Wednesday, July 29, 2009 , 01.32
ombre sulla luna
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con l’anniversario dell’Apollo 11, rifiorisce brevemente l’annoso e stucchevole dibattito sui complotti lunari. non è mia intenzione mettermi qua a fare debunking delle cazzate del complottismo, c’è chi lo fa già molto bene. però questa situazione mi ha fatto riflettere, e lancio alcun punti a caso.
1. io ritengo sano e positivo che esistano i complottisti. mi guardo bene dall’essere uno di loro, ma è interessante che qualcuno sostenga ipotesi alternative, non importa quanto ridicole o assurde. esse ci costringono comunque a mettere alla prova il nostro sistema di conoscenze, a scoprirne lati inediti e a fare ulteriori ipotesi e ricerche. insomma, è un sano passatempo: nella peggiore delle ipotesi, sono divertenti.
2. il complottismo richiede un complotto, e un complotto implica una storia. in questo senso, il complottismo una forma di letteratura, fondata direttamente su un’interpretazione della realtà. il complottismo è insomma una peculiare mitologia, una spiegazione degli eventi del mondo tramite uno schema interpretativo a cui l’autore tiene sinceramente fede, che si sviluppa tramite leggende, ovvero storie realistiche che spiegano il passato.
3. per la precisione, il complottismo è una classe particolare delle teologie (che a loro volta sono un sottoinsieme delle mitologie): presuppone un Demiurgo molteplice e invisibile (gli autori del complotto) la cui Verità (l’esistenza del complotto) è accessibile tramite una cabalistica interpretazione della realtà. straordinariamente, il complottismo è quasi invariabilmente una teologia negativa, in cui il Demiurgo è un ente malvagio e in cui la salvezza può venire solo dai fedeli. per qualche curioso motivo non sono rilevanti casi di complottismo positivo, in cui il complotto sì esiste ma è una cosa buona (per esempio nessun complottista a me noto si sogna di dire “non siamo mai andati sulla Luna perchè hanno voluto creare un bellissimo spettacolo capace di dare fiducia alle possibilità dell’Uomo di vincere delle sfide”, che pure sarebbe un motivo plausibile oltre che nobile). il complottista vive un universo mutilo e cupo, che contiene un Anticristo ma nessun Cristo.
4. un tempo le invenzioni della leggenda o della mitologia superavano la realtà. Dante attraversava l’Aldilà e raggiungeva gli irraggiungibili cieli; Ercole risolveva le dodici fatiche; Ulisse sconfiggeva il mostruoso Ciclope. le mitologie attuali invece agiscono per sottrazione. Non siamo andati sulla Luna. Non esiste l’AIDS. La Terra non ha 4.5 miliardi di anni. eccetera. in pratica i complottisti negano gli aspetti controintuitivi, sorprendenti e difficili da accettare della realtà e sostituiscono una mitologia della banalità: all’immane sfera di rocce grigie a 400.000 km da casa si sostituisce lo studio televisivo; a un virus invisibile e subdolo si sostituiscono fattori controllabili e manipolabili come le droghe. all’abisso incommensurabile degli eoni geologici si sostituisce una cronologia su scala umana e storica.
5. il complottismo è sintomo quindi di un byproduct della conoscenza: lo scontro col fatto che il reale è diventato inconcepibile. hai voglia a dire che l’universo è ampio miliardi di anni luce, questo numero non significa nulla nelle nostre menti. non può significare nulla, il nostro cervello non lo permette. siccome la realtà è inconcepibile, è automaticamente scarsamente credibile, e quindi bisogna trovare una mitologia che razionalizzi il tutto nei limiti del quotidiano.
6. questo in parte spiega perchè molti complottisti siano a tutto tondo, per cui se l’11 settembre è un complotto, lo è anche l’Apollo / Kennedy / l’AIDS / l’evoluzione eccetera. l’altra cosa che lo spiega, collegata alla precedente, è che il complottismo permette che dietro lo sfondo di fatti o eventi imprevedibili, improbabili o difficili da comprendere e quindi apparentemente contraddittori e caotici, vi sia un ordine. vi è una Mente che pianifica e crea, tanto più rassicurante in quanto fallibile. Gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l’Ordine). (J.L.B.)