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Da un ospedale indiano arriva la conferma scientifica: l’anima esiste. La cattiva notizia è che non tutti ce l’hanno. Quella buona è che ora potremmo sapere chi

DURGAPUR – Finalmente: è con questa parola che vogliamo annunciare una scoperta epocale proveniente dall’India, più precisamente dall’ospedale di Durgapur, nel Bengala Occidentale. In quella terra magica e misteriosa, dove terra e cielo si confondono e tutto sembra possibile, la compagnia di scienziati guidata da un americano, il dottor Paul Benjamin Huxley, ha trovato il modo di individuare l’anima di un essere umano.

“E’ capitato per caso” racconta oggi il dottore. “Avevamo apportato delle modifiche alla nostra apparecchiatura e in seguito a una banale lastra al torace abbiamo notato una presenza misteriosa. Come uno strano alone bianco. Inizialmente abbiamo pensato a un errore della macchina, ma presto siamo giunti all’incredibile evidenza: avevamo fotografato l’anima di quel paziente”.

Dopo giorni e notti di febbrile e incontenibile eccitazione – che, si mormora, avrebbe portato anche a qualche eccesso – la squadra del dottor Huxley ripete più volte l’esame su diversi pazienti, giungendo così alla seconda sensazionale scoperta: non in tutte le persone si trova quello strano alone bianco.

Gli occhi del freddo e imperturbabile uomo di scienza si fanno lucidi quando rievocano una radiografia effettuata su due fanciulli di appena sei anni.

“Erano due gemelli, la madre li ha portati in ospedale quando ha saputo delle nostre ricerche. Sa com’è, ora c’è sempre la fila, tutti vogliono sapere chi ha l’anima e chi non ce l’ha. Noi abbiamo effettuato la radiografia ad entrambi i bambini: ma uno aveva l’anima, l’altro invece no. E’ stato doloroso dire la verità a quella madre e a suo figlio” continua il dottore trattenendo a stento le lacrime. “Ma ho dovuto farlo… Ho dovuto”.

Al momento il dottor Huxley e i suoi uomini lavorano giorno e notte sui risultati della loro scoperta. “Sappiamo che i pazienti con l’anima tendono a soffrire, anche fisicamente, più degli altri. Ma non sappiamo ancora perché” ci spiega il dottore. “Sappiamo anche che, poco prima della morte, l’anima tende a diventare più grande, come se si preparasse alla fine…”

Uno dei tanti aspetti ancora senza una spiegazione è proprio l’alto tasso di mortalità tra i pazienti con l’anima. Ma questa non è per forza una brutta notizia, almeno non secondo il dottor Huxley: “Perché, anche se hanno lasciato il loro corpo, sappiamo che la loro anima c’è: è viva, ed è immortale”.

   20 febbraio 2012