27enne scrive i discorsi di Obama: cosa ho imparato da George W.Bush

Traduco a mio modo l’acido articolo dell’Esquire dedicato a Jon Favreau, l’autore dei discorsi di Obama. Da non confodersi col regista di Iron Man.

jon favreau autore dei discorsi di Obama

Jon Favreau è uscito dal college appena in tempo per scrivere la storia… mondiale. Ma il giovane autore di tutti quei bei discorsi ha alcune influenze inaspettate.

A gennaio, la notte delle primarie nel New Hampshire, un giovanotto ventiseienne in piedi alle spalle della folla nella palestra del Nashua High, ascoltava il suo capo pronunciare il discorso della vittoria, appena confermata, su Hillary Clinton. E anche se il suo capo, Barack Obama, avesse perso, Jon Favreau avrebbe sorriso comunque. Obama aveva vinto alla grande, appena cinque giorni prima, in Iowa, spedendo la campagna Clinton verso una fine certa, ma l’improvviso ritorno di Hillary significava essere costretti alla lotta fino all’ultimo. Sarebbe stato un lungo e sanguinoso duello per la nomination. Eppure tutti sorridevano. Avete mai sentito un discorso così trionfale e scontato?

Poi il senatore è arrivato al cuore del discorso, il momento emozionante in cui ammette che compiere un obiettivo di queste dimensioni non è cosi facile. “E quando siamo stati di fronte a complicati e inestricabili problemi, e ci hanno detto che non eravamo pronti e che non avremmo neanche dovuto provare, o che non era umanamente possibile, una generazione di Americani ha risposto con la passione, degna dello spirito di un popolo: Si, noi può*…

I discorsi che annunciano vittorie non sono mai così interessanti come quelli che contemplano la sconfitta, perchè le persone non sono mai così attente come quando perdono. In ogni caso, nè Favreau nè i suoi colleghi Adam Frankel e Ben Rhodes si aspettavano di dover concedere nulla quella sera. Ma le cose cambiano rapidamente. Dopo una mezz’ora di riunione con Obama — Obama parlava, Favreau prendeva appunti — hanno deciso di riprendere lo stesso speranzoso slogan del’ elezione al senato per l’Illinois: “Si, noi può*”. E in quel momento, una semplice campagna presidenziale è stata trasformata in un movimento, incarnato in tre semplici parole.

E’ troppo occupato per leggere. “Me ne vergogno fin dai tempi del College” — Favreau si è laureato alla Holy Cross nel 2003 — “Sono stato così impegnato a scrivere discorsi per Kerry e poi per Barack che non ho letto nulla di tutta quella bella letteratura che avrei letto ai tempi.” Parlando di discorsi, i suoi preferiti sono quelli di Bobby Kennedy, mentre la sua discorsista preferita è Peggy Noonan con il Pointe du Hoc di Ronald Reagan per il quarantesimo anniversario dello sbarco in Normandia. Nella mielosa epica della Noonan riecheggia un debole eco, come di Barack Obama che racconta del nonno.

Favreau ammira apertamente gli scritti di Michael Gerson, autore principale per i discorsi del Presidente Bush per cinque anni, riferendosi alle sessioni congiunte del Congresso per gli attacchi del’11 settembre. Gerson ricambia l’ammirazione e una sera durante la campagna politica per il New Hampshire, ha visto Favreau e si è presentato per una conversazione di lavoro.

E Favreau ha ragione, il discorso di Gerson pronunciato da Bush quel 20 settembre è uno dei migliori discorsi della storia americana. Ma va ricordato che in quel discorso la dissonanza tra discorso e oratore è stata particolarmente marcata e per quanto ne sappiamo, il capo di Gerson non ha mai reso giustizia alla potenza di quelle parole. Con un testo esaltante, Gerson ha fatto sembrare George W. Bush il Winston Churchill della situazione. Ma è il lavoro di Favreau** e il suo dono… far sembrare il suo capo –  famoso per non saper mettere in fila più di due frasi — uno che parla come Barack Obama.

* nota: la traduzione corretta sarebbe “si, noi possiamo” o “si, noi lo sappiamo fare” o al limite “si, noi lattina“. Ma la versione presente nell’articolo mi faceva ridere quindi l’ho lasciata.

** Qui la scheda di Jon Favreau su Wikipedia

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13 Comments

  1. rob
    Posted 25 January, 2009 at 6:29 pm | Permalink

    “yes we can” si traduce in “si’ noi POSSIAMO”

  2. Posted 25 January, 2009 at 10:00 pm | Permalink

    grazie, lo sapevo… ma “si noi può” al momento della traduzione mi faceva ridere e cosi… ci metto un asterisco dai :)

  3. rob
    Posted 1 February, 2009 at 1:25 pm | Permalink

    si noi lattina?????
    Allora te le cerchi!

  4. Posted 1 February, 2009 at 1:31 pm | Permalink

    dai… immagina il presidente degli Stati Uniti d’America che dice “si, noi lattina!” non ti strappa neanche un sorriso?

  5. rob
    Posted 18 February, 2009 at 7:03 pm | Permalink

    Abbiamo gia’ da noi un presidente barzellettiere e direi che basta e avanza: per favore non diffondere questo “virus”!
    ciao

  6. rob
    Posted 18 February, 2009 at 7:09 pm | Permalink

    proprio ora…
    Il governo di Buenos Aires ha espresso “preoccupazione e disagio” per le affermazioni di Berlusconi durante la campagna elettorale in Sardegna. Avrebbe ironizzato sul dramma dei dissidenti con la seguente: “Erano belle giornate, li facevano scendere dagli aerei..”

  7. Posted 19 February, 2009 at 7:29 pm | Permalink

    dai rob… si capisce che lo facciamo per ridere!!

  8. rob
    Posted 24 February, 2009 at 7:30 pm | Permalink

    hai ragione sul ridere per Obama che dice “noi lattine” ma e’ quello che succede da noi che proprio non mi fa ridere.
    Ho mischiato un po’ le cose. sorry
    ciao

  9. Posted 25 February, 2009 at 5:27 pm | Permalink

    Va bene Rob, adesso ho capito :)
    le situazioni sono così diverse che è difficile anche iniziare una discussione parlando di politica… se vuoi possiamo osare un paragone tra Jon Favreau che scrive i discorsi di Obama e chi scrive i discorsi di Berlusconi.

  10. rob
    Posted 5 March, 2009 at 9:25 pm | Permalink

    quindi vorresti parlare di Vanna Marchi?

  11. Posted 19 March, 2009 at 2:08 pm | Permalink

    no no no, io sostengo che in realtà Obama voleva dire SI NOI LATTINE!!… cambieremo il mondo!!

    :D :D

  12. rob
    Posted 21 March, 2009 at 9:39 am | Permalink

    E daie!!!!
    ma allora sarebbe stato “yes we canS” – plurale!

    sono gia’ i danni della riforma gelmini? (si puo’ dire o e’ troppo politico)

    nel caso… ..ma cosa e’ la congiura dei lattinari? dopo i paninari, i cazz.ari….

  13. Posted 21 March, 2009 at 5:30 pm | Permalink

    Beh! sono contento che “si noi lattina” non faccia ridere solo me :)

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