Sazietà e fumo

fumo elementi chimici nelle sigarette

ho capito che:

  1. un fumatore può smettere di fumare
  2. un non fumatore non può far smettere di fumare un fumatore(*)
  3. due fumatori possono smettere di fumare assieme(*)
  4. un fumatore può far cominciare un non fumatore

detto questo, chi prima fumava può semplicemente raccontare la propria esperienza, ma non può ( *punto 2) far smettere di fumare qualcuno.

nel mio caso (che non è il vostro) il fumo si è messo a interferire col mio ciclo della sazietà, per cui non sono riuscito a smettere di fumare fino a quando non ho imparato a sentirmi soddisfatto dopo aver mangiato anche senza fumare una sigaretta.

Il momento del fumare una sigaretta si era inserito sia nei cicli della mia fame naturale (tipicamente alle 10.30 del mattino e alle 18.00 nel pomeriggio), che nel ciclo della mia fame indotta (tipicamente durante un momento di merda e durante il bisogno di premio per una prova riuscita bene).

Trovare in Antonio una persona con cui fare un patto per smettere assieme di fumare è stato, di tutti i miei tentativi per smettere di fumare, l’unico riuscito. Ci davamo motivi per cui è bello non fumare, e motivi per notare quanto si stava bene da quando si era smesso di fumare. Ci si faceva forza (più che altro lui faceva forza a me) nei momenti in cui l’altro comunicava la voglia di fumarne una ( *punto 3).

Oggi sono felice della mia scelta, e soffro nel vedere tutte queste persone in stazione che fumano, ed essere consapevole di non poterci fare nulla (* punto 2).

Mi ricordo bene il momento e la gioia di quando mi accedevo le sigarette e non sapevo immaginare che la stessa gioia potesse essere in qualsiasi momento della giornata, e scollegata dalle sigarette.

deep, Murgia e Godard. La comunione inizia per e

deep murgia godardLa prima volta che ho sentito questa sensazione ero con Andrea, e ascoltavamo un album di Loreena McKennitt (the mask and the mirror), una sera tardi, con l’hotel spento e al buio, tutto apparteneva a lei.

La volta successiva, erano passati almeno dieci anni, e a bologna mi hanno fatto sentire Gavino Murgia. Cosi, ho deciso che sarei andato a vivere in sardegna, per un po’. Per conoscerlo meglio, questo Gavino.

Poi, trasferitomi in Sardegna, ho conosciuto i Tenores di Orosei, e allo stesso festival di Berchidda c’era anche Murgia col Quintetto Megalitico.

Per sentire quello che sento stasera invece, sono serviti alcuni concerti, circa un anno seguendo Gavino per la Sardegna, tra Oristano e Berchidda. Sentire l’evoluzione delle sue note e della sua storia mi serve per capire un minimo di questo album (:deep:).

Murgia e Godard vanno verso il silenzio, dal quale nascono i suoni. E posso solo sentire una comunione con la loro espressività e ragione d’essere, cerco di ringraziare Gavino e Michel che cavalcano i loro confini. Dato che per ora, ho dovuto smettere di rincorrerli per inseguire qualcosa che nella mia vita si allontani dalla solitudine che ho raggiunto, e dalla quale invece non è nato nessun suono.

nessun uomo è un’ isola

Al massimo un uomo può essere un isolo, e poi comunque è vero, Anche se leggendo John Donne ho creduto di capire qualcosa del mondo, resto sempre senza una laurea e senza un riconoscimento ufficiale di qualcosa. Allora vabè, mi barcameno (come diceva mia mamma). Il gene italico mi consente di barcamenarmi e di provare più situazioni, cosa che comunque apprezzo molto dal giorno in cui ho capito che non sapevo esattamente per cosa ero portato.

Sono cresciuto con i feedback delle persone, e mi sono bloccato a una certa età cercando di confermare feedback che non arrivavano più. L’altro giorno ho sentito Paolo che mi ha detto che uno dei quadri che ho regalato a sua moglie piace molto. Qui si sta parlando di un feedback per una cosa fatta circa 3 anni fa, forse 4. E io in questo periodo avrei dovuto aspettare? Alcune persone non aspettano, si rendono disponibili per le coppie, per i lavori. Si sovraccaricano. Altre aspettano e stanno ferme (per lo più quelle che economicamente o sentimentalmente se lo possono permettere o che sanno digiunare). 

per quello che ho vissuto, devo dire che sull’isola la solitudine è diversa da quella provata tra la gente del continente. e devo dire che sull’isola la natura aiuta a trovare una pace che da noi (a parma) è un continuo sguardo smarrito sul proprio domani e sulla ricerca dei nostri obiettivi. 

C’è anche da dire che sull’isola sanno come si canta in faccia al mondo e in faccia alla solitudine, mentre sul continente per ora ho trovato solo bravi tecnici scarsamente emozionali. 

Facendomi rapire dal fascino per l’altrove, e andando a vivere dal continente all’isola, ho anche perso quella necessità di esotico che prima mi tormentava ogni giorno. Se ora mi decidessi anche a perdere la mia maledetta ricerca per essere qualcuno e di voler fare qualcosa di fico, finalmente, potrei anche iniziare a costruire qualcosa di concreto. 

(il fantasma di mio nonno commenta: “ah l’ sarìs anca ora”)