I folli della carta stampata

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Essendo disponibile il nuovo EP dei Tv On the Radio, che si chiama Read Silence (che tra l’altro è quasi anagramma di Dear Science), seppure si viva nell’ epoca in cui tutti sentono la natura che urla disperata, c’è ancora qualcuno che ha voglia di stampare carta che nessuno leggerà.

sono le riviste indie: tipicamente stampate da amici/parenti tipografi consenzienti, in meno di 1000 copie. I più prepotenti chiedono anche soldi per la pubblicità, altri le distribuiscono gratuitamente.

Ecco un elenco delle inutili riviste che conosco solo perchè ci scrivono miei amici/parenti:

sono 4 in meno di 4 anni. e solo perchè possiate vivere l’esotico brivido del vanto effimero: scrivo! sono famoso! sono figo!

Ragazzi per piacere apritevi un blog e rassegnatevi ad essere ignorati, come tutti noi, come Scòzzari insegna.

Update: spero che al litcamp di torino di quest’anno si possa parlare ampiamente dell’inutilità della carta stampata.

Lucidità

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Vedo di costruire qualcosa tipo equilibrio, mi manca cantare ma sento che è giusto stare zitto, i denti fanno fatica a spuntare e ho costantemente la guancia infiammata. Sul treno in silenzio tutti i giorni penso al futuro, ideale. Vado a vedere un sacco di case tutte le settimane. Sono preso da una forte voglia di organizzare, ottimizzare e capire, parto da me stesso e faccio una fredda tabella.

Update: di lucidità parla anche il nuovo album dei Uochi Toki (Libro Audio) che sto ascoltando a manetta in ufficio. Caro Napo, pensa a una release dell’album anche per chi sta scrivendo Xhtml per piacere. Comunque, bellissimo (sempre che non t’incazzi per la brevità e semplicità dell’affermazione). Ti pago quando vieni in concerto a Salsomaggiore.

il primo sito internet

Parlando di ottimizzazione di un sito internet per i risultati sui motori di ricerca (date un’occhiata ai corsi SEO Parma) devo parlare anche di copywriting. Parlare di copywriting è stare sulla soglia tra oggetto da comunicare, e comunicazione. E’ un lavoro di conoscienza delle necessità altrui e dei modi altrui di esprimere necessità.

Sergey Brin (uno di quelli che mi danno da lavorare) ha aperto un blog, sfondo nero e parole verde-azzurro. Erano forse dieci anni fa, che lui lavorava ancora per l’università e io aprivo il mio primo sito con parole verde-neon su sfondo nero.

Oggi per un ranking è essenziale un buon internal linking. Se parlassimo di zen o altre filosofie, direi che è importante avere un’idea coerente di se stessi. Uguale per il sito internet, che deve sapere di cosa parlano le sue stesse pagine, e deve sapere di cosa parleranno in futuro per ottimizzarsi al risultato.

Per comunicare con i motori di ricerca si fanno i link, e si mettono parole coerenti con la destinazione del link, sul testo che viene linkato. Parlare coi motori di ricerca dovrebbe essere come parlare con le persone: dove voglio mandare le persone che stanno leggendo questo testo, quando avranno finito, o quando saranno stanche di leggere le mie parole?

La pratica di ottimizzazione, che porta molti soldi e che costa molti soldi, sembra una pratica arida e puramente economica. Invece è fatta di passione invisibile, ve lo dico così, perchè l’ultima volta che ne ho parlato con qualcuno, purtroppo ho alzato la voce sentendomi ferito per l’uso ripetitivo di parole chiave, durante l’analisi di un testo.

Erano meno di 20 anni fa, e alle elementari mi veniva detto che una ripetizione è male. Bisogna usare i sinonimi, ed evitare di ripetere la stessa radice semantica. Avrei imparato le anafore solo alle medie, e comunque, mi era chiesto di disimparare quello che avevo espresso istintivamente.

Più o meno nel primo periodo del mio scrivere su internet, ho citato un pezzo di Pavese che mi aveva fatto impressione. Brin parla di malattia e di studi scientifici. Siamo impossibilmente diversi e lontani, e per una pagina con sfondo nero condividiamo uno strumento e una paura.

Oggi chi usa il proprio nome per scrivere su internet lo fa col preciso intento di comunicare, e ha la consapevolezza che i testi verranno letti da chi lo conosce. Era diverso quando credevo che le idee viaggiassero e vivessero per conto loro.

Da allora, ho smesso di scrivere con quella pericolosa spontaneità, che resta ora solo nel confine tra:

  • un link interno
  • un link con keyword ottimizzate
  • un link che può capire solo chi già mi conosce (e che renderà complicata la vita dei motori di ricerca)

Going to california?

Sulle note della commovente canzone che parla di uno che cambia paese perchè c’è rimasto male di brutto dopo una storia con una tipa, mi viene in mente la costante ricerca dell’esotico altrove (celebre anche per i Gnarls Barkley quando cantavano Saint’ Elsewhere).

Vorrei ricordare a tutti i fans dell’Altrove che in California c’è la maggiore quantità di maschi single. Per curare le proprie pene d’amore (e trovare come cantava Plant una regina senza un re) è consigliabile invece andare a New York.