrivere una partita a scacchi richiede di sapere dove stava ogni pezzo in ogni momento. descrivere tutte le possibili partite a scacchi richiede solo le regole degli scacchi."
dio capì. capì fin troppo bene. ogni mondo possibile! a questo punto si lasciò cadere sulla poltrona, con la mano tremante. "e questo si può dimostrare?"
"bella domanda. diciamo che per ora è solo l’ipotesi matematicamente più elegante. però credo si possa dimostrare, in laboratorio, un giorno. con molta cura, penso un esperimento si possa fare. se i mondi ci sono, in qualche modo essi possono ancora interferire con noi."
dio si passò una mano tra i capelli, l’odore del sigaro che diventava sempre più acre. restò in silenzio un bel po’. poi iniziò a parlare, con tono decisamente più umile.
"vede, signor everett. questo mi conferma dei dubbi che avevo da tempo. i miei angeli, ecco, io ho lasciato fare a quegli angeli. gli ho detto "fate, fate, voi siete bravi, vi ho fatto apposta per queste cose". e loro mi conoscono, voglio dire, lavorano tutti i giorni con me. sanno quali sono i miei piani, e sanno in cosa sono bravo e in cosa no. io sono bravo in quelle cose, tipo, il Bene e il Male. sono bravo nel prendere decisioni, nel capire un po’ come devono andare gli affari etici. ma ecco, in cosmologia, no. mi pareva roba noiosa e complicata. quindi ho lasciato fare."
"e quindi?"
"avevo bisogno di un popolo che fosse il mio regno. il perchè di tutto ciò è cosa complicata, e dubito di poterglielo spiegare. comunque, si fidi. mi serve un popolo, mi serve un campo per la battaglia del Bene contro il Male. dei corpi dove mettere le anime, eccetera. beh, ho dato direttive ai miei angeli. direttive molto generali. voglio una cosa così e cosà, dev’esserci questo e quello, deve funzionare in questo modo. libero arbitrio, bla bla. voglio un mondo regolare, non voglio che la gente impazzisca ogni giorno, e così via.
ho lasciato detto. ricordo che all’inizio, in fase progettuale, gli angeli andavano e venivano. ricordo Raphael in particolare, era preoccupato per la questione del libero arbitrio. mi sembrava fosse saltato fuori che in un universo regolare e retto da leggi fisiche definire il libero arbitrio era perlomeno capzioso, se non impossibile. pareva che di libero ci fosse ben poco, e quel che c’era non era certo volontario. gli ho detto che le anime ci sono per quello. hanno iniziato un fottio di obiezioni filosofiche, guardi, peggio che alla Scolastica."
everett si accese una sigaretta. era estremamente sorpreso, ma non l’aveva ancora fatto. eppure non faceva altro che fumare, da sveglio. do proseguì.
"a un certo punto stavo ammattendo. gli davo linee generali su come far funzionare le cose, e loro se ne uscivano con matematica varia, litigavano su cose come ‘la costante di struttura fine’, ‘l’energia di unificazione’ o il diavolo sa cosa. si dannavano per creare un cavolo di cosmo coerente, armonico eppure abbastanza ricco da far saltare fuori un popolo plausibile. un giorno mi uscirono fuori con della roba bidimensionale, una cosa ridicola, non le dico, puntini bianchi e neri che cambiavano di continuo secondo regolette buffe. ma la sentirono la mia ira, oh se la sentirono.
finchè un bel giorno si zittirono, tutti quanti. lavoravano, riga compasso e regolo calcolatore, ma zitti zitti e con il sorriso sulle labbra. ‘avranno trovato finalmente’, e io mi misi il cuore in pace, coltivando le mie anime.
c’era per dire quel problema del Padre e del Figlio. no, non è esattamente come ve la spacciano, ma più o meno c’è. insomma, quest’emissario nel mondo, questa emanazione di me. non mi faccia entrare nei dettagli, che è roba fine. comunque, chiesi come doveva funzionare, le istruzioni insomma, come fare questa cosa in modo armonico col mondo creato. ‘tutto già fatto! tutto previsto, Signore’ mi rispondono. ah! ma dai! che bello. e la Redenzione? e la Resurrezione? che poi se non vedono non credono, i bifolchi. ‘tutto fatto, tutto come dev’essere, già incluso nel Modello’ ‘ma come, non devo fare niente?’ ‘no, no, è tutto incluso. automatico.’ "
everett iniziava a capire.
"insomma, ero e sono un tipo piuttosto irascibile. ora mi vede sereno e calmo, ma sa, lassù, con tutti quegli angeli, pignoli e brillantoni che però non ne azzeccano una, c’è da spazientirsi. e questi lo sanno, oh se lo sanno. e, lo ammetto, accontentarmi è difficile.
ma io ora ho capito. lei mi ha solo dato una conferma, signor everett, in realtà sospettavo da tempo. guardi, glielo dico subito, lei ha ragione. ci vorrà del bello e del buono per dimostrarlo, almeno nella maggior parte dei mondi, e alcuni dettagli sono ingenui, ma lei ha indovinato il concetto. quegli angeli, quegl’infami, mi hanno ingannato. mi hanno ingannato!" la voce di dio si alterò, divenne profondissima e sembrò provenire da un foro nero nello spazio e nel tempo.
"mi hanno ingannato, maledetti. ah ma lo Sheol è profondo! pensavano di fregare, me!. è facile darmi quello che voglio, se ogni mondo possibile esiste, e loro devono solo scegliere quale mostrarmi. loro indovinano le mie intenzioni, e mi srotolano davanti l’universo che piace a me. tanto ci sono tutti, gli universi, maledetti loro! maledetti!"
"certo, a loro non importa che esistano intere infinità di mondi in cui il Figlio non si è mai visto, o si è incarnato in Adolf Hitler, o in Johann Enzsebet (quest’ultimo, um, forse lei non lo conosce). non importa loro se esistono interi universi in cui il Popolo Eletto sono gli Yanomamo, o gli isolani dell’isola di Pasqua. senza contare l’enorme numero di universi in cui di Figli se ne sono visti due o tre, magari insieme. in cui tutti gli abitanti della Terra sono Figli di Dio. che importa? basta suddividere le anime secondo lo stesso perverso meccanismo quantistico, e siamo tutti contenti! e senza violare le leggi di conservazione! ché due più due lo so fare anche io, e loro hanno trovato come fottermi!"
a quel punto la stanza brillava di un rosso acceso. everett era sinceramente terrorizzato. ora il suono della voce di dio rimbombava nella stanza assordante.
"quei bastardi, quegli esseri. li ho fatti troppo astuti, troppo bravi. oh, è anche colpa mia. avrei dovuto ragionare di più, comprendere meglio i problemi filosofici in essere. ma questa soluzione è mostruosa. ma questa soluzione, infami maledetti. mi mostravano che il Male alla fine conduceva al Bene. tante grazie, bastava mostrarmi la combinazione giusta, l’universo corretto. di tutti gli universi in cui è accaduto di tutto, in cui quasi nessun Bene esiste, puff, via, sotto il tappeto.
non è colpa sua, signor everett. anzi, grazie, e lei, così come le sue innumerevoli copie e i suoi innumerevoli colleghi che hanno scoperto la stessa cosa e con cui sto parlando in questo momento, avrà un trattamento di tutto riguardo. certo, poi non se la prenderà con me se in Cielo lei dovrà sopportare la compagnia di qualche miliardo di miliardi di suoi uguali, nevvero?"
everett ebbe un brivido.
"la ringrazio signor everett. le auguro ogni cosa buona dalla sua tesi di dottorato. sicuramente, da qualche parte la sua vita sarà felice. certo, sarà anche infelice da qualche altra parte, ma non penso di poterci fare molto. non più. cioè, tecnicamente, potrei, ma non sarebbe deontologicamente corretto."
everett deglutì. gli girava molto la testa, e non capiva più bene cosa stava accadendo.
"guardi, signor everett. le lascio i sigari. le lascerei anche il consiglio di godersi la vita: ma tanto, da qualche parte, qualcuno di voi everett si godrebbe assai la vita comunque." mormorò fra i denti "il libero arbitrio, gli avevo chiesto, a quei bastardi, ed ecco cosa…" poi proseguì "dicevo, si goda la vita. qui finirà presto questa cosa. il tempo di parlare con gli angeli, di chiarirsi, di buttare due o tre infami nello Sheol e poi questo posto chiude. capirà, come posso proseguire così."
il faretto virtuale che illuminava dio nell’angolo si spense. dio si alzò, si spolverò la giacca e scomparve. ricomparve di sotto, a bordo della macchina blu, che andò via. il rumore era quello di un motore un po’ imbolsito. dio lasciò una scatola di sigari, ognuno dal profumo inconfondibile, sul comodino di everett.
assolutamente.
fantastico.
bello, hai ridefinito il concetto di “science fiction”
ma oltre all’orda dei fisici aspettatene anche una di filosofi incazzosi che commenteranno a lungo “e questo non viola il rasoio di occam?”
aspettate anche un’onda di inderocker che fanno notare che questo everett è il padre del tizio degli eels
E come dimenticare Everett Ducklair di PK?
ciao susy, grazie.
peraltro ti confesso, invece, che il tuo di racconto devo ancora leggerlo.
Bellissimo racconto di Natale. Tra l’altro su un argomento simile (Heisemberg e i miracoli) sto scrivendo un raccontino, spero che non mi accuserai di plagio (non dovrebbe essere il caso, ma la somiglianza potrebbe perlomeno permetterci di affiliarci a un medesimo movimento letterario ancora da definire). In alcuni punti mi pare di cogliere riferimenti alle dispute medievali sul rapporto tra ordine divino e eccezione; alle quali (come puoi supporre) dobbiamo la nascita della scienza moderna. Due appunti di ordine filosofico: 1-) Mi stupisco di vederti così poco determinista, e mi chiedo se sia solo finzione narrativa (credo di si, ma chissà). Perché io personalmente credo ben poco alle sliding doors in generale, e men che meno a quelle della meccanica quantistica. E’ una questione di scale. Per me l’universo delle possibilità perdute è fatto di dettagli. Soprattutto, credo che qualsiasi bilancio su larga scala (del tipo bene/male) dia sempre lo stesso risultato. Non credi sul serio che la storia sarebbe “migliore” se (per deviazione di uno schizzo di sperma) non fosse nato il signor Adolf Hitler, vero? 2-) L’idea che tutti i mondi possibili coesistono si può anche accettare, dal momento che non sono presenti materialmente, empiricamente. Ma dunque di cosa stiamo parlando? Qual è la *verità* di questa teoria? Qual è la sua *scientificità*? In fin dei conti è solo un suggestivo punto di vista, un po’ come la transustanziazione. Per me è altrettanto *plausibile*. Non inutile. Ma se separi la verità dalla verificabilità finisci irrimediabilmente per fare teologia. (Raffaele)
Bello davvero. Il brulicare di universi di Everett mi fa venire in mente il Dio impersonale di Spinoza che è tutto e creando il mondo crea se stesso, ma è anche infinito e dunque crea di continuo “tutto il possibile” e nulla puo’ essere immaginato al di fuori di lui perché questo gli costituirebbe un limite. Quindi se possiamo pensare la matita che cade in innumerevoli modi diversi questi si verificano tutti, perché non possiamo pensare al di fuori di Dio, che poi è un Dio-Natura.
