Ciao Amici!
oggi è mercoledì, e vorrei parlarvi dei rapporti di coppia in relazione ad internet.
dopo alcuni anni passati a sentire la mia vita di coppia una merda, ho pensato che era ora di puntare a un unico obiettivo: la solitudine.
Ok, ho pensato, ora fino a quando non capisco come si sta con le persone, voglio stare da solo.
Così questa solitudine si fa via via più intensa, passo le mie giornate ad osservare le sfumature del nulla, mi immergo, nel nulla. nel virtuale.
Strano come il computer sia un compagno perenne della solitudine, un piccolo assurdo amico che non esiste. in questo contesto, internet è il protagonista, e quando noto l’allargarsi dell’utenza che approda su internet, un po’ mi preoccupo.
Tuttavia ormai è internet a ri-costruire l’anima dei rapporti con gli altri. Rapporti che poi si emancipano da internet… e si tuffano nella vita reale, trovano l’amplesso… e liberandosi dalle catene della comunicazione non corporea, poi deragliano di nuovo. E’ il gioco del ferirsi e chiedersi scusa: trascina in vortici spiacevoli tutti quelli abituati a chiudere la chat quando il discorso richiede un’ evoluzione.
Qui ci sarebbe da discutere molto, sulla possibilità stessa che esista l’evoluzione interiore, comunque noto che anche se le cose vanno bene, la gente le fa andare in vacca per dimostrare qualche tipo di superiorità. Quelli che restano nella barca pretendendo di non farla affondare, sembrano destinati a ritrovarsi soli…
Per cavarci fuori da questo fastidioso ciclo vizioso, chiamerò in causa i Cavalieri dello Zodiaco
- le gambe, sono immobilizzate nel ghiaccio, non riesco piu a muovermi, come è possibile?
- semplice… quante polveri di dimanti ho lanciato, credi forse che lo abbia fatto per semplice difesa?
- no di certo… ma credevo di poter ribattere facilmente la polvere di diamanti invece non ci sono riuscito come è stato possibile tutto cio?
- forse un giorno lo saprete, per ora accontentatevi di questo


Quando ero a Pordenone (ormai un cult nei miei ricordi strumentalizzati) ho incontrato Martin Durham. Era appassionato di fotografia e ha fatto molte foto della zona con la sua digitale. Come con tutti gli idoli americani mi sono fermato a parlare volentieri, e purtroppo ho anche fatto vedere le mie foto. Sono stati bei momenti di scambio, non è stato facile vedere del bello tra le sue foto, abituato come sono a considerare bello solo quello che conosco. Lui si è gasato quando ha visto la foto del fulmine sopra alla base di aviano, che avevo sottovalutato. Qualcuna che ricordo delle sue: foto di una tomba con sopra una palla di vetro tipo acquario, la foto del cruscotto della macchina dall’interno dove si vede la velocità (vedere scritto 140 a lui faceva lollare perchè è abituato in miglia), foto dei vigneti con prospettive geometriche, foto di casa sua in mezzo a un prato verde. Le più belle le ho viste sul suo sito, un anno dopo: le traccie di un mollusco e una conchiglia vuota sulla spiaggia, i jet americani in volo, la partenza dello shuttle. Insomma poi Martin mi ha detto dai ti faccio una foto. Io che avevo preso l’esperienza di aviano come qualcosa di formativo, e nelle cose formative non si dice mai di no, ho detto va bene, anche se con tutte le timidezze del mondo. Istantaneamente mi sono contratto, di fronte all’obiettivo. Martin mi dice “perchè ti contrai?” io penso “perchè ho paura che qualcuno possa vedermi tranquillo e felice, dall’altra parte” ma rispondo solo “non lo so”. Il sorriso è una grande apertura, come mi ha insegnato mia mamma. Lei sa fare molto bene i sorrisi “aperti” e che io sappia non nasconde quasi niente. Tuttavia, anche quando ero piccolo, misteriosamente ho sempre boicottato i sorrisi agli altri. Adesso con le reti relazionali è simile, devi mettere foto di te stesso, e possibilmente sorridere. Nessuno vuole conoscere qualcuno sempre triste e immusato. E qui la fantastica frattura tra il mondo americano dei sorrisi impostati di chi conosce le regole della società, e l’interiorità delle persone.