Wednesday, September 9, 2009 , 20.00

mike bongiorno (1924-2009)

muore com’è vissuto, sul campo di battaglia, Michael “Mike” Alcampaolo Ku-Klux D’Arcy Bongiorno. nasce nel 1924 a bordo di una mongolfiera a vapore che sorvolava l’Atlantico, opera di suo padre, il visconte Galeazzo Ku-Klux Bongiorno. il padre prevedeva che la mongolfiera a vapore sarebbe stata un agile complemento dell’allora di moda dirigibile. il destino cinico e baro lo smentirà, ma questa è un’altra storia.

a bordo dell’aeromobile la madre, dopo l’estenuante parto che si concluse poche centinaia di metri sopra la foce dell’Hudson, capì subito che il figlio era un individuo eccezionale. le memorie vogliono che il neonato Mike (così nominato in onore di San Michele Arcangelo) si strappò da solo il cordone ombelicale con un potente strattone, se lo mise al collo a mò di sciarpa e, preso in braccio dalla madre, guidò con le proprie tenere manine il pallone fino all’atterraggio.

da bambino Bongiorno eccellette in due discipline: le lingue e lo sport. Mike a 2 anni parlava fluentemente non solo un ottimo italiano (ornato di curiose affettazioni secentesche, un vezzo forse acquisito dallo zio Oreste Blenheim Bongiorno, poeta e italianista di scarse fortune, forse a causa di un’ostinata dislessia) e un buon inglese, ma si esprimeva con disinvoltura il tedesco, il rumeno, il coreano e il francese: tutti ricordano lo squillante “putaine, putaine” con cui apostrofava la balia qualora tentasse di portargli via i profiteroles di cui era goloso. quanto allo sport, Mike iniziò giovanissimo a giuocare il polo. a questo univa però una fortissima idiosincrasia verso i cavalli: si recava quindi al campo di gioco a cavallo del domestico, singolarità che gli venne perdonata immediatamente dai compagni di gioco.

si perdonava tutto infatti a Mike, che alla precocità univa una deliziosa dolcezza d’animo. a 8 anni, quando suo fratello minore Robert si ammalò di difterite, Mike rimase in piedi giorno e notte per settimane al suo capezzale leggendogli senza sosta un lunghissimo poema composto per l’occasione, i Canti al patè d’oca (pubbl.1957, 6 vol.): solo alcune malelingue mormorarono che così facendo ne affrettò il decesso. a 15 anni, nel 1939, Mike organizzò un’entusiastica raccolta fondi per la salvezza del piccione migratore americano; con rammarico apprese in seguito che era già estinto. in quell’anno che la sua famiglia si trasferì nuovamente in Italia, a Tortona, dove i genitori speravano di trovare un’oasi protetta dai tumulti internazionali (erano infatti ossessionati da un possibile attacco canadese agli USA).

con l’inizio della guerra, Mike per la prima volta in vita sua faticò a prendere una posizione. si comportò come un buon balilla, ma nottetempo leggeva gli articoli di Gramsci. si persuase infine, influenzato dalla madre, che la contrapposizione tra i fronti fosse un sotterfugio, un gioco delle parti dietro il quale si trovavano forti potenze straniere (Australia, Svizzera ma in particolare il Canada) che avrebbero approfittato del caos seguente. al 1942 risale un noto, controverso episodio: dirottò un aereo postale a Zurigo, dove cercò di occupare, solo, armato di giavellotto, il palazzo del governo svizzero. arrestato dovo una breve colluttazione, solo l’intervento diplomatico di Ciano, amico d’infanzia del padre, evitò ulteriori incidenti e ne permise il rimpatrio.

con l’8 settembre, Mike si arruolò nei partigiani, i quali lo candidarono ad infiltrarsi nella X MAS. Mike accettò con entusiasmo l’incarico, e la X MAS lo accolse con orgoglio, memori dell’ardito exploit svizzero. a loro volta gli ordinarono di infiltrarsi nelle brigate partigiane. Mike, confuso, abbandonò entrambi i fronti al loro destino e attraversò rocambolescamente la Linea Gotica, e si nascose in Sicilia sotto l’anonimo pseudonimo di Archimedes Monoplacophoros. in quel periodo, a Catania, conobbe la giovane e molto bella Crocifissa Camusi, una pasionaria dell’anarchismo reduce dall’esperienza spagnola. la femmina sanguigna lo convinse a riattraversare la Linea Gotica nella metà del 1944. si trovò dunque a essere fraternamente salutato da entrambi gli schieramenti durante uno scontro a fuoco. dopo un alterco decisero che Mike avrebbe combattuto con repubblichini e partigiani, un mese alla volta. fortunatamente il 25 Aprile si trovò dalla parte giusta, e Mike potè riguadagnare immacolato la libertà.

accompagnato dalla fedele Crocifissa (nel frattempo convertitasi al cristianesimo valdese), Mike entrò nel mondo della radio e in seguito della televisione. furono anni oscuri. commentatore di trasmissioni educative, in cui rientrava come esperto di lingue e di sport. ma Mike fece il colpo della sua vita nell’ottobre 1965, quando ospitò in studio l’allora presidente canadese Lester B. Pearson per una trasmissione sull’hockey. come ognuno sa, Mike attaccò virulentemente e lucidamente il primo ministro canadese, mostrò le oggi ben note inoppugnabili prove del complotto australo-canadese contro la pace mondiale, e scatenò la sollevazione popolare che portò l’Italia, prima tra tutte le nazioni, a rompere i rapporti diplomatici con il bieco stato dei castori.

