LICHENI n.1 "CORPO" luglio 2021

Ballare da soli

di Simone Righini

Questo purtroppo è uno scritto di presentazione. Fidati, serve. Perché il corpo di cui parliamo vivrebbe la sua vita tranquillamente, ma da quando un greco l’ha separato dalla mente, la mente ha bisogno di essere tranquillizzata con usanze di cui ha sentito parlare, prima di poterci lasciare accesso al nostro corpo.

Questa idea della mente-guardiano la riprenderemo tra 12 anni, per ora accontentiamoci di sapere che è sempre il corpo, una cosa sola, a decidere di difendersi usando la mente. Il corpo chiama i suoi guardiani, che lo difenderanno da se stesso e dalle sue 1000 possibilità. 

Il corpo combatte sé stesso per trovare una libertà che solo la mente sembra regalare, nei sogni, nel sacrificio dello studio. Volare in un sogno non è più così liberatorio quando sai di essere in un sogno, proprio come volare in aeroplano perde la sua poesia quando senti l’odore di ascelle del turista che hai accanto. 

Per lasciare accesso intendo poter entrare. Intendo quella donna a cui hanno investito il figlio, che ha alzato un’automobile da sola. Intendo quei ballerini che hanno studiato anni per liberarsi dei limiti imposti dal buon senso e dalla gravità. Intendo quando l’orecchio si rivolge all’interno e mentre ascolta, isola.

E cosa si sente all’interno del corpo? Cosa si sentirà dal centro della caverna? Camminiamo insieme verso una zona oscura, dalla quale perderemo il contatto col cinguettio degli uccellini. Resta il frusciare proprio dello scorrere del sangue vicino al timpano. Se camminiamo ancora troviamo un prurito. E più in fondo, se riusciamo a non grattare, toccheremo il nostro futuro. 

Pare che la vita non abbia né spazio né tempo; solo un districarsi tra ordine e caos. Il corpo è la mente, che a volte fa finta di non esserlo, per nascondersi nei rivoli di “terza via” che cerca per liberarsi dalle dualità. Uno e trino.

Tanti anni fa, o forse in questo stesso momento meno caotico, vedevo la vita come la possibilità di ascoltare qualsiasi cosa esistesse al di fuori di me. Non c’erano figli, moglie, casa, lavoro. Tutto sembrava impossibile proprio perché da qualche parte dovevo pur iniziare.

E non c’era intrattenimento che potesse mettere a tacere questo bisogno di trovarmi a distanza di 20 anni seduto davanti ad un altro monitor, cercando di scrivere un incipit a quel testo che andava già bene così.

E che rappresentava la prima porta d’accesso a tutto quello che quel corpo poteva portarci a cercare, insieme. C’era quando urlavo fino a sentire il sapore del sangue in gola, quando nuotavo grattando con la pancia il fondo della piscina sperando che la pressione schiacciasse via ogni residuo di pensiero, quando facevo il mio primo ed il mio centesimo colloquio, quando cantavamo di fronte alle vecchiette del bar quella versione di Yesterday solo piano.

C’è chi lo chiama istinto, credo sia semplicemente il corpo. Chiamandolo corpo notiamo come i segnali ascoltabili siano di ogni tipo, di ogni forma. Si possono sommare agli strati del tempo, e portano sempre nella stessa direzione: una liberazione. 

Vedrai, ad un certo punto si parla di una linea rossa, è il dolore, uno dei tanti segnali che il corpo usa per comunicare. Significa tante cose eppure anche solo una. Stai lontano da lì. Stai lontana da lì.

Guardando bene noterai che quella linea rossa ha uno spessore: uno spazio preciso nel quale il corpo si muove cercando il confine tra dolore e piacere. 

Il risultato di tutta la mia ricerca è un movimento

Questo che segue è uno studio sul movimento del mio corpo dal primo momento in cui mi sveglio ogni mattina fino all’ultimo respiro prima di addormentarmi. Passando per… la danza, la respirazione, per il lavoro e per il sesso… cercando di fondere pensiero e istinto.

