La prima volta che ho sentito questa sensazione ero con Andrea, e ascoltavamo un album di Loreena McKennitt (the mask and the mirror), una sera tardi, con l’hotel spento e al buio, tutto apparteneva a lei.
La volta successiva, erano passati almeno dieci anni, e a bologna mi hanno fatto sentire Gavino Murgia. Cosi, ho deciso che sarei andato a vivere in sardegna, per un po’. Per conoscerlo meglio, questo Gavino.
Poi, trasferitomi in Sardegna, ho conosciuto i Tenores di Orosei, e allo stesso festival di Berchidda c’era anche Murgia col Quintetto Megalitico.
Per sentire quello che sento stasera invece, sono serviti alcuni concerti, circa un anno seguendo Gavino per la Sardegna, tra Oristano e Berchidda. Sentire l’evoluzione delle sue note e della sua storia mi serve per capire un minimo di questo album (:deep:).
Murgia e Godard vanno verso il silenzio, dal quale nascono i suoni. E posso solo sentire una comunione con la loro espressività e ragione d’essere, cerco di ringraziare Gavino e Michel che cavalcano i loro confini. Dato che per ora, ho dovuto smettere di rincorrerli per inseguire qualcosa che nella mia vita si allontani dalla solitudine che ho raggiunto, e dalla quale invece non è nato nessun suono.
Pingback: Le capre sugli alberi potrebbero mangiarsi ogni foglia | RRR