Belli anche gli angeli architetti nella veste di furbo demiurgo gnostico.
saluti
raffaele,
plagia pure finchè vuoi, lo sai che al copyright credo ben poco. :)
quanto alle domande:
1)-a me l’interpretazione a molti mondi (MWI) piace molto, e, beh, è anche la più deterministica delle interpretazioni quantistiche (è una delle poche se non l’unica in cui il caso non esiste e la wavefunction si evolve deterministicamente. ma la wavefunction è data da tutti gli stati possibili).
1b)-io non credo a una storia migliore o peggiore perchè non saprei dire cosa sia meglio o peggio. sono criteri arbitrari. però se everett e seguaci hanno ragione, beh, esistono mondi in cui tutti sono effettivamente felici e altri in cui sono tutti effettivamente all’inferno. poi ovvio che le probabilità complessive sono cosa altra.
2) anch’io la vedevo così, ma poi ho letto che la MWI -oltre a essere la versione più semplice e priva di presupposti della fisica quantistica- da’ delle previsioni scientificamente testabili che la distinguono dalle altre interpretazioni. è quindi più una teoria che un semplice punto di vista. nel post c’è un link al riguardo.
by the way, ovviamente i fisici cristiani rigettano profondamente la cosa, perchè un universo con infinite versioni della venuta di Cristo o della Passione è ovviamente intollerabile.
Ti sei fatto aspettare, ma ne è valsa la pena.
Fossi in te lo lascerei perdere il mio racconto. Cioè, se ti vuoi divertire.
Scusate se non partecipo alla disputa. Un po’ sono troppo ignorante di fisica quantistica, un po’ i racconti con gli universi alternativi sono il terreno più sdrucciolevole su cui gli scrittori si siano mai inoltrati, e questo ne ha fatto conseguire quintalate di merda (e un paio di capolavori – vedi Dick). Purtroppo io ho letto un numero decisamente superiore a quello che mi avrebbe fatto bene delle merdate e così ora ho un certo disgusto per tutto l’argomento.
Se qualcuno di voi ha avuto la sventura di leggere “timeline” (forse il PEGGIOR libro sugli universi paralleli in salsa quantistica mai scritto) sa che cosa intendo.
Di primo acchitto mi viene solo da dirti “bravo, cazzo!”.
Ma domani me lo rileggo, e poi me lo rileggo, perchè mi sono venute in mente troppe questioni e qualcosa devo rivederla, soprattutto sulla seconda parte.
Un saluto da un attento ma, solitamente, silenzioso lettore.
0) Macché plagio, è solo una coincidenza.
1b) Quello che io contesto è che delle deviazioni su scala quantistica possano determinare differenze su scala storica. La metto in termini probabilistici: se facciamo più volte il gioco della matita, il risultato complessivo sarà simile per ogni serie. Cade a destra, cade a sinistra, ecc. Questa potrebbe essere una variante della teoria di Everett, che mi permetto di proporre: i mondi possibili sono tutti molto molto molto simili… Trama per un altro racconto di fantascienza.
2) Ora mi cerco il link, ma mi piacerebbe se tu potessi approfondire la questione della prevedibilità e perciò della verificabilità di questa teoria.
3) Si, la questione degli infiniti mondi fece fare una brutta fine a Giordano Bruno, ma d’altronde tu stai citando Borges e quindi conosci la faccenda.
secondo la nostra antica dottrina, dio conosce tutti gli eventi assieme, presenti passati e futuri. è da notare che questa conoscenza è istantanea, egli li vede tutti allo stesso tempo, sovrapposti in qualche inimmaginabile maniera. per noi la matita cade nel tempo, prima è in piedi e poi ad qualche altra parte, ma forse non è necessario pensarlo: forse la matita esiste contemporaneamente in tutti gli stati, per cui non ci sono infinite linee temporali e causali, ma un unico istante in cui tutte le possibilità coesistono.
quindi, scusate l’ignoranza, quel che per everett funziona per tutte le dimensioni possibili, per la chiesa ha senso solo per la dimensione temporale?
ha senso semmai solo pe’iddio, che vede tutto il tempo contemporaneamente. da questo però alcuni hanno dedotto in maniera sacrilega che allora la successione non c’è e che tutto avviene nello stesso istante. in un mondo del genere non c’è neanche la relazione causale, ogni “fotogramma” (e sono infiniti) è indipendente. non c’è destino né libertà. esiste un unico soggetto pensante, che è dio e che potrebbe assemblare i fotogrammi in un ordine qualsiasi: e ad esempio potrebbe vedere me che fumo adesso e poi un dinosauro. ma questo, in realtà, sarebbe una diminuzione.
noi, che siamo creature immerse nel tempo, vediamo una sola scena per volta e perdipiù ci illudiamo che le scene siano legate da una regola (la matita cade per legge naturale). ma non è così e non c’è ragione che lo sia. forse esistono divinità subalterne che, per la loro limitatezza, sono costrette a vedere gli eventi in successione: di tante successioni ne esiste solo una “fluida”, in cui ogni fotogramma differisce pochissimo dal precedente: è in questo film che noi viviamo.
dico insomma che esiste un film in cui fumo, poi al mio posto c’è un dinosauro, poi un torrente. poi ci sono di nuovo io appena nato, poi un cubo di rubik etc etc. la visione di un angelo balordo.
Quello che io contesto è che delle deviazioni su scala quantistica possano determinare differenze su scala storica.
somma ordini di 10^100 deviazioni quantistiche in fila, e vedi se non ti determinano differenze su scala geologica.
ciascuna deviazione è piccola ma il sommarsi delle deviazioni è immenso.
ah, e quoto dhalgren, ho pensato spesso alla stessa cosa. è un po’ anche qui così, ma dio che è un po’ fancazzista lascia che gli facciano vedere gli angeli.
La metto in termini probabilistici: se facciamo più volte il gioco della matita, il risultato complessivo sarà simile per ogni serie.
Ti riferisci a un modello simile ai moti browniani delle particelle nei fluidi in cui ogni particella si muove in modo casuale, ma statisticamente i moti si annullano e il liquido rimane complessivamente a riposo? Perché
in questo caso gli unici veri cambiamenti di stato (nel caso del fluido) vengono da “eventi esterni”, ma non esistono “eventi esterni” alla meccanica quantistica del sistema universo. Quindi, credo, che gli universi di Everett apparirebbero molto simili su variabili macroscopiche come distribuzione e disordine della materia e dell’energia (equivalenti allo stato complessivo del liquido ad un occhio umano) etc… ma diversissimi su scala storica o anche astronomica.
Non sono nel mio campo quindi se supero una certa soglia di fesserie ditemelo che taccio.
forse non vi è chiaro: banalmente, gli universi di Everett comprendono tutto.
non può che essere così. poi distribuzioni molto improbabili di materia saranno meno rappresentate di distribuzioni probabili, ma ci sono.
se il signor everett ha ragione (e molto fa pensare che ce l’abbia davvero), significa che da qualche parte c’è tutto ciò che è fisicamente possibile. esiste un numero reale e finito di mondi in cui c’è veramente Paperopoli. esiste un universo in cui la Galassia è fatta di una griglia regolare di api. o dove tutti hanno la faccia di Abraham Lincoln.
più seriamente, è possibilissimo che la nascita della vita sia un evento estremamente improbabile. così improbabile che la maggioranza degli universi non ne contiene. ma ovviamente c’è qualcuno a porsi il problema solo in quei pochi mondi in cui la vita esiste e si è formata.
poi è ovvio che “pochi” vuol dire comunque una quantità immane, incontabile, ma minore di quella degli altri.
con buona pace di leibniz
Sei un genio.
Tuttavia, secondo la teoria di Everett, da qualche parte c’è un altro me che sta dando del cretino a un altro te. Mi scuso a nome suo.
Heike
“Gli universi di Everett comprendono tutto” TUTTO? “Significa che da qualche parte c’è tutto ciò che è fisicamente possibile” Ah, non TUTTO, ma tutto ciò che è fisicamente possibile. Ma allora anche chimicamente, biologicamente, etologicamente, sociologicamente possibile (nella misura in cui questi livelli dipendono da quelli inferiori). Questo tutto si riduce molto, mi pare. “Esiste un numero reale e finito di mondi in cui c’è veramente Paperopoli” Ma Paperopoli è fisicamente possibile? Io credo che Paperopoli sia logicamente impossibile. (per dirne una: l’apparato fonatorio di un papero non gli permetterebbe di sviluppare un linguaggio di tipo umano) (R)
Non ho letto tutti i commenti ma faccio qualche puntualizzazione: la meccanica quantistica e’ rigorosamente deterministica, quindi se si immagina di descrivere l’ universo con una teoria quantistica la sua evoluzione e’ deterministica.
La questione del collasso della funzione d’ onda o dei molti mondi entra in gioco solo quando si vule descrivere cosa succede quando un osservatore CLASSICO (cioe’ una persona idealmente descritta dalla meccanica classica, con una posizione e una velocita’ e una forma ecc., cioe’ con tutte le osservabili che possono assumere un solo valore, come l’ osservabile “che cosa pensa di aver misurato”) “osserva” un sistema quantistico.
Insomma e’ la descrizione di un modello semiclassico dove l’ osservatore sta “fuori” dall’ universo descritto dalla meccanica quantistica.
Poi: l’ interpretazione dei molti mondi puo’ sembrare sconvolgente a chi non ha familiarita’ con la fisica, ma per gli altri e’ chiaro che le caratteristiche piu’ bizzarre della meccanica quantistica sono a monte, in particolare il principio di sovrapposizione descrive evidentemente un universo del tutto diverso da quello classico. Insomma di universi (come li intendiamo classicamente) non ce n’e’ nessuno, non infiniti.
Per esempio l’ abitante di un universo classico potrebbe “accorgersi” di una modifica fatta allo stato dell’ universo, nel senso che due osservatori in due universi diversi risponderebbero diversamente ad apposite domande (es: di che etnia era gesu’?)
Ma quantisticamente: sia phi la funzione d’ onda dell’ universo dove gesu’ e’ negro e’ psi quella dove gesu’ e’ cinese, posso definire una funzione (a*phi + b*psi) che descrive una sovrapposizione dei due universi. In phi continua ad esserci un osservatore che dice negro e in psi uno che dice cinese, l’ “universo” e’ cambiato ma gli osservatori “non se ne accorgono”; per esempio anche se io metto a=0, per avere un universo dove gesu’ e’ solo cinese, in phi continua ad esserci un osservatore che dice che gesu’ e’ negro, e non puo’ accorgersi che nella funzione d’ onda dell’ universo il suo sottospazio e’ in realta’ moltiplicato per zero
chapeau, sig.Brullo. Davvero.
