Penne magiche

una volta mio babbo era stato contattato da un venditore di penne da far stampare col logo aziendale. Mi raccontava della strategia mitologica che questo venditore esprimeva. Allora in un momento di bisogno, siamo andati in america a cercarlo. Ci siamo trovati nella classico palazzo stile retro-moderno in un grosso androne col rimbombare di voci, e gente che va qua e la. Vediamo l’uomo passare, ha la barba lunga ed è un po sconvolto. Ma mio babbo lo riconosce subito, anche dopo anni, anche con la barba lunga, anche depresso. Cosi gli parliamo, e gli chiediamo di quelle fantastiche penne a scatto col logo aziendale, indistruttibili, che ci aveva venduto tanti anni fa. devo parlare io perchè l’uomo è appunto americano. Mentre gli parliamo arrivano alcune persone ed assistono alla presentazione delle penne indistruttibili. E’ un particolare tipo di penna costruita in modo da non poter essere smontabile. Gli chiediamo se queste penne possono essere adatte anche per bambini di 3 anni, dice di si. E’ un tipo giovane dentro, energico, e si vede che siamo arrivati appena in tempo per vedere il down emotivo di un tipo energico. Forse gli affari non gli vanno bene. Comunque la gente è stupita dalle nostre richieste e lui ne sembra gratificato. Sembra sempre di fretta. Mentre continua la presentazione delle penne magiche, s’è fatto mezzogiorno e noi abbiamo fame, ci alziamo dalle nostre sedie per dire che noi andiamo a mangiare, e lui ne approfitta per seguirci, invitandoci a pranzo. Sembra felice di vederci. Casa del venditore di penne è un grande spazio aperto un po disordinato nel sottoscala di un grande palazzo. Mentre mio babbo e lui parlano di affari, io mi allontano e vado a farmi un giro per il molo. Incontro alcuni negri che spostano muletti a forma di elicottero. Ne vedo uno partire verso l’alto e lo saluto, ne saluto altri due che mi invitano a fermarmi per fare due chiacchiere. Mi dicono che se voglio fermarmi a vivere in america devo stare attento agli svizzeri. poi devo scappare non ho piu tempo di scrivere questo sogno, spero mi basti per ricordarlo. Soprattutto il tipo biondo venditore di penne, ma anche i negri lavoratori, e una scena con inseguimento finale che non ricordo bene, ora andiamo a berchidda, sono di fretta, spaventato e il mio umore in piena tempesta sottomarina.

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Commenti

  1. Bel sogno e bel post, ma ho una piccola critica.
    Non fraintendermi, non sono un fissato ma qualcun altro potrebbe offendersi: non dovresti usare il termine “negro”. Non nasce come un insulto, ma la realtà storica l’ha fatto diventare tale.
    Ciao

  2. Se tu sei riuscito a capire che non è utilizzato in modo offensivo, credo saranno in grado di capirlo anche gli altri. Grazie del commento, intanto 🙂

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