Sunday, December 26, 2004 , 20.52
tokyo decadence
ora ne avete da leggere
benchè il vostro amico brullonulla viva da anni in questa città di merda, egli è ancora
il rustico e ingenuo ragazzo di un tempo. nato e cresciuto nell’arida, industriale e depressa
la spezia, condotti i suoi studi superiori nella triviale e campagnola sarzana ,
brullonulla è migrato nella metropoli privo di un vero bagaglio di conoscenze nei confronti delle nequizie
della vita moderna.
senza mezzi termini: brullonulla ha sempre ascoltato indie rock.
anche quando ebbe la sua parentesi punk in cui
faceva girare vinili di teengenerate e screeching weasel, anche quando
per un paio d’anni andò in ritiro spirituale e ascoltò soltanto musica classica e avanguardia,
egli non cessò mai di essere legato a doppio filo a ciò che la plebaglia chiama indie rock. i primi dischi
con cui crebbe brullonulla erano di sonic youth, pavement, slint.

ora, cosa significava ascoltare indie rock a la spezia? a la spezia, negli anni dell’adolescenza,
c’erano varie categorie di
disadattati. c’era una discreta e balzana scena punk/hc, che brullonulla si pregiava di frequentare. notevole
del periodo era che nella scena punk tutti chiavavano con tutti, tranne me, che facevo da perno immobile
intorno a tutto ciò (tuttora non mi sono mai scopato nessuna nella ex-scena punk di spezia. neanche
limonato,temo). attorno a questa ronzavano alcuni supposti dark. inoltre c’era il rigoglioso giro dei punk
rockers, tenuti in piedi da persone più o meno rispettabili.

in tutto questo giro, colmo di orgogli e scazzi, non c’era posto per l’indie rock. quando facevo sentire
alla gente gli allora notevoli trumans water la risposta base che mi sentivo dare era “ma
chi sono ‘sti cretini”. quando parlavo dei guided by voices l’unico che capiva era l’edicolante
dei jumping cherries e ONQ, il quale è sempre stato il punto di riferimento spezzino per tutto ciò.
perchè a la spezia non c’era una scena intorno all’indie rock. a la spezia se ascoltavi indie rock non
eri un indie rocker: non eri nessuno, perchè il termine indie rock era sconosciuto al
vocabolario degli umani.
cosa significava dunque ascoltare i palace o i june of 44 a spezia? essenzialmente significava che eri
disadattato tra i disadattati, paria tra i paria. ai tempi della mia adolescenza ero pessimista e triste
(non che adesso sia una caramella d’allegria), e quindi ascoltavo musica pessimista e triste. il punk non era certo
pessimista e triste, con tutta ‘sta voglia di cambiare il sistema e di fare cose. il dark era troppo romantico e pacchiano,
e adatto solo a quelli che giocano a esser tristi ma che in realtà si fanno succhiare il cazzo da diecimila sedicenni
tanto gotiche.
sicchè ai tempi giravo
con una tascapane color verde militare con scritto gigantesco “PALACE” e sotto i can’t offer you anything better
than dying, so take it (la citazione ve la cercate da voi). più avanti una tascapane analoga recò la scritta
“solo ciò che è TRISTE può essere bello”, dove la parola ‘triste’ era a lettere cubitali. gli altri indie rockers di
spezia non erano messi meglio. c’è uno che ora ha un’etichetta in giappone che ai tempi era perfino
più nerd di me, e mi parlava dei red red meat e dello scopo nell’evoluzione biologica. ora purtroppo costui è diventato
baggiano e felice -e filogiapponese- , e quindi tendo a ignorarlo. ci sono anche gloriosi autistici
che tuttora non emergono dall’abisso, e che quindi stimo, o ci sono i pazzi con cui andavo a leggere trattati sulle
malformazioni in biblioteca e che ora mi fanno vedere le foto del sangue d’imene delle loro tipe mentre in macchina
pompa (se così si può dire) gli autechre. in fin della fiera, chi ascoltava indie rock (1)non sapeva di essere
un “indie rocker” e (2)era isolato e triste e ignorato da tutti (dai punk perchè non punk,dai dark perchè
non dark,dal resto del mondo perchè,beh,ci siamo capiti). il punk era una scena, tanto più che ad
alessandria c’è gente che si ricorda di italo. gli indie rockers,no.

sicchè un bel giorno il vostro brullonulla, forte del suo background, va a bologna. a bologna sa che c’è tanta gente
che ascolta indie rock, e così si aspetta quello che si aspetta dal suo vissuto. ovvero tanta gente isolata e triste
che casualmente si ritrova, ed è felice di giocare a scacchi, parlare di astrofisica o di avere crisi isteriche isolate
in un angolo buio, mentre gli Hood spalmano un vento glaciale.
inutile dire che brullonulla rimane parecchio stupito quando si ritrova ad andare ai concerti a bologna. si trova immerso
in luoghi colmi di bravi ragazzi ben vestiti e dotati di macchina digitale, accompagnati da una marea di fichette
sorridenti e spocchiose. i bravi ragazzi con sorriso bianco a 64 denti dicono ad amici e fichette:
“hey,martedì vengono i Black Heart Procession!” – essi, i bravi ragazzi,
sorridono parlando di black heart procession. essi sono tutti amici, tutti allegri, tutti assolutamente a loro
agio. non v’è traccia di un passato cupo e di perversioni logiche nei loro occhi. v’è traccia solo di una sana carriera
universitaria, di serate passate tra un daiquiri e una performance teatrale scadente, di playlist a radio
città del capo e via dicendo. essi sono felici, essi stanno bene, essi non sono niente.