Standing ovation.
F:U:
sono daccordo con l’osservatore che dice negro, anche se lui non può saperlo.
Ma allora anche chimicamente, biologicamente, etologicamente, sociologicamente possibile (nella misura in cui questi livelli dipendono da quelli inferiori).
beh, no.
fisicamente possibile in senso molto largo. ovvero, ci sono universi in cui le leggi termodinamice vengono sistematicamente e perversamente violate, poichè sono solo leggi statistiche.
non può venire violata la quantistica, la meccanica, la relatività generale e ristretta, e ciò che ne consegue. tutto ciò che nasce statisticamente (dinamica dei fluidi; termodinamica classica) può anche andare a puttane.
e i paperi di Paperopoli non sono esattamente i paperi che conosciamo. credo proprio che si possano costruire dei paperi disneyani che possono parlare correttamente (a mò di ventriloqui, o con l’equivalente biologico di un altoparlante nel petto).
credo proprio che si possano costruire dei paperi disneyani che possono parlare correttamente (a mò di ventriloqui, o con l’equivalente biologico di un altoparlante nel petto).
non so se ti rendi conto della gravità delle tue affermazioni.
cristo, sei davvero senz’anima :(
sraule, non me ne rendo conto :(
lo so. sei come i serial killer: non ti senti in colpa.
ma cosa ho detto di male?
credi che a un povero piccolo papero PIACCIA avere un altoparlante nel petto? anche biologico? eh? eh?
a me piacerebbe molto avercelo. pensa che bello, girare con il ghettoblasta incorporato!
“e i paperi di Paperopoli non sono esattamente i paperi che conosciamo. credo proprio che si possano costruire dei paperi disneyani che possono parlare correttamente”
Questo mi pare un punto interessante, per quanto scabroso. Innanzitutto bisognerebbe stabilire le caratteristiche di questi paperi possibili. In questo caso mi hai mostrato la possibilità di risolvere la contraddizione in questione (apparato fonatorio – becco da papero) ma siamo certi che tutte le contraddizioni siano risolvibili? I paperi si riproducono? La durata della loro vita è eterna? Una civiltà come la loro avrebbe potuto arrivare a un tale livello di sviluppo? E come mai nessuno muore di cancro? Nella maggior parte degli universi che puoi immaginare ci sono contraddizioni che li rendono impossibili. A meno che tu possa inventare soluzioni ad hoc per ogni caso, visto che gran parte degli universi immaginati lo sono soltanto per sommi capi. Forse potremmo mettere in piedi un rigoroso esperimento mentale e i paperi mi sembrano una piattaforma interessante. Inoltre hanno il pregio di fare sembrare la nostra discussione qualcosa di delirante. (R)
La durata della loro vita è eterna? Una civiltà come la loro avrebbe potuto arrivare a un tale livello di sviluppo? E come mai nessuno muore di cancro? Nella maggior parte degli universi che puoi immaginare ci sono contraddizioni che li rendono impossibili.
se fai queste obiezioni vuol dire che non riesco a farti entrare in testa il concetto.
tu parli degli eventi probabili, io parlo degli eventi possibili.
mettiamola così: la teoria di everett è l’equivalente spaziotemporale e subatomico della biblioteca di babele. esiste qualsiasi combinazione di particelle elementari nelle tre dimensioni spaziali e nella dimensione temporale. qualsiasi. esiste un universo in cui io esisto, ma a intervalli di 10 minuti, e in cui ogni altri 10 minuti mi trasformo in un papero.
esiste un universo (innumerevoli) popolato solo da budini al caramello.
uno (innumerevoli) dove le galassie formano la scritta LOL nel cielo.
uno (innumerevoli) dove i pianeti sono tutti cubici. o ottaedrici.
capisci cosa voglio dire? tutte. le. combinazioni. tutte. tutte. tutte.
anche quelle nell’area di rifiuto.
hey, che bello, penso di aver capito.
ma i paperi di paperopoli NON ascoltano gansta. questo non è nell’area di rifiuto probabilistico. questo è IMPOSSIBILE.
Forse sono io che non riesco a farti entrare nella mia cosmologia, che d’altra parte potrebbe essere una mia personale paranoia. Tu sei d’accordo che possiamo accettare che sia possibile “qualsiasi combinazione di particelle” soltanto ammesso che la combinazione non sia impossibile (tautologic!). Questo dipende però da quali leggi consideriamo necessarie e inderogabili, valide per qualsiasi universo. Dio può fare qualcosa di logicamente impossibile? E l’universo possibile può essere fisicamente impossibile? Ovviamente no. Dunque non deroghiamo dalle leggi logiche e da quelle fisiche. Ma qual è l’estensione della legalità fisica? Questo è in fondo anche il problema del riduzionismo. Accettando una prospettiva riduzionista forte (ontologica e non metodologica) posso impoverire ancora di più l’insieme degli universi possibili, ampliando l’insieme dei vincoli fisici. Tu sottintendi che l’universo Disney sia fisicamente possibile, e io ti dico che secondo me non lo è. Perché l’universo Disney è incongruo. Forse posso immaginare una combinazione di particelle elementari che lo riproduce, che lo simula, come un fumetto tridimensionale. Ma se esaminiamo i rapporti tra le cose, mi pare che non stia in piedi. Tornando a noi, ipotizzo che si potrebbe “debuggare” molti “universi possibili” per dimostrarne l’impossibilità attraverso una debita riduzione; salvo che il lavoro sarebbe infinito perché tu potresti ogni volta trovare una nuova scappatoia. (R)
“più seriamente, è possibilissimo che la nascita della vita sia un evento estremamente improbabile. così improbabile che la maggioranza degli universi non ne contiene. ma ovviamente c’è qualcuno a porsi il problema solo in quei pochi mondi in cui la vita esiste e si è formata. ”
Perchè non hai detto così al maranza? ;)
Io da fisico ti elogio, e anzi mi butto a pesce nella discussione così allettante. Pure io (infiniti me) si sono segati a proposito della MWI… Solo alcune domande:
a brullo
cantorianamente parlando, QUANTI sono i mondi? qual è la cardinalità dell’insieme dei mondi possibili? sei così sicuro che sia infinita, o peggio continua? Partiamo dall’unico assunto che vuole che le leggi fisiche (non statistiche) siano valide ovunque, e quantizziamo lo spazio (Occam converrà che, dato che nessuno è mai riuscito a dimostrare la continuità dello spazio questa è l’ipotesi più debole): la matita non può occupare _tutti_ gli stati, cioè tutte le angolazioni comprese in [0;2pi] scelte rispetto a un comodo sistema di riferimento. I mondi non sono quindi numerabili, e addirittura finiti (innumeri sia chiaro, ma sempre finiti)! Se invece lo spazio fosse continuo si presenterebbe il problema opposto: un continuo di mondi per una matita che cade, un altro per una goccia di pioggia, un altro continuo ancora per l’esatta ubicazione di Paperopoli o del catalogo cremisi… aleph^aleph.
Assumendo l’una ipotesi si perviene ad un sistema di un tipo, assumendo il suo opposto si perviene al sistema opposto. Come risolvere? Wheeler, Everett o Dio ci hanno pensato? Abbiamo evidenze sperimentali che ci spingano più verso un ipotesi che verso l’altra?
mi è venuta un’idea anche per i paperi ma scrivo domani…
che vita di merda a parlare di ‘ste cose… però il ventura dice una cosa (dio non può fare cose illogiche) che mi fa pensare: egli (ventura, non dio) pensa che leggi fisiche siano logiche, e quindi che il loro prodotto sia razionale (o’ munno). invece non è così, pare che queste leggi siano folli di partenza: le cose sono e non sono, come i conigli. le regole del mondo sono folli e quindi possono esistere universi in cui non ci sono figli ma solo nipoti, o paperi che parlano coi cani, o negri che non sanno ballare.
Minchy, sei riuscito a farmi rimpiangere di aver studiato collage e glitter invece di questo (almeno nella dimensione presente). Pero’ puoi sempre scrivere altri venti racconti come questo, altrettanto chiari, e io me ne staro’ imbambolata a godermi la sensazione spiazzante di chi ha intuito la matita cadere in tutte le direzioni per una frazione di secondo.
‘Il figlio di Hugh Everett III, Mark Oliver Everett (detto Mr. E) è il frontman della band americana Eels.’
basta questo a dimostrare che il signor Everett raccontava un sacco di cazzate e sto post è totalmente inutile, come il 99% dei post di questo blog. teorie infondate e superate da anni.
LA MORTE
Eccomi tornato (#37, sono Eötvös)
Mi accorgo con sconcerto di avere solo domande: in altri luoghi infiniti me sono sicuri e invece sono stati i fondatori della MWI.
-Se Dio non può fare cose illogiche, teologicamente parlando Egli non è in qualche modo limitato? Un po’ come gli dèi greci che non potevano opporsi al volere del fato, Dio si troverebbe impotente in certe situazioni. E poi cosa contraddistingue una legge “logica” da una “non logica”? Fino a 200 anni fa pensavamo tranquillamente che la logica aritotelica fosse l’unica esistente, e invece poi Boole, Godel, Russell e tanti altri simpatici metamatematici ci hanno fatto vedere che non è affatto così. Ora scegliere la logica (intesa come insieme dia ssiomi di partenza) da sottendere ad un sistema è un mero affare di gusto personale, di “sensibilità” artistica se vogliamo… Pensando meglio a quello che ho confusamente voluto dire ieri: ci sono un certo numero (finito, aleph_0 alpeh_1; sbilanciarsi mi pare pericoloso) di mondi possibili M: data una certa proprietà
P = {m in M | Paperopoli è abitata da paperi con altoparlanti nel petto}
possiamo procedere alla verifica del se, in un qualche punto, remoto o meno, dell’insieme dei mondi, essa sia verificata o meno: ecco, secondo me è dovuto chiedersi quanti di preciso siano i punti che verificano P. Io l’esame di MQ ancora me lo sogno, però io collego al discorso di Brullo Ducklair (anche lui papero, tutto torna) anche le idee di Feynman: dobbiamo “vedere” dove va un elettrone? Integriamo su tutti i possibili cammini che esso compie, “incluse quelle evoluzioni che sono considerate assurde secondo gli standard classici.” Cioè, anche qui le possiblità ci sono _tutte_ solo che poi quelle assurde vengono pesate meno e resta solo una mappa credibile dei possibli cammini dell’elettrone. Già questo c’entra poco e non voglio fare salti indebiti, ma non può essere che, se la proprietà P vale solo su un insieme numerabile, e quindi una sua qualche “misura” intesa come integrale di una qualche sua proprietà associata a una grandezza matematica, abbia misura nulla e quindi non conti quando si passa al continuo integrando sui mondi?
