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BERGAMO – Un’occasione sprecata. Come definirla altrimenti? Quando il santissimo Padre Pio ha deciso di omaggiare alcuni fortunati residenti di uno stabile in via Einstein, nella bella città di Bergamo, facendo la sua apparizione all’interno della piattaforma elevatrice condominiale, avrebbe dovuto essere soprattutto un momento di festosità e comunione, un momento di lacrime di gioia, abbracci, concordia, fratellanza e inchini cerimoniosi; ma purtroppo nulla di tutto questo si è verificato. Anzi. L’atroce indifferenza ha coperto il Miracolo come una coltre di nebbia assassina.

Quel che è successo è che i tre condomini presenti, per un minuto intero in un ascensore di meno di due metri a strettissimo contatto con il più santo dei santi, non hanno proprio aperto bocca. I quattro si sono ritrovati con lo sguardo basso e le mascelle serrate a schiarirsi la voce, ma non perché bloccati da una comprensibile emozione trovandosi al cospetto del Santo, bensì perché trattenuti dal pusillanime imbarazzo. Proprio così. Imbarazzo. Potevano approfittarne per toccarlo, per intercettare almeno per qualche secondo il suo famoso sguardo penetrante, per baciargli i piedi… E invece niente. Muti.

“Non si sa mai cosa dire in ascensore” spiega Giacomo Belotti, disoccupato 38enne con passati problemi di tossicodipendenza. “Ho notato questo signore con la barba e lo sguardo burbero, ma non l’ho riconosciuto. Ho sentito uno strano odore di rose (tipico delle apparizioni del Santo, ndr). Ho pensato che fosse un nuovo vicino, o un fioraio, e che assomigliava a qualcuno che avevo già visto… ma cosa potevo dire? In ascensore di solito guardo l’ora o faccio finta di controllare il cellulare finché non sono arrivato al mio piano. Non parlo mai con nessuno, sono un ragazzo timido.”

Trastullarsi con il telefono mobile, controllare l’orario (come se avesse qualcosa da fare!), non aprire bocca… Parole tristi, dette con l’ingenua e atroce superficialità da un giovanotto con il cervello in pappa, senza un’occupazione, una moglie e dei figli. In poche parole una completa nullità.

Ma parole molto simili le abbiamo sentite pronunciare anche da una brava persona come l’insospettabile signor Carlo Carminati, agrimensore 64enne, onesto lavoratore, padre di quattro baldi giovani e devoto figlio di Cristo: “Mi vergogno tantissimo, ma non sapevo cosa dire. In ascensore a volte parlo del tempo, se piove, se c’è il sole, ma quel giorno non avevo proprio niente da dire. Nel tragitto dal piano terra al quarto piano mi sono limitato a fissare i numeri dei piani che cambiavano” spiega il signor Carminati tra le lacrime. “Ma quando ho saputo che si trattava di Padre Pio ho pianto e poi sono corso in chiesa confessarmi.”

MA AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE

Ma se queste vi sembrano pietose giustificazioni, seppur pronunciate da un onestuomo, preparatevi all’urto emotivo che senza dubbio vi provocheranno le sconcertanti parole del terzo presente nell’ascensore, il “signor” Goffredo Giulietti del quinto piano. Professore di “scienze” di anni 51, divorziato con un passato “poco chiaro”, il Giulietti sostiene perfino di non avere nemmeno notato la presenza di Padre Pio, ma di avere solo sentito nell’aria l’aroma di rose: “Padre Pio? Non l’ho notato. Il naso mi prudeva perché, sa, sono allergico a certi fiori, quindi ho passato tutto il tempo in ascensore con un fazzoletto sulla faccia e lo sguardo verso il basso per evitare di starnutire. Mi fissavo le scarpe.”

Mi fissavo le scarpe. Queste sono le parole del Giulietti.

Di fronte a una miracolosa apparizione di Padre Pio, di fronte all’Impossibile che diviene realtà, a stretto contatto con il Divino che si manifesta, cosa faceva il signor Goffredo Giulietti di Bergamo? Non si lavava le mani come Ponzio Pilato. No, troppa fatica. Egli si limitava a fissare le proprie calzature, un eccesso di auto-compiacenza che sfiora pericolosamente l’autoerotismo, ma soprattutto un gesto di inaudita e mostruosa insensibilità verso il prossimo (in questo caso, più che “il prossimo”: era Padre Pio!) e verso il trascendente, l’incommensurabile, il divino.

“E’ il segno di un’umanità ormai avariata, ammuffita, completamente marcia” spiega il professor Dante Petruccioli, uno dei massimi esperti del Santo di San Giovanni Rotondo, autore del saggio di prossima pubblicazione “Padre Dio”. “Dopo l’apparizione a Roma alla fermata dell’autobus (dove il Santo stazionò per diverse ore senza essere notato, ndr), avevamo capito che questo ormai è un paese senza fede e quindi senza speranza, in mano a fedi erronee, dottrine fautrici di indifferentismo religioso o negatrici di Dio, e agli immigrati clandestini. Di questo passo l’Italia sarà una nazione di senza Dio e di musulmani, che di Dio ne hanno pure troppo, solo che è quello sbagliato.”

Eppure, cari lettori, se abbiamo divulgato questa triste storia di degrado spirituale e indifferenza urbana, non è solo per una questione di onestà intellettuale e di deontologia professionale, ma è anche perché contiene un inaspettato finale felice, un piccolo colpo di scena. Infatti, dopo aver ospitato per un solo minuto Padre Pio, l’ascensore del condominio di via Einstein ha cominciato a funzionare alla perfezione, come non succedeva ormai da anni.. E quindi, ancora una volta, il miracolo è compiuto.

“Prima dovevamo chiamare spesso l’assistenza perché si bloccava” spiega sorridente quel bravuomo del signor Carminati. “Ora non capita più ed è diventato perfino veloce! E come se non bastasse, all’interno dell’ascensore è rimasto un gradevole odore di rose” ...con buona pace dell’allergico signor Goffredo Giulietti, aggiungiamo noi.

D’ora in poi, se vorrà fissare le sue amate scarpe, sarà costretto a prendere le scale.

    6 settembre 2010