Wednesday, January 21, 2009 , 02.09

the obama marble

il fenomeno Obama ha un indubbio valore. mai come in questa occasione l’intero mondo, per un attimo lungi dall’interrogarsi sulle proprie indipendenze, si è quasi uniformemente riconosciuto nell’Imperatore.

lungo le strade di Washington sta ora finendo di passare la Parata Inaugurale. l’Imperatore, sorridente e silenziosamente elegante, saluta stanco le cheerleader e le coreografie colorate che celebrano festose il proseguimento dell’Impero.

lo stream della CNN reca accanto a sè il flusso degli status di Facebook, dove emergono commenti come In case you dont believe wat God can do, take OBAMA’S case as an example. God is too MUCH. Obama è l’imperatore inviato da Dio. Obama è simbolo del potere di Dio; i Persiani non avrebbero fatto di meglio. almeno i Persiani imponevano la divinità del proprio imperatore; qui un imperatore laico è promosso divino dal popolo.

e intanto ci si rassegna alla resa di un’Europa provincia dell’Impero, di un mondo provincia dell’Impero. che sì, la Cina, la Russia, ma intanto si tengono buone l’Impero, pronte semmai poi a riprenderlo in mano dall’interno. sempre lo stesso impero, che sposterà la sua capitale.

a differenza di altri che eseguono consimili ragionamenti, non mi pongo il problema del fatto se sia un impero buono o cattivo. semplicemente c’è, e un po’ mi rattrista perchè vivo il crepuscolo finale dell’Europa. io voglio bene alla vecchia Europa, non ci posso fare nulla. e vedere i figli dell’Europa piegarsi con lo sguardo lucido all’Imperatore, mi stringe il cuore.

mi manca la conchiusa, metallica voce di un Tacito o la luce settembrina di un Rutilio Namaziano che mi raccontino tutto ciò con sobria grandezza. mi tocca viverlo purtroppo, facendomi scorrere accanto le isteriche adoratrici che si incolonnano su Facebook dietro al serenissimo Imperatore.



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