Non capisco poi da Ventura perchè l’universo Disney sia incongruo: noi (immagino un Mondo che ha votato la sua intera Storia alla copia fedele della civiltà dei paperi, manipolando geneticamente oche, o costruendo protesi che permettano loro di parlare) possiamo creare un Universo Disney che sia coerente nei minimi dettagli con le “Sacre Scritture” date dai vecchi albi di Topolino: questo universo giocattolo non sarebbe però meno “vero” di un altro supposto Universo. Siamo tutti cervelli in una vasca, ricordi? Quel particolare stato di cose, è possibile nella misura in cui è costruibile, senza violare leggi fisiche di sorta, ma solo previa supposizione che un Mondo adatto a contenerlo ci sia, in qualche modo perverso se vuoi, sacrificando vite e ipotecando governi che investono nel costruire il Deposito sulla collina Ammazzamotori, creata all’uopo da generazioni di schiavi.
Ciò che intendo è tracciare la differenza tra un mondo *possibile* e uno che ci sembrerebbe solamente triste, la vita degli abitanti del quale ci sembra sprecata e tesa a costruire un nostro vezzo teralogico.
Eötvös
qual è la cardinalità dell’insieme dei mondi possibili? sei così sicuro che sia infinita, o peggio continua?
a me pareva d’aver capito che sono in numero enorme ma finiti.
anche se c’è un problema che mi pongo. l’evoluzione della wavefunction vale per tutto il cosmo, non solo per il cosmo osservabile. ora, mentre il cosmo osservabile è finito, non c’è motivo per cui il cosmo complessivo debba esserlo. o sbaglio? se è così, il fatto che una wavefunction comprenda zone incapaci di aver mai interagito localmente (i.e. oltre l’orizzonte relativistico), questo che conseguenze ha? o se ne tiene già conto?
Perchè non hai detto così al maranza? ;)
io (in questo mondo) gliel’ho detto, ma lui dice che non è esteticamente elegante.
eotvos, il tuo commento è molto bello, ma in questo momento devo dire che non so come rispondere.
tre perle e…
[..] Concludo questo 2007 senza tante ciance, ché sono in pieno abbiocco post pranzo, ma segnalando pragmaticamente tre post che altrettanti blogger che amo hanno pubblicato in questi giorni di festa e che davvero vale la pena leggere: – di Lia [..]
Che l’Universo (inteso come somma di tutti gli universi) sia infinito non è vietato da nessuna teoria. E anzi la cosa darebbe una spiegazione molto elegante a problemi scottanti in cosmologia o in biologia: eventi di probabilità molto piccola, avendo un ventaglio infinito di possibilità per accadere, in termini di tempo e luogo, diverrebbero “normali” se guardati ad una scala più ampia. Addirittura eventi di probabilità infinitesima potrebbero essere deltutto legittimati ad accadere, in virtù di quella simpatica regola che vuole “0*infty” forma di indecisione che a volte ha limite finito.
Tuttavia nella frase
“il fatto che una wavefunction comprenda zone incapaci di[...]”
faccio fatica a trovare la principale, quindi non ho ben capito cosa intendi.
Comunque cazzo, “Cardinalità dei mondi possibili nella MWI” è un ottimo titolo per quando vorrò detenere il dottorato. Salverò il post e i commenti relativi nella cartella adibita ad una delle infinite tesi possibili.
Eötvös
Io da laureato triennale in fisica che di meccanica quantistica sa solo le basi dico “bel post, ma i commenti a proposito del rapporto dio-multiverso sono senza senso. Se dio esiste, esiste un universo in cui non esiste. E se non fa parte del multiverso non si sbatte per la coerenza di ogni singolo universo ma solo di quella del multiverso. Come dice brullo. Il post ha valore da un punto di vista letterario, non scientifico e/o filosofico-teologico”. In ogni caso,
1- Esistono osservabili a spettro continuo, quindi gli universi sono infiniti (non numerabili). Una singola misura della posizione di un singolo elettrone su una singola dimensione spaziale ad un dato istante può avere infiniti valori diversi, quindi, per quello che ne so di questa interpretazione, scordatevi la finitezza degli universi.
2- Tenete conto che questa MWI non è nemmeno una teoria, è un interpretazione della MQ. La MQ non funziona in uno spaziotempo curvo. Non filosofeggiateci sopra pensando che sia una teoria del tutto. Se poi, nel 2050, ne dimostrano la veridicità, come scritto nel link, bene. Ma molti problemi restano aperti, non sarebbe comunque la “teoria definitiva”.
3- Eotvos, diocane, se neanche te lo sogni l’esame “Istituzioni di meccanica quantistica” che cazzo parli a fare di cardinalità (che un fisico, la cardinalità, sa più o meno a tentoni che cazzo è, e fino alla specializzazione gli insiemi infiniti li conosce quanto mia nonna conosce il funzionamento di un telecomando) dell’insieme degli universi, che cazzo parli di quantizzazione spaziale, e per giunta facendo il fico con termini tecnici assolutamente fuori luogo racattati dagli esami di analisi 2 e fisica 3 come “passando al continuo integrando sui mondi”. Sembrano i discorsi scientifici di “Transformers”. Mavvacagare.
4- Solo una precisazione:
a me l’interpretazione a molti mondi (MWI) piace molto, e, beh, è anche la più deterministica delle interpretazioni quantistiche (è una delle poche se non l’unica in cui il caso non esiste e la wavefunction si evolve deterministicamente. ma la wavefunction è data da tutti gli stati possibili).
Stiamo parlando di una funzione d’onda “totale” del multiverso.
L’evoluzione di una wf è deterministica finché non si esegue una misura. E’ OVVIO che non si faranno misure esterne sull’universo, dalla definizione di wf “totale”. Aggira un poco il problema, il suo determinismo non è un merito poi così grande. Poi, in questo ambito, il termine “evoluzione” mi sembra fuori luogo, a meno che non consideri il tempo qualcosa di “esterno” all’universo. Ma se lo spaziotempo è tutt’uno, allora anche lo spazio è un concetto superiore. A mio avviso, parlare di tempo e spazio al di fuori dell’universo è un assurdo, e quindi di tutti i concetti ad esso legati, quali l’evoluzione o lo spostamento. Conoscete il paradosso dell’amico di Wigner?
primo link che ho trovato:
http://digiland.libero.it/forum/viewtopic.php?topic_view=threads&p=2968944&t=395770&sid=3f6f949c2b3491795281a42af44d22b5
Ancora a proposito del non-determinismo nell’ambito di altre interpretazioni, è irritante, forse. Ma si vede sotto un altra luce dopo un po’ di approfondimento sulla teoria della misura e sugli approcci filosofici alla stessa. In fondo, è opinione abbastanza diffusa che il ruolo del fisico è quello di “fare quel che si puo’, considerare ciò che interessa, accettare i propri limiti di conoscienza”, non di cercare la verità ultima. Quello è il ruolo del filosofo o del prete di turno.
5- l’evoluzione della wavefunction vale per tutto il cosmo, non solo per il cosmo osservabile. ora, mentre il cosmo osservabile è finito, non c’è motivo per cui il cosmo complessivo debba esserlo. o sbaglio? se è così, il fatto che una wavefunction comprenda zone incapaci di aver mai interagito localmente (i.e. oltre l’orizzonte relativistico), questo che conseguenze ha? o se ne tiene già conto?
EH?
Se dio esiste, esiste un universo in cui non esiste.
Ed esiste invece un universo in cui la MWI è stata provata falsa?
Una singola misura della posizione di un singolo elettrone su una singola dimensione spaziale ad un dato istante può avere infiniti valori diversi, quindi, per quello che ne so di questa interpretazione, scordatevi la finitezza degli universi.
Grazie.
se neanche te lo sogni l’esame “Istituzioni di meccanica quantistica” che cazzo parli a fare di cardinalità
Fino a sapere che è la misura del numero di elementi di un insieme credo basti meno delle triennale, e anche uno scipol possa arrivarci se gli fai un esempio con le panette di phumo. Se però tu credi che sia impossibile apprezzare l’argomento diagonale di Cantor (ma ops, sai cos’è?) prima di un PhD e di aver pulito con la lingua LHC per almeno un mese, allora oghei ammigu, hai ragione tu.
“passando al continuo integrando sui mondi”
Qui, mi spiace tu non abbia colto il fatto che parlavo tra il serio e il faceto.
Due cose (o meglio, infinite) mi fanno lollare di te, per inciso:
-un fisico fino alla specializzazione gli insiemi infiniti li conosce quanto mia nonna conosce il funzionamento di un telecomando
Analisi Uno. Archimedeità, d’you know? Ma non andiamo troppo in là Gesùmmaria, già basta aver mostrato che N non è superiormente limitato. Ma, ehi, sai cosa intendo no? Tu la laurea ce l’hai!
-conoscienza
LOL
E anzi la cosa darebbe una spiegazione molto elegante a problemi scottanti in cosmologia o in biologia: eventi di probabilità molto piccola, avendo un ventaglio infinito di possibilità per accadere, in termini di tempo e luogo, diverrebbero “normali” se guardati ad una scala più ampia. Addirittura eventi di probabilità infinitesima potrebbero essere deltutto legittimati ad accadere, in virtù di quella simpatica regola che vuole “0*infty” forma di indecisione che a volte ha limite finito.
tu hai letto, come me, Max Tegmark, nevvero? :)
“il fatto che una wavefunction comprenda zone incapaci di[...]”
faccio fatica a trovare la principale, quindi non ho ben capito cosa intendi.
sì, effettivamente è incomprensibile.
se la wavefunction comprende tutto il cosmo, e il cosmo è infinito, la wavefunction ha estensione spaziale infinita, sbaglio?
ora, l’evoluzione della wavefunction è locale? se la wavefunction “nasce” 15 miliardi di anni fa, zone della wavefunction più lontane di 15 miliardi di anni luce fra loro non possono comunicare, quindi si evolvono indipendentemente? o qui si entra nella magia della non località?
io parlo da barbaro che queste cose non sa, probabilmente la domanda è di per se stessa malposta. ma è più chiaro cosa voglio dire?
E se non fa parte del multiverso non si sbatte per la coerenza di ogni singolo universo ma solo di quella del multiverso.
ma l’hanno fregato gli angeli!
Esistono osservabili a spettro continuo, quindi gli universi sono infiniti (non numerabili). Una singola misura della posizione di un singolo elettrone su una singola dimensione spaziale ad un dato istante può avere infiniti valori diversi, quindi, per quello che ne so di questa interpretazione, scordatevi la finitezza degli universi.
questo non è vero solo se la “scatola” dell’elettrone è infinita?
e non è vero che la scatola dell’elettrone non è mai infinita perchè confinata ai limiti dell’universo osservabile dall’elettrone?
chiedo, eh.
La MQ non funziona in uno spaziotempo curvo.
ma come!!! voglio saperne di più.