È scritto in questo modo perché serve per “evocare” pensieri piuttosto che per organizzarli.

Il corpo umano: body care

del corpo mi interessa, mi curo.

Il problema nella definizione di normalità (•)

mi stabilizzo. Sudo dopo una corsa, e sudo dopo una emozione forte.

Mobilità, danza e confini

Il corpo si sposta nello spazio, nel tempo e nel pensiero.

il pensiero è influenzato dal corpo, e il corpo è influenzato dalla postura.

La danza, unisce queste dimensioni. La pelle avvolge tutto.

Dolore e danza

danzando lascio una scia. nella mia mente, il corpo arriva dopo o prima del pensiero.

Il dolore, è un punto di riferimento nello spazio. sempre visibile.

Il corpo offre una zona in perfetta mobilità, e una zona dolorosa. travasare la mia sensazione, da una zona all’altra.

Chiavi di lettura

Il movimento può anche essere compreso, in termini logici, quando non è parte di un’espressione molto sottile e intima della nostra anima (•), in quest’ultimo caso, è possibile farne esperienza.

Conoscenza

Si può capire un movimento.

La mente compila un enorme archivio, nel corpo.

Radici capillari

Nutriamo il corpo col cibo, e nutriamo la mente con… ?

Il corpo usa le mani per portare il cibo alla bocca, la mente ha radici, di ogni dimensione e forma, con le quali trae materia dai regni dell’astrazione.

Una radice capillare è sottile, e ne servono miriadi per tenere una pianta in vita, ma è attraverso ognuna di esse che la vita passa.

Cibo ed esperienza

(soddisfazione)

A volte si collega il valore di un cibo alla soddisfazione immediata che questo ci porta. La soddisfazione può anche arrivare dopo un tempo non immediato, e non sempre è derivata dal cibo.

Il modo di nutrirci è legato alle esperienze precedenti, e a sua volta influenza il nostro modo di agire futuro. Essere consci delle proprie abitudini (e gusti) alimentari è comune a molti, e pochi sanno condurre se stessi su nuove spiagge della soddisfazione. Soprattutto perché queste nuove spiagge… non esistono:

lo stesso frutto, mangiato in due contesti differenti può dare diverse sensazioni. Lo stesso frutto in due contesti simili può piacere o meno, a seconda del nostro umore.

Mangiando spesso uno stesso cibo, si può condurre il corpo in regime di intolleranza, mangiando un cibo molto “diverso” dalle nostre abitudini, possiamo trovare il nostro corpo impreparato alla digestione.

Una intolleranza ben gestita può dare grandi soddisfazioni, se la trattiamo come una piccola dipendenza dal cibo, alla quale possiamo resistere, o decidere di cedere.

Portare il corpo nelle condizioni di digerire ogni cosa, mi tende nella direzione del massimo grado di soddisfazione, e spesso mi espone ad alcuni pericoli.

Obbligo e schiavitù

In seguito all’uso di sostanze stupefacenti ho ampliato forse troppo gli orizzonti della mia mente e ora non distinguo tra cosa è reale e cosa è opera mia.

vedere il canto

Ti è mai capitato di vedere un suono? a me sì… e ora ogni sforzo di fare capire cosa ho visto è inutile. devo obbligarmi, devo alzarmi ogni mattina e devo fare un lavoro. devo usare parole che vengano capite. devo essere tra gli uomini, devo tornare da questa parte del letto. La musica è una droga che non posso sempre permettermi, causa intolleranza, causa fughe troppo facili e frequenti.

economia

L’economia nel movimento riguarda le energie impiegate. Ma non dipende da esse.  utile trovare per ogni movimento il protagonista dell’azione all’interno del corpo. Può essere il baricentro, una mano… o un oggetto distante dal nostro corpo.

