Saturday, November 14, 2009 , 20.11

ce ne siamo liberati

a bocce ferme possiamo finalmente tirare un piccolo, quasi impercettibile sospiro di sollievo per uno degli eventi più attesi dall’autore di questo blog: la scomparsa di alda merini.

prima di tutto siamo sollevati perchè la merini non scriverà più. la merini è stata uno dei più limpidi esempi della cattiva cultura letteraria in italia. ovviamente di pessima letteratura scoppia tutto il globo terracqueo, e la merini, sebbene al massimo possa aspirare a un’opaca mediocrità, non era peggio o meglio di mille altri anonimi. e allora perchè? ci arriviamo subito.

fa comunque parte della mia stupidità insistere nello stupirmi per il fatto che venga ritenuta una “grande poetessa del novecento” (quindi alla pari con gente come Zanzotto, De Angelis, Sanguineti, Montale) qualcuna che ha avuto il coraggio fino a poco prima di morire di buttare in giro cose completamente grottesche e penose come una poesia in memoria di mike bongiorno. ma per capire il vero seguito della povera alda basta vedere i nomi di chi la voleva premio nobel: Rocco Buttiglione, Paolo Bonolis, Lucio Dalla e Monsignor Brambilla di San Simpliciano.

ma alda merini, questo è il problema, è stata soprattutto una delle icone di quel pozzo caramelloso e disgraziatamente adolescenziale in cui si incista tanta letteratura negli ultimi 50 anni. quel mondo fatto di eterni studenti che non hanno mai letto Dante o Musil ma si sentono colti perchè leggono Palahniuk. quel mondo, figlio del mai troppo maledetto romanticismo, che crede che basti essere un po’ mattacchioni, avere qualche brutta esperienza con la psichiatria old school, buttare giù qualche verso a caso e infine (essenziale) trovare gli amici del circoletto di simpatia giusti perchè si possa essere Grandi Artisti. il risultato tangibile di tale grottesco attention whorismo è penoso più per la povera defunta pseudopoetessa che altro: le testimonianze della merini sono cose come blog-tributo degni del cottolengo, giornali in estasi perchè la merini scriveva sui muri ; la merini nuda fiera del suo essere un’inguardabile vecchia boda sudata (operazione a cui classicamente segue borborigma su la poesia il corpo blablabla).

scrivere, anche scrivere poesie, non è una cosa banale, ma è amaramente banalizzata (del resto è anche colpa mia, io sono qui, scrivo, e non dovrei, probabilmente). la poesia, che fu un tempo la letteratura per eccellenza, è tragicamente diventata nel dopoguerra una subculture non diversa da quella dei rappers o dei collezionisti di piatti del buon ricordo. incapace ormai di dipingere cosmogonie, di fare alcunchè che non sia guardarsi l’ombelico e organizzare senili, vuote, tristi premiazioni reciproche.

è probabile che il problema della poesia siano i poeti. il termine poeta -che giustamente crea brividi e imbarazzo ai più- andrebbe abolito. andrebbe legislato che tutte le poesie debbano essere depositate in forma rigorosamente anonima, pubblicate in sillogi casuali stampate su carta grigia, distribuite gratuitamente su autobus e treni, con minimo 10 anni di ritardo dal deposito. solo allora riacquisterebbe un senso, una preziosità.

“I poeti, che brutte creature / Ogni volta che parlano è una truffa”



Monday, October 26, 2009 , 03.46

di nessuna democrazia

(me ne accorgo solo ora: con questo post brullonulla -il blog- compie esattamente sei anni!)

vivere nel regno unito ha i suoi vantaggi; tra questi il risolversi della questione primarie del PD: non ci vado perchè non ci posso andare.

sentendo i miei sodali in italia, però, non posso non pensare alla questione. il pattern ricorrente è che numerose persone che non sono elettori del PD sono andati a votare comunque alle primarie (o ne avevano seriamente l’intenzione). io stesso, che giammai ho votato PD, ci avrei pensato seriamente.

