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Preparate le torce, i libri di storia sono da bruciare: un selvaggio scoprì l’Europa, ma per anni non lo raccontò a nessuno

GENESEE, STATI UNITI D’AMERICA – Quale sarebbe la vostra reazione se vi dicessero che un selvaggio pellerossa aveva scoperto del tutto casualmente il continente europeo due anni prima che Cristoforo Colombo scoprisse, altrettanto casualmente, il continente americano? Mascella spalancata, sudorazione, aumento della pressione, aritmia e vertigini: questo come minimo. Se questa sconvolgente notizia venisse confermata, e non abbiamo motivi per ritenere che non sarà così, scatenerebbe la follia nei corridoi delle Università con conseguente e inevitabile rogo di tutti i libri di storia.

A diffonderla è la rinomata “American Independent Historical Society” di Genesee, Colorado. Il segretario della società storica, il professor Martin J. Kaminski, ha finalmente pubblicato le prove a sostegno della sconvolgente ipotesi nel bollettino semestrale che spedisce via posta aerea in tutto il globo e al quale noi di Trascendentale siamo orgogliosamente iscritti.

“Le prove sono state tenute nascoste per secoli ma ora le abbiamo finalmente portate allo scoperto” ci spiega Kaminski, che attualmente lavora come insegnante di storia nella scuola media di Genesee. E proprio nella biblioteca della scuola media il professor Kaminski ha scoperto mesi fa un misterioso scatolone con alcune vecchie pergamene. “Non sappiamo come fossero finite là,” continua il professore, “forse pensavano che nessuno avrebbe mai ficcato il naso nella biblioteca della scuola media di Genesee”. Ma non bisogna mai sottovalutare i professori di storia. Ripulite le pergamene, Kaminski le ha analizzate con la massima attenzione, portando alla luce una nuova, clamorosa verità.

“Si trattava della confessione di un tale Jonas Willy Kane, di professione maniscalco. Egli aveva conosciuto personalmente nei primi anni del 1500 l’indiano pellerossa Kesegowaase, e a lui, in punto di morte, il selvaggio raccontò quell’incredibile avventura che aveva vissuto da ragazzo, quando la corrente portò la sua canoa a largo. Molto a largo”.

Kesegowaase, secondo la pergamena ritrovata dal professore, attraversò l’Oceano Atlantico e naufragò nelle coste dell’Ispagna. Si aggirò per alcune ore alla ricerca di cibo, finchè non arrivò in un villaggio dell’Andalusia. “Nel diario di un sacerdote spagnolo del 1500 si racconta di quella strana visita, e questo conferma le parole della pergamena di Jonas Willy Kane” spiega il professor Kaminski. L’indiano si fermò nel villaggio spagnolo solo mezza giornata. Secondo quanto raccontò in punto di morte, il continente europeo non era stato di suo gradimento, così, dopo essersi riposato per qualche ora, tornò alla sua canoa e affrontò ancora una volta l’Oceano.

“Miracolosamente riuscì per una seconda volta ad attraversare il Grande Mare e quindi a tornare nel suo villaggio. Due anni dopo, nell’ottobre del 1492, Cristoforo Colombo scoprì l’America, e da lì cominciò lo sterminio dei selvaggi nativi” ricorda il professor Kaminski. “Kesegowaase fu tra quelli che riuscirono a salvarsi e morì trentacinque dopo, senza mai raccontare a nessuno di quel suo fantastico viaggio. Solo in punto di morte confessò tutto a Jonas Willy Kane”.

E ora, grazie alla prestigiosa “American Independent Historical Society” di Genesee, la verità è finalmente giunta a noi.

   20 febbraio 2012