la cosa raggiunge il colmo quando, qualche anno fa, brullonulla si dirige al concerto che sognava da una vita:
will oldham, ex Palace, ora Bonnie Prince Billy, il cantautore più cupo, straziante e disperato partorito dagli
stati uniti se non dall’emisfero occidentale. l’uomo che ha composto Arise,Therefore e I See A Darkness.
l’uomo dalla testa bombata che nel suo primo disco con totale semplicità e disperazione ha dichiarato
di volersi scopare la sorella.
l’uomo che ha disossato il country e ne ha fatto lo scheletro con cui mettere in ridicolo se stesso. l’uomo,ecco.
allora, che succede al concerto di will oldham? succede che ci sono le ragazzine che strillano,come a TRL.
non vi è chiaro? c’erano le ragazzine che strillano, come a total request live in piazza duomo a milano
,quello di mtv col maccarini di merda. ci
stiamo solo vagamente rendendo conto? ci stiamo rendendo conto che queste ragazzine scalpitavano di gioia e sorrisoni
davanti a canzoni come You will miss me when I burn ? e che i piccoli massimo coppola che li accompagnano, invece
di stordirle a ceffoni come si converrebbe, riducendole ad un imposto silenzio di rispetto,
annuiscono fieri delle loro piccole alunne? vi è chiaro il concetto? vi è chiaro che sarebbe stato meno insensato e
fuori posto mettersi a ridere davanti ai forni di dachau?
brullonulla non capisce, e rimane stordito e perplesso di fronte a tutto ciò. per un certo periodo pensa che sia una
ignobile ma locale devianza bolognese, anche se il tenore degli articoli su blow up e l’esistenza di
sodapop
dovrebbe farlo riflettere seriamente. nel frattempo brullonulla mette su il blog che state leggendo, e
inizia a venire a contatto col resto del mondo. egli scopre così un mondo che felicemente
finora ignorava.

l’orrore cresce nel 2004, anno di merda sotto quasi tutti i punti di vista. cresce vedendo che l’abominevole
blasi (sulla quale attendiamo un daw-fumetto -ma non subito,o mi si intasa la banda di altervista)
si ritiene orgogliosamente indie. cresce leggendo su blow up il grottesco articolo riservato agli
uochi toki. cresce ascoltando radio città 103 a bologna e sentendosi in imbarazzo. cresce quando scarica
i dischi di questo qui e si accorge che -oltre ad avere il una imbarazzante
faccia di cazzo, e a dire stronzate artistoidi nelle interviste- fa cagare.

fino a quando si arriva a questo post di delio, il quale riassume mirabilmente il concetto che
per il resto del mondo l’indie rock non è quello che pensavo io. per delio l’indie rock è fatto di grafiche
pastello, affetto, positività, “senso di far parte di una scena ampia”. ma di che cazzo sta parlando? dov’è la grafica pastello nei dischi degli
slint? dov’è la positività nei dischi di smog? quale scena ampia si ritrova ascoltando gli hood? la musica
dei red house painters è priva di cupio dissolvi? di quale farneticazione stanno parlando? cos’è,ascoltano solo i jimmy eat world, i franz
ferdinand e i figurine? ma neanche il banhart mi sembra questo pagliaccio. è forse l’ennesimo scherzo per farmi
uscire fuori di testa?
e ora cosa devo fare? non posso certo fare come il coinquilino, il quale si rende ridicolo ai miei occhi ascoltando ogni
dì radio gotiche e scaricando immondizia pseudo-dark. nè posso sostenere di ascoltare
crust ed harsh noise da mane a sera, visto che di mostri nella mia testa ce ne sono abbastanza,
ed è roba di cui non mi frega un cazzo se non per interesse entomologico. sicchè che mi rimane? mi rimane che rimango
ad ascoltare indie rock. mi rimane che in questo, ancora una volta, ridivento disadattato fra i disadattati,
paria tra i paria. mi rimane quindi che non mi smuovo dalla mia condizione di polo isolato e isolazionista. resta
solo un problema. cosa dico alla gente quando mi chiede “che cosa ascolti”? di solito le mie risposte erano due:
(1)ascolto musica lenta e tristissima e (2)ho buttato via tutti i miei dischi di luciano berio e ora ascolto solo
fargetta. in entrambi i casi mi vengono chieste delucidazioni che mi vergogno a dare (tipo: perchè prima ascoltavo
luciano berio?). io non lo so,e lo chiedo umilmente a voi.

post scriptum: se volete divertirvi, rubate l’ultimo numero di blow up e leggete la figura di merda che fa
l’anima indie rock di stefano isidoro bianchi di fronte all’imponenza atemporale di Yamatsuka Eye. giusto un passaggio:
SIB: “Sei mai stato interessato alla politica? Ti senti coinvolto dai fatti dell’Irak?”
EYE: “Non ho alcun interesse nella politica. Fare musica è già dare messaggi a chi ti ascolta.”
