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ROMA“Fermate l’autobus, quello è Padre Pio!”: sembrava il grido di una devota in estasi mistica, e si è rivelato invece un crudo ritratto dell’indifferenza e della scarsa fede che affliggono il nostro paese.

Alle dieci e mezza antimeridiane, Assunta Apolochinto si trovava a bordo di un bus della linea 8. Gettando lo sguardo fuori dal finestrino alla fermata di via Ippolito Nievo, viene folgorata dalla vivida immagine di San Pio da Pietralcina.

Credendo di avere una visione, continua ammutolita a fissare il santo – ma dopo cinque lunghi minuti di attesa dell’autobus davanti a un ingorgo, Padre Pio è ancora lì.

La signora Apolochinto si frega gli occhi, abbassa e risolleva lo sguardo, scuote la testa, recita un’Ave Maria. Con pia e beata solennità, l’immagine rimane ferma. Assunta Apolochinto comincia allora ad avvertire gli altri passeggeri, ma il mezzo riparte, nessuno le dà ascolto. L’autista non vuole saperne di fermarsi. Un rumeno ubriaco bestemmia.

Alla fedele non rimane che scendere alla fermata successiva e tornare di corsa nel luogo dell’apparizione. Ma Padre Pio, ormai, è bello che svanito.

I nastri di registrazione delle telecamere di una banca di fronte a quella fermata della linea 8 parlano chiaro nonostante la scarsa qualità video: un individuo dai capelli bianchi e vestito con un sajo marrone è stato dritto alla fermata dalle 7:30 alle 10:38. Sedici persone sono passate vicino a lui. Non un’occhiata, non un gesto, niente.

Molti dei passeggeri che si trovavano quel maledetto autobus sono ormai irrintracciabili -speriamo che stiano riflettendo sulla loro abiezione o che siano stati disintegrati da un’esplosione. L’abile Redazione di Trascendentale è comunque riuscita a reperire e a intervistare, superando il disgusto, ben due ignominiosi supertestimoni. Lorenzo Mazza, imprenditore italiano di cinquant’anni, e Gordan Damic, informatico serbo di trentasei, hanno infatti aspettato l’autobus insieme a Padre Pio.

“Sì, oggi non si può più uscire di casa, non c’è sicurezza a Roma”, ha blaterato un ingenuo Mazza “è per questo che mi sono fatto il porto d’armi e giro armato. Ormai il cittadino deve difendersi da solo.”

Altrettanto abominevole è il racconto di Gordan Damic, stranamente munito di un regolare permesso di soggiorno. “Sì, penso che era un frate, gli ho chiesto un accendino e non mi ha risposto, non si è neanche voltato. Dopo un minuto però l’ho visto che fumava. Uno strano, eh.”

“Che fare”, cari lettori, è un dubbio smidollato e bolscevico. Noi sappiamo, voi sapete che fare.

Abbassare il volume degli stereo a cassette, deprogrammare Rai Due dai vostri TV (televisori), gettare quel videofonino SMS tra il pattume, lasciare che la Verità vi corrobori e corroborare la Verità, non cedere mai al facile, stare in guardia contro i dischi volanti, tornare in parrocchia. Solo così smetteremo di sentir parlare di episodi come questo.

   13 dicembre 2008