Breve Guida per nuovi nonni e nuovi bisnonni

Spesso i nonni, essendo già stati genitori almeno una volta, credono di sapere tutto. Eppure, sono per la prima volta nonni, giusto? Parto dal presupposto che là fuori ci sia qualche neo-nonno con un residuo di voglia di imparare qualcosa, perché purtroppo attorno a me vedo solo arroganti e ignoranti pseudo-adulti.

cerchiamo di capire per un attimo chi è il protagonista: vi do un suggerimento, non siete voi. Non sono neppure i neo-genitori. Il protagonista delle nostre e vostre attenzioni deve essere il nuovo nato. Il neononno vedendo il bimbo ad occasioni alterne, tipicamente muore dalla voglia di coccolarlo e cullarlo, questo perchè tenere i neonati in braccio è meraviglioso, ma dite la verità, da neononni vi siete mai chiesti se il neonato ha voglia di essere preso in braccio da voi? Durante i primi mesi di vita della mia prima figlia di sono sentito dire tante volte “ecco vedi, ha alzato le mani in alto, vuol dire che vuole essere presa in braccio da me!”, ma siamo sinceri, a 1 mese i bimbi non alzano le braccia in alto per essere presi. I nostri neononni stavano facendo confusione col protagonista, per molto tempo hanno pensato che il protagonista fosse la loro voglia di stare con la bimba, e non la bimba stessa, anche se a parole non l’hanno mai ammesso.

Prima di passare alla parte piacevole, partiamo con un breve elenco di regole. Non è ferreo, solamente pensate che più ne state rispettando e meglio è:

  1. non fare danni.
    significa per esempio non contagiare con paure inutili relative a vostre esperienze passate. Ogni gravidanza è un caso a parte, ogni famiglia è un caso a parte, soprattutto ogni bimbo è una nuova creatura. La vostra esperienza nella maggior parte dei casi creerà solo panico inutile, evitate di parlare se non siete assolutamente sicuri che il vostro parere sia esplicitamente richiesto. Quando volete prendere in braccio il bambino, chiedetevi prima se il bambino ne ha voglia, poi sedetevi ed aspettate che un genitore ve lo porga, se non succede: non insistete.
  2. non disturbate
    i nipoti sono una gioia immensa di cui potrete godere solo un piccolo ritaglio, cioè quello che vi sarà concesso dagli attuali genitori. Esistono due tipi di spazio nella vita dei vostri nipoti: quello che vi viene dato con gioia, e quello che vi strappate a morsi pur di fare una coccola a quella piccola creatura che di voi non sa nulla. Cercate di capire come ispirare fiducia, in modo che vi venga concesso il primo dei due spazi, evitate di “spingere”.
  3. non servite a nulla
    questa è un’affermazione volutamente provocatoria che vi può però servire per riflettere sul vostro ruolo. Posto che siate nonni di nipoti che hanno entrambi i genitori capaci di intendere e volere, ovviamente.
  4. ascoltate
    la migliore opportunità che avete di rendervi utili è ascoltare. Ci saranno molte tensioni nei vostri figli, e loro avranno voglia di voi per raccontarvi ciò che succede, o per non dirvi nulla sperando di avere il vostro silente supporto. Cercate di ascoltare, senza giudicare, senza proporre soluzioni. Dimostratevi, una volta tanto, adulti (nel caso non ne siate capaci, rileggete dal punto 1)
  5. non proponete soluzioni, non spingete, non guidate le priorità
    le vostre soluzioni sono come rare statuette intagliate nel legno, sono modellate sulla vostra esperienza, sulla vostra vita. Probabilmente non funzioneranno se applicate nel contesto odierno, quindi ancora una volta, tenete queste esperienze per voi, e raccontatele solo a mo’ di storia, se vi venisse richiesto esplicitamente (es di richiesta esplicita: “non saprei, tu cos’hai fatto quando eri nelle mie condizioni?”). Se non avete avuto un’esperienza molto simile a quella degli attuali genitori, lasciate stare, fareste solo casino.

E ora finalmente possiamo arrivare ad una parte più sottile del discorso, quella in cui capirete se siete adulti senzienti o solo poveri mentecatti.

è meglio

quando si parla, anche casualmente, coi neo genitori, ogni tanto vi capiterà di sentir raccontare le attuali usanze (es. sentite dire, riferito ai vostri nipoti: “di solito si stanca verso le 19, allora la mettiamo a letto”. ) ogni tanto, se fate attenzione e vi ascoltate parlare, vi sentirete dire “si è meglio”, oppure “no, fai in quest’altro modo, è meglio”.