SIB: “E il tuo messaggio qual è?”
EYE: “Dovresti capirlo dalla musica. Per esempio che non mi sono mai interessato nè dell’Imperatore del Giappone nè del
governo del Giappone. Loro non significano nulla per me. E le guerre che fanno non significano nulla per me. Quindi non
so cosa dire dell’Irak perchè non significa nulla per me, non esiste nella mia esistenza.
dovevi continuare ad ascoltare i teengenerate e in generale tutti i gruppi registrati male e suonati peggio, da gente che si gloria di ciò e ne fa un vessillo senza pretese artistoidi. il fatto che tu non ti schierassi e non facessi parte di nessun gruppo sociomusicale non ti giustifica, ascolti della musica di merda ed è giusto che tu venga isolato, ed è anche giusto, in virtù di questo, che tu venga circondato da persone di merda ai concerti e che i tuoi gruppi di merda facciano un’ignominosa fine su mtv, i teengenerate o i vindictives su MTV non ci andranno mai e ai concerti loro o di gruppi equivalenti non trovi troiette indie con lo stronzo sotto i naso o simil finocchi con i capelli da playmobil e la maglietta del pigiama di quando eran piccini.
cara, sappi che anche i sebadoh dei primi tempi, o i guided by voices etc. non avevano alcuna pretesa artistoide. anzi, se vogliamo possiamo ripescare questo scritto degli half japanese su come suonare la chitarra, che lo mette in culo a tutti costoro. certo,ai concerti punk non trovi forse troiette indie o simili, ma trovi masse altrettanto ignobili di semiritardati bavosi e poganti, troiette punkettine vestite a righe e con le converse pronte a succhiarlo al bassista nonchè vecchi relitti degli anni ’70 ubriachi e puzzolenti. io non voglio neanche questo. io voglio una cazzo di musica dove tutti stiano per i cazzi loro a non guardare il palco, ossessionati dalle angosce che la musica in atto produce loro. direi che devo andare ai concerti di stockhausen cercando di sezionare le semibiscrome, ma anche lì c’è pieno di fighetti, solo diversi. porcodio. vedi, sono in un labirinto dal quale non so come uscire.
gli ignobili bavosi e le troiette punk sono solo l’esteriorizzazione dello spirito interiore degli indierockers. allora benvengano bavosi e troie, almeno son genuinamente sinceri.
(ho dimenticato il link all’articolo di david fair degli half japanese. beh, ve lo reincollo qui)
DAVID FAIR
HOW TO PLAY GUITAR
I taught myself to play guitar. It’s incredibly easy when you understand the science of it. The skinny strings play the high sounds, and the fat strings play the low sounds. If you put your finger on the string farther out by the tuning end it makes a lower sound. If you want to play fast move your hand fast and if you want to play slower move your hand slower. That’s all there is to it. You can learn the names of notes and how to make chords that other people use, but that’s pretty limiting. Even if you took a few years and learned all the chords you’d still have a limited number of options. If you ignore the chords your options are infinite and you can master guitar playing in one day.
Traditionally, guitars have a fat string on the top and they get skinnier and skinnier as they go down. But the thing to remember is it’s your guitar and you can put whatever you want on it. I like to put six different sized strings on it because that gives the most variety, but my brother used to put all of the same thickness on so he wouldn’t have so much to worry about. What ever string he hit had to be the right one because they were all the same.
Tuning the guitar is kind of a ridiculous notion. If you have to wind the tuning pegs to just a certain place, that implies that every other place would be wrong. But that is absurd. How could it be wrong? It’s your guitar and you’re the one playing it. It’s completely up to you to decide how it should sound. In fact I don’t tune by the sound at all. I wind the strings until they’re all about the same tightness. I highly recommend electric guitars for a couple of reasons. First of all they don’t depend on body resonating for the sound so it doesn’t matter if you paint them. As also, if you put all the knobs on your amplifier on 10 you can get a much higher reaction to effort ratio with an electric guitar than you can with an acoustic. Just a tiny tap on the strings can rattle your windows, and when you slam the strings, with your amp on 10, you can strip the paint off the walls.
The first guitar I bought was a Silvertone. Later I bought a Fender Telecaster, but it really doesn’t matter what kind you buy as long as the tuning pegs are on the end of the neck where they belong. A few years back someone came out with a guitar that tunes at the other end. I’ve never tried one. I guess they sound alright but they look ridiculous and I imagine you’d feel pretty foolish holding one. That would affect your playing. The idea isn’t to feel foolish. The idea is to put a pick in one hand and a guitar in the other and with a tiny movement rule the world.
Scusa Brullo ma come mai questo sfavorevole commento sui peawees? (x curiosità).
perchè (1)musicalmente mi fanno schifo e (2)umanamente ne conosco alcuni, e non li sopporto (nè loro sopportano me, se è per questo).
“sorridono parlando di black heart procession”. questa frase da sola vale i 10 minuti che ho impiegato a leggere il post (che forse un po’ troppo isolazionista lo è, però come non esserlo quando gli altri “sorridono parlando di black heart procession”?.)
clap clap. ciao.
ti sto amando. tra l’altro quel passaggio dell’intervista l’ho letta ad alta voce davanti a dieci persone tanto mi colpì. e comunque porca troia sottoscrivo tutto, tranne la spezia
ovviamente nove di quelle dieci persone dissero che era un fascista. la decima gradì, e non è un caso che a breve me la sposerò
sapevo che yamatsuka eye era uno che spaccava, ma dopo quell’intervista è diventato uno dei miei idoli principali.
dovevi rimanere a la spezia.