perchè? per l’ovvio motivo che quella fasulla pagliacciata solo formalmente democratica nota come bipolarismo ti costringe, obtorto collo, a simili contorcimenti. se non vuoi votare Di Qua, l’unica tua alternativa è votare Di Là, quale che sia il tuo accordo con Di Là. il voto di molti, moltissimi, non si traduce quindi nel votare con chi sei d’accordo, ma nel votare turandosi il naso il male minore.

e fin qui tutto a posto (se così si può dire). poi leggo questo post, e mi infurio. vi prego di leggere anche voi prima di proseguire (sennò non ci capite un cazzo).

a parte il fatto che io non sarei andato probabilmente alle primarie, io capisco profondamente la donna citata nel post.

personalmente ritengo che andare a votare alle primarie PD sia come mettere lo zucchero sulla merda per renderla più commestibile, ma c’è un ovvio motivo per cui partecipare. se tutto ciò che posso fare per evitare che vinca Di Qua è quella di votare Di Là, l’evoluzione di Di Là è ovviamente di mio primario interesse, perchè visto che devo votare il male minore, vorrei accertarmi che sia veramente minore. ma non solo: quand’anche io non votassi Di Qua, ma neanche Di Là, perchè proprio non me la sento, so che comunque l’evoluzione di Di Là avrà delle profonde e pratiche conseguenze sul futuro politico, e che comunque meglio Di Là che di Di Qua, e quindi non è peregrino dire la propria sul suo svolgimento.

ora, potrebbe sembrare normale che un partito comunque scelga di far votare solo chi sottoscrive il suo programma, e anzi uno dovrebbe ringraziare del fatto che faccia votare anche i non iscritti. il punto è che, se fai votare solo i tuoi iscritti, il problema paradossalmente non si pone: decidi esplicitamente di restringere la decisione solo a chi sottoscrive pienamente un partito al punto da impegnarsi in esso iscrivendosi. è una scelta onesta.

ma il partito cosiddetto democratico sceglie un’altra strada. Tu puoi decidere di questo partito anche se non sei iscritto, anche se non ci hai mai votato: ma devi firmare la tua adesione al Progetto di questo partito. il che avrebbe forse ancora un suo senso se esistessero delle alternative pratiche al PD all’opposizione. ma tali alternative non esistono, a causa anche del PD stesso. a questo punto ti trovi con una parte decisamente significativa dell’elettorato che nient’altro sente di poter fare se non votare PD per evitare il peggio. e che siccome si sente pragmaticamente costretta a votare il PD senza aver potuto scegliere questa situazione, vorrebbe almeno il diritto di deciderne senza necessariamente condividerlo integralmente. tu mi hai messo in questa situazione senza chiedermi nulla: se sei “democratico” mi dai diritto di farmi sentire anche se non sono tua parte, perchè comunque ciò che fai mi tocca direttamente.

ed ecco che il partito “democratico” ti pone il dilemma: o ti pieghi a sottoscrivere il nostro progetto -peraltro consentendogli di gonfiare forzosamente statistiche di consenso-, o non hai diritto di decidere. certo, non mi hai chiesto la mia opinione quando hai deciso di distruggere il senso della parola “sinistra” in Italia. non mi hai chiesto di votare quando hai puttaneggiato creando un cerbero acefalo in cui fai convivere la Binetti e la Bonino. non mi hai chiesto di votare quando hai definitivamente tramutato la sinistra italiana in uno zombie al patetico inseguimento della destra. però ora mi chiedi di votare per decidere i tuoi moti intestini, e quale delle tre teste di Lucifero masticherà inutilmente Giuda incastrata impotente nel Cocito. e se ingoio e decido di farlo, dopo che hai contribuito a disintegrare ogni residuo di reale democrazia in questo paese, mi chiedi anche di firmare il tuo progetto, di inchinarmi e mettere il mio nome e cognome là sotto. come se firmassi definitivamente una resa incondizionata. come se accettassi definitivamente non solo che l’unica possibile opposizione è la tua, ma che io sono tuo.

