la musica sbagliata

free-jazz

mentre ascolto Cecil Taylor mi torna in mente il disastroso concerto di Ornette Coleman a Berchidda l’anno scorso. Avevo fatto fatica a convincere uno dei due Andrea a fare 500 kilometri per andare a vedere un concerto jazz. Non è tanto la questione del jazz in sè: sono sicuro che se l’avessi portato a vedere Esbjörn Svensson gli sarebbe piaciuto.

L’immagine del jazz come musica incomprensibile non so come si sia formata. Certo sapere che quello incomprensibile si chiama Free-jazz non cambia molto le cose. E’ lo stato d’animo che si porta appresso un distinto signore con la testa piena di teoria della musica e il cuore pieno di sofferenza da esprimere. Qualcuno sente evocato il proprio doloroso smarrimento esistenziale al centro di un rumoroso assolo di chitarra distorta e altri magari si godono le composizioni più caotiche di Coltrane.

Gli assoli in freestyle portano in 2 direzioni: le interminabili suites meditative a cavallo tra accordi maggiori del post rock (diciamo tipo Godspeed You! Black Emperor e God is an Astronaut) e creatività espressiva tipo Coltrane (che rappresenta l’unione tra circa 300 stili musicali). Per quello che ho sentito, la musica tradizionale sarda (tenores magari) fotografa un istante dei kilometrici assoli, ripetendo in loop il salto minore-maggiore che  fonda la tridimensionalità di un brano musicale, dando l’idea di cambiamento ed evoluzione tra un tema e il successivo.

La prima volta che mi sono accorto dell’estremo riassunto offerto dalla musica sarda, ho pensato di trasferirmi in sardegna per imparare da vicino qualcosa da questi visionari che sembravano aver capito tutto. In un anno non ho capito nulla, poi ho sentito la necessità di tornare qui dove la musica non esiste, e così torno a riascoltare registrazioni, riproduzioni e ricordi.

Il mondo si sta allargando e a volte posso solo nascondermi nei miei gusti.

Metacose:

Lingua sarda e dialetto emiliano

pur non essendo figo come il sardo (che è una lingua nobile, con parti ancora in latino, spagnolo e arabo) anche il dialetto delle mie zone* ha qualche carta da giocare:

il verbo “scantare”. spesso usato nella forma riflessiva (scantarsi) o imperativa (scantati!). credo derivi da cantone, cioè angolo. qualcosa come “esci dall’angolo” scantati!. Spesso usato in sostituzione di “cresci!” o “impara!” o “svegliati” i pnlisti direbbero forse “esci dalla tua zona comfort!

l’altra parola è nàdor, che mi hanno spiegato mio zio e mia cugina che significa anatra. viene usato spesso come sinonimo di “ocone” o persona poco sveglia. io ho sempre pensato fosse sinonimo di “sfigato” e mi sono sempre offeso molto. per niente.

Le due parole in questione, vengono spesso usate in un’unica frase, che suona circa “mo scàntôt, nador” che tradotto letteralmente dice qualcosa come “dai esci dall’angolo, anatra!” e invece significa circa “ma svegliati, cretino“.  A riguardo infatti sempre in provincia di parma c’è un’altra bella espressione, cioè “rimasto dentro”. Rimasto dentro, si usa spesso quando una persona si appassiona così tanto di una certa cosa, da non fare altro nella vita, o comunque tanto da dare minore peso a tutte le altre attività. I giovani di milano di qualche anno fa avrebbero detto che è “andato in fissa“. Notiamo quindi come l’assenza di movimento (rimanere dentro, non uscire dall’angolo) sia visto in modo profondamente negativo, già nella coscienza stessa della lingua che parliamo.

Tornato a casa da scuola, quando facevo le elementari, andavo a mangiare (di solito da solo dato che gli adulti avevano già mangiato) poi andavo in camera a guardare la tv, spesso addormentandomi. Nel pomeriggio spesso uscivo con Filippo o Stefano  (coi quali poi ho fatto una serie di cazzate che li ha allontanati quasi definitivamente) o Alberto: andavamo in bicicletta o giocavamo coi transformers, o guardavamo film della videoteca dello zio di Filippo (spesso e volentieri gli zero zero sette) e giocavamo coi videogiochi. Alle medie, avendo cambiato città per volontà di mio padre, non uscivo più con gli amici del paese e neppure riuscivo ad uscire con gli amici di scuola perchè avevo sempre bisogno che qualcuno mi portasse in macchina. Mitologiche erano le uscite con mio nonno, mia nonna o spesso anche mia madre, che mi portavano “a giocare con gli amici”. Questo viaggio apposito che doveva poi comprendere anche un momento di “ritorno” portava spesso ad avere rapporti freddi con tutti gli altri amici, che chissà forse mi vedevano come un UFO che arrivava ogni tanto e poi scompariva. Cosa c’entra tutto questo col dialetto? poco niente, ma avevo voglia di scriverlo e non avrei ancora finito ma è arrivato il treno.

*le mie zone: sarebbe bello definire intanto quali siano le mie zone, dato che mio padre essendo nato a modena ed essendoci vissuto, quando parla in dialetto usa le inflessioni modenesi (che lo ammetto, mi fanno lollare). Mia madre è nata a Felegara, ma non parla mai in dialetto ed essendo cresciuta in albergo tende verso una specie di italiano universale, con tutte le sporcature tipiche della provincia di parma.
i popoli che hanno portato avanti i due diversi dialetti a cui penso (sardo e parmigiano-modenese, che non c’entrano nulla col pamigiano reggiano) sono diversi, anche geograficamente. Poi essendo cresciuto più tra internet e alberghi che in mezzo al dialetto, la mia lingua personale è una specie di parmigiano con tendenze all’italiano e inflessioni nerd.

Ascoltare è comandare

  • la discussione è governata da chi ascolta. Il pubblico dirige con la sua attenzione l’oggetto del dialogo.
  • l’analista ascolta chi ascolta (il potere di comando non è ereditabile comunque)
  • rendersi disponibili a imparare è un rischio (calcolabile).
  • anche ascoltando si comunica (es: last.fm)
  • sono rari quelli che ascoltano quando qualcun altro parla, figurati quelli che ascoltano chi ascolta.
  • il motore di ricerca ormai è l’unico che si legge tutto
  • ovvio che sia business farsi selezionare dal motore di ricerca, che diventa indice di attendibilità pur essendo costantemente influenzato dall’attendibilità stessa dei siti.

Avevo voglia di scriverli, questi pensieri, dato che ormai mi seguono da anni e forse è ora di lasciarli liberi. altri pensieri da organizzare, assieme al pensiero fisso della contabilità, vado a letto e mi dimentico che ogni notte si sogna, e ogni mattino potrebbe essere un giorno diverso, leggermente diverso. Strani baratri gli occhi delle donne.