Monday, March 9, 2009 , 02.38
conosco un sacco di artisti fighi anche se io non so fare un cazzo

è, questa, una delle cose di cui mi rallegro. nonostante la mia totale insipienza e incapacità dislocata nelle più disparate discipline, conosco gente che fa delle cose fighissime, che spesso stimo molto e alle quali mi aggancio a mò di parassita.
questo weekend infatti ero a bighellonare a bilbolbul, dove ho potuto salutare quel geniaccio di tuono pettinato (che conosco poco, MA LO CONOSCO! e quindi VANTO) ma soprattutto ho fatto la conoscenza di uno dei miei più profondi miti, emiliano mattioli. la cosa sorprendente e di cui farò insopportabile vanto, vaniloquio e spocchiosissima boria è il fatto che anch’egli conosceva me quale lettore di questo posto (ciao emiliano ti vu ti bi). è stato un incontro molto bello dal quale ho guadagnato saggezza e artistici gadgets di sicuro impatto sulle fighe.
mezza internet di mia conoscena peraltro si trovava lì e quindi ha reso il weekend decisamente più interessante del previsto. ho fatto cose innocenti ma per me inconcepibili come ballare come uno scemo fino alle 5 del mattino, scontrando regolarmente il culo dell’artista-del-momento gipi (impegnato a fare il gagarone con le groupies).
ecco, gipi, bisogna capire. a me non dispiace gipi, affatto, davvero. però non capisco la hype immane che gli sta intorno. un po’ come pazienza, che peraltro non riesco veramente a leggere o sopportare, e pazienza (ahaha, LOLLONE) se questo mi rende un ignorante incapace di capire il fumetto. è bravo gipi, ma diamine, ha fatto un reading che c’era più gente che a un concerto di vasco (bisogna anche dire che era gratis).
quanto al “non so fare un cazzo”, ho sempre sofferto questa cosa per cui mia nonna mi diceva “non sai fare niente!” e quindi da bambino pensavo di non saper fare niente, a parte leggere libroni con i pianeti/i dinosauri e scrivere i raccontini di fantascienza, e quando ho capito che forse potevo imparare a fare le cose, era troppo tardi (mi era passata l’adolescenza).
è per questo che ora ho un blog.
non ho molto altro da raccontare, se non che fra quindici giorni andrò a vivere a cambridge, e la cosa è un bene, sì. ma fino a un certo punto. però devo andare sicuramente a chiedere un autografo a quest’uomo, i cui libri mi hanno cambiato la vita. almeno questo.


