confini

Varela quando si chiedeva cos’accomuna tutti gli esseri viventi, dall’ameba alla balena, ha capito che l’unico fattore comune era la presenza di un confine. Una cellula/ameba ha un confine, fuori dal quale c’è un contesto. Una balena ha una pelle fatta di tante cellule, al di fuori delle quali c’è un contesto.

Se mi metto a parlare di Autopoiesi, poi succede la stessa cosa che succede coi post di Raffaele Ventura, cioè che mi caco il cazzo, se avete voglia leggetevi un riassunto di Tutto Varela-Maiorana che se vi piacciono le supercazzole scientifiche sarà una lettura appassionante, soprattutto perchè tentano di trovare lo stesso denominatore comune tra politica, cristalli, cellule ed organismi viventi.

Questa ricerca dei mattoni che compongono il creato, piena di nemici molti dei quali già nella nostra testa tra la forma dei nostri pensieri che ci impedisce di sentire tutto e pone tanti livelli di filtri, questa ricerca dicevo, non passerà mai per la testa dell’uomo della strada.

Il barista che non fa gli scontrini si racconta scuse: le stesse del vip di wallstreet che crea un fondo offshore. Gli uomini creano economie bianche e nere, e gli uomini sanno vedere la vita anche dove non ven’è alcuna, tra le nuvole di un cielo senza limiti e tra le parole che compongono un racconto. L’uomo con la sua presenza sa “attivare” la vita, e la riproduzione della vita. Mi sono Venturizzato, ma davvero scusate, giuro che questo discorso serve.

perchè tre anni fa, era nato sulla nuovissima parete del sottopassaggio della nuova stazione di Parma, un abbozzo di graffito, ben fatto, non un tag del cazzo, proprio il contorno di una bella scrittona di quelle complicate. Ho scritto al sindaco e ai manager della stazione di parma chiedendo per piacere di lasciare il tempo dell’evoluzione a quell’artista che sarebbe sicuramente ripassato per finire l’opera. Anzi avevo proprio chiesto di legalizzare un’area coi graffiti nella stazione.

Ovviamente non ho ricevuto risposta. Tuttavia in questi 3 anni circa un miliardo di persone ha consapevolizzato cos’è un “wall” o meglio un profilo su facebook di qualche amico sul quale scrivere. Altrettante persone anzichè aprire un profilo su facebook, si sono fatte un tatuaggio, ma non lo fanno completare dal primo che passa. E’ anche arrivata la crisi e gli spazi che prima erano occupati da pubblicità sono rimasti prima vuoti, poi qualche genio vi ha lasciato sopra un telo bianco, che piano piano si è riempito di disegni e scritte.

Un “wall” vero insomma.

in soli 3 anni, ci sono più scritte negli spazi autogestiti che sui muri. Segno che i giovani hanno voglia di un posto dalle regole condivise sul quale comunicare? E il caro vecchio “ambulanze merda” trovato sulla colonna del portico di bologna, dove finirà? Ci sarà ancora spazio per quel tipo di aggressiva rinuncia al bene comune?

L’equilibrio di una città è così pieno di queste dissonanze che le generazioni stesse passano per il sentirsi escluse all’essere parte di un sentire dominante nel giro di pochi anni. e i muri saranno ancora uno spazio pubblico degno di essere letto… o qualche genio del marketing si inventerà le pubblicità sulle quali puoi scrivere come la pensi… per monetizzare anche l’atto stesso della volontà comunicativa?

 

scelte

Quando ho letto che uno dei coloranti della Coca-Cola è stato messo nella lista dei cancerogeni, la Giulia mi ha fatto notare che anche i bordi bruciati della pizza (contenendo acrilamide) sarebbero potenzialmente cancerogeni. Non credo che la Giulia al momento lavori per Coca-Cola, piuttosto ho rivalutato all’istante il peso delle scelte infantili, con le quali chissà a volte schiviamo una potenziale causa di malessere semplicemente con un capriccio. E ho pensato “chi sono io per giudicare in modo sfavorevole chi sceglie di non mangiare i bordi bruciati della pizza? E come posso permettermi d’ora in poi di giudicare chiunque per qualsiasi scelta fatta?

D’ora in poi scegliete pure liberamente, non vi giudicherò, promesso. E comunque, se vi interessa ho trovato il documento totale sui segreti della cottura.

coraggio

Se avete aperto il vostro primo blog almeno 7/8 anni fa, ci sono buone probabilità che nel frattempo abbiate anche aperto un tumblr, un twitter, un facebook, un lastfm, un oknotizie, un delicious, un stumbleupon, un pinterest, un linkedin, un foursquare, un 9gag o che semplicemente abbiate postato in forma più o meno anonima in qualche forum oscuro (no, 4chan non è più un forum oscuro).

Avete già fatto il grande ritorno al silenzio? Insomma il silenzio vero si trova solo tra i commenti deserti del vostro blog aperto d’istinto, quando c’erano così tante cose da dire a internet e quando il lavoro e il marketing non avevano ancora tutta questa “trazione” sui nostri obiettivi online. Almeno, per me è andata così.

Ho visto chiudere uno dopo l’altro i miei blogger italiani preferiti, mentre alcuni di loro approdavano gloriosamente alla carta stampata, come se poi sulla carta ci fossero occhi più interessati al nostro piccolo non-mestiere.

Alcuni hanno traslocato definitivamente sul socialnetwork (cioè facebook), quelli che erano “famosi” prima, hanno fatto migrare anche la loro “audience” che si è limitata a commentare su una vetrina diversa, avendo già un account loggato e senza la scomodità di dover re-inserire il loro sito internet ogni volta. Matt di WordPress una volta ogni 2 mesi cita un magazine online che dice quanto i blog non siano ancora morti, le Feltrinelli per qualche anno sono state anche prese di mira da manuali per internet più o meno estemporanei.