Spesso in quanto nonni, siete pieni di “meglio” che arrivano anche in forma di consiglio, tipo:  “vedi, se quando piange le dai il ciuccio, è meglio”. questo “meglio” è la chiave per capire di che pasta siete fatti. è tutto lì.

Ogni volta che dite “è meglio”, pensate anche: per chi? è meglio per i genitori, è meglio per i nipoti… o è meglio per voi stessi?

è molto semplice, non serve che scriva molto altro per ora, chiedetevi semplicemente: per chi è meglio?

vi do alcune brevi risposte.

  • se col vostro suggerimento intendevate che fosse meglio per i genitori, siete nonni mediocri, è meglio (per i genitori) se state zitti.
  • se intendevate meglio per voi, siete nonni pessimi, è meglio (per i nipoti) se vi allontanate un po’ dalla famiglia.
  • se intendevate è meglio “per i vostri nipoti” allora c’è qualcosa di buono in voi, continuate a concentrarvi sulle necessità dei bimbi e cercate di ascoltarli. Completate il punto di vista dei genitori osservando e ascoltando. Parlate solo quando vi è chiesto e cercate di rispettare tutte le 5 regole il più strettamente possibile. Forse riuscirete anche ad essere ottimi nonni, da questo arriverà immensa felicità.

cosa potete “fare”.

se siete ancora “giovani” o se avete comunque voglia di essere utili, o anche se avete avuto l’umiltà di continuare a leggere fino a questo punto, potreste davvero diventare dei bravi nonni. A questo punto vediamo allora la parte “attiva”. Un genitore potrebbe aver bisogno di voi dal punto di vista emotivo o pratico. Se avete cresciuto dei figli responsabili, saranno loro a chiedervi aiuto al momento giusto, e nell’ambito necessario. Se avete cresciuto figli che non sono in grado di chiedere aiuto, a maggior ragione potreste essere anche dei pessimi nonni (oltre che dei genitori scarsi), riconsiderate l’idea di allontanarvi per un certo periodo.

Ricapitolando: vi viene chiesto aiuto: cercate di capire lo spazio che vi viene dato, ed in quello cercate di essere utile, prima ai genitori che ai nipoti (visto che la cura dei figli è ambito genitoriale prima che vostro). Cercate di curare i vostri figli, sarà il modo migliore perchè essi riescano così a crescere bene i vostri nipoti.

casi estremi

il nipote è a rischio di vita: se riuscite a capire la gravità della situazione prima dei genitori informateli e lasciate che siano loro a prendersi cura dei loro figli. Se vedete che i tentativi vanno a vuoto in rarissimi casi potete prendere l’iniziativa, ma ripeto solo se ne va della vita dei nipoti e solo se i genitori sono totalmente incapaci (ambito questo in cui vi ricordo la vostra responsabilità come genitori prima che come nonni).

il nipote non vi vuole vedere: ambito spinoso, chiedete consiglio ai genitori (si, anche voi avete bisogno di un consiglio).

il neonato è il vero protagonista (non voi)

A tutti i nonni che conosco (anche bisnonni) vedo fare un errore madornale, eppure così semplice da evitare. Confondono chi è il protagonista della situazione. Sono pieni di affetto e voglia di coccolare questo nuovo nipotino, che dimenticano di chiedersi “questo nipotino ha voglia di essere coccolato?”. Ascoltare un neonato è compito dei genitori, non vostro. Potete fare del vostro meglio per osservare e cercare di capire, ma serve tempo a contatto col neonato per essere in grado di non disturbare (vi ricordo che non disturbare è al secondo posto delle 5 regole, quindi molto importante). Se non siete sicuri, non forzatelo ad essere preso in braccio, non spingete. Aspettate pazientemente il vostro turno, sarà bellissimo.

per ora ho finito, devo andare a cena coi suoceri: forse scriverò ancora, dipende da quanto mi fanno incazzare. se vi è utile lasciate un commento

pudore digitale

questo internet fa paura, ma solo se tieni famiglia.

mante scrive di leonardo che scrive del calo del blog, leonardo ammette che lo usa come “copia incolla” di cose che scrive per altri a pagamento – entrambi hanno blogroll attiva, con tanti tanti link della “blogosfera” di una volta. Cosa vuol dire agli occhi di uno che arriva oggi sul web? quanto sono cambiate quelle liste di link negli anni? Quanta gente nuova… hanno conosciuto grazie ai social? gente che poi è entrata in quelle liste? sono solo alcune domande retoriche, ma seguimi:

Un altro caso: X vuole restare anonimo e scrive ormai solo su friendfeed ai suoi amici. X è molto influente, ha fatto startup di successo ovunque, preso lauree insospettabili, è intelligente e attivo, ma giustamente ha pudore della rete, per quello che sta diventando: ovvero un posto simile alla realtà, un posto che cerca gente come lui per usarla in tutti i modi possibili. Oggi è un “anonimo di ritorno”, perchè non vuole che la sua notorietà nel mondo reale influenzi le sue discussioni… anche su internet!

Non sono certo così importante come lui, me ne rendo conto però perchè anche io non scrivo più a cuore aperto, dopo che si è rotto varie volte (non a causa di internet, tra l’altro). Ora che sono pieno di amore, perchè dovrei condividerlo con internet? non è forse arrivato il momento di tirare in ballo la privacy ?

questo l’ha capito la martina che in fondo ha ancora voglia di provare, di comunicare, di condividere e soprattutto di lasciare qualche tipo di memoria su un server gratis (che prima o poi verrà chiuso (come geocities), spostato(come spaces di microsoft), bruciato(come xoom), riempito di pubblicità (come livejournal), venduto (come altervista), venduto e riciclato (come ciao.it), demolito (come splinder), assimilato (come blogo)…

tutto il resto è blog professionale… o meglio… gli addetti ai lavori leggono assiduamente chiunque gli faccia del lavoro gratis (anche analitico o di trovaggio delle fonti, tipo estrazione di grafici da paywall nielsen, tipo giornalaio). Le caratteristiche dei lettori comunque sono: che non verificano le notizie, e non pagano una lira. Eppure su internet non si è mai comprato così tanto… da tutto il mondo. La vera evoluzione sarebbe dare strumenti alla gente per fidarsi degli altri, eppure non andiamo oltre il punteggio di feedback di ebay… o le recensioni di amazon ( che ha una ottima piattaforma di affiliazione… così ottima che forse si trovano più commenti improvvisati ed immaginari sui blog rispetto che agli stessi commenti sul sito…). La vera moneta del mondo è la fiducia, eppure tutte le volte che ho provato a monetizzare qualche dinamica relativa alla fiducia mi hanno guardato come un matto, o semplicemente ignorato.

internet 15 anni fa era un posto per facoltosi curiosi.

ora è un posto per ricerche mirate (google) , cazzeggio (facebook, xboxlive). i curiosi sono “migrati” dal blog ai social (twitter), con tutte le castrazioni e nuove aperture che il nuovo mezzo nel mezzo propone (impone). La gente davvero interessante è anonima*, esattamente come 15 anni fa.

il punto è che internet è stato una porta aperta su un mondo di opportunità di fare ciò che sembrava impensabile. scavando per tanti anni, alla fine ho trovato un amico (un tesoro), e scavando ancora un po’ mi ci sono comprato mezza casa. Oggi che queste porte si spostano, o cambiano dimensione, ho trovato l’amore, la famiglia, gli amici, il lavoro. ho cancellato buona parte delle cose vecchie o false che avevo scritto, ho lasciato online tutto quello che potrebbe avere un vago valore, che avevo voglia di dire al mondo o che potrebbe tornare utile ad altri… in pratica ho messo la mia identità online, non proprio tutta, diciamo la parte “ripulita” e resa pubblica.

Da un certo punto della vita in poi, ho scritto per “obiettivi”, piuttosto che per voglia espressiva. Spesso la voglia espressiva mi ha portato a compiere obiettivi che non mi ero prefissato, ai quali mi sono lasciato andare come una scoreggia nel vento. A volte scrivere “a caso” coinvolge persone migliori di quante se ne sarebbero coinvolte proponendo uno scambio di valore (paywall, o gamification recentemente).

ma baekdal lo ha già scritto un anno fa e dropbox lo ha già messo in pratica … quanto? 4 anni fa?

chi ha saputo come coinvolgere (o monetizzare addirittura) l’ha fatto. Chi ha voluto usare interenet per i suoi scopi ha solo dovuto tenere duro per quanto? un anno? due? e poi sono stati comprati da qualche testata. Perchè i soldi arrivassero, bastava tenere aperto.

