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GENOVA – Al contrario di molti altri giovani, il povero Gustavo Bruzzone, disoccupato genovese di 29 anni, non ha vizi che comportano l’abuso di sostanze stupefacenti, l’assenza di sentimenti o l’ascolto prolungato e a volume eccessivo di musica satanica. Il vizio del povero Bruzzone è sempre stato uno soltanto: il cibo.

A 10 anni pesava già 45 chili e a 20 aveva superato i 100. Ora che di anni ne ha 29 il povero Bruzzone – che vive con la madre, la gentilissima signora Viviana – ha toccato i 220 chilogrammi. Per questo motivo i medici gli hanno categoricamente vietato, fra le altre cose, quella che per il povero Bruzzone era diventata una vera e propria medicina per la sua depressione, sarebbe a dire la maionese, di cui è sempre stato ghiottissimo.

Ma quando per il corpulento giovanotto le cose sembravano andare male, ecco che hanno iniziato ad andare peggio. Un giorno come gli altri, durante uno dei suoi pomeridiani pianti liberatori, il povero Bruzzone si è accorto che quelle che sgorgavano dai suoi occhi erano lacrime dal colore e dalla consistenza alquanto insolita.

Reagendo d’istinto si è asciugato gli occhi con la mano e ha poi leccato il suo paffuto ditone per capire cosa fosse quella strana sostanza. E naturalmente il Bruzzone ha immediatamente capito di cosa si trattava. Era proprio lei, la sua amata maionese, che i dottori qualche settimana prima gli avevano vietato di mangiare.

Il povero Bruzzone – che ormai piange maionese da due mesi – non ha mai avuto molti amici, avendo sempre preferito la compagnia del cibo alla compagnia delle persone, ma – amara consolazione – da quando ha iniziato a piangere lacrime di maionese la sua casa è trafficata come un albergo in alta stagione.

“Sono venuti a trovarlo giornalisti, medici e scienziati” racconta sorridente la signora Viviana. “Sono tutti increduli, non riescono a trovare una spiegazione. Gustavo è molto confuso, alterna momenti di entusiasmo a momenti di disperazione. Proprio ieri sono venuti a trovarlo anche i suoi vecchi compagni di scuola. Hanno preparato un barbecue e Gustavo si è offerto di condire personalmente la carne e le patatine fritte con la sua maionese. Sapere di essere speciale e rendersi utile per gli altri lo fa sentire meglio.”

L’insolito fenomeno è tutt’ora al vaglio della scienza, ma va detto che questo non è il primo caso di questo tipo che ha luogo nella Repubblica Marinara di Genova. Si ricorda infatti anche la storia di un ex ferroviere, tale Ettore Sturlese, che nel 1958 pianse pesto alla genovese per 6 mesi, prima di suicidarsi lanciandosi contro un treno, poiché i medici l’avevano considerato pazzo e mentitore. Ovviamente ci auguriamo che il povero Bruzzone non faccia la stessa fine e che invece abbia una vita lunga carica di gioia e felicità.

   11 luglio 2010