Totale disaccordo. Totale disaccordo.
Mi sento sdegnato come Usciuaia dopo una tempesta di negri.
dovevi rimanere a la spezia.
quanta ragione in questo commento. quanta ragione. ne parlerò un giorno, quando mi sentirò abbastanza triste.
(off topic) leggo ora dalla blasi:
Ah, ma quest’anno mi do alla pazza gioia, giuro, scopo con tutti e me ne frego
tappiamoci in casa porcodio.
è difficile rinunciare al paese dei balocchi.
ps: bruNo ma te la sei fatta ushuaia o no?
cerrrrrrto caro canedipaglia, perchè? c’è forse da domandarlo?
Non te ne fai scappare una. Sei il mio eroe.
Comunque, c’è gente che ha passati musicali peggio. Io mi sono sorbito il liscio dai miei genitori in casa per tutta l’infanzia,e musica tamarrra nella realtà provincialotta. Ne esco seriamente danneggiato.
Per quanto riguarda la Blasi, ehi, quella mi denuncia! Comunque, era già in programma una “guerra dei blogger”, ma ci vorrà tempo, sembra impegnativa come impresa. Intanto qualcosa ho fatto.. il tipo che assaggia la “neve” nell’ultimo fumetto è una citazione.
Daw
ma se tutti partecipano l’isolamento non esiste più; non c’è più maniera d’isolarsi perché ovunque c’è qualcuno a sorriderti; io mi chiedo spesso dov’erano, quando avevo sedici anni, quelli che ascoltavano i sonic youth (e se allora volevi solo che qualcuno ti sorridesse, ora vuoi soltanto che la smettano)
ora che ci penso, è una citazione del cazzo: ho scritto il nome!
Daw
PS: non ho capito la foto della tipa. Chi è?
Daw
” difficile rinunciare al paese dei balocchi.
ps: bruNo ma te la sei fatta ushuaia o no?”
Questo non l’ho scritto io, anche se la N potrebbe farlo sembrare.
Io sono tuttora sinceramente deluso.
canedipaglia: allora è colpa della spappari,mi sa.
daw: tutti rimangono perplessi di fronte alla foto della tipa. è lì per quello scopo: farvi rimanere perplessi.
allora continuo imperterrito nel mio perplutermi
Daw
anch’io mi perplimo. non so chi sia la tipa della foto, però a ben guardarla due colpi glieli darei.
mi perplimo con voi. e mi rileggo il post, che sto per eleggere a mio scritto portavoce ufficiale
io come al solito non conosco quasi un cazzo di sta roba. Solo che sto peggio di te. Infatti la gente finge di non escludermi e la musica triste mi da al cazzo. e poi il jazz lo ascoltano in tanti e mi sento mediocre quanto poi sono. in compenso, tra i tanti casi della mia vita mi capitò di incocciare in oldham proprio quando tutto volevo tranne che deprimermi ulteriormente, e puntuale come uno smagliacatene rotto nel periodo delle pioggie nell’amazzonia disboscata è ritornato. e non ci sono condizionali più sterili e triti dei suoi “if god could make me cry I’d run along the water”, tanto che il tuo post m’ha tolto il sonno e passeòr il resto della nottata a sbucciare frutta secca per i miei biscotti. E domani da lavoro, se non mi passerà, ti impesterò il blog con posticce facezie e hh-hc-ebemmatiche nozioni discotecare romane.
L’era del Diskete è appena sorta.
e tanto per (un cazzo) ti esorto a visitare il blog d’er patata
se avessi avuto un blog avrei scritto un post del genere.
è un labirinto senza uscita.
tutto molto bello, ma purtroppo rileggo solo cose che io ho vissuto dieci anni prima di te. sostituisci solo la spezia con aosta, bologna con torino, will oldham con morrisey. sostanzialmente l’incapacità di fare parte di un gruppo fa parte della natura di certi individui. con la maturità imparerari anche a farte una ragione, e ascolterai chi cazzo ti pare senza arrovellarti troppo.
minchia, il mio commento sembra scritto da un idiota con seri problemi di dislessia. l’ambiente di lavoro non giova alla mia lucidità, sorry.
avresti dovuto intessere una fitta corrispondenza con lee stokoe e joincey, ti avrebbero fatto sentire meno solo.
comlimenti per il blog ti leggo da un po’. il post è molto bello,e mi ha ricordato un po’ questo qui, non so se sei daccordo. ciao
enzo
no aspetta rettifico, non sono solo una disadattata, bensì, cito testualmente:
“SEI DEMODE’.
NONCHè VIGLIACCA FINO A NON DARE SPIEGAZIONI E CANCELLARE I POST (QUANDO DICONO LA VERITA’).
CURATI, MA SERIAMENTE.
BUON CAPODANNO.” inoltre “è solo una poveraccia..una povera matta” “una povera egocentrica del cazzo ” “la solita persona e la sua solita smania di stare al centro dell’attenzione”
beh, mi sento soddisfatta.
sto crescendo:D
?
