stamattina ho letto una cosa straordinaria ed é tutto il giorno che voglio scriverne. Bruce Dickinson, il vecchio cantante degli iron maiden, come secondo lavoro fa il pilota di linea. ovviamente non per soldi, é pura passione. pare che suo padre fosse un pilota e che Bruce abbia iniziato guidando il jet privato dei maiden. poi, ho letto nell’intervista “volevo qualcosa di più grosso, e l’unica possibilità era diventare pilota di linea”. non metto la foto anche perché sto pubblicando dal cellulare e l’editor di wordpress non é il massimo. comunque ci sono le prove. e magari qualcuno dalla voce lo riconosce davvero, durante i classici messaggi rassicuranti del pilota ai passeggeri. quando l’ho letto mi ha dato molta speranza per il futuro, ho anche pensato di aprire una seconda enciclopedia dell’harrr in suo onore, ma l’harrr delle nostre vite ha cambiato colore da un pezzo. non potrei dire la stessa cosa del controllore che é appena passato, una versione magra e disfatta di lerch della famiglia adams. si c’è ancora qualcuno che sa dare onore alla vita
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silence is not elegant, I’m ready to leave

silence isn’t either professional. In a public situation silence is not really welcome. Your thoughts should be expressed as soon as possible no matter what’s inside your head. right? Well maybe. I haven’t even saw the tipping point of this strange equilibrium. Life cycles go and run and turn, just like a strange dance. I can only stay silent and look around. i started playing the guitar almost every night, just for myself. the recording time is ended, just some errors, a stoney hand and some little melody. this is not going to stop soon.
many news in my real life anyway: the 7th i’ll be leaving for sardegna, that little island full of music and friends. I’ll stay by myself in my rented apartment, wating for another month to pass under the sun and beneath the sea. I’ll see all those girls, and women and i’ll be unpolitely silent. just like the girl i like. I see her every morning at the train station, she is incredibly silent, we don’t stare at eachother too much. just a sec every day. then i go to work, i try do operate some changes, i try do develop some business, i keep her our of my thoughts. then i come back home, in the evening. I see my granny and we talk, just if she were the only person on earth. We talk about tv shows, some little easy politics, we speak about food. Then i head back to the PC, i try to figure out what is like to be a committed and precise future builder. I just can see my present, stuck and silent. I think i’ll miss her. Both.
I’m searching for a resolution to change what i’ve become. I dont know what exatly i am, but i think that sardinia will help. almost no pollution, fast internet to work, sun, sea and… friends. Also some sort of indipendence. everything seems ok, except for this “you failed” feeling. I had so many dreams that i cannot even remember them all. the more i read, the more i get messages like: do what is best for you, follow your dreams! When i wake up, in the morning, the guitar is in the bed.

Sopravvivere socialmente
Sembrerebbe impossibile vivere in assenza totale di soddisfazioni o felicità. Invece è possibile sia vivere che lavorare. Vado avanti facendo leva sulla sordità emozionale. Poi in questo ultimo anno di social network, dopo aver aperto il twitter, il facebook, il friendfeed (e dopo aver chiuso il badoo e conservato il msn e il gtalk e il skype) mi rendo conto di come l’unico posto dove poter scrivere avendo la certezza che qualcuno non risponda, è questo.
Update (pochi minuti dopo): azz, mi ero dimenticato che IntenseDebate aggrega i commenti di friendfeed.
quando cambi non sai come

E’ tardi sono stanco ma mai sazio. Non comunico molto in questo periodo, nè alcune decisioni importanti che mi sento costretto ad affrontare, nè i miei sbagli di tutti i giorni difficili ma necessari da digerire. Vorrei essere molto meglio di come sono e l’altro giorno camminando verso il ristorante ho pensato a chi mi piacerebbe somigliare, qualcuno di quei signori distinti che ho conosciuto quando ero piccolo e mi hanno ispirato simpatia. Erano clienti dell’albergo o semplici amici di famiglia. Non ricordo. Pero ho pensato anche come si saranno sentiti loro, questi signori pimpanti e solari, se avranno vissuto difficoltà o momenti incasinati della vita. Eppure avevano quel sorriso sornione. Non è facile sorridere in faccia alle difficoltà e spesso quelli che ho visto sorridere forzatamente hanno fatto brutte fini. Io preferisco il cattivo umore e il distacco. Ma forse non è obbligatorio.
Volevo parlare della tradizione in sardegna, della tradizione per quelli che restano in sardegna, perchè anche io come tanti ragazzi nati qui andrò a cercare la fortuna altrove. Torno a casa, consapevole di cercare ancora casa, nonostante quella che ho qui sia già una casa e molto di più, la sua vuotezza è una specie di buco siderale. L’hanno notato tutti quelli che sono passati di qui, e io ho fatto finta di non notarlo per un anno e passa.
E così mi sposto, così ho deciso. Ah ma volevo parlare della tradizione, insomma è importante. Non avrei mai pensato, perchè comunque dalle mie parti, Parma e provincia, la tradizione non esiste è un concetto diverso da quello che ho visto qui. Qui hanno storie antiche da raccontare, e ci si cullano e vi cercano radici. Da noi c’è arroganza, voler dimostrare, voler apparire… il dialetto è una lingua acida di persone che hanno visto tutto della vita. Il dialetto di Fonni invece parla di unione, nella certezza che si è tutti su quest’isola e che l’italia è lontana e un mondo a parte. Non ho visto gente amara. Magari sono cambiato io, non saprei, magari vedo cose che non ci sono e vedo solo lati positivi in questa sardegna che ha provato ad accogliermi.
Lascerò questa casa vuota e lascerò il coro. E tutti quelli che ci hanno creduto per questo anno e passa assieme. Stare tutti sulla zattera delle note non è facile, e l’abbiamo visto. Ma ognuno ha dato il suo contributo e il coro oggi credo sia bello da ascoltare. Magari non un coro di voci esperte, ma un coro di passione, questo sicuramente. Le voci raccontano le storie, in dialetto, e le storie sono più mie che qualsiasi mazurka e qualsiasi piva piva.
Però, nonostante io sia nato brutto e rosso, devo tornare e vedere di trovare qualche valore in quello che siamo stati. Anche se è difficile da mandare giù di fronte a quello che siamo diventati. Mi porterò molti mp3, via. Porterò cd e registrazioni e ricordi, non basterà.
Dal punto di vista aziendale ho trovato le persone più corrette, sincere e spietate. Pane al pane, vino al vino giusto? è così che voglio essere anche io, schietto. Io a queste persone devo tantissimo sul piano umano, interiore, che sento pacifico e soddisfatto. E se non comunico nulla fuori, portate pazienza. imparerò. E ora torniamo un attimo nel dialogo del silenzio, ci vediamo dopo.