fanatismo creativo e scoperta dei processi cognitivi dell’acquisto

una delle mie motivazioni all’acquisto principali è sempre stata l’auto formazione. vedo un artista che vorrei essere e lo compro per studiare come dovrei diventare. Poi vabè tipicamente non applico il 10% di quello che avrei voluto fare.

Se applicassi sarei famoso e felice: è uno degli altri processi mentali che servono come giustificazione e auto-assoluzione per il primo dei peccati: non essere cosa vorrei essere.

Poi vedendo che l’idea è impossibile metto in discussione la sensatezza e la possiblità di quel genere d’idea.

poi mi perdo. e mi ricordo che da parte ho tantissimi progetti concreti da portare a termine e che procrastino in funzione di una navigazione istintiva e disperatamente umana… di feed in feed.

cosi finisco per pubblicare l’ennesimo contenuto web amatoriale che forse sfamerà una necessità di persone che non conoscerò mai e che non mi daranno mai in cambio qualcosa (il circuito invece si chiude quando vai al cinema e paghi per vedere un attore famoso, che magari ti restituirà qualche emozione, ma il più delle volte è solo un’architettura delle masse critiche determinate dalla popolarità stessa).

come si diventa uno di quegli attori non lo so, ma come da una persona sconosciuta posso trovare qualcosa di interessante tanto da seguirlo per anni (o semplicemente abbonandomi a un suo feed) posso capirlo coi film della BlueTongue (idem per fare una crew che regga inizialmente attori e comici lavorano tra loro, gratuitamente (esempi: team di ciro il figlio di target, macciocapatonda, e Nash Edgerton che nel 2007 postava cortometraggi su QOOB e nel 2009 gira un film con villageroadshow).

stessa cosa per la musica (ancora last.fm che resta una sola rete vuota tra le persone vere comunque).

Compri quando sei social affezionato (social nel senso di networking sociale). Lo si diventa:

  • condividendo con gli amici passioni per attori già famosi
  • in solitaria trovando prodotti di qualità di nuovi altri utenti della rete non famosi, che si seguono nel loro evolvere scendo dalla rete e si comprano dopo averli visti “sbocciare” nel mondo reale, con soldi e collaborazioni nell’industria storia del media.

tristemente addormentati nel recinto della blogosfera invece tutti noi, italiani, che crediamo ancora nell’altrove dell’america dell’evoluzione della creatività in circuiti spendibili sul mercato.

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