lasciate che vi dica perchè la gente comunica: per trovare persone nuove e per confermare quelle vecchie. sono due modi di comunicare diversi, comunque. e il fatto è che queste nuove persone si trovano solo se si è in evoluzione con noi stessi, se non ci si accontenta di noi stessi, se non si ripete a noi stessi sempre la stessa storia ma anzi… se si prova a dire ad ogni persona un lato nuovo di noi. Stessa cosa nel mondo reale. il fatto è che nel mondo internet essendo l’idendità personale rimasta fuori per un buon arco temporale, molti hanno potuto sperimentare loro stessi anche in assenza di “io”. quell’IO che si era formato nel mondo “reale”. La stessa distinzione tra mondo reale ed internet è sempre più labile.

cosa vivranno i giovani di oggi? spero mi verrà raccontato tra una decina d’anni. se sarò bravo come papà e riuscirò a tenere aperto quel canale così difficile da tenere vivo. quel canale che se c’è, in fondo, rende inutile un bel pezzo di internet.

*oppure fanno i venture capitalist.

confini

Varela quando si chiedeva cos’accomuna tutti gli esseri viventi, dall’ameba alla balena, ha capito che l’unico fattore comune era la presenza di un confine. Una cellula/ameba ha un confine, fuori dal quale c’è un contesto. Una balena ha una pelle fatta di tante cellule, al di fuori delle quali c’è un contesto.

Se mi metto a parlare di Autopoiesi, poi succede la stessa cosa che succede coi post di Raffaele Ventura, cioè che mi caco il cazzo, se avete voglia leggetevi un riassunto di Tutto Varela-Maiorana che se vi piacciono le supercazzole scientifiche sarà una lettura appassionante, soprattutto perchè tentano di trovare lo stesso denominatore comune tra politica, cristalli, cellule ed organismi viventi.

Questa ricerca dei mattoni che compongono il creato, piena di nemici molti dei quali già nella nostra testa tra la forma dei nostri pensieri che ci impedisce di sentire tutto e pone tanti livelli di filtri, questa ricerca dicevo, non passerà mai per la testa dell’uomo della strada.

Il barista che non fa gli scontrini si racconta scuse: le stesse del vip di wallstreet che crea un fondo offshore. Gli uomini creano economie bianche e nere, e gli uomini sanno vedere la vita anche dove non ven’è alcuna, tra le nuvole di un cielo senza limiti e tra le parole che compongono un racconto. L’uomo con la sua presenza sa “attivare” la vita, e la riproduzione della vita. Mi sono Venturizzato, ma davvero scusate, giuro che questo discorso serve.

perchè tre anni fa, era nato sulla nuovissima parete del sottopassaggio della nuova stazione di Parma, un abbozzo di graffito, ben fatto, non un tag del cazzo, proprio il contorno di una bella scrittona di quelle complicate. Ho scritto al sindaco e ai manager della stazione di parma chiedendo per piacere di lasciare il tempo dell’evoluzione a quell’artista che sarebbe sicuramente ripassato per finire l’opera. Anzi avevo proprio chiesto di legalizzare un’area coi graffiti nella stazione.

Ovviamente non ho ricevuto risposta. Tuttavia in questi 3 anni circa un miliardo di persone ha consapevolizzato cos’è un “wall” o meglio un profilo su facebook di qualche amico sul quale scrivere. Altrettante persone anzichè aprire un profilo su facebook, si sono fatte un tatuaggio, ma non lo fanno completare dal primo che passa. E’ anche arrivata la crisi e gli spazi che prima erano occupati da pubblicità sono rimasti prima vuoti, poi qualche genio vi ha lasciato sopra un telo bianco, che piano piano si è riempito di disegni e scritte.

Un “wall” vero insomma.

in soli 3 anni, ci sono più scritte negli spazi autogestiti che sui muri. Segno che i giovani hanno voglia di un posto dalle regole condivise sul quale comunicare? E il caro vecchio “ambulanze merda” trovato sulla colonna del portico di bologna, dove finirà? Ci sarà ancora spazio per quel tipo di aggressiva rinuncia al bene comune?

L’equilibrio di una città è così pieno di queste dissonanze che le generazioni stesse passano per il sentirsi escluse all’essere parte di un sentire dominante nel giro di pochi anni. e i muri saranno ancora uno spazio pubblico degno di essere letto… o qualche genio del marketing si inventerà le pubblicità sulle quali puoi scrivere come la pensi… per monetizzare anche l’atto stesso della volontà comunicativa?