quando cambi non sai come

E’ tardi sono stanco ma mai sazio. Non comunico molto in questo periodo, nè alcune decisioni importanti che mi sento costretto ad affrontare, nè i miei sbagli di tutti i giorni difficili ma necessari da digerire. Vorrei essere molto meglio di come sono e l’altro giorno camminando verso il ristorante ho pensato a chi mi piacerebbe somigliare, qualcuno di quei signori distinti che ho conosciuto quando ero piccolo e mi hanno ispirato simpatia. Erano clienti dell’albergo o semplici amici di famiglia. Non ricordo. Pero ho pensato anche come si saranno sentiti loro, questi signori pimpanti e solari, se avranno vissuto difficoltà o momenti incasinati della vita. Eppure avevano quel sorriso sornione. Non è facile sorridere in faccia alle difficoltà e spesso quelli che ho visto sorridere forzatamente hanno fatto brutte fini. Io preferisco il cattivo umore e il distacco. Ma forse non è obbligatorio.

Volevo parlare della tradizione in sardegna, della tradizione per quelli che restano in sardegna, perchè anche io come tanti ragazzi nati qui andrò a cercare la fortuna altrove. Torno a casa, consapevole di cercare ancora casa, nonostante quella che ho qui sia già una casa e molto di più, la sua vuotezza è una specie di buco siderale. L’hanno notato tutti quelli che sono passati di qui, e io ho fatto finta di non notarlo per un anno e passa.

E così mi sposto, così ho deciso. Ah ma volevo parlare della tradizione, insomma è importante. Non avrei mai pensato, perchè comunque dalle mie parti, Parma e provincia, la tradizione non esiste è un concetto diverso da quello che ho visto qui. Qui hanno storie antiche da raccontare, e ci si cullano e vi cercano radici. Da noi c’è arroganza, voler dimostrare, voler apparire… il dialetto è una lingua acida di persone che hanno visto tutto della vita. Il dialetto di Fonni invece parla di unione, nella certezza che si è tutti su quest’isola e che l’italia è lontana e un mondo a parte. Non ho visto gente amara. Magari sono cambiato io, non saprei, magari vedo cose che non ci sono e vedo solo lati positivi in questa sardegna che ha provato ad accogliermi.

Lascerò questa casa vuota e lascerò il coro. E tutti quelli che ci hanno creduto per questo anno e passa assieme. Stare tutti sulla zattera delle note non è facile, e l’abbiamo visto. Ma ognuno ha dato il suo contributo e il coro oggi credo sia bello da ascoltare. Magari non un coro di voci esperte, ma un coro di passione, questo sicuramente. Le voci raccontano le storie, in dialetto, e le storie sono più mie che qualsiasi mazurka e qualsiasi piva piva.

Però, nonostante io sia nato brutto e rosso, devo tornare e vedere di trovare qualche valore in quello che siamo stati. Anche se è difficile da mandare giù di fronte a quello che siamo diventati. Mi porterò molti mp3, via. Porterò cd e registrazioni e ricordi, non basterà.

Dal punto di vista aziendale ho trovato le persone più corrette, sincere e spietate. Pane al pane, vino al vino giusto? è così che voglio essere anche io, schietto. Io a queste persone devo tantissimo sul piano umano, interiore, che sento pacifico e soddisfatto. E se non comunico nulla fuori, portate pazienza. imparerò. E ora torniamo un attimo nel dialogo del silenzio, ci vediamo dopo.

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