ieri sera piccolo concerto. Oggi i superstiti a pulire, tra i quali una donna mi chiede “strano che sei venuto fin qui in sardegna”. chiedo, come sempre “perchè?”. “perchè noi qui muoriamo… e tu vieni qui”.
Category Archives: concerti
recensione concerto Daft Punk Torino 12 luglio 2007
quando la notte cala e cala anche il sipario, bisogna aspettare ancora una mezzora. Guardo la gente che beve e fuma come se non ci fosse domani. Becco gli spintoni dei venditori abusivi di birra, sono sulla loro rotta. Noto quasi per caso la quantità immonda di esseri femminili in vesti succinte. Scalmanate. Un terzo del pubblico è invece maschio e inerte. Come nota Alle, non c’è un vero “tipo” di ascoltatore dei daft punk. Mi allontano presto dagli amici, sono un’isola con le zampe. Questo dovrebbe essere un momento magico, ma M non c’è. Ci sono io, e quando si apre il sipario nero ci sono anche loro, in divisa da robot come sempre, e c’è il rumore di frullatore satanico. Urla digitali. Urla reali di gente fastidiosa esteriormente eccitata. Nessuno capisce che questo è il momento del ghiaccio, li guardo seppelliti, faraoni al centro della piramide luminosa. Sento nitida la solitudine, l’isolamento. E una determinazione fredda e priva di sconforto. Quando parte technologic le enormi parole compaiono a raffica, nere su sfondo rosso. con un’aggiunta che non fatico a capire, dieci FUCK, ritmati che troneggiano sulla massa di carne che mi affoga. M non c’è, ma se ci fosse l’avrei già perso. Chiudo gli occhi per stare solo con i robot. parte human robot, sono incerto. Questa gente attorno mi disturba seriamente, ho paura di non godere come immaginato. forse ho le visioni, ma si avvicinano ragazze. sento le tette contro la schiena e i sederi sui fianchi. una mi abbraccia e mi stringe per qualche secondo. la guardo e sorride, castana forse. sono un buco nero, barcolla altrove non ti ferirò. Però mi torna il morale. quando parte discovery la mia testa è un atomo che rimbalza incontrollato, le spalle si muovono da sole, e si sciolgono le mani che piano piano ballano. Il mio piccolo miracolo solitario di musica elettronica e amiche senza nome. Non so cos’altro ho sentito. forse una mezzora la passo in balia del frastuono piacevolissimo e trascinante. sembriamo tutti un grande pentolone di carne e immondizia, mescolato dalla musica, che fa onde, e onde. per tanta che sia la nostra massa, siamo leggerissimi, e inutili. ma ballo e mi dimentico. quando la musica si ferma, uno di loro fa le corna ed esce, seguito dal’altro. è solo buio e silenzio. Mi allontano e vado sul perimetro. c’è più spazio e si respira. c’è meno contatto fisico e la gente è più sobria. I robot tornano con tute nere dai profili al neon rosso.
Urla. rumore paradisiaco. Nuove onde spingono il petto e la gola. Enorme scritta Human, Human, Human, Human, Human… mi aspetto un assordante “Robot”… e invece … TOGHETER… TOGHETER… TOGHETER… Human, Together, Human, Together, Human, Together… Nessun monumento alla solitudine, niente antartide. Un grande sole luminoso tramonta dietro la piramide, applausi e sorrisi silenziosi. Vado al punto di ritrovo, pochi secondi vedo la silvia, Alle e la Ste. Siamo tante persone ormai tiepide e tranquille che camminano tra i sentieri freschi del parco. Gli ambulanti vendono panini e birre e coca cole. Le orecchie non fischiano. non è stato un concerto in effetti: ma grande rito pagano e neutrale, mi sento meno robot e più human, e sento M che arde e urla in silenzio dall’isola.”