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UN BAULE MISTERIOSO. CARTE INEDITE. DINO VALDI. IL TERRORISMO MAOMETTANO. UN’INCHIESTA ESCLUSIVA DI TRASCENDENTALE

NAPOLI – E’ una di quelle notizie “bomba” che, per essere assimilate senza incorrere in danni irreversibili, richiedono un cuore forte, una mente aperta e una certa dose di sangue freddo.

Il celebre guitto partenopeo Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio Gagliardi, meglio noto come Antonio De Curtis, ovvero Totò, sarebbe la vera mente – non sappiamo ancora quanto consapevole – dietro gli attentati che l’11 Settembre 2001 si ipotizza abbiano colpito la Repubblica Federale degli Stati Uniti d’America.

Sugli attentati di quel giorno non è mai stata fatta sufficiente luce. Molte autorevoli fonti, com‘è noto, sostengono che non si siano mai realmente verificati e che la diabolica messinscena sia stata allestita in un teatro di posa del cinematografo. Secondo il parere degli esperti, pare infatti che la pellicola a colori Technicolor e i moderni “effetti speciali” consentano questo e altro.

Ma la prova presentata dall’ex maresciallo napoletano Gennaro Austacchio di anni 71 – diventato appassionato di occultismo nonché veggente amatoriale in seguito alla morte della moglie, la signora Nilde – ci costringe a rivalutare tutta la faccenda alla luce di una nuova incredibile scoperta. Tutto inizia con un sogno, la notte del 12 Settembre 2001.

La data vi dice niente? Esatto, è proprio il giorno successivo agli attentati. Un caso? Il primo di tanti, come vedremo.

UN SOGNO PREMONITORE E UN BAULE MISTERIOSO

Quella notte al signor Austacchio appare in sogno un misterioso baule di legno. Vede poi una mano, una mano misteriosa scoperchiare il baule ed estrarre una risma di carte – vecchi fogli ingialliti dal tempo – contenenti oscuri appunti e un bizzarro schizzo vergati a mano. Una voce – identificata solo successivamente dal signor Austacchio come quella di Totò – lo sprona con marcato accento napoletano: “Scopri la verità, Gennaro”.

Da quel giorno il signor Austacchio non si è dato pace. Ha iniziato a indagare senza sosta alla ricerca del baule e della verità all’interno custodita. La ricerca ha profondamente minato la sua salute fisica e mentale, come se un misterioso tarlo lo divorasse dall’interno. Negli ultimi 9 anni ha avuto due infarti, un ictus, un intervento di by-pass coronarico, otto crisi di nervi e perfino una possessione demoniaca. Perigliosa e funesta è la strada per la verità, e nessuno lo sa meglio del signor Austacchio.

Ma a furia di insistere, il testardo napoletano è finalmente giunto all’agognata destinazione. Siamo nel 2010. Un giorno come un altro, in un mercatino di Napoli, il signor Austacchio acquista quello che gli viene spiegato essere il famoso baule appartenuto al grande Totò al costo di soli 450 euro. Un affare. L’emozione è grande e per un attimo l’ex carabiniere teme l’ennesimo infarto.

Per trasportare il pesante baule viene chiamato in aiuto il genero del signor Austacchio, il signor Vincenzo Lo Russo detto “Vincenzì O’ Ciucc” di anni 48, attualmente disoccupato. Il signor Lo Russo però si rifiuta, accampando scuse su una presunta ernia del disco che oltretutto gli darebbe diritto alla pensione di invalidità. A questo punto il signor Austacchio, sprovvisto di automobile e di aiuti parentali, è costretto a fare tutto da solo.

Con le ultime forze trascina eroicamente il baule fino alla filovia, e da lì, con la preziosa collaborazione di un generoso controllore (G.R., 54 anni), alla sua dimora. Ed ecco apparire la verità.

LE MISTERIOSE CARTE E UN’AMARA SORPRESA

Una volta aperto il baule il signor Austacchio è squassato da una scarica di stupore. Quelli che trova all’interno sono gli stessi documenti del suo sogno premonitore di 9 anni prima. Dopo un rapido confronto calligrafico con una vecchia cartolina autografata dal “Principe della Risata” – acquistata presso lo stesso venditore al mercatino – l’ex maresciallo non ha dubbi: è la scrittura di Totò e quelle sono le sue carte. Le carte inedite di Totò. È una scoperta eccezionale. Ma quello che più sconvolge prima il suo cuore e poi la sua mente è il contenuto di queste carte.

