Trascendentale - Notizie dal mondo
 ARCHIVIO | CRONACA | STORIA | SCIENZA | ATTUALITA' | ALIENI | PADRE PIO | NANI | LITTLE TONY | INCHIESTE



STORIE DALLA CRISI: QUANDO NON SI HA PIU’ IL PANE, CI SI ACCONTENTA DELLA CARNE. DELLA PROPRIA CARNE!

CARBONIA – Voleva solo portare un buon pranzo in tavola per sé e per le sue figlie. Ridotto sul lastrico dalla crisi, licenziato dall’ospedale dove lavorava come infermiere, stretto nella morsa mortale dell’ex moglie, orrida e vendicativa creatura avida di denaro come solo le donne divorziate sanno essere, il povero Benito Carta, di anni 52, originario di Cagliari e residente a Carbonia, all’apice della disperazione ha deciso di espiantarsi un polmone per poterlo mangiare.

La sua è solo una delle tante storie di questa crisi economica che si abbatte sulle schiene di pensionati e lavoratori. Il povero disgraziato era indigente da più di un anno. Si era ormai ridotto a mangiare gli scarti che trovava rovistando nei cassonetti vicini ai ristoranti, o a rubare ortaggi nei campi. Mai alla mensa della Caritas, perché non voleva che gli altri scoprissero l’orrenda verità. E cioè che era povero in canna. Aveva perso prima il lavoro, poi la moglie, quindi l’automobile e la casa. E infine, ultima ma non ultima, la ragione.

In questi mesi di sofferenze il disgraziato aveva cercato con tutte le sue forze di conservare le apparenze perché non voleva che le sue due povere figliole, Anastasia e Gessica, due adorabili gemelline di 12 anni, scoprissero che il povero “papà” era ormai uno spiantato, uno squattrinato, un morto di fame.

E proprio la fame è stata la causa scatenante del disperato gesto di questo poveruomo. La madre delle sue figlie, la spietata ex moglie, gli aveva finalmente concesso di poterle vedere, anche se solo per un giorno, anzi per poche ore. Più precisamente per un pranzo, amara ironia.

Più facile a dirsi che a farsi, per un pezzente come lui: quale casa? E quale pranzo? Benito aveva deciso di ospitare le figliole nella catapecchia di cartone e lamiera che si era costruito sotto un ponte, nella periferia di Carbonia. Avrebbe detto che quella era la casa in campagna di “papà”. Ma il secondo problema, quello del cibo, era insormontabile, per uno che non vedeva un vero pranzo da un anno e che non aveva nemmeno l’ombra di un soldo bucato.

Così, ricordandosi delle nozioni apprese nella scienza infermieristica, Benito, accecato dalla fame e dalla disperazione, aveva deciso di espiantarsi un polmone da solo all’interno di una cabina telefonica abbandonata. E così ha fatto.

Alle dodici in punto l’ex moglie portava le bambine nel luogo dove si erano dati appuntamento con Benito, una piazza nel centro di Carbonia. Pochi minuti dopo eccolo arrivare, il “papà”, sorridente come sempre, con un mazzo di fiori di campo e una busta di plastica grondante sangue. “Buongiorno a tutti” ha fatto in tempo a dire. Ed è poi crollato miseramente a terra a causa di un’emorragia interna.

Al momento è in prognosi riservata, ma probabilmente si salverà. Anche se questa, cari lettori, non siamo del tutto certi che per un disgraziato come lui sia una buona notizia.

   16 gennaio 2012