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Del senatore Giulio Andreotti, detto “Il Divo”, si è detto e scritto molto. Mai però la Verità. Qualcuno sa che nel 2004 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato che Andreotti ha commesso fino alla primavera del 1980 il reato di associazione con i mafiosi dell’epoca, capeggiati da Stefano Bontade, autori di gravissimi delitti. La stampa italiana non ha dato quasi alcuna importanza a questo risvolto della – per il resto ineccepibile – vita di Andreotti. E a ben ragione.

Infatti, ciò che più importa ai fini della storiografia e dell’attualità in merito a questo importante personaggio è ben altro, gentili lettori. Trascendentale sa. E Trascendentale dimostra.

Il senatore a vita Giulio Andreotti, già pluri-Presidente del Consiglio dei Ministri e varie volte titolare dei più svariati dicasteri, nonché per tanti anni duce e guida spirituale della gloriosa Democrazia Cristiana, è in realtà un cyborg.

Una fredda macchina cibernetica che da oltre ottant’anni rappresenta l’inarrivabile avanguardia della tecnologia robotica mondiale.

Andreotti Giulio è l’ultimo e finora insuperato esemplare di una lunga serie di automi denominati A.N.D.RE.O.T.TI, il cui prototipo fu Andreotti Anselmo, primitivo ma geniale manufatto realizzato a metà del settecento, pare, dall’illustre scienziato Luigi Galvani o da uno dei suoi più stretti collaboratori.

Secondo la documentazione da noi rivenuta nell’inesplorato doppio fondo della Biblioteca Internazionale di Codroipo (UD), lunghi decenni di perfezionamento bio-tecnico portarono – agli inizi del diciannovesimo secolo – allo sviluppo di Andreotti Manlio, un nuovo e sofisticatissimo modello di uomo meccanico che da sempre è la chimera dei più pervicaci archeologi e storici della scienza di tutto il mondo.


Ma è solo con l’Andreotti modello Giulio, datato intorno al secondo decennio del ’900, che la scienza robotica raggiunse il suo apogeo tuttora ineguagliato.

L’assoluta e misteriosa perfezione bio-meccanica degli ingranaggi fece del cyborg Giulio Andreotti un oggetto destinato al dominio della razza umana e forse di tutto l’universo.

A frenare le ambizioni iperboliche del robot Andreotti fu l’intervento deliberato e provvidenziale del suo creatore, uno scienziato di cui Trascendentale conosce ma tiene per ora celati nome e generalità.

Il novello dottor Frankenstein dotò la propria creatura di un chip di auto-limitazione, e lo settò appena una tacca al di sotto della carica di Presidente della Repubblica Italiana.

Da quasi un secolo, e nonostante l’usura dei materiali causata da un uso intensivo e decisamente esagerato, il robot Andreotti non conosce defezioni né cedimenti.

L’unico episodio di scaricamento delle batterie, con conseguente interruzione delle funzioni del calcolatore cerebrale, si è verificato di recente in diretta televisiva.

Fortunatamente in quel momento il televisore della redazione di Trascendentale era acceso e siamo riusciti a riprendere la scena con la nostra cinepresa. Vi proponiamo il contributo audiovisivo in collaborazione con la nostra emittente televisiva, Trascendentale TV.




   13 dicembre 2008