Trascendentale: UCCIDE LA MADRE A PALLONATE - notizie dal mondo
Trascendentale - Notizie dal mondo
 archivio | link | redazione | donazioni | CRONACA | STORIA | SCIENZA | ATTUALITA' | ALIENI | NANI | LITTLE TONY | INCHIESTE
 



Quante vetrate, suppellettili, oggetti di cancelleria e financo mobilio hanno subito, nella millenaria storia dell’uomo, danneggiamenti seri e non a causa d’improvvide ma innocenti pallonate?

Tanti, cari lettori. Ma questo è da sempre l’equo prezzo che la società paga all’attività motoria regolamentata denominata “calcio”. Inesauribile fonte di passione, di salute e di allegria per tutti i popoli dell’Italia, il cosiddetto “calcio” è dai più definito una passione nazionale. Tant‘è che già il Duce Benito Mussolini – visionario precursore di tante positive innovazioni – ne fece formidabile strumento di aggregazione ed istruzione delle masse della nazione, ai tempi in cui l’Italia era un Impero.

Innocenti pallonate, dicevamo. Ciò che invece è inaccettabile per tutti gli italiani dotati di buon senso, ciò che può rivelarsi un diabolico viatico del Demonio è invece la pallonata dolosa, colpevole, maliziosa. Quella miserabile schiatta di pallonate del Male può e deve essere repressa prima che causi danni irreparabili a cose e persone. Purtroppo non sempre la prevenzione è efficace, specie in ambienti – come quello del calcio regionale – in cui le pallonate sono per così dire “di casa”.

In un ridente paesino del Gargano, in quella Puglia oggi vessata da una classe politica disumana dedita soltanto a intrighi e loschi piani contro la Felicità degli uomini, la signora Maria Transaminaccia, coniugata al tenente della Polizia Municipale Paride De Rossi, s‘è vista maciullare barbaricamente il cranio da una raffica satanica di pallonate scagliatele incontro dalla figlia Jennifer, astro nascente del calcio regionale.

La corsa disperata all’ospedale, col teschio e le cervella raccolte alla bell’e meglio in un secchio di plastica, non è servita a salvare la vita della povera Maria, uccisa da sua figlia a pallonate.

La domanda che a questo punto l’umile cronista pone a se stesso e all’opinione pubblica, oltre a “perché tanta violenza?!, è soprattutto la seguente: possiamo forse definire questa cieca furia omicida una sana passione per il calcio?

Steve Watson

   giovedì maggio 17, 2007