Mike non si ritagliò mai un ruolo politico, limitandosi a guidare la rivolta dell’Occidente dallo schermo televisivo, tramite i suoi taglienti monologhi e le sue interviste. arrivò a condurre il famoso programma ControEuropa e tutti ricordano la sua entusiastica diretta commentata del voto in cui il Canada e l’Australia vennero finalmente escluse dall’ONU.

dello smembramento dello stato canadese hanno detto abbastanza i libri di storia: ma se l’Italia ora può vantare una florida colonia nel Sascacevanno è grazie prima di tutto all’opera di Mike. ma qui il passionale e controverso oratore inizia la sua china oscura. la passione della moglie per i tarocchi senegalesi lo portò alla creazione di una delle prime televisioni private italiane, la dimenticata TeleMbeke: purtroppo Mike era un seguace delle teorie linguistiche del Dr.Ramagazzi, conosciuto sul fronte partigiano, secondo cui coreano e senegalese erano dialetti di un’unica lingua originaria. i programmi in coreano di Mike sui riti magici senegalesi ebbero un immeritatamente scarso successo, e TeleMbeke chiuse i programmi dopo pochi anni.

a quel periodo risale la precoce e assai sospetta morte di Crocifissa, schiacciata dal monumento a Dolores Ibarruri che lo stesso Mike le stava costruendo, fu il colpo di grazia. Mike a lungo non si riprese dal colpo personale e mediatico. furono anni bui, in cui quasi scomparve dal teleschermo. dopo un breve incidente con la droga, ritornò ad alcune delle sue sopite e oscure passioni: le lingue (inventò una lingua artificiale composta unicamente dalla lettera Z, oggi correntemente utilizzata in ambito brevettuale), lo sport (fu campione di cricket subacqueo nel 1989,1990 e 1991) e, perchè no, le donne. si risposò infatti nel 1984 con Nilde Iotti, che aveva abbandonato la carriera politica all’indomani della colonizzazione canadese.

il resto lo sappiamo tutti. il trionfale ritorno sul palco, la partecipazione al festival di San Remo con Asciuga questa lacrima: non quella, questa, l’apertura della sartoria Bongiorno in cui diffuse l’utilizzo del raffinato pantalone di Moebius, e una presenza costante in prima serata come commentatore dei lavori in corso sulle autostrade. pochi giorni prima di morire stava finendo le note della sua opera postuma, No cioè io però: so una sega. il presidente del Consiglio Paolo Limiti sta affastellando un solenne sacrificio umano per onorarne la memoria (pare che sceglieranno le alunne delle scuole medie torinesi, a Mike sempre care, come vittime), e l’intero Sascacevanno ha deciso uno sciopero della sete mensile per commemorare il lutto. questo Mike Bongiorno, e non altri, noi vogliamo ricordare.



Wednesday, January 21, 2009 , 02.09

the obama marble

il fenomeno Obama ha un indubbio valore. mai come in questa occasione l’intero mondo, per un attimo lungi dall’interrogarsi sulle proprie indipendenze, si è quasi uniformemente riconosciuto nell’Imperatore.

lungo le strade di Washington sta ora finendo di passare la Parata Inaugurale. l’Imperatore, sorridente e silenziosamente elegante, saluta stanco le cheerleader e le coreografie colorate che celebrano festose il proseguimento dell’Impero.

lo stream della CNN reca accanto a sè il flusso degli status di Facebook, dove emergono commenti come In case you dont believe wat God can do, take OBAMA’S case as an example. God is too MUCH. Obama è l’imperatore inviato da Dio. Obama è simbolo del potere di Dio; i Persiani non avrebbero fatto di meglio. almeno i Persiani imponevano la divinità del proprio imperatore; qui un imperatore laico è promosso divino dal popolo.

e intanto ci si rassegna alla resa di un’Europa provincia dell’Impero, di un mondo provincia dell’Impero. che sì, la Cina, la Russia, ma intanto si tengono buone l’Impero, pronte semmai poi a riprenderlo in mano dall’interno. sempre lo stesso impero, che sposterà la sua capitale.

a differenza di altri che eseguono consimili ragionamenti, non mi pongo il problema del fatto se sia un impero buono o cattivo. semplicemente c’è, e un po’ mi rattrista perchè vivo il crepuscolo finale dell’Europa. io voglio bene alla vecchia Europa, non ci posso fare nulla. e vedere i figli dell’Europa piegarsi con lo sguardo lucido all’Imperatore, mi stringe il cuore.

mi manca la conchiusa, metallica voce di un Tacito o la luce settembrina di un Rutilio Namaziano che mi raccontino tutto ciò con sobria grandezza. mi tocca viverlo purtroppo, facendomi scorrere accanto le isteriche adoratrici che si incolonnano su Facebook dietro al serenissimo Imperatore.



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