
Parlando di ottimizzazione di un sito internet per i risultati sui motori di ricerca (date un’occhiata ai corsi SEO Parma) devo parlare anche di copywriting. Parlare di copywriting è stare sulla soglia tra oggetto da comunicare, e comunicazione. E’ un lavoro di conoscienza delle necessità altrui e dei modi altrui di esprimere necessità.
Sergey Brin (uno di quelli che mi danno da lavorare) ha aperto un blog, sfondo nero e parole verde-azzurro. Erano forse dieci anni fa, che lui lavorava ancora per l’università e io aprivo il mio primo sito con parole verde-neon su sfondo nero.
Oggi per un ranking è essenziale un buon internal linking. Se parlassimo di zen o altre filosofie, direi che è importante avere un’idea coerente di se stessi. Uguale per il sito internet, che deve sapere di cosa parlano le sue stesse pagine, e deve sapere di cosa parleranno in futuro per ottimizzarsi al risultato.
Per comunicare con i motori di ricerca si fanno i link, e si mettono parole coerenti con la destinazione del link, sul testo che viene linkato. Parlare coi motori di ricerca dovrebbe essere come parlare con le persone: dove voglio mandare le persone che stanno leggendo questo testo, quando avranno finito, o quando saranno stanche di leggere le mie parole?
La pratica di ottimizzazione, che porta molti soldi e che costa molti soldi, sembra una pratica arida e puramente economica. Invece è fatta di passione invisibile, ve lo dico così, perchè l’ultima volta che ne ho parlato con qualcuno, purtroppo ho alzato la voce sentendomi ferito per l’uso ripetitivo di parole chiave, durante l’analisi di un testo.
Erano meno di 20 anni fa, e alle elementari mi veniva detto che una ripetizione è male. Bisogna usare i sinonimi, ed evitare di ripetere la stessa radice semantica. Avrei imparato le anafore solo alle medie, e comunque, mi era chiesto di disimparare quello che avevo espresso istintivamente.
Più o meno nel primo periodo del mio scrivere su internet, ho citato un pezzo di Pavese che mi aveva fatto impressione. Brin parla di malattia e di studi scientifici. Siamo impossibilmente diversi e lontani, e per una pagina con sfondo nero condividiamo uno strumento e una paura.
Oggi chi usa il proprio nome per scrivere su internet lo fa col preciso intento di comunicare, e ha la consapevolezza che i testi verranno letti da chi lo conosce. Era diverso quando credevo che le idee viaggiassero e vivessero per conto loro.
Da allora, ho smesso di scrivere con quella pericolosa spontaneità, che resta ora solo nel confine tra:
- un link interno
- un link con keyword ottimizzate
- un link che può capire solo chi già mi conosce (e che renderà complicata la vita dei motori di ricerca)