il partito democratico è l’esempio definitivo di quanto sia schifosa la politica in italia (e non solo). che la destra sia schifosa lo sappiamo -ma almeno lo è in modo palese, onesto nella sua disonestà, sincero nella sua falsità. se il PDL decide dall’alto e ti mette chiaramente di fronte a “prendere o lasciare”, il PD, questo niente su cui si può mettere la crocetta, è ulteriormente preoccupante in quanto invece, attraverso l’apparente libertà del voto, chiede esplicitamente la tua sottomissione. sotto l’apparenza del processo democratico, si legittima l’annientamento di qualsiasi forma di opposizione non approvata dall’alto e non incapsulata nell’Ordine. il partito democratico, più del PDL, è la forza che ha distrutto la democrazia in Italia. perchè in una battaglia, se una cosa sono le forze del male, una cosa ben peggiore è l’assenza delle forze del bene.

concludo citando un cantautore dalle idee e militanze politiche polarmente opposte a quelle del sottoscritto, ma i cui versi mi suonano adatti e, cosa che una volta tanto non guasta, disperatamente ottimisti.

“Noi non contiamo i nostri soldi e i vestiti
Noi non prestiamo il nostro corpo ai fautori di nessuna democrazia
Noi non strilliamo lo sfogo di tutti
Noi vi doniamo la nostra sconfitta
Per un vincere più grande.”

(Massimo Morsello – “Noi non siamo uomini d’oggi”)



Saturday, September 27, 2008 , 13.37

un dibattito presidenziale

sala buia. solo due fari illuminano i visi dei candidati, si intravede l’abito scuro.

A: buonasera.

B: buonasera.

A: il Candidato A è presente.

B: il Candidato B è presente.

voce fuori campo: Si presenti il Candidato A.

A: sono il Candidato A, portatore e rappresentante della Piattaforma A. La sequenza di istanze della Piattaforma A sarebbe lunga da elencare, oltre che inutile. In effetti, la composizione precisa della Piattaforma A è sconosciuta -la sua effettiva esistenza non è solo ignota, ma è irrilevante. Ciò che è rilevante sono io, Candidato A. Come potete vedere sono umano, simmetrico, oltre la mezza età. Appartengo a un ceto elevato e ho una buona istruzione formale. Ho fatto carriera nel Partito A, nel quale si classifica approssimativamente il 50% della nostra popolazione. Inoltre, ho superato una faticosa e feroce selezione che mi ha portato a essere, oggi, il Candidato del Partito A. Infine, per ultimo ma non ultimo, non sono il candidato B. Questa distinzione è importante.

voce fuori campo: Si presenti il Candidato B.

B: sono il Candidato B, portatore e rappresentante della Piattaforma B. Molti sono i punti della Piattaforma B, ma li conoscete già ed è inutile ripeterli. Non dovete lasciarvi ingannare dal fatto che, discutendo tra voi, vi troverete in aperto contrasto su quali siano effettivamente i punti della Piattaforma B. La Piattaforma B è quello che volete voi, e quello che volete voi è la Piattaforma B. Quindi, a che pro discuterne? Parliamo di me, invece, Candidato B. Come il Candidato A, sono umano, simmetrico, di mezza età. Anch’io appartengo a un ceto economico e sociale elevato (benchè di estrazione differente) e ho una buona istruzione formale. Ma qui finiscono le somiglianze. Infatti, la mia carriera politica si è sviluppata interamente nel Partito B, il quale raccoglie i voti di circa metà dell’elettorato. Mi sono fatto strada, non senza fatica, fino a essere oggi il Candidato del Partito B. Diverso, com’è evidente, dal Candidato A.

voce fuori campo: Quale sarà il primo provvedimento che adotterete, se eletti?

A: E’ evidente che il nostro Paese ha bisogno di provvedimenti chiari, forti, risolutivi. Tuttavia la natura effettiva di tali provvedimenti è in discussione, e non è chiaro neanche se essa è rilevante. E’ evidente che tali provvedimenti, sia pure in contrasto con l’Amministrazione Vigente, dovranno garantirne la continuità. In ogni caso, posso garantire che le risoluzioni toccheranno dapprima i problemi più urgenti, non dimenticando quelli secondari.

B: Siamo abituati a risolvere le questioni concretamente, senza mettere l’ideologia in primo piano. Sebbene le questioni siano ben note, bisogna tenere conto che tali questioni s’innestano in un dialogo complesso che non ha ancora raggiunto soluzioni effettive -nè è garantito che le raggiungerà. Possiamo dire che assicureremo lo svolgimento dei buoni provvedimenti dell’Amministrazione Vigente, ma agiremo con risolutezza sui cattivi provvedimenti di tale amministrazione.

voce fuori campo: Quale politica estera intendete adottare?

