Fragile come un genitore… che vive da solo

Ogni tanto girando per casa vedo oggetti di quando eri piccola e piombo in quel mondo magico ed essenziale, fatto solo di cose importanti.

Ho ritrovato poco fa, perso in un angolo, il pezzo di quella bambola di legno che ti aveva regalato la nonna Nadia. Il classico giocattolo super economico col quale i bimbi giocano per giorni e giorni… dopo che un adulto si è preso 5 minuti di tempo per spiegar loro con attenzione, come funziona.

Il ricordo affascinato di noi genitori che ti guardiamo prendere e mettere a posto quel puzzle è ancora con me, e mi parla. Non capisco cosa mi dica visto che in fondo quest’ultimo anno è stato dedicato alla ricostruzione di due normalità lontane, al posto di una instabilità.

L’anno scorso per la festa del papà i litigi erano normali, quotidiani. Avevi un papà che lavorava tutto il giorno e non ti guardava quasi mai. Quest’anno hai ancora un papà che lavora tutto il giorno, stavola per un obiettivo diverso ma in fondo sempre lo stesso: di poca importanza.

che anno è?

Questo è l’anno in cui hai scoperto i collant e le gonne, che viene subito dopo l’anno tremendo dei pantaloni larghi che ti cadevano e ti ostacolavano nella corsa. E’ l’anno in cui hai imparato che l’asilo è anche divertente, a mangiare le lasagne a scuola, a giocare coi videogiochi, a colorare stando nei bordi.

Mi chiedi quando potremo andare assieme a raccogliere la frutta sugli alberi, e nella voce hai una speranza e una pace nell’attesa che non ho mai sentito in nessun adulto. Sorridi pensando a tutte le cose belle che potremo fare, e sorridi mentre ti porto a scuola.

Stamattina mi hai chiesto perché la nonna Rina ha spostato il tuo fiorellino. Ti ho risposto che adesso lei è a casa sua e noi siamo ospiti, per questo motivo lei sposta il fiore dove vuole, anche se è tuo. Possiamo chiedere per piacere, possiamo pretendere, possiamo urlare… ma in fondo ci possiamo fare poco. Sarà diverso quando avremo una casa nostra.

Mi hai guardato solare e mi hai detto “e quando avremo una casa nuova, avremo anche un vaso con le caramelle“. Io devo aver fatto un’espressione strana, perchè hai subito commentato “ma ne mangio solo una è? solo una!“. Mi hai fatto ridere e mi hai fatto sentire quanto a volte i miei limiti ed il mio rigore siano implacabilmente inutili. ho risposto solo “vedremo“, imitando d’istinto il tono che usava mio padre, quando non era convinto.

Limiti fragili

Io ti darei anche un kilo di caramelle, se non avessi capito il pericolo del diabete infantile. O dell’obesità, o tienti forte… dell’instabilità di chi si rifugia nel cibo.

Il punto però e che tu, oggi hai 4 anni e sei uno splendore di spontaneità, fai o faresti le cose solo perchè sono belle, e mangi o mangeresti le cose solo perchè sono buone. Trovi la bontà nei carciofi perché sai che piacciono tanto alla mamma, che per qualche ragione misteriosa quando li mangia è sempre felice: e hai capito che in fondo piacciono anche a te. E il mio porre limiti, questo “solo una” che in fondo è il riassunto di tutto quello che ti ho comunicato in questi anni… è fragile.

I limiti sono fatti per essere infranti e poi ricostruiti un po’ più in là. Come i giocattoli, che sono fatti per essere seminati negli angoli remoti della casa, per vederli poi spuntare quando meno tel’aspetti con un ricordo che sboccia e mi riporta a quando eri ancora più piccola e super-paciocchina.

Fai o faresti? Mangi o mangeresti?

A volte smetto di darti consigli. Esattamente come di fronte alle nonne, resto muto e ascolto. Verifico se quello che ho chiesto è stato assimilato. Sempre in silenzio valuto e penso se sia il caso di ripetermi o lasciar correre.

Ti metto di fronte una cosa sana ed una cosa buona e ti lascio scegliere, non giudico, non mi esprimo. Se vedo che provi, ti lascio fare cose difficili, ti permetto di rovesciare un bicchiere pesante, ti lascio libera di sporcarti per sbaglio.

Poi resto zitto e do aiuto solo se me lo chiedi. Cerco di tenere i voti dell’esame più segreti che posso. Non devi sapere che ti sto valutando. Mi importa solo che tu senta forte il valore della libertà, dello sbaglio, del fallimento (Se capita).

La migliore libertà è indeterminata

Chissà se quando sarai a lavoro, tra vent’anni esisterà ancora questo contratto che oggi chiamiamo “indeterminato”. E’ una bella formula rassicurante, significa che non c’è limite, che dura fino a quando vivrai. Già oggi è rarissimo, eppure mi piace pensare che in famiglia esista ancora la possibilità di sbagliare un numero indeterminato di volte. Con la speranza e la certezza che prima o poi sentirai i motivi delle regole che abbiamo stabilito, e potrai trovare un tuo equilibrio.

 

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