—–> “ps: bruNo ma te la sei fatta ushuaia o no?”
Contro i sintomi del pettegolezzo compulsivo, più scientificamente “della donnetta alla fontana”, suggerisco una badilata di cazzi propri mattina e sera a stomaco vuoto.
—–>”Mi sento sdegnato come Usciuaia dopo una tempesta di negri.”
Mi chiami tu cane di paglia appena rinnovi un pò il repertorio? Sei spiritoso e brillante come un brufolo sul culo.
anto: che diavolo sta succedendo?
niente di allarmante…acredine tra pubescenti frustrati (tra cui io)..
usciuaia, dio negro, capisci proprio un cazzo.
eppure io vi vedo bene insieme.
Daw
oi daw, ma com’è sta storia della tesi?
(non ti allarmare, sono io, ratinthewall)
Che cosa devo capire Cane di paglia che conosci tre parole in tutto?
oh, nulla. è semplicemente stata rifiutata, e ho sforato coi tempi massimi di consegna. Però, poichè è capitato ad altri 3 tizi, di cui uno molto ben in vista alla nostra presida (troia), è stato chiesto al gran consiglio di darci un’altra opportunità, cosa che di fatto avverrà, pagando giusto quello straqualcosina in più, ecco.
Ah, inoltre devo farmi appendere al soffitto con dei ganci conficcati nel petto.
Regole.
Daw
tutto è bene quel che finisce bene, allora :-) (come sono shakespeariano…)
infatti ora daw ha molto più tempo e tranquillità da dedicare ai nostri fumetti preferiti. bravo daw,bravo, e ricordati che la laurea non serve a niente (se non per detenere il dottorato).
(off topic) presumibilmente i referrers award di dicembre vanno agli autori ignoti di : brullonulla stai per morire e fammi vedere cazzate pomeridiane. li stimo.
incredibile sgomento nella lettura del blog, w le indieane e la loro patatona anni ottanta
a proposito di italo.
cito la nota canzone dei manges “italo is cool” contenuta nel settepollici uscito nel 97, compilation spezzina che vedeva protagonisti manges, peawees, children channel e tanatologyst. onq se la ricorda? aveva un polipo in copertina.
se me la ricordo? ne ho ancora una dozzina di copie da smazzare. è probabilmente la cosa più invendibile mai stampata in più di 2 esemplari.
comunque la canzone dei manges ivi contenuta non è “italo’s so cool” (tuttora inedita) bensì “spoilt-boy commie”. il cambiamento venne deciso all’ultimo momento, per questo sulla copertina all’esterno possiamo ancora leggere tale erroneo tytolo.
italo’s so cool inedita un cazzo: se non erro si trova nella primissima demo dei manges che mi è stata consegnata dal loro bassista quale tangente acciocchè mia madre gli desse un buon voto in filosofia.
si ma era registrata meglio da quel che ricordo.
ops con il post sotto ho fatto del casino spazio/filologico/temporale, scusate mi riferivo ad altra roba.
in generale le compilation punkrock anni 90 erano un qualche cosa di invendibile, non se ne capiva l’utilità. mi ricordo una compila agghiacciante di TUTTI i gruppi punkrock italiani che coverizzavano TUTTO a day later and a dollar short dei queers, presenti anche manges e peawees, che giace tuttora invenduta negli scatoloni di distro abbandonate a loro stesse in scantinati o garages. fatta uscire dalla booze recordings che è stata l’etichetta, tra l’altro, di parecchi primi sette pollici dei manges. oh si come amo ripercorrere queste tappe della mia giuovinezza
la prima demo dei manges e il primo 7” dei manges possono avere qualche squinternato valore collezionistico?
lo split coi boys next door? uahuhauha era una merda. preferivo i was a teenage rocker.
non credo abbia valore collezionistico, a meno che nn ti trovi qualche coglione sedicenne olandese sul forum del sito della stardumb records, intrippato coi manges che te le paga a peso d’oro. io tenterei.in questo caso avvertimi :D
i commenti anonimi erano i miei.
i tuoi chi?
comunque ho anche i was a teenage rocker, e anche lo split con gli egg ebb,e forse anche un altro paio.
i miei. non capisco, ero deloggata a mi firmavo violetta ma non risulta li sotto.
nequizie di splinder, violetta. pare che uno debba addizionare l’ http:// davanti per venire cacato dal nuovo beeeeelllllisssssimo sistema splinderiano.
davvero?
oh,allora com’è? mi succedeva quando commentavo non loggato dal lab!
oh cazzo: i fumetti della gleba automatici !!
lo sapevo che il Pira non è umano
Daw
tra le compilations punk rock italiane “flower punk rock” vendette discretamente, tanto da dare il nome al genere per qualche tempo. “octopus” invece non era punk rock, bensì “punk rock, rock n roll, noise e grind”, di conseguenza giustamente disprezzata da tutti.
si, il flower punk rock! compilation fatta da sebi dei senza benza, la prima compilation truffa dell’allora scena punkrock italica. addirittura aveva redatto un contratto da far firmare ai gruppi, peraltro con pretese ridicole. vendette un sacco ed ebbe l’orrido demerito di far si che in italia per due o tre anni il binomio fosse gruppo punkrock derivato dei ramones = flower punk.
vilipendio.
violè
derivativo, non derivato
oh ma che cazzo splinder è ondivago, perchè, pur mettendo davanti l’http:// ogni tanto non mi segna il nome?
violè
uh, sei tornata. è proprio un magico magico natale.