L’evoluzione di una wf è deterministica finché non si esegue una misura. E’ OVVIO che non si faranno misure esterne sull’universo, dalla definizione di wf “totale”.
beh, e questo è quanto mi basta. :)
Se però tu credi che sia impossibile apprezzare l’argomento diagonale di Cantor (ma ops, sai cos’è?) prima di un PhD e di aver pulito con la lingua LHC per almeno un mese, allora oghei ammigu, hai ragione tu.
io le diagonalizzazioni di cantor le ho imparate e capite che ero alle medie.
erano i tempi in cui “Le Scienze” era una rivista seria.
tu hai letto, come me, Max Tegmark, nevvero?
Devo dirti che no, però mo’ guglo e mi informo.
Per la storia della wavefunction ora credo di aver capito ma non ho idea. Quindi taccio, à la Wittgenstein.
La MQ non funziona in uno spaziotempo curvo.
Credo significasse “la MQ non funziona nello spazio-tempo curvo previsto dalla relatività generale.” Copio un po’ a braccio da Brian Greene:
“La teoria di Einstein ci mostra che in assenza di masse lo spazio è piatto. Per tenere conto della MQ però, dobbiamo operare un cambio di scala e osservare le proprietà microscopiche dello spazio. Classicamente parlando, ad ogni livello di ingrandimento lo spazio mantiene la sua struttura di base, fino a scale arbitrariamente piccole [in pratica tu ingrandisci la scala, e anche in zone visibilmente curve a un certo punto otterrai uno spazio ragionevolmente piatto]. Ma la MQ smentisce radicalmente questa previsione invocando il principio di indeterminazione: tutto è soggetto a fluttuazioni quantistiche, e in particolare lo spazio che noi pensiamo “vuoto” di campo gravitazionale. ” Più ci avviciniamo per vedere meglio, più dobbiamo rinunciare alla precisione riguardo la sua effettiva vuotezza, e quindi la sua effettiva piattezza o curvatura. Ad un certo punto in pratica ti trovi con uno spazio che pensavi piatto e invece si compone di un tripudio di superfici non orientabili.
Eötvös
Io, da povera laureata in giurisprudenza, c’ho avuto qualche difficoltà. Proprio come Dio. :D
Non era Le scienze ad essere una rivista seria, eri tu ad essere un freak. Io lo so, c’ero.
Ah, i bei tempi andati…
“Se dio esiste, esiste un universo in cui non esiste.” BUM! (ovvero: bel botto di capodanno, auguri) Raffaele
se neanche te lo sogni l’esame “Istituzioni di meccanica quantistica” che cazzo parli a fare di cardinalità
Se togli il diocane in inciso chiaro che perde mordente, come frase. Cmq l’idea è “cazzo parli di cardinalità di un insieme che ne io ne te sappiamo di che tipo è”. Insomma, se stessimo parlando dell’esistenza dei marziani snoccioleresti tutte le tue conoscenze di matematica e filosofia per convincerci che è un argomento interessante sapere di che colore sono? Poi è ovvio, gli omini verdi sono verdi.
un fisico fino alla specializzazione gli insiemi infiniti li conosce quanto mia nonna conosce il funzionamento di un telecomando
Dio bono, dico solo che da fisico non ti triturano troppo i testicoli ad approfondire questioni sugli insiemi infiniti. Se poi te la impari per i cazzi tuoi, meglio per te. Prego solo per la tua vita sociale. Eppoi, mia nonna sa cambiare canale.
-conoscienza
LOL
beh, pwned.
In quanto alla domanda misteriosa, non so che ti aspetti da una wavefunction, ma è una funzione di r e t, continua e con derivata prima continua, modulo quadro integrabile, dove r è un vettore in uno spazio di dimensione 3^N, con N il numero di particelle del sistema (un vettore tanto grande). Fine di quello che sappiamo, e di quello che interessa, peraltro. La domanda, pure mi sembra poco sensata. Cioè, anche y=x con x appartenente ai reali “ha dimensione spaziale infinita”, no?
Per quanto riguarda l’evoluzione, questa dipende dall’operatore hamiltoniano e dai suoi autofunzionali. In un sistema di più particelle, se non sono interagenti, questi autofunzionali appartengono a spazi diversi per ogni particella, quindi sostanzialmente si evolvono in maniera diversa. |Y(t)> = |Y1(t)> + |Y2(t)> +… Una spiegazione più precisa penso mi richiederebbe parecchio tempo e parecchia fatica. Comunque l’idea è che se due robe so’ distanti e non interagiscono, l’evoluzione della wf rispecchia il loro comportamento reale.
questo non è vero solo se la “scatola” dell’elettrone è infinita?
e non è vero che la scatola dell’elettrone non è mai infinita perchè confinata ai limiti dell’universo osservabile dall’elettrone?
chiedo, eh.
Il fatto di mettere una particella in una “scatola” pone dei vincoli alla funzione d’onda, vero, ma lo spettro di X(posizione) e P(momento) resta continuo. Anche sapendo che la particella è in una scatolina, potresti trovarla ovunque, tranne diciamo in un insieme discreto di punti. Quello che si discretizza è lo spettro energetico, per esempio. Sapendo con assoluta precisione che la particella sta in un punto, una misura del suo momento genererebbe un insieme infinito di universi, comunque. Poi, come scatola, si intende punti dove la funzione d’onda deve sicuramente annullarsi oltre. Se pensiamo l’universo infinito, la scatola puo’ essere infinita, dopotutto.
La MQ non funziona in uno spaziotempo curvo.
Non ne conosco i dettagli, ma in soldoni la MQ dà delle previsioni su probabilità dei risultati di misura su degli osservabili. Da quello che ho capito, inserendola in uno spaziotempo curvo, in presenza di curvature sufficientemente accentuate, alcune probabilità divergono. Il che è assurdo, visto che la probabilità dovrebbe stare fra 0 e 1. Per questo i buchi neri a volte vengono chiamati “singolarità quantistiche”. Insomma, qui sotto ci sta matematica con i controcoglioni, ma l’idea è che viene fuori qualche divisione per 0 :P
Comunque vorrei fare presente una cosa. Non so la posizione della comunità scientifica in proposito, ma quando si parlò di collasso della funzione d’onda a lezione, il prof sostenne che la funzione d’onda non va vista troppo realisticamente, ma più come qualcosa che rispecchia l’informazione che abbiamo sul sistema. Poi tanti dubbi mi sono rimasti, in ogni caso.
Eotvos, a proposito del procedimento diagonale di Cantor, è questo che è irritante in ciò che scrivi. Devi PER FORZA tirare fuori qualcosa per bullarti della tua sapienza illimitata, anche se assolutamente superfluo? Nessuno dubita che tu sia colto e legga un sacco e ti masturbi regolarmente con qualche dimostrazione matematica. Ti dirò la verità, non me n’è mai sbattuto nulla di sapere come Cantor ha dimostrato che R non è numerabile, mi fido. Me lo leggerò, ok? Il fatto è che nonostante la tua cultura, la ostenti nello stesso modo in cui un bambino vuole che tutti ammirino la sua nuova creazione coi lego o il suo salto carpiato sul divano. Per giunta aggiungi termini da nerd simpaticone qua e là. Bleah.
Se poi lo fai come scelta stilistica, tiri fuori certe cose per “parlare tra il serio e il faceto”, non sperando minimamente che qualcuno più a corto di nozioni matematiche ti ammiri, beh ritiro tutto e lo sostituisco con “il tuo stile mi dà il voltastomaco e mi irrita. Ma sono gusti.” Pace.
In quanto alla quantizzazione spaziale, uno dei motivi per il quale insultavo il tuo commento, è vero che la componente lungo un asse dei momenti angolari è quantizzata. Il problema sta nel fatto che è la componente lungo un asse arbitrario. Curioso, no?
Caro #52, ma sai che più ti leggo più mi sembra di conoscerti di persona? Però tu continui a cogliere in quello che dico una acredine che non c’è. Io mica sono arrivato e ho detto a Brullo
“HAHA EHI AMICO LOL FIGA LA METAMATEMATICA HEISENBERG E IL TAO DELLA FISICA MA SECONDO TE LA TEORIA DELLE STRINGHE E’ VERAMENTE LA TEORIA DEL TUTTOOOOO!?!?!11!!”
Semplicemente sono arrivato e ho posto una domanda che mi è parsa interessante, senza fare più rumore del necessario. Poi se vogliamo sei tu che mi hai dato addosso per primo. Non sai chi sono, non sai da dove vengo e cosa faccio. Perchè devi attribuirmi un’ignoranza che magari non ho, solo perchè “è costume dello studente medio non avere di queste conoscenze”? Ti sembra così strano e prova di nerditudine l’avere una conoscenza che manca a molti altri, solo per il fatto che a me è interessata e l’ho approfondita per conto mio? Io queste cose le ho fatte ad Analisi Uno. Mi ha fanciullescamente stupito che tu non le avessi mai nemmeno sentite per nome.
Tu applichi una categoria del tutto opinabile e relativa (la “media” che vuole che lo studente universitario standard non studi altro che quello cui lo obbliga il programma) ad una situazione particolare che proprio in quanto tale non puoi analizzare. Io non pretendo che l’uomo della strada sappia cos’è l’argomento diagonale, è una cosa molto bella ma si vive anche senza. Però mi sembra una cagata grande come un multiverso il fatto che io debba dire, prima di scrivere qualcosa qui o altrove
“Gristo no, non devo ostentare troppa sapienza, altrimenti come la potrebbe prendere il mio vecchio amico del commento #52? Meglio fingere di non sapere altro che le tabelline!”
Se lo vuoi sapere (anzi no, non lo vuoi sapere, non te lo dico. Contento?)
In sintesi, scriverò anche quel cazzo che mi pare, senza dover rendere conto a te. E se tu vedi in quello che dico l’atteggiamento del bambino che fa le capriole sul divano, al me di qui e agli altri aleph_1 me in giro per il cosmo non credo possa importare di meno.
Altrimenti vai alla prossima consegna dei premi Nobel a dire ai candidati “Fermi, per carità fermi! Non vedete che mi mettete in imbarazzo? La vostra conoscenza è senza dubbio indice che avete un ego gigante che dovete per forza soddisfare giocando ai nerd!!1!”
Ah, giusto perchè non ci si fraintenda di nuovo, quando tu dici
wavefunction, ma è una funzione di r e t, continua e con derivata prima continua, modulo quadro integrabile, dove r è un vettore in uno spazio di dimensione 3^N, con N il numero di particelle del sistema (un vettore tanto grande). Fine di quello che sappiamo, e di quello che interessa, peraltro. La domanda, pure mi sembra poco sensata.
