
E’ passata anche questa festività, e al devils abbiamo incontrato Antonio. L’ho trovato bene ed è una di quelle persone che mi mancano quando non ci sono. Persone rare insomma.
Non succede molto, non lo sto facendo succedere. Oltre non trovare casa e studiare meno di quanto dovrei, cambio il punto di vista sulle cose e prima di dormire la sera ho una sensazione di benessere totale tipo vertigini. Dura il tempo di un respiro, guardo gli abissi dall’alto e quando mi sveglio al mattino non c’è più niente.
Ogni tanto penso a mia sorella, la vedo crescere bisognosa di attenzioni e capace di attirarle senza bisogno di farsi male. Guardo sulla scansia tra i trofei che mi sono costruito e vedo un burattino magro e leggero. Guardo tra tutti i sogni che avevo, e mentre sento mio padre parlare alla Serena immagino di aver sentito parole simili quando ero piccolo come lei. Capisco di essere cresciuto slegato: impegno scarso, troppo bisogno di risposte e risultati pratici eterei.
Sono sgusciato tra una difficoltà e l’altra mirando a un obiettivo che negli anni è cambiato e non so più dov’è. La macchina è l’unico posto dove canto, ancora senza metodo, ascolto i tenores e faccio finta di essere con loro. E’ troppo tempo che non vedo Gabri e mi sembra di vedere tutto dal finestrino del treno, tutto che scorre lì dietro.