Daw
Mhh… che blog interessante, schiedo schiuma ma non ti conoscevo.
l’indie rock bolognese è il male, blow up è merda, ma d’altro canto forse fraintendi.
voglio dire: i pavement dal vivo ridevano, e spesso la loro musica suscita sincera ilarità… vogliamo poi parlare dei camper van beethoven? ma ce ne sono svariati.
una cosa è certa, l’”indie rock”, se ci piace chiamarlo così (a me nemmeno troppo!), deve allontanarsi da pose tristi e al contempo da frociaggine autocompiacente da bolognese con pretesa intellettualoide.
un problema dell’italia (e vale per tutte le “scene” “underground” di tutte le città d’italia) è che certe cose le assumiamo sempre nel modo sbagliato: pose di merda, poco altro
Ce ne vuole ad assumere pose ascoltando indie rock. In miniera.
ma sei… feroce!
applaudo, semplicemente!
una sola cosa non capisco, gli insulti a sib: le parole degli artisti salgono di tono anche quando l’intervistatore trova la chiave giusta per innescarle e non a caso sono sue alcune delle interviste piu belle mai lette (david thomas, steve albini).
in relazione alle critiche del tuo post, i simboli da bersagliare mi sembrano piuttosto cose tipo losing today o a tratti rumore (ma un decennio fa spaccava come blow up adesso).
Buon 2005!
INNOVARI Retrofuturo
io aggiungerei un fanculo al 2004
Daw
finalmente sono tornato dalla mia seconda missione in terreno alessandrino e posso rispondervi.
zack: e forse era meglio così.
buzzard: ciò che dici è abbastanza corretto, sennonchè il problema è che l’indie rock non dovrebbe essere una scena,porca troja. non dovremmo neanche essere qui a parlare di indie rock, ma di “musica strana che è lenta e noiosa e non sembra punk o roba simile”. maledetta tassonomia (che pure mi appassiona)
anal cunt: il tuo ascoltare i coffinshakers dovrebbe portare te dritto in miniera. detto questo, felice che tu abbia gradito il dono di sapienza schopenhaueriana.
popkiller: a dire la verità, sib è una delle poche persone che tuttora rispetto all’interno della c.d. “scena” indie rock italica. in quanto è parecchio più intelligente della gran massa dei suoi lettori (si veda il putiferio scatenato con l’articolo sul costo dei cd -articolo sul quale neanch’io sono d’accordo, ma che ha dimostrato la desolante insipienza dei lettori di b.u.) e anche dei suoi collaboratori. infatti il problema di blow up non è sib, che bene o male ne sa. il problema di blow up sono i suoi stramaledetti collaboratori di cui la rivista è diventata preda. una volta avrei dichiarato il mio odio per zingales, la cui unica nota positiva è la comicità involontaria della rubrica Trax. ora però il sib, evidentemente privo del necessario polso e piegato a esigenze commerciali, ha ritenuto di dover includere di ben peggio, ovvero una manica di cottolenghi protocritici cinematografici. la rubrica anemic cinema è quanto di più vergognoso abbia mai letto nella mia vita. blaterìo post-baudrillardiano di serie Z là incollato per far sentire fighi i profughi del dams. suppongo che pure sib si vergogni di tale ignominia, ma che non possa farci nulla se vuole tirare a campare (e io non ho nulla verso chi fa la puttana, basta che lo dica: “sto facendo la puttana” – nobilissimo). il dramma è che questo clima sta avvelenando la -un tempo non spregevole- rivista, e ora ci troviamo con articoli semplicemente spaventosi nel loro fraintendimento come quello sugli uochi toki, di cui blow up non ha capito un cazzo. (e lo dico a ragion veduta, avendone parlato con almeno uno dei diretti interessati).
quanto a losingtoday, mi vanto di non averne mai toccato una pagina che sia una. quanto a rumore, dieci anni fa faceva cagare tal quale ora.
erbasalvia: cos’è, facciamo ironia?
innovari: grazie. però a bologna il 1 non c’eri per l’intervista a me e ad onq.
daw: il 2004 è stato un anno di merda solenne, riscattatosi vagamente solo negli ultimi 30 giorni (ci sono ancora più di 6 ore comunque in cui può andare in merda). concordo quindi con te.
Non fraintendermi brullo. E’ il discorso che si faceva io e te qualche sera fa: se vuoi proprio assumerti delle pose, perchè scegli di ascoltare indie rock? Ascolta, che cazzo ne so, gli HIM o I Syndrome of a Down, se è per quello, i Lacrimosa. Sono fatti apposta per quello. Ma come può venire in mente a uno di ascoltare gli Hood e nel contempo tirarsela? E’ gente che dovrebbero tutti metterli a spaccare i sassi legati l’uno all’altro per i piedi.
ah,ok coinquilino. ti chiedo scusa (o anche no: adoro approfittarne per puntare il dito sul tuo ascolto dark). allora siamo esattamente d’accordo. ascoltare gli hood e assumere delle pose dovrebbero essere un ossimoro totale. purtroppo non lo è, ed hai quindi mirabilmente riassunto il succo di questo logorroico post.
