stella michelin subito
L’incubo dello scorso weekend si presenta sotto le spoglie di “ristorante”.
Il preambolo è la coppia di nostri (ormai EX) amici che si propongono con un dai stasera andiamo a mangiare da Giuseppe a Montevecchia? Fanno affettati e formaggio buonissimi!
A questo stadio del sabato io ignoro ancora il dramma insito nella proposta (la mia ignoranza su Giuseppe’s è la chiave di lettura della serata), e non faccio caso alle imbeccate che strada facendo mi arrivavano dagli amici dal sedile anteriore della macchina.
-5 chilometri dall’arrivo: “ti piacciono, vero, gli affettati? li fa proprio lui eh”
(si voltano entrambi a guardarmi)
(e vabbè sticazzi, che devo fare, mi piscio addosso?)
-1 chilometro: “sì sai è una cucina casalinga, un po’ alla buona”
(si ri-voltano)
(io sorrido “eh eh ma che bello…” non ho capito: devo rispondere o no?)
-50 metri>bel posto, Montevecchia, vero?
(qui mi guardano ancora però SERI, tipo attendendo una reazione)
(io sprofondo nel rincoglionimento più totale: ho capito, sì, bel posto, cucina casalinga, il formaggio, CHE CAZZO C’AVETE DA FISSARMI?)
-10 metri, ingresso di Giuseppe’s> eccolo qui! che ne pensi?
(ora mi guardano TUTTI compreso mio marito)
Prima che abbia il tempo di chiedere se si sono rincoglioniti o cosa si apre la porta e tutto acquista un significato.
Come dicevo: io lo ignoravo ma a posteriori la frase d’inizio serata mi si rivela all’improvviso per quello che era, e cioè:
DA GIUSEPPE = a casa di Giuseppe
Il locale (locale..oddio..l’androne ) si riassume infatti nelle keywords muro-sedia-tavolo . E basta. Ma no “basta” tipo “sì vabbè ochei … tavoli … tovaglie … due quadri alle pareti … piatti … bicchieri … gente …”, no figa: “basta” nel senso: MURI – SEDIE- TAVOLI e un cazzo di niente altro.
A seguire: L’ODORE. Quello che mia nonna chiamava di rinfrescume. Che non è odore di pattumiera, non è di cantina, non è di unto e non è di sporco: è tutte queste cose messe insieme e chiuse in un armadio per un anno.
Ma torniamo a me che entro da Giuseppe-tavoli-sedie-muro e mi ritrovo le narici incenerite (secondo me PER SEMPRE) da questo odore. E’ qui che l’orrore si completa: al comparire di Giuseppe in persona, che mentre ci sediamo sbuca dal salotto di casa con in mano una bottiglia di spuma Norda.
Mi siedo e le mani di Giuseppe mi arrivano ad altezza occhio. Sai quella distanza … la distanza giusta per notare millimetro per millimetro il nero sotto le unghie? QUELLA.
Seguono a nastro:
a – lo Shcopatore che mi dè di gomito con l’aria dell’intenditore che ha scoperto la Mitica Trattoria Dei Camionisti:
“la coppa è buonissima: la produce e la taglia lui con le sue mani”
(con le sue mani. Grazie Ale AVEVO PROPRIO BISOGNO DI SENTIRMELO DIRE)
b – io che ingoio numero UNA fetta di coppa e numero UNA fetta di salame senza riuscire a smettere di pensare a vaiolo, tetano e pellagra.
c – Lo Shcopatore che beve Spuma Norda mischiata col vino, qualcosa a cui non voglio nemmeno più PENSARE.
“mmmm maronna che buono questo formaggio fatto in casa!”
d – “ma non hai fame? non hai mangiato niente..”
no no guarda tutto buonissimo anzi lasciami il numero CHE CI TORNO
e – immagini random nel corso della cena:
* i NAS (e/o desiderio di irruzione dei)
* gabbiani e prati in fiore, gabbiani e prati in fiore, gabbiani e prati in fiore
* il barbecue di Francesco, che all’improvviso assume i contorni di una cena da Chez Maxim
f – la fidanzata dello Shcopatore:
“io qui ci ho fatto la cena di laurea!”
ma no dai! cazzo, a saperlo ci facevo il matrimonio.
Epilogo: la tragedia che rivive inaspettatamente ieri, quando sulla schiena di mio marito spunta un brufolo che non è un brufolo, è IL MARCHIO DELLA BESTIA.
A richiesta: ulteriori dettagli e indirizzo.