Nei documenti è descritto minuziosamente l’attentato dell’11 Settembre 2001 in tutti i suoi particolari.

Ovviamente da nessuna parte si parla di torri gemelle, di terrorismo o di aerei usati come strumenti di morte, ma il raffinato principe De Curtis, non a caso noto massone, utilizza un linguaggio in codice, ermetico, a cui hanno accesso solo gli occhi più attenti, come quelli dell’ex maresciallo Austacchio. Dopotutto Totò era un uomo che del mascherarsi aveva fatto la sua vita e la sua professione.

Tra le carte scoperte nel baule è presente perfino un disegno che rappresenterebbe le due torri colpite dagli aerei. Questa prova, così come tutte le altre, è custodita in un luogo segreto che per ovvi motivi il signor Austacchio non può rivelare, sorvegliata a vista da una squadra di notai in pensione e pronta a essere disvelata su esplicito comando della Magistratura, che però non si è ancora messa in moto.

Ma com‘è possibile che Totò abbia progettato l’attentato contro le torri gemelle essendo deceduto nel 1967?

Ce lo spiega il signor Austacchio: “Totò è morto il 16 aprile 1967”, ci dice. “La costruzione delle torri gemelle è iniziata nel 1966. Quindi Totò – grande uomo e grande mente – aveva capito da subito, dalle prime fondamenta, che quello era il simbolo dell’arroganza capitalistica americana, lui che aveva conosciuto la fame e la povertà! Una torre troppo alta, come quella di Babele. E non una: due! Due Torri! Due! Era troppo. Così,” continua il signor Austacchio, “in un momento di sconforto e di furia anti-capitalistica progettò quel terribile attentato. Non penso che avesse in mente di attuarlo veramente, ma i documenti sono poi finiti nelle mani sbagliate, come si suol dire”.

I DOCUMENTI FINISCONO NELLE MANI SBAGLIATE

Secondo la precisa ricostruzione del signor Austacchio, i preziosi documenti finiscono nelle mani di un certo Vittorio Garofalo, attore mediocre, giovane comparsa nel film “Totò d’Arabia”, del 1964, con il quale il principe De Curtis era rimasto negli anni in ottimi rapporti. Tanto che, poco prima di morire, decise di affidare a lui il baule misterioso. Ma il Garofalo, forse suggestionato dalle esotiche ambientazioni del film a cui aveva preso parte in giovane età, forse perché all’epoca essere cristiani non era più “alla moda”, in seguito ha preso la strada opposta a quella che porta in Cielo: si è fatto crescere la barba, ha iniziato a portare il turbante e in qualche anno è diventato maomettano. E con lui altri tre suoi compari, tutte comparse in “Totò d’Arabia”, scelti apposta per i loro tratti somatici così simili a quelli arabici.

Negli “Anni Ottanta”, quel decennio terribile che di buono ha portato solo l’aids e la caduta del Muro, l’ex attore napoletano e i suoi amici cambiano nome – lui ora si fa chiamare Yaman Yusuf Azzamqashar – e vanno a vivere in una grotta in Afghanistan.

In seguito, secondo informazioni certe fornite da alcuni contatti dell’ex maresciallo Austacchio, ritroviamo la triste accolita in Arabia Saudita, in seno al comitato centrale dell’organizzazione terroristica Al-Qaeda. Il Garofalo, volendo fare una buona figura con il suo capo, lo sceicco Osama Bin Laden, si spreme le meningi per mesi interi alla ricerca di un buon piano per colpire gli Stati Uniti e quindi l’Occidente nel modo più doloroso e teatrale possibile. Finché non si rammenta degli strani fogli contenuti nel baule che Totò gli aveva affidato poco prima della sua morte. Ecco la soluzione.

Da quei documenti enigmatici, il Garofalo, con l’aiuto dei suoi tre compari, elabora quel terribile piano che ha poi sconvolto il mondo intero. In seguito, il novello musulmano ma pur sempre napoletano, in un momento di ristrettezze economiche ha rivenduto il baule con le carte di Totò. È così che il contenitore è miracolosamente tornato a casa e ha poi proseguito la sua odissea fino ad approdare tra le mani del signor Austacchio.