A: La pace e lo sviluppo dei popoli sono al centro della politica estera della Piattaforma A, come ogni elettore sa. Pace e sviluppo, inevitabilmente connessi alla nostra visione del mondo, non possono però prescindere dal mantenimento e l’espansione dei nostri interessi all’estero. Si richiede quindi una politica di diplomatica collaborazione nell’interesse della pace, che non escluda in alcun modo l’uso della forza qualora la si ritenesse necessaria.

B: Noi, del Partito B, abbiamo sempre portato avanti una politica di pace, di collaborazione, di armonia. Ovviamente tutto questo all’interno di un quadro che sia coerente con gli sviluppi, gli andamenti ideologici e l’espansione egemonica del nostro Paese, e che non tolleri deviazioni da tali sviluppi. Quindi, dichiariamo una politica di pace per la supremazia armata del nostro Paese.

voce fuori campo: Le vostre posizioni sui temi etici oggi dibattuti?

A: Il nostro popolo ha radici culturali e religiose condivise, che non possono e non devono essere messe in discussione. Certamente io, Candidato A, non intendo farlo, e ad esse mi rifaccio costantemente, nella mia vita privata e nella mia attività politica. Pertanto la nostra condotta etica sarà una condotta che si richiamerà alla tradizione e alla vita, pur non rinunciando allo sviluppo e alle sfide della modernità.

B: Oggi si assiste a una crisi di valori, che colpisce specialmente i nostri giovani. Esiste però un nucleo di tradizioni e di valori che vengono passate di generazione in generazione, e di cui io, Candidato B, non posso che dichiararmi fiero rappresentante. La nostra politica sarà indirizzata da tali valori, in una cultura della vita ovviamente adattata al costante sviluppo sociale e al sentire comune.

voce fuori campo: Si è parlato a volte dell’esclusione del Partito C o del Partito D dall’attuale dibattito politico.

A: E’ evidente che il Partito C e il Partito D rappresentano istanze estremistiche che oggi hanno poco o nullo valore nella società. Inoltre, essi rappresentano ulteriori motivi di confusione per l’elettorato, il quale invece ha bisogno di distinzioni chiare e di schieramenti decisi. Quattro sigle erano veramente troppe tra cui scegliere. Com’è noto io, Candidato A, ho perseguito la semplificazione del dibattito politico come un grande vantaggio per l’elettorato e uno sviluppo della democrazia.

B: Per quanto dispiaciuti per l’assenza del contributo storico e politico del Partito C e del Partito D, è evidente che il Partito B e (in misura minore) il Partito A, rappresentano le fasce maggioritarie, democratiche e concrete della società. Le ideologie utopistiche a cui si sono sempre rifatti C e D, oltre ad essere irrealizzabili, si sono spesso dimostrate pericolose. L’esclusione di C e D quindi ha condotto la politica a un vero dialogo democratico, in cui l’elettorato possa scegliere con chiarezza e sicurezza chi veramente lo rappresenta.

voce fuori campo: Perchè preferire voi all’altro candidato?

A: Il Candidato B, che pure rispetto, non ha la preparazione nè il carisma necessari a guidare un paese. La sua piattaforma è confusa e contraddittoria, e in special modo contraddice i punti chiave della Piattaforma A. E’ evidente che la Piattaforma B rappresenta un passo indietro, mentre la Piattaforma A rappresenta il progresso e lo sviluppo del Paese. Per questo bisogna votare per me, Candidato A.

B: Ho ammirazione per la personalità del Candidato A: bisogna però dire che questo non basta per governare un Paese. Non è chi non veda inoltre le forti manchevolezze e la scarsa concretezza della Piattaforma A, e si noti come la Piattaforma B si ponga in aperto contrasto. La Piattaforma B garantisce soluzioni ai problemi della gente, apertura economica e agevolazioni concrete. Quindi, votate per me, Candidato B.

voce fuori campo: Grazie.

le luci si spengono. il segnale televisivo si spegne.



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