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CORK, REPUBBLICA D’IRLANDA – Le vie del Signore sono infinite, come si suol dire. E purtroppo, infinite sono pure le vie del demonio. Guardia Forestale, musica alta, discoteche, audiovideo satanici, scie chimiche, la Seconda Rete della Radiotelevisione Italiana, classe politica priva di senso morale; la lista potrebbe espandersi ad libitum. Tutti sappiamo però che lo strumento prediletto dal Maligno è il cosìdetto “INTERNET”.

Già in passato le pagine di Trascendentale hanno documentato autentiche tragedie in cui il denominatore comune era l’evanescente, insensato, ignobile scenario telematico. Ma ciò che è successo nella lontana città di Cork (Irlanda) stabilisce un nuovo, difficilmente equiparabile primato d’ignominia.

La signorina Melorra O’Coonassa, casalinga trentaseienne nativa della cittadina di Bantry, ha imparato tramite shock empirico che di Internet è meglio non fidarsi. Oramai sappiamo tutti che quel mefitico macchinario permette di conseguire, con alterne fortune, una miriade d’attività che secondo natura dovrebbero essere svolte con le nostre benedette mani, quelle che i giovani tengono oggigiorno in tasca (per raggiungere droghe o soldi rubati), sulle tastiere o presso le pudenda. Così, i “siti-Internet”, sfrontati e sprezzanti, propongono rodaggio di violini, pulizia a secco dei materassi, rimozione di muffe, interventi di chirurgia plastica, assassinii di celebrità, e vendita di elettrodomestici.

Proprio in quest’ultima trappola è caduta Melorra O’Coonassa. Attratta da un “sito-Internet” che prometteva elettrodomestici a prezzi ribassati, aveva acquistato la lavastoviglie che tanto sognava a un prezzo impensabile in un vero negozio. Le era sembrato tutto così facile, indolore, onesto – ma Internet doveva ancora mostrare la sua vera faccia.

UN’AMARA SORPRESA

E trepidante, impaziente Melorra era quando, alle undici antimeridiane del giorno successivo, tornando da un giro di commissioni, vedeva un voluminoso pacco deposto sulla porta della sua villetta. Ma non appena lo sollevò, capì che qualcosa non andava, che forse avrebbe fatto meglio a recarsi in un esercizio fisico come il Padreterno comanda: il pacco sembrava muoversi ed emanava un odore nauseabondo. Una volta dentro casa, con mani tremanti l’ingenua casalinga aprì quello che non sapeva contenere la cosa destinata a raggiungere un primato di abominio ai suoi occhi.

Perché da quel pacco, da quel pacco mandato da Internet sarebbe saltato fuori un nano, non una lavastoviglie. Un nano, nudo. Nudo, e ubriaco. Inizialmente semicosciente e supino in un orrido giaciglio di escrementi e liquore rappreso, appena colpito dalla luce è saltato fuori dall’involucro e ha cominciato a urlare e a danzare l’ignobile danza dei nani. Melorra O’Coonassa, travolta dal disgusto, è svenuta sul colpo.

Soccorsa da una vicina di casa quindici minuti dopo, ha assistito a uno spettacolo secondo per ribrezzo solo a quello a cui era poco prima stata sottoposta. Tende strappate, cuscini divelti, vetri rotti, rubinetti aperti, orina di nano dappertutto, ogni bottiglia d’alcolico in casa tracannata dall’ignobile essere.

IL PARERE DELL’ESPERTO

Inutili sono state le indagini della Polizia Telematica irlandese: il nano non è ancora stato identificato, così come privi di nome rimangono i responsabili del “sito-Internet” che avrebbe spedito il pacco. Un altro caso di irrisolvibile beffa dalla Rete contro la brava gente?, vi domanderete voi, cari lettori?

E purtroppo, , addolorati, noi di Trascendentale dobbiamo rispondervi. Abbiamo intervistato il dott. Catello Ceauseschi, esperto di reti telematiche e consulente dell’Arma dei Carabinieri, in merito alla questione. Lapidaria, e amara, ci è giunta la sua risposta: “Internet permette ai criminali di nascondere le proprie generalità tramite marchingegni appositi. Questi si trovano in paesi come l’Iran o la Romania, dove nessuno vorrebbe andare, quindi rimane tutto così in sospeso, e a rimetterci chi è? Il cittadino.”

Recenti indiscrezioni trapelate dalla Polizia Telematica irlandese, inoltre, fanno pensare a un possibile accordo segreto tra la lobby dei nani e la rete Internet. Preghiamo perché ciò non sia vero, cari lettori, e chiudiamo reiterando l’anelito di giustizia che non tanto tempo fa uno dei pochi grandi uomini della televisione aveva espresso: è sicuramente giunto il momento di rivolgersi ai gestori dell’“Internet” perché questo mezzo del male venga finalmente chiuso.

   11 luglio 2010