Beh si, ma puntualizziamo: quel raccapricciante termine non lo userei mai nella vita.
E le “scene”, come concetto, sono una cosa imbarazzante, di cui non potrei riuscire a scrivere se non con signorili virgolette e sprezzante ironia. E se ne parlavo è perché ho notato che tutta questa (peraltro godibile e divertente, in cui è inevitabile riconoscersi) entry girava intorno al raccapricciante termine di cui sopra (e se ci sono arrivato, non a caso, è avendo cliccato sulla parola “indirocher” in terra del dottor psaico).
Siccome fra detrattori (un “attacco all’indie” mi ricorda un po’ una disputa “metal contro nu metal” da forum di videogiochi) e sostenitori se ne continua a discorrere, forse le miniere di sale potrebbero essere una soluzione.
Oppure potremmo dimenticare per un po’ i picconi e cercare di capire come mai in Italia tutta la gente che ha ascoltato un po’ di musica interessante non riesca a cavarne fuori un cazzo di buono, cosicché dove ad esempio in canada usciranno fuori i Broken Social Scene o, quest’anno, gli Arcade Fire, qui il massimo che tireremo fuori saranno i nuovi Julie’s Haircut, o gli ennesimi giardini di mirò. E che noia!
E in tutto questo blow up o simili continuano a fare giornalismo adolescenziale per lettori in delirio.
L’italica gioventù è una marmaglia di smidollati fashion, questo è il problema.
colgo la palla al balzo per ricordare che chi comincia fashion prima o poi finisce ricchione.
brullonulla secondo me è saltato direttamente a ricchione
mah… ormai conosco zingales e ti assicuro che nessuno è al suo livello in italia, e anche le gocce di genio distillate in trax lo dimostrano. e a sib non dispiace affatto averlo nella sua crew: significativo che rumore se lo sia lasciato scappare dopo averlo relegato per anni in seconda fila.
concordo invece sulla critica alla rubrica cinematografica: la trovo scolastica e addirittura datata nell’impostazione, non ancora il corrispettivo della linea musicale che rende grandiosa la rivista fin dalla nascita. paradossalmente invece su rumore a scrivere di cinema è un grandissimo, l’unico motivo per cui a volte lo compro ancora: giona nazzaro. cosa ci faccia lì è un mistero.
conosco zingales e ti assicuro che nessuno è al suo livello in italia,
intendi dire al suo livello di imbecillità? no, effettivamente nessuno (vogliamo parlare di ciò che -infantile come l’ultimo dei fanzinari- ha costruito intorno ai drexciya o all’ultimo daft punk?).
sib non dispiace affatto averlo nella sua crew
peccato che se non sbaglio almeno uno dei migliori della crew di blow up se ne è andato proprio perchè non sopportava l’invadenza beota di zingales.
significativo che rumore se lo sia lasciato scappare dopo averlo relegato per anni in seconda fila.
cos’è, devo rivalutare rumore adesso? (piuttosto,perchè vittore baroni continua a scrivere lì? perchè continua,vero?)
quanto al cinema: porcodio, perchè le riviste musicali devono scrivere di cinema? o di libri? perchè? se sei una rivista musicale, scrivi di musica. se voglio recensioni di cinema, mi compro una rivista di cinema,no? perchè fare venti cose contemporaneamente e farle male? ah, ma ci faccio un post -che ho in mente da tempo- su ciò.
1.beppe colli era un valido collaboratore ma il suo integralismo lo rendeva troppo astioso verso i portatori di opinioni diverse dalla sua, che una testata libera e aperta come blow up ospita in abbondanza.
2.l’ultimo daftpunk qualcosina si è meritato, dai, e i drexciya restano enormi. ad ammetterlo non è solo zingales ma addetti ai lavori di ogni testata, e soprattutto musicisti di ogni genere ed estrazione.
3.intendevo accusare rumore di cecità. aveva un grande come zingales come collaboratore e non gli permetteva che qualche trafiletto a margine.
4.le rubriche dedicate ad altri settori sulle riviste specializzate (comprese quelle di cinema) sono sempre un po’ deludenti in effetti. pero’ ricordo che quella di blow up era nata in virtù di un gemellaggio con sentieri selvaggi, che allora si trovava ancora in edicola mentre adesso è solo on line, in modo da supportarsi a vicenda. eddy cilia firmava una pagina là, e un critico di là si faceva ospitare su blow up. e sentieri selvaggi letta nel suo respiro piu’ ampio era una buona rivista.
beppe colli era integralista, ed è ovvio. ascoltare musica/recensire arte è esperienza soggettiva, e quindi se è soggettiva non vi possono essere punti di incontro: devi essere per forza integralista. puoi avere punti di incontro ove puoi ragionare, non ove conta solo il tuo sentimento e il pattern di espressione delle CAM neuronali.
quindi un commosso sieg heil a beppe colli.
l’ultimo daft punk e i drexciya non sono brutti,d’accordo. ma il discorso è che zingales fa queste cose come un bambino di dodici anni, entusiasmandosi come un cretino per il primo disco che mette su,e facendoli assurgere senza motivo alcuno a leggenda. non mi si venga a dire che questo collide con il paragrafo sopra, perchè non è così: un conto è avere delle opinioni e spregiare le altrui opinioni sulla musica, un conto è razionalizzare queste opinioni con la leggenda (che è il procedimento che fanno i negri per spiegarsi le catastrofi naturali). zingales inoltre è noto per fare bocchini strepitosi ben sospetti (è un caso che QUALSIASI cosa esca dalla pur buona snowdonia sia salutata da zingales come un capolavoro?).
poi. se quella di rumore è stata cecità, vetriolo negli occhi per tutti, da domani. vi prego.
infine, quanto alla collaborazione con sentieri selvaggi men frega un cazzo. il problema delle rubriche accessorie è strutturale, e fra poco ne parleremo.
