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Una vera e propria metropoli primitiva è stata individuata dal professor Moore nella misteriosa foresta di Sumatra.

Sappiamo tutti, qua nella redazione di Trascendentale, che quando il corriere bussa alla nostra porta con un pacco tra le mani, potrebbe benissimo trattarsi di una bomba, oppure di un regalo del nostro caro amico, l’eccentrico professor Thomas Moore, e che, in questo secondo caso, sarà senza dubbio occasione di stupore, incredulità e meraviglia.

E anche questa volta, così è stato: il celebre esploratore ed etnografo inglese, già noto ai nostri lettori per altre sensazionali scoperte, ha scovato una nuova tribù mai avvistata prima, nella misteriosa foresta di Sumatra. Ce lo dice in una lettera alla quale allega diversi fotografie.

Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontare l’emozione di quei momenti: “Ci trovavamo al centro della foresta tropicale di Sumatra, dalle parti di Gunung Leuser. Seguivamo alcune mappe del dottor Peter Boccache alla ricerca della Bukit Barisan, una mitologica scimmia invisibile, quando mi è sembrato di notare qualcosa di strano. Di molto strano…”

Il professore, fidandosi più del suo sesto senso che dei suoi occhi, ordina a uno dei suoi fidati collaboratori di arrampicarsi sulla cima di un albero alto quasi trenta metri. Da lassù l’uomo conferma quello che il professore aveva “sentito”: avvista una città, una città all’interno della foresta di Sumatra!

“Palazzi molto più alti degli alberi, veri e propri grattacieli” continua la lettera del professore. “Non potevamo credere ai nostri occhi. Ci siamo avvicinati con cautela, ma i selvaggi si sono dimostrati decisamente amichevoli. Con un linguaggio approssimativo, mescolando diversi dialetti locali, grugniti e il linguaggio internazionale dei segni, siamo riusciti a scoprire che questa tribù ha iniziato a costruire capanne alte anche trenta piani qualche anno fa, quando il vento, o forse il soffio del Progresso, portò una cartolina di Nuova York tra i rami dell’inestricabile foresta di Sumatra”.

Così, prosegue la lettera, i selvaggi iniziarono a imitare quelle tecniche di costruzione, pur non disponendo di ferro, acciaio e cemento, ma solo di legno, paglia e fango. “Eppure” secondo il professore, “queste costruzioni sembrano abbastanza stabili, anche se finora diversi uomini hanno perso la vita, dato che non sono state realizzate nè scale nè ascensori, così che per arrivare ai piani superiori bisogna arrampicarsi dalle pareti esterne”.

A questo poi si aggiunga la deforestazione: per costruire questi strani grattacieli i selvaggi tagliano ogni giorno decine di alberi e non è escluso che ben presto la foresta di Sumatra assomiglierà sempre più alle orrende metropoli dei paesi industrializzati. Un fenomeno inevitabile, a quanto pare, che dimostra come al progresso scientifico e tecnologico ormai non si possa più sfuggire: non si è al sicuro da nessuna parte, nemmeno nella misteriosa foresta di Sumatra.

   25 luglio 2012