Per quanto riguarda l’evoluzione, questa dipende dall’operatore hamiltoniano e dai suoi autofunzionali. In un sistema di più particelle, se non sono interagenti, questi autofunzionali appartengono a spazi diversi per ogni particella, quindi sostanzialmente si evolvono in maniera diversa. |Y(t)> = |Y1(t)> + |Y2(t)> +…
ho un’idea vaghissima di quello che intendi, perchè questo formalismo mi è alieno. Ma io non mi metto a gridare allupo allupo per la stanza dandoti le botte perchè non devi permetterti di usare le parole dei grandi. Io.
Semplicemente, mi documenterò anche io. Ma non mi permetto di dire nemmeno per sogno “non me n’è mai sbattuto nulla di sapere come[...]“. Ammettere la propria ignoranza, per un giorno arrivare ad abbatterla, o quantomeno a ridurla. Non è questo la Scienza?
E.
E se tu vedi in quello che dico l’atteggiamento del bambino che fa le capriole sul divano, al me di qui e agli altri aleph_1 me in giro per il cosmo non credo possa importare di meno.
Altrimenti vai alla prossima consegna dei premi Nobel a dire ai candidati “Fermi, per carità fermi! Non vedete che mi mettete in imbarazzo? La vostra conoscenza è senza dubbio indice che avete un ego gigante che dovete per forza soddisfare giocando ai nerd!!1!”
sì ma tu non sei un nobel, sei uno sfigato che parla fuori tema per giunta non facendosi capire da nessuno, e non perchè hai cultura ma perchè sei dislessico. Se scrivevi bllbulbulbublbllbulbullblublublublu era uguale, ci saresti stato sul cazzo allo stesso modo. E se non ti importa di meno non venire qui a lamentarti per difendere il tuo ego ormai visibilmente rimpicciolito
Ma porco quel dio.
Certo che hai una concezione della cultura veramente singolare: arrivi e dici, minchia, non so un cazzo! Che cazzo vorrà dire “cardinalità”? Come si permette questo sfigato di usare una parola che io non conosco? Io che sono laureato, io che ho fatto l’esame di MQ, io che le so tutte! Io, io, io.
Chi è dei due che ha un grosso ego?
Di nuovo, invece di supporlo, come fai tu con me, e di affibbiarti un etichetta, ti chiedo chi cazzo sei per parlare così a chicchessia. Ah, dici che non mi deve importare? Benissimo, e allora perchè la mia identità importa a te e io devo per forza essere un ignorante “se no non è giusto e il mondo è cattivo buh buh”?
Dai la colpa a me della tua ignoranza e poi avrei io un grosso ego? Ma gavte la nata.
In secondo luogo io parlavo con Brullo e con Ventura, non con te. Se avessi voluto parlare a te avrei fatto gli esempi con le banane, le mele al mercato e i gatti nelle scatole. Invece stavo parlando espressamente con loro due: se vai a controllare, e se ti ricordi ancora come si legge un testo, visto che sai meglio il formalismo braket dell’italiano, al commento #37 “A brullo” e al commento successivo “A Ventura”. Parlavo con loro. Tu sei stato solo un troll del cazzo che mi si è attaccato alla gamba mentre cercavo di fare un discorso serio con loro due, persone che so in possesso del background necessario per dare per scontato il concetto di cardinalità. Che tu non lo abbia per scontato, non sono cazzi miei, ti sei semplicemente intromesso in una discussione tra me e loro in cui non avevi minima voce in capitolo. Avresti potuto dire “oh, ragazzi, scusate, cos’è l’argomento diagonale? Io mai sentito in vita mia, eppure cazzo, sono laureato!!1!” e io sarei stato lieto di dartene un’idea di massima. Non l’hai fatto e hai preferito l’ad hominem ingiurioso (la fallacia commessa quando una persona sostituisce commenti offensivi alle prove quando attacca l’affermazione o le affermazioni di un’altra persona, ti evito di aprire lo Zanichelli). Questo per quanto mi riguarda ti colloca tra i rompicoglioni di classe C^infty.
non ci crederai ma stavo proprio cercando uno che s’intende di fisica. perchè da quando è iniziato l’anno nuovo c’è una questione che mi assilla: quella del proiettile vagante. Forse tu puoi spiegarmi, secondo le leggi della nuova fisica moderna applicata al giornalismo, come fa un proiettile “a v a g a r e”…
e cosa cerca nel suo andare ramingo?
cosa si chiede?
cerca di ricordare dova ha dimenticato la traiettoria?
e infine…questo vuol dire che anche i proiettili rincoglioniscono?
buon anno by sally brown
ole /.)
dimenticavo:http://schizzigocceecapricci2.blogspot.com/
il mio blog.
ole /.)
una bella primizia, da zenone a borges cucinati con scienza (di cui ci capisco poco) e filosofia (ancora meno) serviti insieme per iniziare bene l’anno e liberare la mente dai panettoni di questa dimensione che invece non riescono a mutare di stato ma permangono indefessi nel mio stomaco…
consigliato da un’amica attenta osservatrice della blogsfera è una piacevole scoperta.
in realtà sono un po’ sconcertato dalla mmm… seria veemenza di alcuni commentatori e dal fatto che non firmandosi, non si capisce niente di chi corregge chi…
buona annata comunque
emilio
OK. Senti, scusa, ok? Solamente, avevo letto un paio di castronate inserite in un commento scritto con uno stile ampolloso e forzatamente tecnico, al che mi è venuto in mente il personaggio che si atteggia da gran scienziato senza sapere di che sta parlando. E visto che c’avevo le palle girate ti ho giusto un pochino insultato. Prendila con filosofia, visto che ti piace, dannazione. Mi scuso, ok? Potremmo rientrare comunque in una discussione interessante. Comunque, so cos’è la cardinalità. E la mia impressione è che nel discorso generale ci azzecchi come il colore dei marziani. Che sono verdi. In ogni caso, io ti ho insultato conoscendo qualcosa in più su un paio di cose che avevi scritto. Non mi pare di essermi bullato di nulla, anzi. Il mio ego è nella norma, fidati. Sono sicuro che alla tua laurea saprai molto più di me. Allora, mi farò spiegare da te quello che è rimasto in sospeso.
Sono stato sgarbato, ma volevo contribuire in maniera produttiva alla discussione, in fondo.
In ogni caso
A proposito della scritta |Y(t)> =… è una castronata anch’essa. Non è una somma ma un prodotto tensore, in ogni caso, il senso del tutto non cambia. E mi spiace di aver inserito quel formalismo, effettivamente non era una buona idea. Dimenticatevene, e basta.
Per inciso, 3 commenti di risposta mi appaiono un tantino eccessivi. Mi stupisce l’aver scatenato una tale reazione.
“Brullo… Ventura… persone che so in possesso del background necessario per dare per scontato il concetto di cardinalità.” Ma chi, un biologo e un filosofo? Molto meglio vedere due fisici che se le danno di santa ragione (anche se non firmandosi, risulta più difficile da capire della MQ). Comunque, tornando alla domanda che mi hai posto, io continuo 1) a difendere l’incongruenza del mondo disney 2) a sostenere che Dio esiste in tutti i mondi possibili, per definizione. Però la discussione mi pare troppo impegnativa, non vorrei che si scoprisse che non ho fatto Analisi 1. Raffaele ;)
seria veemenza di alcuni commentatori
ciao nuovo amico. qui la seria veemenza è il gold standard fin dagli inizi. o così, o annegare.
witt: scusami di cuore, ma ti ho cancellato il commento per un mero motivo tecnico. giusto per ripasso: non osate giammai, se conoscete il mio nome reale, a postarlo da queste parti o correlandolo in qualche modo a queste parti, o vengo a bruciarvi la casa e vi porto in ferie al Campo Rieducativo “J.Mengele”
il combattimento tra fisici è troppo ok, ne voglio ancora e soprattutto mi piacerebbe che smettiate di piccarvi sulle cazzate e invece mi spieghiate le cose serie.
Così va meglio. Vedi che andiamo già più d’accordo se ognuno mette del suo per limitare l’altrui ignoranza? Tu hai sentito parlare di Cantor e io ho imparato che il suo operato c’entra con la MQ meno delle patate durante una maratona. Perfetto, sappiamo entrambi una cosa in più. Che motivo c’era di litigare?
Ok, pace fatta, magari tra 4-5 anni sei il mio superiore a LHC e devo tenerti buono.
Detto questo, non mi ricordo più quali erano le domande serie di Brullo, per il poco che potrei aiutarlo.
Ventura piuttosto, mi spieghi perchè. Io la penso diversamente, dato che l’esistenza di un mondo che soggiace alle leggi Disney è perfettamente legittima (ancorchè poco etica o molto squallida). Pure su Dio ho le mie perplessità, ma il nocciolo credo che sia quando si dice er definizione: di Dio si sono date un tanto di definizioni nel corso dei secoli, essere che ha tutte le perfezioni, essere che ha tutta la conoscenza eccetera. Adesso a che punto siamo? cioè, come è definito Dio?
Dio := … ?
Dimentico sempre di firmarmi
Eötvös
da witt. scusami tu, hai ragione, ci ho pensato solo dopo. comunque, complimenti BN! il racconto funziona. non sto seguendo metodicamente i post degli scienziati. ma è un peccato perdere di vista l’oggetto della questione, che è un racconto. e il racconto è buono e bello. ti propongo umilmente da farti da editor, e, sempre molto umilmente, da correttore di bozze. ma prego, non eludere le altre questioni da me poste, circa KwPd.
witt. ancora scusa per i superlativi decrittabili troppo facilmente.
magari per qualche idea in più (dal punto di vista storico/politico/sociale/letterario è utile la consultazione di:
Libro: L’oscuro scrutare di Philip K. Dick
Autore: Gabriele Frasca
di cui segue una recensione, tra le altre.
Testata: La Sicilia
Data: 30/07/2007
I mondi alternativi inventati dai Chicago Boys
Guido Caserza
L’oscuro scrutare di Philip K. Dick di Gabriele Frasca
Lo scrupolo esegetico che anima le pagine del saggio di Gabriele Frasca, L’oscuro scrutare di Philip K. Dick (Meltemi, pp. 263, euro 20,50), è di per sé motivo sufficiente per raccomandarne la lettura. Per scandagliare l’opera narrativa di Dick, Frasca ha infatti studiato gli economisti della Scuola di Chicago, essendo partito dalla convinzione che il neoliberismo, l’Antistato e il capitalismo molecolare, tutto questo fosse compendiato nei mondi alternativi dei romanzi di Dick, dal kennediano L’uomo nell’alto castello al nixoniano Un oscuro scrutare.
I mondi alternativi di Dick sembrano infatti la realizzazione dei modelli sociali previsti dai testi dei Chicago boys, ma siccome Dick è stato scrittore profondamente creativo, la sua non è, ovviamente, la riproduzione naturalistica di un mondo ancorché immaginario. È piuttosto una alterazione del tempo e dello spazio, quella verso cui Dick fa deragliare i sensi del lettore: nell’Uomo nell’alto castello, Dick immagina un’America soggetta agli Stati dell’Asse, usciti vittoriosi dal secondo conflitto mondiale. Non già dunque una visione profetica, ma una riscrittura del passato che getta una luce inquietante sulle democrazie contemporanee.