Che Blow Up sia una testata libera e aperta è falso. E’ probabilmente la rivista più snob e settoriale in Italia; riprendi in mano la guida con i 600 dischi del secolo e ne riparliamo. A questo si aggiunge un’ampia mancanza di prospettiva storica che sfocia nello snobbare cose che ora non sono più considerate “interessanti” e a presentare come geni assoluti quelli che in fondo non sono che dei mestieranti. E Zingales è un gran paraculo.
la rivista più snob e settoriale in italia?
snob? tutti i giornalisti che scrivono su blow up ti rispondono personalmente e sono entusiasti di farlo.
settoriale? non vedo entro quali confini settoriali siano limitate le sue penne.
beppe colli era una piacevolissima lettura e sul suo integralismo nulla da obiettare, ma forse era lui a non tollerare quelli altrui. ricordo che nell’intervistare un chitarrista (mitchell mi pare si chiami) che gode di tutta la sua preziosa stima, a un certo punto rimase spiazzato da una risposta che gli fece trasudare disappunto: il critico non riusciva a farsi una ragione di come al suo modello di tecnica compositiva ed esecutiva potessero piacere le produzioni di trent reznor tanto da citarle come fonte d’ispirazione…
bah, devo andare, woody allen, anzi chloe sevigny mi sta aspettando all’ariston
…la guida l’ho sempre a portata di mano comunque.
“L’italica gioventù è una marmaglia di smidollati fashion, questo è il problema.”
Nient’altro da aggiungere, se non che sono per il ritorno alle città-stato
e’ la via che e’ cosi’ ceh ci vuoi fare. se ti piaciono i guided by voice (che mi sto ascol;tando a palla nell’ufficio tra gli occhi sbalorditi dei cosiddetti colleghi) la tua vita e’ destinata a prendere una piega triste e misera tipica dell’oligarca.
qui, mis ento di spezzare una lancia in favore di blow up… si, e’ diventata fastidiosa come una zanzara nel mese di luglio per una certa propensione a poseurismo (dofatti non la compro piu’ e la leggo a scrocco, quando ne ho voglia), me e’ pur vero che e’, nella mia esperienza, recensisce tutto, ma proprio tutto quello che gli spedisci, e in cui la gente ti risponde, e quando avviene il conatto personale perde quel tono veramente fastidioso che invece ha perso sulla rivista.
ovviamente l’alternativa sono le webzine. purtroppo molte delle stesse sono andate parecchio a rotoli, perche’ si danno o un aria eccessivamente professionale a sproposito o essendo a carichi di poveri diavoli che lo fanno per puro diletto, se non si dilettano molto, tendono a sfumare, cosa per altro ben compresibile.
salutoni, il santuzzari
brullonulla, te lo devo dire una volta tanto: non capisci un cazzo di ste cose.
non capisci un cazzo nella tua foga classificatoria che accetta un’unica chiave interpretativa (la tua) ai fatti della vita.
non capisci un cazzo nel contraddirti bellamente.
non capisci un cazzo nel dare per scontato cose che non sono scritte da nessuna parte (io scrivo dell’estetica pastello e tu – ci giuro – pensi a cose pop tipo i pizzicato 5, e invece vatti a guardare le copertine dei silver jews o dei palace o degli smog e dimmi che colori ci sono).
non capisci un cazzo nello scrivere un blog tutto basato sul paradosso e poi rimanere senza difese critiche rispetto a mark kozelek che suona scazzato dolenti cover degli ac/dc.
non capisci un cazzo nell’intollerare l’ironia e – oddio – l’allegria e poi citare i pavement tra i tre gruppi fondamentali (e giustamente).
non capisci un cazzo nel lamentarti della tua pur invidiabile condizione di paria fra i paria e poi spregiare chi invece chiava a destra e a manca utilizzando come richiamo una mera cravattina invece di un gippone (o di un blog, se e’ per questo).
non capisci un cazzo nel ridurre l’indierock a quello che TU consideri indierock, tagliando fuori tutta la roba (solex e stereo total e jad fair, per fare tre nomi) che in quel brodo invece ci sguazza, che con i tuoi gruppi dividono concerti e split ep.
non capisci un cazzo nel tapparti gli occhi di fronte ad una comunanza estetica fra gruppi depressi e gruppi sotto prozac – perche’ ci sara’ un motivo se nel loro cofanetto i low hanno messo quelle cover li’, e ci sara’ un motivo se i flaming lips (il gruppo piu’ zuccheroso della storia) faceva concerti coi jesus lizard.
ho gia’ detto che non capisci un cazzo?
e c’hai pure ragione eh