Mi ero sempre riproposto di non venire mai a lavorare a Milano, e ora che compio un anno dal giorno dell’abbattimento del mio taboo più intimo, posso confermare che Milano è il male. La vita della città e delle grandi aziende mi ha allontanato dal codice. E di internet ci capisco sempre meno, non seguendo le varie mode si diventa necessariamente conservatori. E quelli da seguire con passione sono sempre meno, un po’ come in quel vecchio post dove Mantellini si lamentava di non scoprire nuova musica.

Oggi succede così, che riesci a seguire davvero solo quei pochi amici solidi, e se hai culo ogni tanto passano qualcosa di grande valore. E’ tutto un fiorire di tools e bacheche che vorrebbero aiutare i navigatori a tenere la rotta, invece di tenere una rotta abbiamo aperto tanti nuovi account in beta coi quali teniamo compagnia alle nostre navigazioni solitarie. Alcuni servizi sono poi stati accettati dalla massa, tipo Gmail, al quale hanno appioppato innumerevoli plugin, più o meno centralizzati (tipo Google+, Buzz, Google Talk…).

Sono arrivati i movimenti, coordinati principalmente dalle vecchie e toste mailing list, i blogger che si sono fatti assorbire dal lavoro o da facebook ci hanno tolto il gusto di leggere col feedreader, google è entrata in bulimia da re-design. E i link?

Vi ricordate com’era bello seguire un link messo con precisione da un blogger che leggevamo già da qualche mese? Vi ricordate com’era bello vedersi nel “blogroll” di qualche maniaco delle scie chimiche o della coltivazione bio-compatibile? Invece, loro quei maledetti blogger sono andati a scrivere per i quotidiani.

Hanno iniziato a farsi pagare, hanno perso traffico fedele e soprattutto cordialità. Non ci linkavano più, o peggio linkavano a pagamento, siti di cui non ci fregava nulla. Alcuni hanno solo chiuso, altri hanno fatto i redirect male. Altri hanno aperto progetti visionari talmente assurdi che all’istante hanno perso tutto il seguito.

io ho scritto il post sulle lapidi e ho iniziato a lavorare, o meglio a studiare i motori di ricerca e i modi per farci soldi. In generale mi sono imbruttito, ho cominciato a leggere solo blog tematici, su ottimizzazione e motori di ricerca, spesso in inglese. Anche nei commenti che lasciavo si capiva poco di chi fossi, un pezzo di cuore s’è perso in fretta per strada.

dove volevi andare? cosa doveva rimanere scritto sulle pagine dei nostri blog? E soprattutto perchè sono tornato a mettere link con attenzione piuttosto che a pubblicare a caso sui socialnetwork? Se fosse solo questione di algoritmi, bisognerebbe trovarne uno magico. Ho paura però che si tratti di una grande, immensa complessità che nessuno (motori di ricerca compresi) riesce più a digerire. Si reggono ancora in piedi i quotidiani, tra una gallery piccante e una rana in motocicletta, e tutti (ma proprio tutti) mi chiedono come è possibile guadagnare con internet. Non riesco più ad andare in vacanza, non per il tempo, quello facendo soffrire qualche cliente si trova sempre; è proprio che non ci sono posti che mi interessa visitare, non ci sono angoli di casa mia che vorrei curare, a parte forse il solito giardino, perennemente dimenticato.

in fondo, pensavo in treno tra un pendolare affetto da alitosi e qualche studente anche loro coi portatili sulle ginocchia, che si tratta di coraggio, quello che serve per affrontare un internet grande come un oceano in cui essere ignorati o non azzeccare l’espressione giusta al momento giusto è diventato la normalità.

Scrivere i nostri blog ordinati e pieni di riflessioni interessanti è utile come guardarsi allo specchio prima di uscire la mattina. quanti blog ben scritti ho trovato in ritardo, tanti quanti i bei libri che non ho mai letto.

il coraggio non dice dove far puntare il timone (sempre perchè la metafora potrebbe essere utile a non farmi annoiare). Il coraggio dice solo che tutte le mattine devi accendere il pc e non sai chi verrà a leggere, non sai quanti ti ignoreranno così come non ricordo un solo volto tra tutte quelle persone che avevo vicino in metropolitana.

PS. anche VMC oggi ri-apre, con tanto coraggio e poco “real-time”.

il pilota non ha una voce familiare?

stamattina ho letto una cosa straordinaria ed é tutto il giorno che voglio scriverne. Bruce Dickinson, il vecchio cantante degli iron maiden, come secondo lavoro fa il pilota di linea. ovviamente non per soldi, é pura passione. pare che suo padre fosse un pilota e che Bruce abbia iniziato guidando il jet privato dei maiden. poi, ho letto nell’intervista “volevo qualcosa di più grosso, e l’unica possibilità era diventare pilota di linea”. non metto la foto anche perché sto pubblicando dal cellulare e l’editor di wordpress non é il massimo. comunque ci sono le prove. e magari qualcuno dalla voce lo riconosce davvero, durante i classici messaggi rassicuranti del pilota ai passeggeri. quando l’ho letto mi ha dato molta speranza per il futuro, ho anche pensato di aprire una seconda enciclopedia dell’harrr in suo onore, ma l’harrr delle nostre vite ha cambiato colore da un pezzo. non potrei dire la stessa cosa del controllore che é appena passato, una versione magra e disfatta di lerch della famiglia adams. si c’è ancora qualcuno che sa dare onore alla vita