Una verità sconvolgente, cari lettori, ne siamo consapevoli. Ma secondo l’ex maresciallo Austacchio non è finita qua. Se così fosse, del resto, ci troveremmo solo di fronte a un povero pazzo miscredente, il succitato Garofalo, che ha male interpretato alcune carte innocenti e ha finito per causare la morte di migliaia di poveri individui. Non sarebbe la prima volta e nemmeno l’ultima, lo sappiamo. Ma c‘è un’altra possibile verità, decisamente più sconvolgente. Da qui in poi leggano solo i forti di cuore, siete avvertiti.

LA FINTA MORTE DI TOTO’ E UNA VERITA’ SCONVOLGENTE

L’ex maresciallo e ora veggente e occultista parla ormai con un filo di voce quando ci spiega l’ultimo sordido tassello di questa complicata e stupefacente vicenda. Se la ricostruzione fin qui riportata ci sembra assolutamente credibile e anzi molto probabile, le parole che seguono vanno leggermente al di là della nostra immaginazione. Le riportiamo perché i nostri lettori possano formarsi autonomamente la propria opinione. Fatevi coraggio e seguiteci.

Tutti noi ricordiamo i funerali di Totò, il 17 aprile del 1967. Migliaia di persone in lutto, straziate dal dolore, lacrime in tutta la Nazione e specialmente nella bella ma sfortunata città di Napoli, che salutava così uno dei suoi figli adorati. Però nella bara – sostiene il signor Austacchio – non c’era Totò. C’era Dino Valdi.

Dino Valdi. Chi era costui?

“Da anni, Valdi era la controfigura di Totò nei suoi film” spiega il signor Austacchio. “Totò ha messo in scena la propria morte nel 1967 per scambiare la propria vita con il Valdi, mandato a morire al posto suo. E mentre il Valdi giaceva morto nella bara, nella sua ultima e definitiva interpretazione, Totò – ormai completamente cieco – si aggirava tra la folla in lacrime del suo stesso funerale, tanto che, come riportato dalle cronache, fu notato da qualcuno…”

E qui, cari lettori, la storia del signor Austacchio prende una piega inquietante. L’ex carabiniere sospetta infatti che il cosiddetto Principe del Terrore, quell’Osama bin Laden che convinse il giovane Garofalo a concepire l’atroce piano terroristico dell’11 Settembre 2001, fosse proprio Totò! Esatto, cari lettori, secondo questa ricostruzione il Principe del Terrore e il Principe della Risata sarebbero la stessa persona.

Se fino a questo momento avevamo pensato a un Totò inconsapevole, messo in mezzo – post-mortem – dalla follia del napoletano islamizzato Vittorio Garofalo, ora siamo costretti a guardare la storia con altri occhi. Totò, il celebre comico napoletano, secondo quanto sostenuto dall’Austacchio avrebbe: 1) finto la propria morte, mettendo Dino Valdi nella bara, 2) vissuto clandestinamente, spacciandosi per la propria controfigura Dino Valdi, 3) creato l’organizzazione terroristica Al-Qaeda cammuffandosi da “Principe del Terrore”, servendosi della collaborazione delle comparse del film “Totò d’Arabia” e 4) coordinato gli attentati di Nuova York dell’11 Settembre 2001. E il tutto da non vedente, sempre che la sua cecità fosse reale. Sconcertante, lo sappiamo. Sconcertante ma possibile, considerando le riconosciute doti di trasformista e saltimbanco del Principe De Curtis.

“Nel 2003 venne annunciata la morte di quello che gli americani chiamano Bin Laden” spiega il signor Austacchio. “E nel 2003, in Italia, venne annunciata anche la morte di Dino Valdi. Un caso? Assolutamente no! E’ in quell’anno che, all’età di 105 anni (Totò era del 1898, ndr), il Principe De Curtis, dopo essere sfuggito alle inutili ricerche dei militari americani, si è spento serenamente, questa volta per davvero.”

Questa eventualità ci atterisce, cari lettori. Pensare che Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio Gagliardi, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e d’Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo, in arte Totò, l’uomo che coi suoi titoli nobiliari riassume e rappresenta l’intera storia della civiltà occidentale dal pleistocene ai giorni nostri, proprio lui sia dietro il più vile e atroce attacco all’Occidente, ci lascia senza parole.

Da parte nostra vi promettiamo che continueremo a indagare sulla faccenda e a sostenere il signor Gennaro Austacchio, il coraggioso ex carabiniere che ha più volte rischiato la vita per portare alla luce quella che, se non vogliamo definire l’assoluta verità, è certamente una serie di sconcertanti coincidenze.

Vi terremo informati.

    6 settembre 2010