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ROMA – “Io l’avevo messo in guardia” dice ora la moglie del signor Giovanni Guazzaloni, la signora Concetta, di anni 74. “Gli avevo detto: non bisogna mettersi a toccare le cose che non si conoscono”. Sante parole che ci sentiamo di sottoscrivere, soprattutto alla luce della tragedia che ha colpito l’uomo – o meglio: la tragedia che egli stesso ha, inconsapevolmente, quasi provocato.

Erano le quattro del pomeriggio quando il signor Guazzaloni, un ex ferroviere di 76 anni, forte della sua passata passione per la meccanica, decide di aggiustare la stampante “laser” del figlio Giacomo, trentottenne da tempo emigrato in Germania dove svolge la professione di agente di cambio.

Il “computer” e la stampatrice elettronica ad esso collegato erano spenti ormai da mesi, cioè dall’ultima visita del giovane Giacomo, e i due oggetti avevano fino a quel momento goduto delle cure esclusive della signora Concetta che aveva continuato amorevolmente a spolverarli ogni mattina come aveva sempre fatto.

Ma quel pomeriggio, dopo aver visto un servizio di “Tg2 Costume e Società” sul Secondo Canale R.A.I., il signor Guazzaloni – chissà cosa gli è passato per la testa – decide di accendere il calcolatore e la stampante “laser” di moderna generazione, diavoleria moderna realizzata nella famigerata “Valle del Silicio”.

“Il computer si era acceso, ma la stampante no. Quindi mio marito ha deciso di aggiustarla” dice ancora la signora Concetta. “Lascia perdere Giovanni, gli ho detto io. Chiamiamo un tecnico, oppure aspettiamo che torni Giacomo, che di queste cose ci capisce. Ma lui è testardo! Ha preso dei cacciaviti e si è messo ad armeggiare con quella cosa…”

Circa due ore dopo, alle ore 18.30, il signor Guazzaloni esulta e informa la moglie che suppone (ma supporre, come vedremo poi, è il primo passo verso la tragedia) di aver aggiustare il congegno. Ma si sopravvaluta, il signor Guazzaloni, che non ha fatto i conti con la potenza della temibile tecnologia “laser”. Infatti, al momento dell’accensione, a causa delle modifiche erronee apportate all’apparecchio dall’imprudente pensionato, un micidiale raggio laser parte dalla stampante, attraversa la finestra del salotto e colpisce il palazzo di fronte, disintegrandolo.

“Per fortuna non c‘è stata nessuna vittima, si trattava perlopiù di uffici e a quell’ora erano tutti chiusi. C’erano solo le donne delle pulizie, rimaste solo lievemente ferite” ci spiega la signora Concetta. “Mio marito però ci è rimasto molto male, soprattutto quando io gli ho detto ‘Io te l’avevo detto!’ e da quel giorno non parla più. Ma vedrete che gli passa. Alla fine è andata bene.”

E’ andata bene, è vero, ma poteva andare molto peggio. Parte della colpa va certamente all’imprudenza del signor Guazzaloni che, come ha saggiamente ricordato la signora Concetta, si è messo a trafficare con oggetti pericolosi che non conosceva abbastanza.

Ma una parte della colpa, sicuramente quella più significativa, va alla pericolosa tecnologia laser, che andrebbe senza dubbio messa fuori commercio, e soprattutto al figlio Giacomo, questo giovane senza cuore che ha lasciato i genitori soli con simili apparecchi, ben sapendo come poteva andare a finire.

   25 maggio 2011