Riscrivendo il passato, sulla scorta di quella che Frasca definisce una “storiografia espressionistica”, Dick è dunque uno scrittore di science fiction assolutamente sui generis: le sue non sono allegorie precise proiettate in un futuro remoto (non a caso quasi tutti i mondi immaginati da Dick sono già nel nostro passato), ma compresenze di mondi possibili: il mondo attuale convive con il mondo alternativo (la democrazia americana con il totalitarismo nazista, il cui epifenomeno sarebbe oggi l’onnipervasività delle droghe, della tecnologia e dei media elettrici), così come presente e passato convivono, secondo i presupposti della fisica teorica, pure questi usati da Frasca per enucleare la filosofia dickiana.
Dalla fisica dei quanti allo gnosticismo il passo è ovviamente conseguente: l’ultimo Dick è quello in cui misticismo e fisica si fondono in una visione, coerentemente alterata, della realtà. Nella Trasmigrazione di Timothy Archer, la storiografia espressionistica di Dick si trasforma in una specie di ontologia espressionistica, alla ricerca del soffio, o dell’energia vitale, ovvero del mondo antico, sempre presente e reale, sotto le piaghe del tempo presente e della falsa realtà.
Per interpretare questo ultimo Dick, Frasca ricorre allora ai testi paolini, sfoggiando una volta di più quell’erudizione straordinaria che puntella tutto il suo saggio, argomentando dunque in modo razionale la sua lettura dickiana e per questo rendendola discutibile sul piano dialettico, che è quanto di meglio oggi possa offrire in Italia la critica letteraria.
witt
ciao witt, don’t worry.
quanto alla correzione di bozze, beh, questo genere di sciocchezze non è quello che io chiamerei letteratura.
fai da talent scount per gente migliore di me, suvvia.
quanto a KP, è vero, è trascurata. tornerò, se in mezzo alla tesi riesco a districarmi.
Adesso a che punto siamo? cioè, come è definito Dio?
Dio := … ?
Non so perché ma a questo giro proprio non ci riesco, boyz. Mi avete inibito, ecco…
emh. mi avete così inibito che ho fatto anche casino coi tag dio cane.
che bijou di donna, sei così raffinata
Beh, non vorrei fare lo spocchioso, comunque sarebbe un post carino e con alcune cose interessanti se non fosse oramai poco originale, sui blog, il dialogo con Dio (camicia hawayana o sigaro dal gusto esotico, non fa molta differenza) sui massimi sistemi come la fisica quantistica.
Per passare ad amenità un po’ più tecniche, se facciamo l’esperimento di far cadere la matita centomila volte e ogni volta l’universo si splitta in una continuità di “duepigreco” universi possibili in cui la matita cade in ogni possibile direzione diversa, ci sarà un universo in cui la matita è caduta tutte e centomila le volte nella stessa direzione, o più precisamente ci sarà un gran numero di universi (una frazione finita del totale) in cui la matita sarà caduta sempre nella stessa direzione con dispersione in un angolo abbastanza piccolo da far risultare il fenomeno abbastanza sospetto. E il fatto che ciò non sia ancora mai avvenuto mi fa pensare che il branching dell’universo ogni volta che la funzione d’onda è indecisa sul da farsi sia un’ipotesi sbagliata, anche perché “recenti” studi correlano la perdita di coerenza della funzione d’onda con lo scambio di informazioni con l’ambiente – nessun bisogno di splittare la funzione d’onda e creare miriadi di universi ogni volta, dunque, anche perché non so se le anime abbiano una funzione d’onda che può moltiplicarsi tipo meiosi.
che bijou di donna, sei così raffinata
già. quando mi faccio la ceretta alle gambe vengono da oxford per imparare.
se non fosse oramai poco originale, sui blog, il dialogo con Dio (camicia hawayana o sigaro dal gusto esotico, non fa molta differenza) sui massimi sistemi come la fisica quantistica.
concordo appieno.
se facciamo l’esperimento di far cadere la matita centomila volte e ogni volta l’universo si splitta in una continuità di “duepigreco” universi possibili in cui la matita cade in ogni possibile direzione diversa, ci sarà un universo in cui la matita è caduta tutte e centomila le volte nella stessa direzione, o più precisamente ci sarà un gran numero di universi (una frazione finita del totale) in cui la matita sarà caduta sempre nella stessa direzione con dispersione in un angolo abbastanza piccolo da far risultare il fenomeno abbastanza sospetto.
beh, la frazione di universi in cui questo accade è esattamente identica alla probabilità classica del verificarsi di quell’evento.
non c’è niente di strano nel fatto che tu non l’abbia mai visto: vuol dire che vivi in un universo piuttosto probabile, com’è legittimo attendersi.
in altri termini: non è possibile distinguere la MWI da altre fisiche basandosi sulla statistica, perchè la MWI non ti dà altro che una diversa spiegazione per la randomness osservata.
anche perché “recenti” studi correlano la perdita di coerenza della funzione d’onda con lo scambio di informazioni con l’ambiente
a quanto ne so, confondi la decoerenza con il collasso della funzione d’onda.
la decoerenza è uno dei pilastri della MWI: se non ci fosse, tutti i mondi continuerebbero a coesistere contemporaneamente.
il problema è il collasso.
(i fisici intervengano a dirmi se ho capito o no)
molto bello.
purtroppo non ho il tempo di leggere tutti i commenti, sorry.
> i fisici non mi crocifiggano
Sfortunatamente questo è uno dei mondi in cui tu sei il figlio di dio e noi gli emissari del feroce quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato.
Dimenticavo… interessante l’utilizzo di una rottura spontanea di simmetria come parabola per illustrare il collasso della funzione d’onda.
Forse bisognerebbe utilizzare piú spesso esempi complicati per spiegare fatti semplici (semplici tecnicamente, neh, ché ontologicamente le cose stanno all’opposto).
Scusa l’inopportuno affastellarsi di commenti, per me non inusuale perché sono un confusionario che agisce prima di pensare.
> il problema è il collasso
Epperò è un problema filosofico, non fisico.
Dal punto di vista fisico il collasso della funzione d’onda è matematicamente ben definito e non pone alcun problema di coerenza né di significato della teoria quantistica: semplicemente, a seguito di un’osservazione sperimentale, la funzione d’onda del sistema osservato si adegua istantaneamente al risultato dell’osservazione stessa. Niente di strano.
È dal punto di vista ontologico e interpretativo, invece, che risulta insoddisfacente l’esistenza di due tipi distinti di oggetti fisici: gli oggetti osservati e l’osservatore (o il relativo strumento di misura). Anche perché la distinzione tra i due tipi di oggetto è (ovviamente) relativa all’osservatore stesso.
Ora, se supponessimo che Occam usasse un rasoio bilama…
Dimenticavo… interessante l’utilizzo di una rottura spontanea di simmetria come parabola per illustrare il collasso della funzione d’onda.
heh! lo so che è l’esempio classico della rottura di simmetria, ma mi pareva potesse tornar bene anche in questo caso. ho sbagliato?
Dal punto di vista fisico il collasso della funzione d’onda è matematicamente ben definito e non pone alcun problema di coerenza né di significato della teoria quantistica: semplicemente, a seguito di un’osservazione sperimentale, la funzione d’onda del sistema osservato si adegua istantaneamente al risultato dell’osservazione stessa. Niente di strano.
no, però pone un problema di semplicità. di occam, appunto. wikipedia spiega anche a me che sono capra:
«Hartle[24] showed that in Everett’s relative-state theory, Born’s probability law
The probability of an observable A to have the value a in a normalized state | psi rangle is the absolute square of the eigenvalue component of the state corresponding to the eigenvalue a: P(a) = | langle a | psi rangle |^2
no longer has to be considered an axiom or postulate. It can rather be derived from the other axioms of quantum mechanics. All that has to be assumed is that if the state | psi rangle is an eigenstate |arangle of the observable A, then the result a of the measurement is certain. This means that a second axiom of quantum mechanics can be removed. Hartle’s derivation only works in a theory (like Everett’s) that does not cut away (“collapse”) any superposition components of the wave function. In other interpretations it is not comprehensible why the absolute square is used and not some other arbitrary, more complicated expression of the eigenvalue component say, the square root or some polynomial of its norm.
As a consequence Everett’s interpretation or metatheory is an alternative formulation of quantum theory requiring fewer axioms than previously required and thus favoured by interpretations of the “Occam’s razor” heuristic that emphasize simplicity of the mathematical or logical structure of a theory (as opposed to interpretations that emphasize a minimal number of hypothesized entities or some other aspect).
One might argue that postulating the existence of many worlds is some kind of axiomatic assumption, but each world is merely an element in the quantum superposition of the universal wavefunction; quantum superpositions are a common and indispensable part of all interpretations of quantum theory, as is most clearly illustrated in the path integral formulation of quantum mechanics. Even the simple reflection of a photon from a mirror becomes amazingly convoluted when looked at from this perspective, as the photon follows all paths instead of just following the incident and reflected rays, and destructively interferes with itself on all paths save the classical. Everett’s theory just considers it a real phenomenon in nature and applies it to macroscopic systems in the same way as it is conventionally applied to microscopic systems.»
senza contare che trovo estremamente ok il fatto che la MWI sia una teoria locale.
non ci ho capito un tubo, ma lo considero lo stesso la versione scientifica de “La genesi” di Guccini.
confondi la decoerenza con il collasso della funzione d’onda.
In effetti mi sembrano, se non la stessa cosa, strettamente correlati: la perdita di coerenza causa il collasso. Premettendo che non posso leggermi settanti commenti lasciati prima del mio arrivo, c’è qualcuno che può spiegarmi la differenza, poiché detiene il dottorato?
Mi consolo pensando che se la MWI è vera, in “questo momento” ci sono degli universi in cui la gente impazzisce perché una matita cade sempre nella stessa direzione, oppure la gravità cambia improvvisamente di senso, e LHC non trova nessun Higgs a causa di statistica sfigatissima e quindi il mio prof. postdoc di Stringhe vince la scommessa.
Ah, dimenticavo, mi sembra inutile parlare di località quando si è in ambito di Meccanica Quantistica: è una teoria non relativistica, non possiamo aspettarci che rispetti cose come la località, e se le rispetta sarà un caso. Almeno credo. D’altra parte in questo momento un ghiro che prima non esisteva mi sta mordendo l’alluce del piede che si è trasformato in una salsiccia luganese, segno che la MWI è corretta e adesso esplodo.
domana: cosa ne pensate del mensa?