immaginare col ventre

è impossibile per la mente. cibo fresco. fiume immobile. è imparare un mestiere nuovo.

perfezione e precisione

Prima d’iniziare l’azione pensiamo alla traiettoria. Se eseguiamo un taglio di potatura ad una pianta per esempio potremo visualizzare la traiettoria del colpo di falcetto in aria.

pesci strani, nutrirsi di. In mancanza d’alimentazione la sola precisione vi renderà l’essere più noioso al mondo.

prevedibilità

Si è sempre prevedibili, quando riusciamo a non essere prevedibili per noi stessi, raggiungiamo una personale non-prevedibilità.

traumi, tagli e lesioni

Una mattina, Andrea, viene chiamato dalla madre. Si è alzato da letto così velocemente che è svenuto (cadendo ha poi battuto la testa ).

Il trauma nella nostra cognizione è ciò che genera una serie di conseguenze, tra le quali altri traumi… che si ripetono anche nella rigidezza nei movimenti, come se costantemente urtassimo contro pareti invisibili.

Dalla nostra natura di animali deriva la volontà di strappare o tagliar via dal nostro corpo (e dalla nostra vita), un trauma… o l’origine dei nostri mali.

Un taglio veloce e deciso concentra il trauma in uno spazio minimo. Potando una pianta scopriamo che è più facile per essa isolare dall’irrorazione della linfa un taglio netto piuttosto che uno strappo sbrindellato.

Se l’azione del taglio viene eseguita in modo primitivo, essa genera comicità in chi osserva. Riuscendo ad incamerare questa comicità generata dal movimento goffo, trovo il modo di recuperare l’energia dispersa dal movimento imperfetto (vedi economia).

Un tipo particolare di taglio è il non-tagliare: l’accettazione.

Immagina di scrivere un numero con una matita. Quando il numero è comprensibile alla lettura di un estraneo, si può dire che una comunicazione sia avvenuta. Così è anche per i tagli alle piante.

legature e crescita

Una pianta bonsai viene sempre legata durante la crescita. La crescita continua per tutta la vita della pianta e subisce rallentamenti e accelerazioni. Essendo l’uomo l’intero ecosistema di crescita per una pianta bonsai, egli si occupa di simulare ciò che avverrebbe alla pianta in condizioni di vita in natura.

Immagina un rovo di cespugli e piante, dove una sola pianta è olorata di rosso. La vedi chiaramente tra tutte le altre. Si isola dal resto della vegetazione intricata e informe.

Il crescere è divenire attraverso questa selva. troviamo spazi oggettivi (le rocce nella cultura dei bonsai) sui quali la crescita si può sviluppare in adattamento.

muovere la memoria

il corpo è la prima memoria. il movimento la descrive.

il nuovo

E’ un seme, avvolto nelle radici del presente. nasce dal mutare della paura nel corpo. Ad una parte di paura che viene digerita, corrisponde un movimento nuovo. La paura; vicini al limite.

lo spazio

Chi ha bisogno di un grande spazio vuoto per ballare, balla con la mente. Il corpo invece si adatta ad ogni spazio, ogni posizione.

L’ambiente è un grande aiuto per la danza, quando gli ostacoli esteriori diventano sensazioni interiori. ballare con la stanza, essere la casa. Attenzione ai ladri.

stretching

usanza sociale.

musica nel corpo

il battito del cuore, le armonie della respirazione, muscoli e tendini oscillano. Le ossa sono il canale comunicativo per i suoni.

musica giusta al momento giusto

Mi è capitato di essere immerso nella musica rombante dei concerti, senza esserne coinvolto. Non mi lasciavo toccare dalla musica, eppure il vento generato dalle casse di amplificazione mi spettinava i capelli, e vibrava nel mio torace.

Una volta in un corridoio di un hotel deserto, dove c’era musica diffusa nell’ambiente, camminavo sulle note, tanto erano concrete.