scelte

Quando ho letto che uno dei coloranti della Coca-Cola è stato messo nella lista dei cancerogeni, la Giulia mi ha fatto notare che anche i bordi bruciati della pizza (contenendo acrilamide) sarebbero potenzialmente cancerogeni. Non credo che la Giulia al momento lavori per Coca-Cola, piuttosto ho rivalutato all’istante il peso delle scelte infantili, con le quali chissà a volte schiviamo una potenziale causa di malessere semplicemente con un capriccio. E ho pensato “chi sono io per giudicare in modo sfavorevole chi sceglie di non mangiare i bordi bruciati della pizza? E come posso permettermi d’ora in poi di giudicare chiunque per qualsiasi scelta fatta?

D’ora in poi scegliete pure liberamente, non vi giudicherò, promesso. E comunque, se vi interessa ho trovato il documento totale sui segreti della cottura.

coraggio

Se avete aperto il vostro primo blog almeno 7/8 anni fa, ci sono buone probabilità che nel frattempo abbiate anche aperto un tumblr, un twitter, un facebook, un lastfm, un oknotizie, un delicious, un stumbleupon, un pinterest, un linkedin, un foursquare, un 9gag o che semplicemente abbiate postato in forma più o meno anonima in qualche forum oscuro (no, 4chan non è più un forum oscuro).

Avete già fatto il grande ritorno al silenzio? Insomma il silenzio vero si trova solo tra i commenti deserti del vostro blog aperto d’istinto, quando c’erano così tante cose da dire a internet e quando il lavoro e il marketing non avevano ancora tutta questa “trazione” sui nostri obiettivi online. Almeno, per me è andata così.

Ho visto chiudere uno dopo l’altro i miei blogger italiani preferiti, mentre alcuni di loro approdavano gloriosamente alla carta stampata, come se poi sulla carta ci fossero occhi più interessati al nostro piccolo non-mestiere.

Alcuni hanno traslocato definitivamente sul socialnetwork (cioè facebook), quelli che erano “famosi” prima, hanno fatto migrare anche la loro “audience” che si è limitata a commentare su una vetrina diversa, avendo già un account loggato e senza la scomodità di dover re-inserire il loro sito internet ogni volta. Matt di WordPress una volta ogni 2 mesi cita un magazine online che dice quanto i blog non siano ancora morti, le Feltrinelli per qualche anno sono state anche prese di mira da manuali per internet più o meno estemporanei.

Mi ero sempre riproposto di non venire mai a lavorare a Milano, e ora che compio un anno dal giorno dell’abbattimento del mio taboo più intimo, posso confermare che Milano è il male. La vita della città e delle grandi aziende mi ha allontanato dal codice. E di internet ci capisco sempre meno, non seguendo le varie mode si diventa necessariamente conservatori. E quelli da seguire con passione sono sempre meno, un po’ come in quel vecchio post dove Mantellini si lamentava di non scoprire nuova musica.

Oggi succede così, che riesci a seguire davvero solo quei pochi amici solidi, e se hai culo ogni tanto passano qualcosa di grande valore. E’ tutto un fiorire di tools e bacheche che vorrebbero aiutare i navigatori a tenere la rotta, invece di tenere una rotta abbiamo aperto tanti nuovi account in beta coi quali teniamo compagnia alle nostre navigazioni solitarie. Alcuni servizi sono poi stati accettati dalla massa, tipo Gmail, al quale hanno appioppato innumerevoli plugin, più o meno centralizzati (tipo Google+, Buzz, Google Talk…).

Sono arrivati i movimenti, coordinati principalmente dalle vecchie e toste mailing list, i blogger che si sono fatti assorbire dal lavoro o da facebook ci hanno tolto il gusto di leggere col feedreader, google è entrata in bulimia da re-design. E i link?

Vi ricordate com’era bello seguire un link messo con precisione da un blogger che leggevamo già da qualche mese? Vi ricordate com’era bello vedersi nel “blogroll” di qualche maniaco delle scie chimiche o della coltivazione bio-compatibile? Invece, loro quei maledetti blogger sono andati a scrivere per i quotidiani.

Hanno iniziato a farsi pagare, hanno perso traffico fedele e soprattutto cordialità. Non ci linkavano più, o peggio linkavano a pagamento, siti di cui non ci fregava nulla. Alcuni hanno solo chiuso, altri hanno fatto i redirect male. Altri hanno aperto progetti visionari talmente assurdi che all’istante hanno perso tutto il seguito.

io ho scritto il post sulle lapidi e ho iniziato a lavorare, o meglio a studiare i motori di ricerca e i modi per farci soldi. In generale mi sono imbruttito, ho cominciato a leggere solo blog tematici, su ottimizzazione e motori di ricerca, spesso in inglese. Anche nei commenti che lasciavo si capiva poco di chi fossi, un pezzo di cuore s’è perso in fretta per strada.

dove volevi andare? cosa doveva rimanere scritto sulle pagine dei nostri blog? E soprattutto perchè sono tornato a mettere link con attenzione piuttosto che a pubblicare a caso sui socialnetwork? Se fosse solo questione di algoritmi, bisognerebbe trovarne uno magico. Ho paura però che si tratti di una grande, immensa complessità che nessuno (motori di ricerca compresi) riesce più a digerire. Si reggono ancora in piedi i quotidiani, tra una gallery piccante e una rana in motocicletta, e tutti (ma proprio tutti) mi chiedono come è possibile guadagnare con internet. Non riesco più ad andare in vacanza, non per il tempo, quello facendo soffrire qualche cliente si trova sempre; è proprio che non ci sono posti che mi interessa visitare, non ci sono angoli di casa mia che vorrei curare, a parte forse il solito giardino, perennemente dimenticato.

in fondo, pensavo in treno tra un pendolare affetto da alitosi e qualche studente anche loro coi portatili sulle ginocchia, che si tratta di coraggio, quello che serve per affrontare un internet grande come un oceano in cui essere ignorati o non azzeccare l’espressione giusta al momento giusto è diventato la normalità.