è una teoria non relativistica, non possiamo aspettarci che rispetti cose come la località, e se le rispetta sarà un caso.
la teoria quantistica tiene conto della relatività, caro coso.
la teoria quantistica tiene conto della relatività
?
domanda profana: riguardo al collasso, che mi incuriosisce più degli infiniti universi: e se gli osservatori sono due? cioè. poniamo che la famosa scatola col gatto sia incastrata in un muro e che da un lato del muro ci sono io e dall’altro c’è il mio doppleganger: entrambi possiamo ispezionare la scatola solo dall’alto. se la apriamo insieme, che su succede? l’onda collassa due volte o una? e possiamo vedere due cose diverse?
Come inserire tantissime nozioni di fisica in un racconto senza far sentire stupido il lettore.
Bravo, complimenti veramente!
Mi sa che mi leggerò questo blog varie volte :D
Io non ho capito nulla.
Stavo solo cercando donne nude, giuro.
Come inserire tantissime nozioni di fisica in un racconto senza far sentire stupido il lettore.
Bravo, complimenti veramente!
Mi sa che mi leggerò questo blog varie volte :D
anche quando discetterà a favore del piano di lotta e vittoria dei nani nazisti contro i misteriosi servizi segreti dei negri?
anche quando discetterà a favore del piano di lotta e vittoria dei nani nazisti contro i misteriosi servizi segreti dei negri?
ma se lo sai che vogliamo solo quello!
Complimenti, una teoria difficile raccontata in modo perfetto e molto kiaro….
Bravo davvero
molto kiaro
La teoria mi permette di pensare che da qualche parte c’è un universo dove vengono mozzate per legge le mani a chi scrive con la k. E la polizia è tipo quella di minority report.
E’ consolante.
sraule,se non hai nulla da dire puoi anche tranquillamente fare a meno di scrivere.non ci offendiamo.
ENR
ENR, regola no.1: non toccare sraule.
chiaro?
non ti preoccupare,l’ultima cosa che vorrei fare al mondo è proprio toccarla.
ENR
non ti preoccupare,l’ultima cosa che vorrei fare al mondo è proprio toccarla…
ENR
…E Ne Rosica
Eötvös
un bellissimo racconto, comprensibile anche da chi come me non ama granchè la fisica (come materia universitaria , eh)
ci saranno altri di questi interventi epistemologici che danno sul teologico? perchè mi dilettano parecchio
bizio
Per chi lo conosce, ieri è morto Paolo, il barista del bar Massimo a Sarzana.
Uno ha la febbre, tempo di capire cos’hai, e muori di notte improvvisamente (all’ospedale). Fascite necrotizzante. E poi dicono che bisogna stare tranquilli, che quando hai qualche sintomo, tranquillo, è solo un pò di febbre, tranquillo, è solo un doloretto, vedrai che passa. Si, in qualche modo passa.
Mi dispiace molto. Aveva sempre un sorriso leggero, un’espressione sorniona, una battuta e molta molta gentilezza, sempre. Aveva i prezzi bassissimi, ma faceva grandi cocktail, aveva nel bar (e che bel bar) il Mac con la musica bella, e faceva il 2° cocktail martini più buono di tutta Sarzana.
hkd
cristo, fascite necrotizzante.
una cosa orribile anche se ci sopravvivi.
è uno dei malanni che mi spaventa di più.
Per chi lo conosce, ieri è morto Paolo, il barista del bar Massimo a Sarzana.
Me l’hanno detto ieri al lavoro e, anche se non lo conoscevo, ci sono rimasta malissimo. E’ la velocità che ti spiazza. Il buco che si crea all’improvviso.
Cristo.
ENR, ma abbiamo mai avuto occasione di conoscerci? No, perché il tuo nick non mi dice assolutamente niente e mi chiedevo se il tuo rancore avesse un origine diversa dalla psicopatologia o dalla maleducazione.
Mi son persa un apostrofo.
ignorante
ENR
Attenzione ENR, altri 2 commenti così e tu sparisci, se ben conosco il landlord…
Non che sia una perdita, visto che NON HAI DETTO VERAMENTE UN CAZZO da quando sei arrivato. Ma non poco o concetti semplici, proprio NULLA.
Ciaaao.
HKD
Più che altro non risponde alla mia domanda. Immagino sia un tizio alla HeartMind o alla Infinito.
Ma arrivano tutti qua?
Sraule
non credo “arrivino tutti qua”, semplicemente ritengo siano veramente tanti.
e quindi statistica vuole che li si becchi molto spesso.
comunque hkd ha ragione: il prossimo commento del nostro amico penso proprio sparirà.
brullonulla> heh! lo so che è l’esempio classico della rottura di simmetria, ma mi pareva potesse tornar bene anche in questo caso. ho sbagliato?
Mi pare di no, come analogia esemplificativa va bene.
brullonulla&g però pone un problema di semplicità. di occam, appunto
Mentre supporre l’esistenza di infiniti mondi a Occam gli fa un baffo. Anzi, tutti e due e anche la barba.
In realtà di teorie quantistiche a livello quasi-cosmologico non so quasi nulla, ma diffido automaticamente di qualunque teoria sia stata proposta da scienziati anglosassoni a partire dal secondo dopoguerra… hanno degli occhiali ideologici di colore particolarmente oscuro e, secondo me. cospirano silenziosamente anche se involontariamente a favore dell’assioma di scelta, mentre noi persone illuminate preferiamo quello di determinatezza.
domanda profana: riguardo al collasso, che mi incuriosisce più degli infiniti universi: e se gli osservatori sono due? cioè. poniamo che la famosa scatola col gatto sia incastrata in un muro e che da un lato del muro ci sono io e dall’altro c’è il mio doppleganger: entrambi possiamo ispezionare la scatola solo dall’alto. se la apriamo insieme, che su succede? l’onda collassa due volte o una? e possiamo vedere due cose diverse?
Hai presente che succede quando Baxter Stockman entra nel teletrasporto di Krang? Qualcosa del genere. Di sicuro poi odi le tartarughe ninja senza valide motivazioni, anche se ce ne sono a bizzeffe.
dhalgren> e se gli osservatori sono due?
È il classico “problema dell’amico di Wigner” che non si può risolvere all’interno della MQ tradizionale, la quale prevede soltanto osservatori che conoscano i risultati delle rispettive misure (in pratica un osservatore solo).
Il modo di risolvere il problema di osservatori multipli distingue chi crede che la funzione d’onda sia un oggetto “reale” dotato di una propria esistenza (come Einstein, tanto per fare un po’ di sano namedropping) da chi (seguendo l’interpretazione classica di Copenhagen) crede invece che essa rappresenti soltanto il grado di conoscenza che un particolare soggetto ha del mondo fisico. Nel primo caso esiste una sola funzione d’onda per ogni sistema fisico, nel secondo caso ce ne sono tante, diverse, quanti sono gli osservatori.
Nel caso del gatto di Schroedinger io personalmente non ho dubbi che il gatto osservi sé stesso e, se è vivo, sappia benissimo di essere vivo (quest’opinione non è generalmente condivisa da chi nega ai gatti questa capacità di osservazione).
Nel caso della prima interpretazione, dunque, la funzione d’onda “reale” del gatto corrisponderà sempre esattamente al suo essere in effetti vivo o morto e non sarà mai una sovrapposizione. Questo perché il problema era stato concepito come una specie di barzelletta, se si mette un oggetto non senziente al posto del gatto la cosa si fa piú complessa.
Nel caso della seconda interpretazione, per l’”osservatore gatto” la funzione d’onda avrà le stesse proprietà mentre per me, che sto fuori della scatola, la classica “sovrapposizione” significa che io non so se il gatto sia vivo o morto finché non apro la scatola e guardo. In questo caso che il gatto sia senziente o meno non ha importanza, cosa che mi fa preferire di gran lunga questa seconda interpretazione (per altro incompatibile con la teoria a molti mondi).
Mentre supporre l’esistenza di infiniti mondi a Occam gli fa un baffo. Anzi, tutti e due e anche la barba.
sì, e se mi fai questa domanda vuol dire che non hai letto il mio post.
definire una partita a scacchi (l’universo) richiede di conoscere le regole (le leggi fisiche), e tutte le mosse della partita (la storia).
definire tutte le partite a scacchi (i molti mondi) richiede solo di conoscere le regole (le leggi fisiche).
il contenuto di informazione reale è assai inferiore nel secondo caso.
fBxxx, l’interpretazione di Copenhagen risulta più sensata pure a me. Ma non riesco a capire come metterla in correlazione con, per esempio, alcune righe dello spettro energetico di alcuni nuclei, spiegati come “sovrapposizioni” di stati, o con l’elettrone che passa attraverso entrambe le due fenditure. Se tizio fa la misura e io no, mica continuo a vedere la figura d’interferenza, o no? Parlo da profano, eh.
se la funzione d’onda è un oggetto “reale”, dotato di una propria esistenza, sarà possibile chiuderla nella scatola? comunque anch’io credo che il gatto si osservi, non vedo perchè negargli questo diritto, visto anche che è morto, e dei morti si deve dire sol bene.
anonimo" alcune righe dello spettro energetico di alcuni nuclei, spiegati come “sovrapposizioni” di stati, o con l’elettrone che passa attraverso entrambe le due fenditure. Se tizio fa la misura e io no, mica continuo a vedere la figura d’interferenza, o no?
1) In meccanica quantistica relativistica “l’elettrone” in quanto particella appare solo quando lo si misura. In tutti gli altri casi c’è solo il campo elettronico (che può essere in uno “stato a n elettroni”, il che non implica che tali elettroni esistano veramente mentre non li si osserva).
2a) Se il tizio fa la misura e io me ne accorgo allora sto condividendo il suo processo di misura, osservo gli stessi risultati e ne traggo le stesse conclusioni.
2b) Se il tizio fa la misura e io non me ne accorgo, mi aspetto di vedere una figura di interferenza, non la vedo, e ne deduco correttamente che il sistema non era isolato e che mi è sfuggita una qualche interazione. In questo caso si tratta dell’interazione con l’apparato di misura del tizio.
2c) Se io e tizio abbiamo due sistemi identici, lui fa la misura e io no, il suo sistema non presenterà interferenza e il mio sí.
brullo> io non leggo mai i tuoi post, se li dovessi leggere me li scorderei in breve tempo, e se per ipotesi non li scordassi troverei comunque piuttosto specioso che il fornire le regole degli scacchi implichi in qualche modo che tutte le possibili partite a scacchi siano state descritte e tanto meno che le partite possibili siano, o saranno, effettivamente giocate tutte quante.
Stabilire le regole della moltiplicazione non significa affatto che tutte le moltiplicazioni possibili esistano e infatti l’aritmetica senza induzione moltiplicativa di Presburger, dove manca una metaregola che possa automaticamente tener conto contemporaneamente di tutte le infinite moltiplicazioni possibili, ha proprietà ben diverse dall’aritmetica ordinaria dove la metaregola induttiva si può applicare anche a formule contenenti la moltiplicazione.
Molto, molto bello. Complimenti!
Personalmente sono convinto della molteplicità degli universi, anche perchè mi sembra l’ ipotesi piu’ semplice e probabile!