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Laddove un tempo, per il buon uomo antico, una sola goccia d’alcol diluita in molta acqua di fonte bastava ad ubriacare i sensi, adesso la ricerca dello “sbàllio” tra i giovani è sempre più estrema.

Le droghe sono gli strumenti di questa folle ricerca dell’evasione dalla realtà. Realtà che non dimostra altro se non che le antiche generazioni e gli antichi modi risultano sempre infinitamente superiori a quelli attuali.

I giovinastri, dicevamo. Purtroppo di costoro devono formarsi gli eserciti, e (forse più degli altri) anche il mai abbastanza esecrato esercito americano. Può perciò capitare che un giovane balordo fante americano, tale Ben Jonathan Quintana, cada preda della droga peggiore, più infame e pericolosa: la MARJUANA.

Di stanza in Iraq, Ben Jonathan Quintana non si è forse mai ben reso conto dell’altissimo servizio che offriva a Dio Padre Onnipotente partecipando a quella sanguinosa crociata. Il Quintana ha piuttosto preferito lo “sbàllio”, la fuga in purgatori artificiali. Si è iniettato la marjuana forse per gioco, forse per pura malvagità d’animo. Il colpo al cervello è stato a ogni modo repentino, devastante, irreparabile.

Perso il senno come un qualunque subumano, o – come si dice ora – “diversamente abile”, Ben Quintana ha preso a urlare e sbraitare. Rubato un potente velocipede militare, ha infine compiuto il suo capolavoro: il ritiro unilaterale dall’Iraq.

Ciò che più ci turba è che la follia di Ben Quintana, inquietante e tragica, ha anticipato solo di qualche giorno un delirio identico ma su larghissima scala, ordito dal quel Romano Prodi che tanti mali sta adducendo alla nostra povera Italia.

Di questo passo, dove andremo a finire?

    7 dicembre 2006