Scrivere i nostri blog ordinati e pieni di riflessioni interessanti è utile come guardarsi allo specchio prima di uscire la mattina. quanti blog ben scritti ho trovato in ritardo, tanti quanti i bei libri che non ho mai letto.

il coraggio non dice dove far puntare il timone (sempre perchè la metafora potrebbe essere utile a non farmi annoiare). Il coraggio dice solo che tutte le mattine devi accendere il pc e non sai chi verrà a leggere, non sai quanti ti ignoreranno così come non ricordo un solo volto tra tutte quelle persone che avevo vicino in metropolitana.

PS. anche VMC oggi ri-apre, con tanto coraggio e poco “real-time”.

il pilota non ha una voce familiare?

stamattina ho letto una cosa straordinaria ed é tutto il giorno che voglio scriverne. Bruce Dickinson, il vecchio cantante degli iron maiden, come secondo lavoro fa il pilota di linea. ovviamente non per soldi, é pura passione. pare che suo padre fosse un pilota e che Bruce abbia iniziato guidando il jet privato dei maiden. poi, ho letto nell’intervista “volevo qualcosa di più grosso, e l’unica possibilità era diventare pilota di linea”. non metto la foto anche perché sto pubblicando dal cellulare e l’editor di wordpress non é il massimo. comunque ci sono le prove. e magari qualcuno dalla voce lo riconosce davvero, durante i classici messaggi rassicuranti del pilota ai passeggeri. quando l’ho letto mi ha dato molta speranza per il futuro, ho anche pensato di aprire una seconda enciclopedia dell’harrr in suo onore, ma l’harrr delle nostre vite ha cambiato colore da un pezzo. non potrei dire la stessa cosa del controllore che é appena passato, una versione magra e disfatta di lerch della famiglia adams. si c’è ancora qualcuno che sa dare onore alla vita

Trollone storico

stamattina leggevo con piacere l’ennesimo articolo di Gabriele, per la prima volta su ecoblog, riguarda un argomento scottante cioè le false dichiarazioni delle società e governi coinvolti nel disastro di Fukushima. Leggo il post perchè seguo volentieri Gabriele (anche per via della sua biografia, ammettiamolo), mi accorgo subito che nel post ci sono pochi dati per trattare un argomento così spinoso, soprattutto su ecoblog dove la polemica scatta in 3 secondi, con decine di presunti esperti che citano numeri così, per fare i bulli del web.

Comunque, apprezzo la segnalazione… arrivo ai commenti e leggo subito un bel:

[Gabriele, n.d.rrr]… approda ad ecoblog dopo essersi fatto una pessima reputazione su 02blog, chi lo conosce lo evita.

Siccome Gabriele è seduto due scrivanie dalla mia, mi volto e gli chiedo “Gabri ma hai visto i commenti? com’è che sparano così a zero?

Lui va a leggere, e un po distratto mi dice “ah. eh… aaaahh! ma è motumbo, trollone storico, nessun problema“. E scatta la censura (a parere mio in questo caso tollerabile).

Censure… nel 2011?

Proprio ieri leggevo di Trolls in un post di Tom su Google+, il problema è che non c’è una netiquette rispettata e non abbiamo neanche il patto coi lettori di cui parla spesso Amy

a Motumbo ho risposto:

se ci metti la faccia (nome e cognome) scommetto che nessuno ti cancellerà più niente. Vale la pena di cedere il diritto all’anonimato per essere costretti a fare solo critiche misurate e non il genere di sparata gratuita che ho appena letto?

anche se sembra un commento provocatorio, mi faccio seriamente questa domanda e la faccio anche a voi pochi amici lettori assidui di rrr.

Diritto all’anonimato? e responsabilità di una critica motivata quando?

Considerando che la nostra libertà come cittadini si fonda sull’anonimato e sulla garanzia del voto anonimo:

  • ha senso costruire un internet che non stia impiedi senza le censure dei “bombaroli trollanti”?
  • Un commento e un’opinione sono diversi da un voto?
  • Chi si prende in carico il peso della pubblicazione in-place di una critica apertamente negativa, seppure anonima?
  • Quanto peso da un lettore ad una critica anonima?
  • Dovremmo rinunciare al diritto all’anonimato?
  • O ci sono altri modi? (tipo la censura come caso estremo e motivato chiaramente nel patto coi lettori)

Poi ne ho riparlato brevemente con Gabriele, dice solo di non perderci tempo, le policy aziendali sono chiare: attacco personale = commento cancellato. (a me non erano chiare, comunque le trovo condivisibili).

Sorry, this post is only in italian for the moment.